Il monitoraggio per il controllo di aree instabili: esempi reali.

A.2 Principali dissesti monitorati in Valtellina
    A.2.1 Valmalenco
        A.2.1.1 Frana di Spriana
        A.2.1.2 Val Torreggio
            A.2.1.2.1 Frana di Masoni
        A.2.1.3 Campo Franscia – Monte Ciudè
    A.2.2 Alta Valtellina
        A.2.2.1 Frana della Val Pola
        A.2.2.2 Versante a monte dell’abitato di Semogo

Indice Valtellina

A.2 Principali dissesti monitorati in Valtellina

Nel presente paragrafo è fornita una breve rassegna dei principali dissesti monitorati da ISMES (ora Enel.Hydro) in Valtellina dal 1987 in poi. Accanto all’architettura delle reti strumentali, sono illustrati esempi relativi ai dati più significativi registrati dalla strumentazione installata.

A.2.1 Valmalenco

I principali dissesti della Valmalenco sono localizzati sul versante di Spriana, in Val Torreggio e nella zona di Campo Franscia – Monte Ciudè. L’ubicazione delle aree citate è indicata in figura A1.

A.2.1.1 Frana di Spriana

Si tratta di una frana con riprese di movimento periodiche, di considerevoli dimensioni (oltre 40 milioni di metri cubi), che interessa il versante orografico sinistro della Valmalenco nelle vicinanze della città di Sondrio (Fig. A2). Il dissesto gravitativo è impostato in materiali incoerenti derivanti da precedenti frane in roccia e dal rimaneggiamento di depositi morenici.

Il possibile scoscendimento, totale o parziale, della frana di Spriana produrrebbe uno sbarramento del torrente Mallero, determinando una condizione di reale pericolo per le aree e per le popolazioni, sia a valle sia a monte. Potrebbe, infatti, formarsi un bacino a monte dello sbarramento che, con alte portate del torrente Mallero, raggiungerebbe, nell’arco di qualche ora, dimensioni di alcuni milioni di metri cubi.

In caso di cedimento dello sbarramento si genererebbe un’onda di piena che raggiungerebbe in tempi brevissimi i sottostanti abitati e, dopo 5-10 minuti, la città di Sondrio.

Esiste inoltre il rischio dello scivolamento, non di un unico corpo frana bensì di più frane parziali in tempi successivi. La presenza di un eventuale bacino comporterebbe una condizione di pericolo per la possibile onda di piena conseguente alla caduta di una frana nel bacino ("effetto Vajont").

Il monitoraggio del corpo frana, operativo a partire dalla fine del 1991, è stato realizzato installando una rete di controllo dei parametri relativi agli spostamenti superficiali, alle deformazioni profonde, alle pressioni interstiziali ed ai parametri idrometeorologici, riassunta nella tabella della pagina seguente. La rete di osservazione e misura è completata da 24 stazioni periferiche, con trasmissione dati in UHF, interrogate dalla centrale di acquisizione dati secondo una scansione temporale programmabile. Il collegamento radio tra le stazioni e la centrale è assicurato da tre ponti radio.

Sulla frana di Spriana l’ISMES iniziò inoltre la sperimentazione del metodo GPS. La relativa rete è costituita da 3 capisaldi, di cui 2 ubicati nella zona interessata dal movimento ed uno in area esterna alla frana, in posizione altimetrica superiore. Le misure sono riferite a 2 punti esterni, considerati come fissi ed ubicati a circa 2 km di distanza. I punti sono per lo più non visibili tra loro.

Su questa rete sono state eseguite numerose misure, mediamente 5-6 misure/anno. Le prime avevano lo scopo di valutare la ripetibilità associata al metodo di misura. Si è operato volutamente in condizioni logistiche molto difficili, con visibilità del cielo ridotta a causa della presenza di fitta vegetazione e delle caratteristiche morfologiche dell’area.

