Analisi per la valutazione del rischio da frana nell'area di Craco (Matera)
Capitolo II - Analisi geomorfologica
2.1. Inventario dei fenomeni franosi
2.1.1. Scorrimenti rotazionali
2.1.2. Colate lente
2.1.3. Crolli
2.1.4. Espandimenti laterali
2.2. Analisi geomorfologica da fotoaeree
2.2.1. Analisi geomorfologica
riferita alle foto del 1955
2.2.2. Analisi geomorfologica
riferita alle foto del 1972
2.2.3. Analisi geomorfologica
riferita alle foto del 1997
2.3. Analisi multi-temporale
2.3.1. Dissesti
2.3.2. Erosione
2.1. Inventario dei fenomeni franosi
In seguito alle osservazioni effettuate durante i sopralluoghi ed all’analisi dei dati raccolti, sono stati individuati i diversi fenomeni di dissesto che si sviluppano lungo il colle di Craco che, distinti per tipologia e stato di attività sono rappresentati nella carta inventario (Tav.1). Sono state riconosciute quattro diverse tipologie di frana che interessano i versanti, alcune delle quali si presentano come sistemi complessi, cioè composte da un insieme di più frane semplici. I movimenti più estesi in termini di aree e di volumi coinvolti, si presentano come sistemi di frane, composti da scorrimenti rotazionali nella parte alta del pendio e da colate che si intestano nelle aree di accumulo dei movimenti precedenti.
2.1.1. Scorrimenti rotazionali
A Craco, questa tipologia di dissesti, riattivatisi con sempre maggiore intensità nel tempo, risulta essere la causa principale degli ingenti danni strutturali alle costruzioni, in conseguenza dei quali è avvenuto il graduale abbandono del centro abitato.

Fig. 2.1: schema di uno scorrimento rotazionale, vengono descritti i principali
caratteri e le diverse aree in cui si divide la frana.
Le frane di maggiori dimensioni appartenenti a questo gruppo si sviluppano lungo il versante sud del colle e si intestano nelle aree di passaggio tra la formazione conglomeratica e le Unità Sicilidi; osservando la carta inventario dei fenomeni franosi attualmente riconoscibili nell’area (Tav.1) è possibile riconoscere, partendo da ovest verso est: la vasta nicchia di distacco al di sotto degli edifici scolastici, la nicchia che interessa il muro di sostegno della strada statale in corrispondenza dell'antico centro storico (Fig 1.5), ed infine la corona che interessa la sella tra il rilievo centrale e quello sul quale sorge il convento di S. Pietro. Tutte le aree sopra menzionate, sono riferibili a forme di dissesto molto antiche, seguite alcune da riattivazioni nel tempo (frana del centro storico);
All'interno di queste vaste aree di dissesto si sviluppano scorrimenti di minore entità in termini di volumi spostati, ma non per questo meno rilevanti ai fini della stabilità dei manufatti, come ad esempio la frana del convento.

Fig. 2.2: particolare della nicchia di distacco
di uno scorrimento rotazionale superficiale.
Nella zona est del rilievo, alcuni scorrimenti rotazionali che coinvolgono volumi minori rispetto ai precedenti, si sviluppano anche lungo il versante nord, interessando la sede stradale ed in modo meno marcato i depositi su cui è fondato il convento. Indagini radar effettuate in quest'area, su richiesta della Soprintendenza (Zini, 1989, Progetto di consolidamento, restauro del convento di S. Pietro), hanno individuato superfici di scorrimento ad una profondità compresa tra 7 e 14 m. circa, affioranti in superficie come fratture di tensione all’interno del manto stradale della SS.103. Una di queste superfici sepolte lambisce il paramento nord del convento e l'ipotesi di una sua attivazione potrebbe compromettere gravemente l'edificio.
