Analisi per la valutazione del rischio da frana nell'area di Craco (Matera)
Capitolo III - Analisi geologica
3.1. Inquadramento geologico regionale
3.2. Geologia locale
3.2.1. Formazione delle Argille
Varicolori
3.2.2. Formazione del Conglomerato di
Craco
3.2.3. Formazioni plioceniche
3.2.4. Depositi alluvionali
3.3. Elementi di tettonica
3.1. Inquadramento geologico regionale
Dal punto di vista geologico-cartografico l'area di Craco è compresa nei fogli 200 “Tricarico” e 201 “Matera” della Carta Geologica d’Italia, a scala 1:100.000. Inoltre buona parte del territorio considerato è anche presente nel foglio 2 della Carta Geologica del Bacino del Fiume Agri (1:50.000) che fornisce dati geologici generali più approfonditi.
L’area in esame è posta lungo il bordo occidentale della Fossa Bradanica, zona in cui si risentono gli effetti dei movimenti delle falde appenniniche vergenti verso NE. Tali movimenti si manifestano attraverso la ricorrente interruzione della continuità delle formazioni bradaniche plioceniche (a dominanza argilloso-sabbiosa) dovuta alla risalita di porzioni di alloctono appenninico. Questo assetto tettonico e stratigrafico, si ritrova proprio in corrispondenza della dorsale su cui sorge l’abitato di Craco, dove affiorano terreni argillosi risalenti al Cretaceo-Oligocene (Carbone et al, 1991) e al Miocene, in contatto stratigrafico trasgressivo (del Prete, Petley, 1982; Carbone et al, 1991) con un complesso conglomeratico-argilloso-sabbioso pliocenico.

Fig. 3.1: estratto dalla Carta Geologica d'Italia, fogli n. 200 e 201. E'
inoltre riportata un sezione tracciata poco più ad est di Craco
I terreni alloctoni, affioranti lungo i versanti del rilievo di Craco, fanno parte delle Unità Sicilidi appartenenti alla Falda di Metaponto (Lentini, 1979), denominati genericamente Argille Varicolori.
In letteratura vengono avanzate diverse ipotesi interpretative sull’affioramento di questi depositi, modificatisi nel tempo con il progresso delle conoscenze nel campo dei meccanismi evolutivi della fossa Bradanica.
La carta Geologica d’Italia (Fig.3.1), riporta, lungo il versante meridionale, l’affioramento dei depositi Cretacei per mezzo di una faglia diretta, che ribassa i terreni bradanici del Pliocene Superiore; tale discontinuità mostra in pianta una traccia rettilinea, ad indicare quindi un piano di faglia sub-verticale.
I depositi Pliocenici presentano una debole inclinazione ed immersione verso S-SW; per le Argille Varicolori non è invece rappresentata alcuna giacitura, data la natura caotica della formazione.
Lungo il versante settentrionale, il contatto tra i depositi Sicilidi e quelli riferiti al Pliocene Inferiore, sembra essere di tipo stratigrafico, con forte inclinazione degli strati ed immersione verso N-NE. Nella sezione riportata in figura 4.1, tracciata poco più ad est di Craco, è possibile osservare tale contatto, con i terreni pliocenici poggianti trasgressivamente sulle Argille Varicolori. Proseguendo verso nord, al Pliocene Inferiore segue, in continuità stratigrafica, il ciclo sedimentario del Pliocene Medio-Superiore. L’assetto giaciturale mostra una notevole inclinazione degli strati, fino al fondovalle del torrente Salandrella.
Secondo l’ipotesi di Lazzari (Lazzari, 1958), l’affioramento dei terreni Sicilidi nell’area di Craco ed in altre aree limitrofe, quali Rotondella, Tempa Petrolla e Cozzo Jazzitelli, sarebbe dovuto ad un processo simile a quello diapirico, conseguenza delle caratteristiche tensionali dei depositi di Argille Varicolori.

Fig. 3.2: Sezione
geologica proposta da Del Prete e Petley.