 

Spostamenti superficiali

 

Rete geodetica

Rete estensimetrica

27 basi geodetiche

12 estensimetri a filo

 

manuali

automatizzati

 

Spostamenti profondi

 

Rete inclinometrica

27 inclinometri fissi

6 inclinometri a lettura manuale

 

automatizzati

manuali

 

Pressioni interstiziali

 

Rete piezometrica

3 Piezometri multipunto

3 Piezometri elettrici

9 Piezometri Casagrande

2 Piezometri tubo aperto

 

manuali

automatizzati

automatizzati

automatizzati

 

Parametri idrometeorologici

Rete idrologica

 

 

Rete meteorologica

5 Idrometri

14 Pluviometri

6 Nivometri

10 Termometri

 

automatizzati

automatizzati

automatizzati

automatizzati

L’esperienza condotta ha consentito la determinazione delle dimensioni dell’ellisse di errore associato a ciascun punto della rete. In figura A3 viene mostrata l’architettura della rete; attorno ad ogni punto è rappresentata l’ellisse di errore standard (probabilità 39.3%) relativa ad una singola sessione di misura, della durata di circa 2 ore. La dimensione del semiasse maggiore di tale ellisse è generalmente inferiore ai 2 millimetri.Questo ci consente di affermare che la precisione del GPS può essere considerata maggiore di 1.0 cm planimetria e di 1.5 cm in altimetria.

I risultati delle prime campagne di misura GPS sono stati confrontati con quelli eseguiti applicando tecniche di misura tradizionali. In particolare, tra i capisaldi C8 e C12 della rete di Spriana è stata eseguita una livellazione geometrica di precisione nell’agosto 1992, ripetuta poi nell’agosto 1993. Dal confronto tra queste due misure si ottiene un aumento del dislivello tra i due vertici pari a 14.2 mm; le due misure GPS eseguite nelle medesime evidenziano un aumento del dislivello pari a 20 mm. Il risultato ottenuto conferma quindi ancora una volta le precisioni attese.

Ulteriori esperienze condotte nella medesima area su basi di misura di lunghezza maggiore, fino a circa 9 km, hanno mostrato che, al variare della distanza, non si riscontra, entro tali limiti, un’apprezzabile riduzione della precisione.

Le misure eseguite nel corso del periodo 1991-1995 hanno evidenziato la presenza di spostamenti annui nell’ordine del centimetro. In particolare i diagrammi della figura A4 mostrano le variazioni rispettivamente della distanza e del dislivello dei capisaldi C8, C12 e C22 dal punto fisso MA4; gli spostamenti sono riferiti alla lettura del mese di settembre 1993. Risultati di questo tipo sono difficilmente ottenibili con strumenti topografici tradizionali su queste distanze.

Inizio

A.2.1.2 Val Torreggio

Si tratta di una valle interessata da diversi fenomeni d’instabilità, verificatisi nella parte bassa della valle, in corrispondenza dell’abitato di Ciappanico (Fig. A5). A seguito dell’azione erosiva del torrente Torreggio, si verificò sul versante destro (zona A) il franamento di circa 1.5 milioni di metri cubi di materiale. La massa mobilizzata accumulatasi al piede del versante, avente spessore medio di circa 20 m, interagì con il corso d’acqua (Fig. A6). A sua volta la nicchia di distacco interessò una paleofrana costituita da un ammasso caotico di blocchi di grandi dimensioni.

Dalla parte opposta del versante (zona B), tra le località di Ciappanico e Masoni, si ebbe la rimobilizzazione di circa 2.6 milioni di metri cubi di materiale a causa dell’erosione al piede del Torreggio (Fig. A7). Attualmente si osservano in particolare due zone con diverse caratteristiche geometriche. Una zona a monte, delimitata da una fessura, all’interno della quale il corpo in movimento ha mantenuto una propria geometria, e una zona prossima al corso d’acqua, isolata dalla precedente da un’altra fessura più marcatamente disarticolata. Il dissesto è attivo da almeno un secolo, favorito anche, in tempi recenti, da scavi in alveo che hanno prodotto la deviazione del T. Torreggio verso il versante in esame, accentuando i fenomeni erosivi. Il movimento, lento ma continuo, della massa verso l’alveo, produce un continuo richiamo di materiale da monte a spese della parte più elevata del dissesto.

In altre zone della parte superiore della valle, su entrambi i versanti, si individuano fenomeni di dissesto di più lieve entità, rappresentati da aree in erosione accelerata, localizzate prevalentemente sul versante idrografico sinistro, e lacerazioni della coltre eluviale.

Il sistema di monitoraggio, installato dal 1987, ha previsto l’installazione della strumentazione elencata nella seguente tabella.
 

