Il monitoraggio per il controllo di aree instabili: esempi reali.

 

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A.5 Frana della Becca di Nona

La frana della Becca di Nona (Fig. A34), si sviluppa sul versante nord occidentale dell’omonimo rilievo, in corrispondenza della sponda destra del Torrente Comboè (affluente della Dora Baltea), nella fascia compresa tra le quote 2100 e 2300 m. Tale fascia, dal punto di vista morfologico, rappresenta la transizione da un ambiente con impronta tipicamente glaciale (parte alta, rocciosa con pendii ripidi) al fondovalle, caratterizzato dall’incisione e dai depositi dovuti al corso d’acqua. Le rocce metamorfiche del substrato sono caratterizzate dalla presenza di sistemi di faglie e di pieghe. Lo stato di fratturazione è variabile e sono state evidenziate superfici di discontinuità favorevoli a movimenti di tipo corticale.

Per quanto riguarda l’analisi storica ed evolutiva dell’area in dissesto, è stato possibile accertare che già sulle foto aeree del 1976 sono visibili fenomeni d’instabilità gravitativa.

La frana è classificata come movimento di tipo “composito”: anche se l’evidenza superficiale è quella di uno scivolamento unitario, come testimonia la presenza di un’unica nicchia sommitale, si ritiene che i meccanismi che controllano il movimento siano complessi, con modalità e tempistiche diverse nei vari settori della massa instabile. La nicchia è impostata in gran parte su roccia mentre, in corrispondenza della porzione ribassata, sono presenti prevalentemente depositi detritico-glaciali. L’area interessata dal movimento è posta a cavallo del canalone detritico/di valanga che risale sino alla quota di circa 2350 m s.l.m. Il movimento gravitativo interessa il substrato roccioso e le sovrastanti coperture detritiche; porzioni di substrato roccioso completamente disarticolate appaiono intercalate agli originari depositi glaciali e/o detritici.

Il sistema di monitoraggio per il controllo dell’evoluzione del dissesto che interessa il versante nord-occidentale della Becca di Nona, installato nel 1997 ed integrato nel 2001 per conto della Regione Valle d’Aosta, comprende la strumentazione riassunta nella successiva tabella seguente.

Spostamenti superficiali

Rete distometrica

Rete estensimetrica

Rete topografica

4 distometri

4 estensimetri a filo

6 capisaldi e 2 punti esterni di riferimento

manuali

automatizzati

manuali (misure GPS)

 

Parametri idrometeorologici

Rete meteorologica

1 pluviometro

1 termometro

automatizzato

automatizzato

In occasione dell’evento alluvionale che ha colpito la Valle d’Aosta nell’ottobre 2000, la frana è stata interessata da un fenomeno di riattivazione con spostamenti di qualche metro.

La riattivazione complessiva della frana è stata preceduta dal franamento di una porzione di detrito staccatasi dal piede del dissesto nel settore destro, sopra un pilastro roccioso, che è stato completamente denudato. Il materiale franato si è depositato nell’area pianeggiante posta in corrispondenza dell’alpeggio di Ponteille, formando un lobo di estensione pari a circa 2.3 ha, e provocando una deviazione del corso del torrente Comboè. Solo una modesta porzione dell’accumulo di frana è stata erosa. In base ai risultati delle ricognizioni finora eseguite, che hanno consentito di formulare una prima ricostruzione dell’evento, il materiale proveniente dall’erosione dell’accumulo di frana ha rinforzato, con ogni probabilità, la colata di detrito proveniente dal torrente Moriond. Lungo il Comboè si è pertanto sviluppato un trasporto in massa, che ha raggiunto e devastato l’abitato di Pollein, posto sul conoide di deiezione che si sviluppa alla confluenza del Comboè nella valle principale. Tale evento si è verificato il 15 ottobre, un giorno prima che venisse osservata la ripresa generalizzata del movimento della frana in risposta all’evento piovoso dei giorni precedenti.

La figura A35 mostra un diagramma riassuntivo (periodo agosto 1997 - ottobre 2000) degli spostamenti superficiali e delle precipitazioni.

La figura A36 mostra un diagramma analogo al precedente ma riferito al periodo 10 ottobre 2000 – 31 ottobre 2000 corrispondente al massimo delle precipitazioni meteo.

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