Queste ultime sono argille scagliose altamente tettonizzate; durante la messa in posto, infatti, sono state sottoposte a sollecitazioni meccaniche molto intense che hanno prodotto la tipica struttura a scaglie. Secondo l’autore, tali depositi conservano al loro interno delle tensioni residue che tendono a portarsi in equilibrio con le condizioni di sollecitazione attuali: “ le infinite, grandi e piccole, scaglie di materiale argilloso fortemente compresso, disordinatamente disposte, si comportano, in definitiva, come un solido compresso ma dotato ancora di una certa elasticità e che tenda ad occupare il massimo volume compatibile con le pressioni attuali, senza potere peraltro mai raggiungere quello originario, anteriore alle sollecitazioni che ne hanno determinato la scagliosità…” (Lazzari, 1958).
Supposto, quindi, tale stato tensionale interno ai depositi di Argille Scagliose, laddove le formazioni che li ricoprono non presentano elevate potenze, le tensioni residue produrrebbero un moto ascensionale in grado di perforare i materiali soprastanti, con la venuta in superficie dei terreni alloctoni profondi. In questo senso il processo sarebbe associabile, secondo l’autore, ad un fenomeno diapirico.
Questa ipotesi è stata in seguito ritenuta valida da Del Prete e Petley (1982), che ipotizzano un assetto anticlinale per il rilievo centrale della dorsale (fig. 3.2); sulla cima di quest’ultimo, una faglia metterebbe a contatto le rupi di conglomerato in assetto sub-verticale del versante nord, e le bancate con lieve immersione verso SW del versante meridionale. Sui due rilievi laterali gli affioramenti conglomeratici vengono riportati invece in assetto monoclinale sub-orizzontale. Per la formazione di Argille Varicolori, infine, non risulta possibile agli autori stabilire una giacitura a causa della caoticità del deposito.
Le più recenti interpretazioni riguardo alla tettonica dell’area, riconoscono nelle spinte legate alle dinamiche di sollevamento della Catena Appenninica, le cause di affioramento locale delle formazioni Sicilidi nella fossa Bradanica, anche se le geometrie ed i rapporti tettonici, generalmente molto complessi, rimangono tutt’oggi oggetto di discussione in sede scientifica.

Fig. 3.3: Estratto
dalla Carta Geologica del bacino de Fiume Agri
(Carbone et al., 1991).
Secondo Carbone (Carbone et al, 1991), gli affioramenti delle Unità Sicilidi sono dovuti ad un complesso sistema di falde di ricoprimento, estremamente tettonizzate e caotiche, a causa di successive fasi deformative.
Nell'area di Craco, la Carta Geologica del bacino del fiume Agri in scala 1:50.000 (Carbone et al, 1991; Fig. 3.3, 3.4), riporta l'affioramento di questi depositi sotto forma di scaglia tettonica, delimitata, nel versante meridionale dalla faglia diretta già evidenziata nella Carta Geologica d'Italia, mentre lungo il versante settentrionale, è rappresentato un esteso fronte di sovrascorrimento immergente verso sud, che determina il contatto tra le Unità Sicilidi e i terreni Pliocenici. Un successivo sistema di faglie trasversali di tipo distensivo interessa l’area e ne complica l'assetto giaciturale, disarticolando la dorsale in più settori.

Fig. 3.4: Schema
rappresentativo dei rapporti stratigrafici e tettonici tra le Unità della Fossa
Bradanica.
Secondo quanto riportato nella Carta Geologica in scala 1:50.000, i depositi pliocenici affioranti lungo il versante meridionale sono in assetto prevalentemente sub-orizzontale o con debole immersione verso SW, come precedentemente riportato nella Carta Geologica 1:100.000. Lungo il versante settentrionale, le giaciture presentate nelle due carte geologiche presentano delle differenze, in funzione delle differenti interpretazioni strutturali e stratigrafiche dell’area; nella Carta Geologica dell’Agri i terreni pliocenici vengono infatti rappresentati con immersione verso nord, ma con basse inclinazioni.