 

Spostamenti superficiali

Rete topografica

Rete estensimetrica

Rete distometrica

Rete microsismica

 

26 capisaldi

24 estensimetri a filo

4 basi distometriche

10 stazioni sismometriche

manuali

automatizzati

manuali

automatizzate

 

Spostamenti profondi

Rete inclinometrica

Rete microsismica

 

16 inclinometri fissi

5 sismometri in foro

automatizzati

automatizzati

Pressioni interstiziali

 

Rete piezometrica

28 piezometri tubo aperto

automatizzati

Parametri idrometeorologici

Rete idrometrica

Rete meteorologica

3 idrometri

4 pluviometri

1 nivometro

2 termometri

 

automatizzati

automatizzati

automatizzati

automatizzati

 

Il controllo delle aree dissestate evidenziò nel 1993 una ripresa dei movimenti nella zona B, in corrispondenza dell’abitato di Masoni.

Inizio

A.2.1.2.1 Frana di Masoni

A seguito di un intenso periodo di precipitazioni nel settembre 1993, si è verificata una riattivazione dei movimenti in sponda sinistra della Val Torreggio. In particolare si è rimobilizzata la zona B (Fig. A8) con estensione del movimento a quote superiori e movimenti nell’ordine di alcuni centimetri al giorno.

La dinamica del fenomeno si è manifestata con un sensibile incremento della velocità di apertura della fessura delimitante la zona B, controllata da alcuni estensimetri a filo superficiali. A monte di questa fessura se n’è aperta una nuova, con sviluppo complessivo di circa 1000 m e rigetto medio di 1.5 m. In questa porzione di versante era installato un tubo inclinometrico (denominato I1/B), dotato di tre inclinometri fissi posti a diversa profondità. I dati di questi strumenti (Fig. A9) unitamente a quelli dei già citati estensimetri a filo, hanno consentito il preannuncio del fenomeno.

Il controllo di questa porzione di versante è stato realizzato integrando la strumentazione preesistente con l’installazione di una serie di basi distometriche a lettura manuale, riposizionando tre estensimetri a lettura automatica e posizionando alcuni capisaldi topografici, controllati sia con misure GPS sia mediante impiego di teodolite a puntamento automatico.

 

Allo scopo di fornire un quadro evolutivo del fenomeno durante il periodo critico, in figura A8 sono rappresentati i dati registrati dalle basi distometriche D21/B e D22/B unitamente alla curva delle precipitazioni registrate nel medesimo periodo.

Nel corso della fase acuta dell’emergenza, al fine di ottenere ulteriori informazioni indispensabili per una miglior comprensione dell’evoluzione del fenomeno, sul settore di versante in movimento sono stati installati, a diverse quote lungo il versante, 4 capisaldi, denominati GPS1÷GPS4. Altri 4 capisaldi, di cui 3 posti in corrispondenza di altrettanti vertici GPS, sono stati tenuti sotto controllo con un teodolite a puntamento automatico. Ciò ha permesso di operare un confronto tra i risultati ottenuti con i due metodi. I capisaldi in questione sono contraddistinti dalle sigle Prisma1÷Prisma4.

La strumentazione utilizzata per l’esecuzione delle misure e le modalità d’esecuzione delle stesse sono descritte nel seguito.

Misure GPS

Sono stati utilizzati due ricevitori GPS modello Trimble 4000 ST riceventi i segnali sulla portante L1. Sono state registrate sessioni di misura generalmente di durata variabile tra una e due ore, rispettivamente tra ciascun punto ed un punto di riferimento ubicato più di 1 km a valle. Ciò ha consentito di misurare le variazioni della distanza e del dislivello per ciascuna base di misura.

Avendo a disposizione due soli ricevitori GPS, e dovendo lavorare in condizioni di emergenza, con tempi ristretti ed in condizioni logistiche difficili, non si sono potute rilevare ulteriori basi di misura congiungenti tra loro i punti della rete, e pertanto la rete non è stata compensata. Gli spostamenti sono stati quindi calcolati confrontando tra loro le componenti delle singole basi di misura, con riferimento ad una lettura iniziale. Tale metodologia ha consentito di ottenere risultati in ogni caso molto buoni, con precisioni contenute entro i valori attesi. I dati sono stati elaborati con il programma TRIMVEC della società Trimble, che fornisce, per ciascuna base di misura, la lunghezza ed il dislivello nonché le coordinate geografiche WGS84 degli estremi.