Come evidenziato in precedenza, molti degli scorrimenti rotazionali presenti nell'area di Craco (Fig.2.2) sono in realtà fenomeni franosi complessi, costituiti da una successione di scorrimenti e colate lente; infatti la maggior parte delle aree di accumulo dei detriti prodotti dagli scorrimenti rotazionali finora menzionati, rappresenta la zona di alimentazione di colate lente di detrito, che nelle frane di maggiori dimensioni (vedi frana delle scuole e frana del centro storico), si sviluppano su tutta la lunghezza del versante, fino a raggiungere il torrente Bruscata che incide il fondovalle.
Lungo il versante sud del rilievo sono riconoscibili due grandi colate relative rispettivamente alla frana delle scuole ed a quella del centro storico, le cui aree di alimentazione si trovano all'incirca tra le quote 250 e 300 m.s.l.m..

Fig. 2.3: schema di una
frana di tipo colata, sono rappresentate le aree principali che la compongono
In particolare, la colata relativa alla frana del centro storico, ha inizio in prossimità di una strozzatura morfologica, che si produce al contatto tra le argille varicolori ed i terreni pliocenici.

Fig. 2.4: colate superficiali.
Al contrario di queste prime due, non è osservabile alcuna colata in corrispondenza della vasta corona più ad est; ciò permette di supporre una natura molto antica di questo movimento che non presenta attivazioni in tempi recenti, è possibile infatti che il materiale spostato dallo scorrimento rotazionale e la probabile successiva colata siano stati erosi da parte del reticolo idrografico sviluppatosi su tali volumi di detrito, (in accordo con l'evidenza che il fosso appare dalle foto in forte approfondimento e quindi che sia elevato il suo potere erosivo). Colate di dimensioni minori, che interessano gli strati superficiali di terreno, sono poi diffusi in tutte le aree in cui sono presenti le coltri argillose rimaneggiate, altamente plastiche, (Fig. 2.4).
Questi fenomeni si manifestano prevalentemente lungo il versante nord del rilievo, dove si trovano le ripide pareti rocciose di conglomerato. In queste aree sono osservabili crolli locali che si producono a causa dello stato di fratturazione dell'ammasso, dell'alterazione e dell'erosione dovute agli agenti atmosferici. Prismi isolati di conglomerato, vengono individuati dalla presenza di discontinuità strutturali, e la loro stabilità è condizionata dalle condizioni di giacitura di tali discontinuità rispetto all'esposizione e pendenza del versante. I volumi dei blocchi instabili osservabili, risultano di dimensioni modeste, da qualche decina di decimetri cubi fino, al massimo, a qualche metro cubo.

Fig. 2.5: superfici di distacco di
crolli lungo le pareti conglomeratiche del versante nordorientale
Questa tipologia di movimenti si verifica quando un materiale roccioso o un terreno coesivo competente, si trovano al di sopra di terreni a minore consistenza, quali misture di sabbie ed argille o limi saturi di acqua o argille, che hanno subito fenomeni di rammollimento. Questi materiali, a seguito di processi di plasticizzazione, o in alcuni casi per vera e propria fluidificazione, inducono nei materiali competenti sovrastanti dei processi deformativi a lungo termine, senza quindi intense deformazioni di taglio, che producono fratture di tensione; tale processo genera una separazione in blocchi degli ammassi rocciosi, e, a seguito della deformazione del substrato plastico, subsidenza e progressivo allontanamento dal versante di blocchi isolati, generalmente a velocità estremamente basse, dell'ordine di pochi mm/anno.