Da quanto è stato possibile rilevare in campagna, e considerando la difficoltà nell’individuare, in molte aree, i passaggi di formazione a causa della presenza di coltri superficiali rimaneggiate e di numerosi ed estesi corpi detritici, i limiti rilevati lungo il versante settentrionale, tra i terreni pliocenici e quelli sicilidi, sembrano confermare la presenza di un contatto immergente verso sud. In base a tale osservazione si ritiene valida l’interpretazione proposta da Carbone (Carbone et al., 1991), con la presenza di un sovrascorrimento delle Argille Varicolori sui termini pliocenici.
Lo studio geologico dell’area è stato condotto integrando i dati derivanti dai rilevamenti di campagna con i dati di letteratura e quelli ottenuti tramite l’osservazione di foto aeree relative a tre voli, rispettivamente del 1955, 1972, 1997, la cui interpretazione ha fornito utili indicazioni riguardo alle strutture tettoniche presenti. I dati ottenuti hanno permesso la redazione della carta geologica (Tav 5) in scala 1:10.000. Sono di seguito descritte le diverse formazioni presenti partendo dai litotipi più antichi.
3.2.1. Formazione delle Argille Varicolori
Come già descritto in precedenza, i terreni pre-pliocenici sono depositi argillosi facenti parte delle Unità Sicilidi, appartenenti alla Falda di Metaponto (Lentini, 1979), denominati Argille Varicolori, Argille Variegate, o ancora Argille Scagliose a causa del caratteristico aspetto con il quale si presentano. Sono infatti depositi argillosi di colore variabile, dal rosso violaceo al verde, al grigio piombo; si presentano fittamente scagliettati, testimonianza dei prolungati ed intensi fenomeni tettonici subiti.
Si rinvengono al loro interno intercalazioni calcareo-marnose sotto forma di banchi di qualche decina di cm di spessore o di blocchi, inclusioni caotiche di calcareniti, e banchi di arenarie poco cementate (Fig 3.5), probabilmente provenienti dai terreni torbiditici miocenici che affiorano estesamente nell'area, e che generalmente si trovano inglobati all'interno delle Argille Varicolori.

Fig. 3.5: Affioramento di arenarie
riferite al complesso dei Flysch Esterni del Miocene medio; sono visibili alcune
forme sferiche di 1 m circa di diametro. Tale complesso si trova inglobato
all’interno della formazione delle Argille Varicolori
I depositi di Argille Varicolori appaiono estremamente caotici, per lo più scompaginati per cause tettoniche e gravitative, ed è quindi impossibile ricostruirvi una successione stratigrafica, nonché stabilirne una giacitura; risulta inoltre difficile una valutazione dello spessore di queste coltri, la cui formazione risale al periodo che va dal Cretaceo all’Oligocene.
Gli affioramenti presenti lungo il versante meridionale e nel tratto di versante settentrionale che parte da sotto il rilievo centrale verso est, sono costituiti prevalentemente dalla frazione pelitica della formazione, tipicamente scagliosa, al cui interno si rinvengono trovanti marnosi di colore verdastro o violaceo con dimensioni variabili tra qualche cm a qualche decina di cm.
Nell'area ad ovest del paese, a nord del rilievo più occidentale, l'affioramento è costituito da una abbondante frazione calcarea e calcarenitica grossolana, immersa nella matrice argillosa; si osserva infatti una abbondanza di pietrisco calcareo, biancastro, delle dimensioni di una ghiaia grossolana, e localmente si individuano bancate discontinue con spessori variabili tra 10 e 30 cm.
La formazione presenta una coltre superficiale altamente plastica e rimaneggiata, priva di qualunque struttura tipica delle argille scagliose. A luoghi si individua un’abbondante frazione sabbiosa, probabilmente a causa del trasporto di materiale appartenente ai soprastanti depositi conglomeratici. In queste aree la permeabilità delle coltri risulta maggiore, ed in più punti si osservano zone di terreno umido e presenza di vegetazione idrofila.
3.2.2. Formazione del Conglomerato di Craco
Al di sopra delle formazioni Sicilidi, nelle zone più elevate del rilievo, affiora la formazione del Conglomerato di Craco, ascrivibile al Pliocene inferiore (del Prete, Petley, 1982, Carbone et al., 1991), che come già riferito, viene riportato in contatto stratigrafico di natura trasgressiva sui sottostanti depositi di alloctono.