Misure con teodolite a puntamento automatico

L’attrezzatura utilizzata per l’esecuzione delle misure è la stazione totale Geotronics SR140, un teodolite elettronico di alta precisione associato ad un distanziometro ad infrarossi e dotato di motore per i movimenti sul piano orizzontale e su quello verticale. Il principio di puntamento adottato è quello basato sull’intensità dell’impulso riflesso dal prisma installato sul punto collimato. Tale sistema si è rivelato in realtà meno preciso rispetto a quanto atteso, a causa soprattutto delle cattive condizioni atmosferiche presenti, come sarà meglio illustrato nel seguito. Va peraltro segnalato che, all’epoca in cui sono state eseguite le misure, il sistema di puntamento basato sull’analisi d’immagine era ancora in fase di sviluppo e, pertanto, indisponibile.

I dati acquisiti, sotto forma di letture angolari e di distanza, nonché elaborati in forma di coordinate plano-altimetriche, sono stati acquisiti ed archiviati per mezzo di un personal computer collegato allo strumento, grazie al quale è stato possibile anche programmare la sequenza delle misure e garantire il funzionamento automatico dello strumento.

Durante l’esecuzione delle misure, sono stati inoltre automaticamente rilevati con continuità i valori della temperatura dell’aria e della pressione atmosferica, ai fini di poter poi operare le necessarie correzioni della distanza misurata.

Valutazione dei risultati

I risultati del controllo GPS sono riportati in figura A10.

In figura A10a viene riportato il diagramma della variazione della distanza dalla stazione di riferimento relativo ai punti GPS1 GPS2 e GPS3 nell’arco di 4 mesi. Il maggior spostamento è stato di circa 60 cm nell’arco del periodo considerato. Il caposaldo GPS4 è stato diagrammato a parte, poiché ha registrato spostamenti di entità molto superiore.

Le variazioni di quota sono rappresentate in figura A10b. Lo spostamento totale sulla verticale varia da 2 a 8 centimetri nei 4 mesi; in particolare il caposaldo GPS3 si è sollevato di 8 cm, mentre gli altri due si sono abbassati di circa 2 cm. La maggior parte del movimento è concentrata nei primi 20 giorni a partire dalla data di installazione. Da un esame del trend della variazione di quota si può dedurre che, se vi sono errori, essi sono contenuti entro 1,5 cm, valore che corrisponde al margine d’incertezza del metodo. Ciò conferma quanto atteso.

Il caposaldo 4 ha registrato spostamenti di entità metrica, 6 metri in planimetria e 3 metri in altimetria. L’andamento degli spostamenti è riportato in figura A10c.

In figura A11a viene rappresentata la variazione della posizione planimetrica del caposaldo GPS1 nell’arco del periodo considerato.

Il diagramma di figura A11b mostra invece l’andamento della misura nel corso di un’unica sessione di misura della durata di circa 4.5 ore, eseguita il 20/10/1993. Per eseguire questa prova è stato scelto il caposaldo GPS4, che ha registrato i maggiori spostamenti, durante il periodo di massimo movimento della frana. In questo periodo lo spostamento del caposaldo in questione era pari a circa 20-25 cm/giorno. La sessione di misura è stata suddivisa in spezzoni di registrazione, ciascuno della durata di un’ora, con una sovrapposizione di 30 minuti tra una serie di dati e la successiva. Ciascuna sezione di registrazione è stata elaborata separatamente. Il risultato, rappresentato nella figura, mostra come nel corso di queste 4 ore si sia verificato uno spostamento graduale del caposaldo per un totale di circa 2 cm. Si può inoltre osservare come la precisione ottenuta sia più elevata di quella ottenuta negli altri casi riportati. Ciò è dovuto al fatto che l’antenna non ha subito riposizionamenti nel corso della misura.

I risultati delle misure GPS sono stati confrontati con quelli del teodolite motorizzato, ottenuti sui medesimi punti. Il confronto si riferisce ad un periodo di circa un mese, durante il quale sono state eseguite in sovrapposizione entrambe le misure. Verranno presi in considerazione due esempi, relativi rispettivamente ai capisaldi GPS 4 e GPS1.