Nella configurazione geologica del versante di Craco il processo deformativo può essere descritto come segue:
a) la lenta e progressiva infiltrazione di acque meteoriche dalla soprastante formazione conglomeratica tende a generare fenomeni di rammollimento e plasticizzazione del substrato argilloso;
b) il processo deformativo del substrato plastico induce, a sua volta, disequilibri tensionali sull'ammasso conglomeratico, a comportamento tipicamente rigido;
c) le susseguenti deformazioni di taglio generano fratture di tensione lungo piani di taglio con orientamento rispettivamente parallelo e perpendicolare alla direzione principale del crinale (NW-SE);
d) le fratture di tensione identificano blocchi isolati di conglomerato anche di notevoli dimensioni;
e) i processi deformativi delle argille provocano un progressivo sprofondamento ed allontanamento dei blocchi dal versante attraverso due caratteri distinti legati all'assetto geologico e morfologico del crinale: verso ovest, dove le condizioni morfologiche e geologiche caratterizzano rispettivamente una bassa energia del rilievo con uno stato poco evoluto del versante, ed un contatto laterale tra argille e blocchi conglomeratici, l'evoluzione del fenomeno deformativo si produce con velocità estremamente basse; verso est si verifica una progressiva traslazione dei blocchi dall'ammasso conglomeratico ed uno sprofondamento più evidente che, a causa del mancato contenimento laterale e di un'energia del rilievo più elevata, sembra avere caratteri evolutivi più rapidi rispetto al versante ovest.
L'evoluzione di questi fenomeni, anche per analogia con altre situazioni studiate attraverso osservazioni dirette e modellazioni numeriche (Bandis et al., 2000) tende a generare lo scivolamento laterale dei blocchi piuttosto che fenomeni di toppling.

Fig. 2.6: fenomeno di espandimento laterale lungo il versante orientale
Questa fenomenologia (Fig. 2.6), si sviluppa lungo il versante orientale della dorsale, in corrispondenza del rilievo centrale.
Tra le forme di dissesto identificate, quelle che nel seguito verranno maggiormente discusse e considerate nell'ambito della valutazione di suscettibilità, sono le prime due categorie di fenomeni, in quanto quelle più significative in relazione alla stabilita dell'area.
2.2. Analisi geomorfologica da fotoaeree
Un contributo fondamentale allo studio geomorfologico del territorio di Craco ed alla produzione di una cartografia ad esso correlata, è stato fornito dall'osservazione di foto aeree del sito in studio.
L'analisi dello stato attuale del territorio è stata effettuata tramite immagini fotografiche fornite dalla società Geotec di Matera, relative ad un volo del 1997 a scala 1:14.000. Tale materiale, data la buona scala di dettaglio, ha permesso una accurata osservazione delle zone in dissesto e la redazione di una Carta Geomorfologica a scala 1:10.000 (Tav. 4), coerentemente alla scala della cartografia di base. Ad integrazione dei dati ricavati tramite l'osservazione aerea, sono state effettuate quattro campagne di indagine diretta sul territorio, nel giugno, nel settembre e nel novembre 2000 e nel febbraio 2001, che hanno fornito dati supplementari relativi alle condizioni evolutive in atto nell'area.
L'analisi geomorfologica è consistita nell'individuazione di tutte le zone che presentano caratteri legati ai processi di modificazione e modellazione del territorio, quali:
- aree in erosione superficiale, prevalentemente di tipo calanchivo;
- fenomeni franosi in atto ed aree con segni di dissesto superficiale;
- erosione lineare lungo la rete idrografica.
Successivamente allo studio della situazione morfologica recente, è stata condotta un'analisi multi-temporale attraverso l'osservazione di due voli aerei precedenti, rispettivamente del 1955 e del 1972, forniti dall'Istituto Geografico Militare.
E' stato quindi possibile realizzare una carta geomorfologica relativa ad ognuno dei voli (Tavv. 2 e 3), per analizzare lo stato del territorio in momenti diversi. In questo modo si è osservato ed interpretato l’evoluzione dei processi di versante, con particolare attenzione alle dinamiche di dissesto che investono l'area.
Per quanto riguarda la produzione delle carte geomorfologiche relative agli anni 1955 e 1972, è opportuno precisare che la base cartografica utilizzata si riferisce alla topografia attuale. Le due carte riportano quindi, in alcuni casi, forme morfologiche o strutture ed infrastrutture, diverse da quelle presenti all'epoca delle immagini fotografiche, pertanto tali incongruenze saranno evidenziate quando presenti.