Fig. 3.6: Formazione del
Conglomerato di Craco; sono ben visibili i clasti di forma arrotondata e la
matrice sabbiosa
Nelle tre zone più elevate della dorsale si tratta di depositi conglomeratici poligenici, poco o mediamente cementati (a tratti molto cementati), ad elementi arrotondati di dimensioni variabili da pochi cm a 20-40 cm (Figg. 3.6 e 3.7), immersi in abbondante matrice sabbioso-siltosa giallastra, di natura prevalentemente quarzosa; i ciottoli sono di colore giallo e biancastro, in gran parte di natura arenacea, e subordinatamente calcareo-marnosi. All’interno della formazione si rinvengono banchi di sabbie giallastre mediamente cementate, con spessori anche di qualche metro.
Le aree al contorno dell'ammasso conglomeratico vero e proprio, sono invece costituite dal membro sabbioso-argilloso della formazione; sul rilievo centrale si tratta di depositi prevalentemente sabbioso-arenacei nella parte centrale del paese, che lateralmente (verso sud) diventano a componente argillosa più o meno prevalente. Sul rilievo orientale invece, gli affioramenti a nord del Convento di S. Pietro sono di natura prevalentemente argilloso-limosa o localmente sabbiosa, mentre più ad est, verso il cimitero prevale nuovamente la componente sabbiosa. Infine, sul rilievo ad ovest, si trovano depositi principalmente sabbiosi nella zona nord, mentre a sud, in corrispondenza della sella morfologica, i sondaggi rilevano alternanze di sabbie ed argille con scarsa continuità laterale. In alcuni sondaggi, effettuati sia nella parte ovest sia in quella est del colle, al di sotto degli strati sabbiosi e argillosi, è stato nuovamente rinvenuto il conglomerato, sotto forma di strati o lenti di ghiaie da mediamente a molto cementate.

Fig. 3.7: Depositi conglomeratici, si
osserva un’alternanza tra strati sabbiosi e di conglomerato (rilievo ovest)
Gli affioramenti di conglomerato appaiono prevalentemente in assetto sub-verticale, tranne sul colle occidentale dove affiorano in assetto anticlinalico. Essendo l’ammasso conglomeratico altamente caotico, tale giacitura è individuabile grazie agli spessori di sabbie (Figg. 3.6 e 3.7) presenti all'interno della formazione, nei quali è possibile osservare i piani stratificazione; la giacitura degli strati sabbiosi è prevalentemente subverticale, con direzione 280°-100°.
Secondo quanto riportato da diversi autori (Del Prete, Petley, 1982; Brugner, 1963; Calia, 1997), nella parte sud del colle, la formazione sabbioso-argillosa presenterebbe invece un assetto monoclinale sub-orizzontale, o con leggera immersione verso SO. Ciò risulterebbe in contrasto con le osservazioni giaciturali riscontrate nelle rupi conglomeratiche. Dalle colonne stratigrafiche dei sondaggi disponibili, inoltre, risulta difficile stabilire una continuità laterale degli strati incontrati da ciascun foro di perforazione. Considerando questi elementi, potrebbe supporsi un assetto subverticale di tutto il deposito, incluso all’interno delle Argille Varicolori, e non un contatto di natura stratigrafica. Tuttavia i dati a disposizione non forniscono sufficienti elementi a validità dell’una o dell’altra ipotesi, e si considera valida l’interpretazione finora proposta dalla letteratura scientifica.
Infine, lo stato di fratturazione dell’ammasso risulta più intenso sul colle centrale, dove le bancate conglomeratiche si presentano percorse da sistemi di fratture, che a luoghi tendono a scompaginare l’ammasso, producendo il distacco di enormi blocchi di conglomerato che si allontanano dalla rupe per fenomeni di espandimento laterale, di cui si tratterà in seguito nel cap 5.
Si tratta di argille riferibili a due cicli sedimentari distinti: il primo del Pliocene inferiore è coevo ed eteropico della Formazione dei Conglomerati di Craco, mentre il secondo è posteriore ad entrambe e datato Pliocene medio-superiore.