In figura A12a è rappresentato il modulo dello spostamento risultante nelle tre direzioni per il caposaldo GPS4, contemporaneamente misurato con le due tecniche descritte. A commento dei dati diagrammati si possono formulare le seguenti considerazioni:

Le misure GPS, regolarmente distribuite nel tempo, mostrano al contrario come anche in assenza di visibilità sia possibile eseguire le misure; in aggiunta a ciò i consumi dell’attrezzatura sono notevolmente inferiori.

L’esempio esaminato si riferisce ad uno spostamento globale di circa 2.8 m nell’arco di poco più di un mese. L’esempio di figura A12b si riferisce invece al caposaldo GPS1, ubicato al piede della zona in movimento, che ha registrato uno spostamento inferiore a 15 cm nell’arco del medesimo intervallo di tempo. Le osservazioni formulate in precedenza valgono anche in questo caso. Oltre a ciò, si può osservare come le misure del teodolite automatico siano affette da un’incertezza elevata, pari a 4-5 cm, su una distanza di circa 600 m tra il caposaldo e la stazione di misura.

Al fine di comprendere le cause del fenomeno, sono state analizzate separatamente le misure angolari e quelle di distanza. I risultati di tale analisi hanno consentito di individuare almeno due principali ragioni che potrebbero aver determinato tale riduzione della precisione di misura. La ragione principale risiede nel principio di puntamento, basato sull’intensità del raggio infrarosso riflesso dal prisma. La scarsa visibilità, dovuta a pioggia o nebbia, ha sicuramente ostacolato l’individuazione dell’esatta direzione di collimazione, introducendo così un elevato errore angolare. Gli stessi fattori hanno inoltre influito sulla misura della distanza, riducendone la precisione. Si è già osservato che al momento non era ancora disponibile strumentazione a puntamento basato sull’analisi d’immagine.

A fronte delle considerazioni esposte nei precedenti paragrafi, si può affermare che entrambe le tecniche di misura illustrate si rivelano idonee al controllo dei movimenti di versante.

Il principale vantaggio del GPS risiede nel fatto che le misure possono essere eseguite anche in assenza di visibilità e su basi di misura lunghe, con precisioni assai elevate. Per contro l’attrezzatura attualmente disponibile sul mercato non consente l’utilizzo in continuo della strumentazione, sia per i costi ancora troppo elevati, sia per l’indisponibilità di software che consentano l’interrogazione a distanza delle stazioni e l’elaborazione dei dati con procedure automatizzate. Attrezzature che consentano l’esecuzione di misure continue sono attualmente in corso di realizzazione.

Il teodolite a puntamento automatico consente di eseguire misure continue, in presenza di condizioni atmosferiche tali da garantire sufficiente visibilità dei capisaldi e con i limiti sulla distanza di impiego tipici della strumentazione topografica tradizionale.

Le due tecniche possono pertanto essere considerate complementari. Un utilizzo ottimale di strumentazione tradizionale e GPS consiste nel realizzare reti di misura con lati principali di dimensioni chilometriche, controllati con misure GPS. Ciascun punto della rete può, a sua volta, essere utilizzato come stazione d’appoggio per l’esecuzione di misure angolari e di distanza con le tecniche classiche. In tal modo la dimensione delle reti topografiche tradizionali può essere contenuta entro alcune centinaia di metri, con una consistente riduzione degli errori di misura. La rete rappresentata in figura A13 rappresenta un esempio di tale tipo di applicazione. I punti denominati CAM BOER, OULTOIR, MASTER1, MASTER 4 e MASTER5 rappresentano, infatti, a loro volta i punti di riferimento di altrettante piccole reti locali, controllate con misure topografiche tradizionali, eseguite con maggior frequenza.
 

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A.2.1.3 Campo Franscia – Monte Ciudè

Si tratta di un’area soggetta in passato ed in tempi recenti ad un’intensa attività di estrazione mineraria. A seguito di ciò, si è innescato un progressivo ed esteso fenomeno di subsidenza. Il dissesto, in particolare, interessa il Monte Ciudè, caratterizzato da ripide scarpate che lo delimitano verso valle e dalla contropendenza che lo isola in parte dal versante di monte, con una zona sommitale sostanzialmente pianeggiante.