Verranno di seguito esposti i risultati delle osservazioni aeree in ordine cronologico, coerentemente con l'evoluzione temporale dell'area.
2.2.1. Analisi geomorfologica riferita alle foto del 1955
Le osservazioni di maggior rilievo, in relazione all'attuale stato dei luoghi, riguardano le condizioni socio-economiche del territorio, relativamente all'assetto strutturale ed infrastrutturale. Si registra, infatti, l'assenza di importanti realizzazioni che oggi contraddistinguono l'antropizzazione dell'area in studio, quali il viadotto, che si snoda nel fondovalle a sud di Craco, gli edifici scolastici, il nuovo quartiere realizzato presso S. Maria Stella, le opere di regimazione del T. Bruscata. Si nota inoltre, dal punto di vista dell'evoluzione geomorfologica, una sostanziale assenza di elementi riconducibili ad instabilità nella parte centrale dell'abitato.
Fenomeni erosivi
Il fenomeno erosivo che principalmente investe l'area in questo periodo è l’intensa attività calanchiva, che si estende in modo diffuso sia lungo il versante settentrionale della dorsale di Craco, sia lungo quello meridionale, dove il processo è più sviluppato (Tav. 2). I versanti calanchivi mostrano pendenze elevate, e risultano privi di qualunque tipo di vegetazione, fattore che favorisce la continua erosione del terreno.
Questo tipo di processo si individua unicamente dove il substrato è costituito dalle argille plioceniche, mentre non si sviluppa nelle formazioni argillose sicilidi, probabilmente a causa delle caratteristiche meccaniche più scadenti che queste ultime presentano nello strato superficiale, soprattutto in termini di angolo di attrito.
Nel versante meridionale i calanchi si individuano nel settore che dal fosso delle scuole (4) si estende verso SE fino alla Masseria Bruscata ed oltre, mentre i versanti a NW del fosso Bruscata (3) sono interessati in misura minore dal fenomeno. A nord dell'abitato invece, i calanchi si osservano principalmente nell'area tra il fosso Macinecchie (10) e il fosso n. 14 che si trova a N della sella; inoltre la ripida scarpata di sinistra del fosso di Masseria Galante è interessata dal fenomeno per tutta la sua estensione. Processi di erosione superficiale accelerata, si individuano infine, in coincidenza delle zone di testata di alcuni fossi.
Fenomeni franosi
I fenomeni franosi attivi, si osservano in alcune aree sommitali dei fossi, e principalmente:
- nella zona del fosso Bruscata
- nell’area a sud del cimitero
- nel fosso n° 15, a nord di S. Maria Stella.
Oltre alle forme di dissesto attive, si riscontrano evidenze di fenomeni passati di notevoli dimensioni, testimoniati da ampie conche di distacco e dai relativi corpi di accumulo.
In tutti questi antichi dissesti si individua l'area di corona dello scorrimento rotazionale intestata nella fascia delle argille varicolori, generalmente al contatto con la formazione argilloso-sabbiosa del conglomerato. Il materiale coinvolto dai dissesti evolve in tutti i casi osservati in colata, in genere a valle del limite tra argille plioceniche e varicolori, e si rinviene all'interno dei fossi, fino al fondovalle.
La maggior parte di questi vasti movimenti è avvenuta lungo il versante meridionale, a partire dalla zona a S di S. Maria Stella (fosso n.2) fino al fosso di Masseria Bruscata (8). Partendo da ovest verso est si osserva:
- al di sotto delle scuole e del cimitero si notano, nel fondovalle, i corpi di colata di maggiori dimensioni, mentre all'interno dei due fossi si individuano corpi di materiale detritico più recenti, che evidenziano movimenti franosi successivi;
- il fosso n.2 presenta una colata di dimensioni inferiori rispetto alle due precedenti, che nel fondovalle sembra aver deviato leggermente il corso del torrente;
- il fosso Bruscata (4) presenta tracce poco visibili di una antica colata nel fondovalle, mentre nella parte alta è presente del materiale detritico più recente;
- al di sotto del convento è presente una nicchia di vaste dimensioni, ma all'interno dell'incisione, si osserva un volume di materiale detritico che risulta quantitativamente non coerente con le dimensioni dell'area di distacco;
- all'interno del fosso di Masseria Bruscata è presente una colata che raggiunge circa quota 130 m. slm..