A circa metà del versante sud del colle di Craco, si ha il passaggio dalle formazioni sicilidi alle Argille del Pliocene medio-superiore, affioranti da quota 200-250 m fino al fondovalle del Torrente Bruscata. Il contatto tra i due differenti orizzonti avviene, come già menzionato, per mezzo di una struttura tettonica distensiva in assetto sub-verticale, che ribassa i termini pliocenici. Si tratta di depositi di argille marnoso-siltose di colore da azzurro a grigio-verde, dure, compatte, a frattura concoide, che presentano frequentemente interstrati di notevole spessore di sabbie quarzose e calcareniti giallastre grossolane. Questa formazione fa parte dei depositi autoctoni della Fossa Bradanica ed in quest'area affiora con giacitura suborizzontale, in riferimento a quanto riportato nella carta geologica dell'Agri. Nel versante nord affiora nella parte bassa del pendio, in contatto stratigrafico con i sottostanti depositi del Pliocene inferiore.

Figg. 3.8, 3.9: banchi sabbiosi di
2-4 m di spessore, in assetto verticale, si trovano lungo il versante nord del
rilievo centrale
Quest'ultima formazione affiora nella parte intermedia del versante nord del rilievo, ed è composta da argille marnoso-siltose, a luoghi sabbiose, stratificate, di colore grigio-biancastro. Nella parte intermedia di questa unità, circa a metà del versante, si rinviene un livello di sabbie grossolane giallastre, dello spessore di qualche metro.
Nell’area sono presenti depositi alluvionali, sia antichi (Pliocene-Pleistocene), che recenti ed attuali.
I primi affiorano principalmente lungo la sponda destra del Torrente Salandrella e sono facilmente riconoscibili in quanto individuano dei terrazzi situati a varie quote, compresi tra m 150 e m 200. Sono sedimenti prevalentemente ciottolosi, ad elementi molto arrotondati, immersi in abbondante matrice sabbioso-limosa di colore scuro; il loro spessore varia tra qualche metro a qualche decina di metri.
I depositi alluvionali recenti sono presenti lungo l'alveo del Torrente Salandrella e sono prevalentemente costituiti dall'alternanza di livelli ciottolosi e sabbioso-limosi; tali depositi, dello spessore di 4-5 m, si presentano prevalentemente terrazzati e si raccordano con i depositi attuali mediante una scarpata di 2-3 m di altezza.
I depositi attuali sono presenti in tutti gli alvei dei corsi d'acqua e sono a granulometria prevalentemente sabbiosa grossolana.
Il sistema strutturale principale che interessa Craco, è dunque individuato dalle due estese faglie che tagliano i due versanti, di cui la prima, sul versante sudoccidentale, è di tipo distensivo e mette in contatto le Argille del Pliocene medio-superiore, ribassate, e le Argille Varicolori, mentre la seconda, sul versante nordorientale, costituisce l’affioramento del sovrascorrimento delle Argille Varicolori, al tetto, al di sopra delle Argille del Pliocene inferiore. Entrambe le discontinuità hanno direzione appenninica (NW-SE), ma mentre la faglia del versante meridionale presenta una traccia principalmente rettilinea, indicativa di un piano subverticale, lungo il versante opposto, il contatto tettonico è piuttosto irregolare ed articolato, fatto che evidenzia una minore inclinazione del piano di sovrascorrimento rispetto al precedente.
Un sistema di discontinuità trasversali orientato in senso antiappenninico (NE-SW), prodottosi probabilmente durante la fase compressiva, con funzione di elemento disgiuntivo di settori caratterizzati da velocità di traslazione differenziale (faglie di trascinamento) e successivamente ripreso dalla fase distensiva, disarticola i due elementi principali, ribassando il settore nordoccidentale di S. Maria Stella e complicando la struttura tettonica del settore ad E del Monastero. Tali faglie sono probabilmente all’origine della struttura morfologica della dorsale, caratterizzata dalle due selle che separano i tre rilievi in cui, inoltre, la giacitura dei conglomerati appare sostanzialmente differente: mentre in quello del centro storico e in quello del Monastero essi hanno giacitura quasi verticali, immergente rispettivamente a NE e SW, nel settore nordoccidentale affiora una struttura anticlinalica evidenziata nella Tav.5.