Un ammasso di oficalci, del volume di alcuni milioni di metri cubi, separato in blocchi da una serie di fratture, sta lentamente scivolando verso valle. La presenza di fessure di trazione, larghe da 1 a 2 m, evidenzia riempimenti recenti costituiti da blocchi e ciottoli provenienti dall’alto. Tali manifestazioni, recenti ed attuali, indicano inequivocabilmente che il movimento è in atto; la situazione appare pertanto critica giacché la sua ulteriore evoluzione potrebbe essere improvvisa e catastrofica ed interessare in più tratti la sottostante strada provinciale.

Le reti di monitoraggio e controllo dell’area in frana, installate a partire dal 1988, sono riassunte nella tabella seguente

 

Spostamenti superficiali

Rete distometrica

Rete estensimetrica

Rete topografica

Rete microsismica

20 distometri

20 estensimetri

15 capisaldi

11 stazioni sismometriche

 

manuali

automatizzati

manuali

automatizzate

 

Spostamenti profondi

 

Rete microsismica

Rete estensimetrica

Rete inclinometrica

8 sismometri in foro

5 estensimetri multibase in foro

1 inclinometro

2 estenso-inclinometri (TRIVEC)

 

automatizzati

automatizzati

automatizzato

manuali

Pressioni interstiziali

 

Rete piezometrica

2  piezometri tubo aperto

manuali

Parametri idrometeorologici

Rete meteorologica

1 pluviometro

4 termometri

 

automatizzato

automatizzati

L’ubicazione di alcuni strumenti del sistema di monitoraggio è rappresentata nelle figure. A14 e A15.

Di particolare rilievo sono state le informazioni fornite dal tubo TRIVEC TR2, che ha permesso di evidenziare che le maggiori deformazioni non si verificano in superficie, bensì in profondità (Fig. A16).

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A.2.2 Alta Valtellina

I principali dissestano dell’Alta Valtellina attualmente sotto controllo sono localizzati nelle aree circostanti la frana di Val Pola e sul versante di Semogo. Alcuni anni dopo, sono state installate altre reti strumentali, per lo più a lettura manuale, a controllo di alcune aree interessate da deformazioni gravitative profonde di versante (Oultoir, Baite Boero, Alpe Suena).

Per l’ubicazione delle aree si veda la figura A1. Nella figura A13, anch’essa citata in precedenza, viene rappresentata la rete GPS installata in Alta Valtellina, completata nell’estate 1994. La rete in questione è caratterizzata da lati di lunghezza generalmente superiore ai 2 km, fino ad un massimo di quasi 9 km. Attorno ad ogni punto è rappresentato l’ellisse d’errore standard (probabilità 39.3%) relativo alla misura eseguita nel settembre 1994. Anche in questo caso la dimensione del semiasse maggiore di tale ellisse è millimetrica. La maggiore dimensione delle ellissi relative ai punti MASTER1 e MASTER5 è dovuta ad un’esposizione sfavorevole del versante sul quale sono ubicati i punti, che limita fortemente la visibilità satellitare nei quadranti meridionali.
 

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A.2.2.1 Frana della Val Pola

A seguito di un periodo di intense e persistenti precipitazioni, nel luglio 1987 la Valtellina è stata teatro di dissesti generalizzati, culminati con la frana della Val Pola in alta Valtellina (Fig. A17). La frana, di tipo complesso, ha mobilizzato un volume di roccia molto fratturata, di circa 40 milioni di metri cubi (Fig. A18); l’impatto della massa franata su di un piccolo lago formatosi a seguito dei precedenti eventi alluvionali, ha generato un’onda d’acqua e fango che ha percorso in direzione di monte più di 2.5 km, causando vittime tra la popolazione di alcuni centri completamente distrutti. A seguito di tale evento è stata realizzata una rete di monitoraggio (Figg. A19, A20, A21, A22 e A23) composta da oltre 200 strumenti così costituita:

 

Spostamenti superficiali

Rete microsismica

Rete distometrica

Rete estensimetrica

Rete topografica

22stazioni sismometriche

70 distometri

56  estensimetri

13 capisaldi

 

automatizzate

manuali

automatizzati

manuali

 

 

Spostamenti profondi

 

Rete microsismica

Rete inclinometrica

3 sismometri in foro

5 inclinometri

1 estenso-inclinometro (TRIVEC)

 

automatizzati

autom. e manuali

automatizzato

Pressioni interstiziali

 