Il fosso al di sotto del centro storico necessita di una descrizione più approfondita in quanto nel 1955 presentava una morfologia sensibilmente differente dalla attuale. In tale epoca infatti, la strada statale seguiva un percorso molto più ampio (descritto nella carta geomorfologica allegata) proprio in corrispondenza della nicchia di frana, che aveva dimensioni minori rispetto ad oggi, ed il paese arrivava a lambire tale tratto di strada.
All'interno dell'area di distacco è visibile, dalle immagini, un terrazzo costituito dal materiale spostato e, poco più in alto, un campo da calcio costruito nel 1954; nel fosso al di sotto della nicchia è presente una colata che raggiunge la quota di circa 190 m. slm.
Lungo il versante settentrionale di Craco, i fenomeni di dissesto risultano inferiori in numero ed in termini di volumi coinvolti, rispetto al versante opposto, ma anche qui non mancano grandi frane, come quella presente a N dell’abitato nuovo (fosso n.14). Questo dissesto, come quelli precedentemente analizzati, non è recente e presenta un’area di distacco molto ampia, al centro della quale è visibile il materiale spostato; subito al di sotto inizia la colata delimitata ai due lati da altrettante incisioni della rete idrografica.
Nella parte alta della nicchia, verso W, si individua un corpo detritico successivo al movimento principale, mentre nella parte E è presente una colata minore, relativa ad una piccola nicchia proprio al di sotto della parete conglomeratica.
Ulteriori forme di dissesto sono presenti:
- nella parte centrale del fosso a N di S. Maria Stella (15), dove è visibile una modesta colata;
- nel fosso n. 12 dove è visibile del materiale detritico all’interno dell’incisione;
- nella zona subito a N del convento, dove sono visibili alcuni modesti corpi di accumulo e segni di dissesto, nella zona di testata del fosso;
- nella zona ad E del cimitero, dove è presente una colata in testa al fosso n.9, probabilmente distaccatasi dalla corona presente sotto la scarpata stradale.
Sono infine da segnalare alcune isolate aree dove il terreno sembra interessato da fenomeni di dissesto superficiale, lenti movimenti di tipo viscoso (creep), che tendono a produrre ondulazioni sulla superficie dei depositi. Si osservano principalmente:
- lungo i versanti del fosso del centro storico;
- nell’area ad est di Macinecchie;
- lungo la parte destra della grande colata a N del paese;
- lungo il versante destro del fosso a N di S. Maria Stella (15);
- nei settori indicati come Bruscata e Monastero.
Un ulteriore dato che è stato possibile ricavare dalle immagini fotografiche, è la posizione della faglia che segna il passaggio tra le formazioni plioceniche e quelle sicilidi lungo tutto il versante meridionale, osservazione successivamente confermata dalle indagini di campagna.
Al contrario, sul versante settentrionale non è stato possibile distinguere chiaramente tale passaggio a causa della scarsa linearità e continuità della discontinuità tettonica.
Rete idrografica
Come è possibile osservare dalla carta morfologica, tutti i fossi che incidono il versante meridionale sono in approfondimento, compreso il T. Bruscata nel fondovalle, segno di una forte azione erosiva da parte delle acque meteoriche. Unico a non presentare questo carattere è il fosso di Masseria Bruscata. Lungo il versante opposto il fenomeno è meno marcato e si osserva lungo la metà inferiore del fosso n. 9, lungo un piccolo tratto del fosso n.12, lungo i fossi n.13 e 14 e 15.
2.2.2. Analisi geomorfologica riferita alle foto del 1972
Per quanto riguarda le incongruenze con la cartografia c’è da segnalare che ancora non erano presenti né il viadotto nel fondovalle, né la regimazione del T. Bruscata nel tratto a S del centro storico. Inoltre l’estensione del nuovo insediamento nella sella ad ovest dell’antico abitato è più limitata rispetto a quella rappresentata in cartografia. Rispetto invece alle immagini relative al 1954, sono presenti gli edifici scolastici, e risulta evidente la modificazione topografica dell’abitato in seguito alla vasta frana ben visibile dalle immagini.
Fenomeni erosivi
Anche in questo periodo i processi calanchivi si sviluppano maggiormente lungo il versante meridionale della dorsale, ma in misura minore rispetto alle immagini precedenti. In numerose aree si nota ancora la morfologia tipica dei calanchi ma i versanti appaiono più stabili, ed in parte ricoperti di vegetazione arbustiva (Tav.3). Le zone calanchive ancora attive si individuano:
- lungo il versante destro del fosso a SW di S. Maria Stella (1);
- lungo il versante occidentale del fosso Bruscata (3);
- nel settore a sud del centro storico, principalmente lungo i versanti occidentali delle incisioni;
- nell’area a sud del convento;
- nella zona di Masseria Bruscata;
- lungo il versante destro del fosso Macinecchie;
- lungo i fossi a N del centro storico (12 e 13).
Inoltre tutto il versante sinistro del fosso di Masseria galante risulta interessato da forme calanchive in via di stabilizzazione, in buona parte rinverdite.
Fenomeni franosi
Dalle immagini relative all’anno 1972 si rileva la presenza di alcuni fenomeni di neoformazione e soprattutto la riattivazione di numerosi movimenti franosi di diverse dimensioni. Il fenomeno di maggior rilievo riguarda la riattivazione della frana del centro storico, che ha provocato il collasso della zona centrale dell’abitato. E’ ben evidente la corona di distacco principale dello scorrimento rotazionale, che coinvolge una parte dell’opera di sostegno alla statale 103; inoltre una seconda vasta corona si osserva poco più in basso della prima, in allargamento verso est. All’interno della nicchia di frana è visibile il materiale spostato ed un terrazzo di frana a quota di circa 280 m. slm.; subito al di sotto del terrazzo detritico si intesta la colata formata dal materiale di accumulo dello scorrimento rotazionale, che colma l’incisione fino alla quota 150 m.slm.
Altri fenomeni minori, in termini di aree e volumi coinvolti, si riscontrano:
- nella parte alta del Fosso Bruscata, dove si è attivata una nicchia di distacco in corrispondenza del piede di una colata individuata nelle immagini del ’55;
- nella parte alta dell’area sottostante le scuole sono presenti due fenomeni di ridotte dimensioni costituiti da due colate il cui movimento iniziale è probabilmente di tipo rotazionale; inoltre più a valle si nota la presenza di un ulteriore fenomeno di colata che incrementa il materiale di accumulo già presente nel fosso;
- nel versante settentrionale, al di sotto della sella del convento, è visibile una colata la cui area di distacco si intesta al di sotto della statale 103, inoltre all’interno del fosso si individua del materiale detritico proveniente probabilmente dall’accumulo visibile dalle immagini del ‘55.
- ulteriori fenomeni si individuano all’interno delle nicchie del convento e del cimitero in aree precedentemente interessate, in parte, da fenomeni di dissesto superficiale.
Si notano infine alcune zone, principalmente nelle aree di testata dei fossi, interessate da fenomeni di dissesto superficiale, con ondulazione del terreno (creep), la cui estensione risulta aumentata rispetto alla situazione del 1955. Tale processo si osserva in particolare:
- nella parte alta del fosso a SW di S. Maria Stella (1) e di quello adiacente
- nell’area di nicchia del F. Bruscata (3).
- sul versante ad E della colata del centro storico
- nelle aree sommitali dei fossi (7), (8), e (9).
- nel materiale di accumulo nel fosso a NE della sella settentrionale (14), (già evidenziato nel 1955).