Rete piezometrica

22 piezometri tubo aperto

2 piezometri Casagrande

autom. e manuali

Parametri idrometeorologici

 

 

Rete meteorologica

 9 pluviometro

11 termometri

6 idrometri

1 nivometro

 

automatizzati

automatizzati

automatizzati

automatizzato

Il 15 giugno 1988, ad un anno circa di distanza dall’evento, si sono verificati a più riprese franamenti di materiale dalla parte alta del ciglio di frana, per un volume complessivo di circa 150.000 m3 di materiale, parte del quale ha raggiunto il fondovalle. I franamenti sono stati preannunciati dalla progressiva apertura di fessure strumentate, associata a sempre più frequenti rilasci tensionali, registrati sotto forma di emissioni acustiche e microscosse dalla rete AE/MS. Sulla base delle misure strumentali, a seguito del superamento dei limiti di soglia sulla velocità di apertura delle fessure, sono state evacuate le zone al piede potenzialmente interessate dal franamento.

A titolo d’esempio, le figure A24 e A25 riportano alcuni segnali registrati successivamente al collasso della parte superstite del versante interessato dalla frana della Val Pola.

Per mostrare la possibilità di correlazione tra dati ottenuti con differenti sensori, nella figura A26 sono stati diagrammati, in funzione del tempo, i dati delle precipitazioni registrati per mezzo di un pluviometro (PLUV/4), di uno degli estensimetri a filo installati su fessure a ridosso del ciglio di frana (E2), ed il numero cumulativo dei segnali registrati dalla rete EA/MS.

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A.2.2.2 Versante a monte dell’abitato di Semogo

L’abitato di Semogo si trova in alta Valtellina, lungo la valle del Torrente Viola, un affluente del fiume Adda, nel tratto compreso tra il Torrente Cadangola e la Valle di Pezza, al piede del versante meridionale del Monte Trela. In passato, a più riprese ed in zone diverse, il pendio a monte dell’abitato ha manifestato segni di instabilità e da ultimo, nel maggio 1983 è stato interessato da un movimento franoso in località Morzaglia; il materiale franato, proveniente dalla zona immediatamente a monte dell’abitato di Semogo, ha raggiunto alcuni edifici dell’abitato.

Il movimento franoso ha interessato la coltre detritica e si è manifestato sotto forma di colata di detrito a seguito di un intenso periodo di precipitazioni, caratterizzato dai valori mensili massimi degli ultimi dieci anni. Sul versante è presente una coltre (di detrito di falda e di frana), che raggiunge spessori dell’ordine di 50-60 m. Essa poggia su un substrato lapideo costituito da filladi molto fratturate ed alterate. Le caratteristiche geomorfologiche e strutturali del versante fanno presumere la possibilità di un lento movimento di massa, che interessa anche la fascia superficiale del basamento filladico.

Il fenomeno trova spiegazione nel precario equilibrio tra le caratteristiche della coltre detritica e l’elevata pendenza del versante. L’equilibrio diventa particolarmente critico con l’innalzamento della falda acquifera.

La configurazione della rete di monitoraggio installata (Fig. A27) è sintetizzata nella seguente tabella:

Spostamenti superficiali

 

Rete geodetica

 

 

24 basi geodetiche

 

 

manuali

 

 

Spostamenti profondi

 

Rete inclinometrica

7 inclinometri fissi

9 inclinometri a lettura manuale

2 estenso-inclinometri (TRIVEC)

 

automatizzati

manuali

 

manuali

 

 

Pressioni interstiziali

 

Rete piezometrica

2 Piezometri multipunto

5 Piezometri elettrici

12 Piezometri tubo aperto

 

manuali

automatizzati

manuali

Parametri idrometeorologici

 

Rete meteorologica

2 Pluviometri

1 Nivometri

 

automatizzati

automatizzati

 

La strumentazione installata ed i controlli eseguiti hanno consentito di monitorare gli spostamenti superficiali e profondi e di verificare il regime di circolazione delle acque superficiali e sotterranee.

In figura A28 sono rappresentati i dati rilevati nel tubo TRIVEC M13-T, che evidenziano la presenza di una zona in movimento tra 40 e 45 m di profondità nella parte sommitale del substrato roccioso, caratterizzata da un elevato grado di fratturazione.

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