- infine in una vasta zona a N di S.Maria Stella.
E’ interessante osservare come alcune delle zone interessate dal creep nel ’55 si siano ampliate, mentre altre aree individuate fossero precedentemente interessate da movimenti di versante di tipo colata.
Rete idrografica
Da un confronto con le immagini precedenti, si osserva una generale diminuzione dei fenomeni erosivi lineari rappresentati dall’incisione e approfondimento dei tratti occupati dalla rete idrografica. Lungo il versante meridionale, infatti, l’approfondimento interessa solamente i tratti finali dei fossi, con l’eccezione dell’incisione del convento, che sembra approfondirsi per tutta la sua lunghezza; il T Bruscata appare ancora in apporofondimento ma in modo minore rispetto al ‘55. Nel versante settentrionale l’unico fosso interessato sensibilmente dal fenomeno è quello ad E di Macinecchie, mentre appare inciso solo un piccolo tratto del fosso di Masseria Galante, tra i fossi n.12 e n.13.
2.2.3. Analisi geomorfologica riferita alle foto del 1997
La carta geomorfologia prodotta grazie a queste immagini fotografiche (Tav. 4), risulta più dettagliata rispetto alle due precedenti grazie alla maggiore scala. E’ stato possibile, infatti, individuare un numero superiore di fenomeni di dissesto di piccola estensione, non osservabili dalle foto aeree precedenti. Inoltre alcuni dei dissesti cartografati sono stati osservati durante le indagini di campagna, e risultano quindi successivi al 1997.
Fenomeni erosivi
Per quanto riguarda l’erosione superficiale, nel versante meridionale essa è presente in modo più esteso nel settore ad E della frana del centro storico, mentre nel settore ad W della stessa si manifesta solo in alcune aree isolate lungo i versanti occidentali dei fossi, che presentano una esposizione prevalente a SE. Le aree calanchive attualmente attive, coinvolgono settori di modesta estensione rispetto al passato, in carta sono però rappresentate anche le aree con forme calanchive stabili. Le superfici precedentemente interessate da tale fenomeno ne conservano la morfologia ma non i processi di erosione accelerata; tale fatto è evidenziato dalla presenza di vegetazione arbustiva lungo i versanti.
Nel settore meridionale le zone a calanchi attivi si trovano lungo il versante destro del fosso a SW di S. Maria Stella, e lungo i fossi minori compresi tra il centro storico ed il convento.
Nel settore settentrionale sono presenti aree attive di ridotte dimensioni esclusivamente lungo il fosso Macinecchie, mentre lungo il versante orientale del fosso ad W di Macinecchie (11) è visibile un’area calanchiva rinverdita. Analogamente lungo tutta la scarpata nord del fosso Galante e lungo la prosecuzione verso W oltre la strada (f.so 15), i versanti sono ricoperti di vegetazione.
Fenomeni franosi
Dalle immagini non risultano evidenze di aree franose di neoformazione, tutte quelle segnalate si sviluppano infatti in aree già instabili in passato. Sulla carta prodotta sono presenti alcune piccole corone di frana recenti, individuate durante i rilevamenti di campagna, che però risultano avere un significato minore rispetto ai fenomeni a grande scala che in passato hanno investito l’area.
Una importante osservazione riguarda la colata del centro storico, che ha raggiunto una quota più bassa rispetto al 1972 (circa 140 m.s.l.m.), probabilmente a causa di movimenti viscosi interni alla massa di detrito. All’interno del f.so Bruscata, nella sua parte sommitale, nuovo materiale detritico riempie il fosso, segno di una attività franosa successiva al 1972.
Nel versante settentrionale, segni di attività si riconoscono nell’area dei fossi 9, 10, 11, 12, e 13; in quest’ultimo si nota del materiale detritico che riempie i due rami sommitali fino a metà circa dell’incisione.
Diffusamente, lungo i versanti si individua la presenza di fenomeni di dissesto superficiale, principalmente sviluppati lungo le testate e le scarpate di molti fossi; questo fenomeno è inoltre stato osservato in alcuni dei grossi corpi di colata (4, 5, 14).
Rete idrografica
L’osservazione principale in relazione alla rete idrografica, riguarda il tratto del T. Bruscata a S del centro storico, che è attualmente contenuto da un alveo artificiale. Tale opera costituisce una soglia inerodibile per le acque, ed ha quindi impedito l’ulteriore approfondimento del torrente. Dalle immagini è possibile osservare che tutti i fossi a monte dell’opera idraulica risultano sensibilmente meno incisi rispetto al passato.
I rilevamenti effettuati in campagna e le immagini aeree hanno permesso di osservare l’evoluzione dei versanti della dorsale di Craco lungo un arco temporale di circa 50 anni. In tale periodo il settore che ha subito maggiori modificazioni è quello al di sotto del centro dell’abitato di Craco, a causa delle riattivazioni della frana del centro storico, nel 1959, nel 1965 e nel 1971, l’ultima delle quali osservabile dal volo aereo effettuato qualche mese più tardi. A differenza di questo fenomeno di vaste dimensioni, non sembrano aver progredito verso il paese le altre nicchie prodotte da antichi dissesti. Ciò nonostante la maggior parte delle aree sommitali dei fossi, soprattutto nel versante meridionale, sono state interessate da movimenti di minore entità, che comunque testimoniano l’alta propensione al dissesto dei terreni argillosi presenti nella parte alta della dorsale.
In base all’analisi geomorfologica multi-temporale, attualmente tutte le frane maggiori possono essere classificate come quiescenti, cioè forme di dissesto che possono essere riattivate in presenza di fattori innescanti. La campagna di indagini, effettuata a più riprese lungo l’arco di un anno, ha permesso inoltre di riconoscere una serie di fenomeni di tipo superficiale attivi nell’ultimo ciclo stagionale.

Fig. 2.7: frana del centro storico
Come precedentemente evidenziato nell’analisi storica dei dissesti, la frana del centro storico (scorrimento rotazionale; Fig. 2.7), anch’essa attualmente quiescente, mostra, nella sua evoluzione, i caratteri tipici di un fenomeno retrogressivo e multi-direzionale, in quanto la corona principale di frana si è progressivamente spostata verso l’alto della dorsale (di circa 50 m tra il 1955 ed il 1972) interessando aree sempre più vaste dell’antico abitato, mentre la seconda corona è progredita verso NE; oggi le due aree formano un’unica ampia conca. Il carattere di retrogressività, relativo alla distribuzione di attività dei dissesti, è riferibile anche alle altre grandi frane quiescenti presenti nell’area, infatti le testimonianze storiche raccolte in occasione delle riattivazioni della frana principale, riportano osservazioni riguardo alle zone di richiamo delle due grandi nicchie laterali, che nel tempo hanno danneggiato porzioni di abitato sempre più elevate. Inoltre, dalle osservazioni dirette effettuate durante le campagne di indagine, sono state individuate fratture di tensione, sia all’interno dell’abitato, sia lungo la SS. 103, in corrispondenza delle scuole e soprattutto in prossimità del convento, dove si osservano recenti fratture dovute ai dissesti presenti nel versante nord, al di sotto del ciglio stradale.
Un’area rimasta attiva nelle tre annate, è quella a sud del cimitero, dove si sono osservati sempre movimenti in atto.
Se nel cinquantennio di osservazione, la maggior parte dei più antichi dissesti, non hanno registrato rilevanti segnali di attivazione, un gran numero di scorrimenti minori ha interessato l’area, provocando in alcuni casi danni alle strutture. La sella sulla quale sorge il convento, è infatti stata interessata da dissesti sia nel versante sud, durante le riattivazioni della frana maggiore, con il danneggiamento del monumento storico, sia nel versante nord, dove il ciglio stradale e le opere a sostegno, sono state progressivamente interessate da una serie di piccoli dissesti, attualmente attivi, le cui aree di richiamo hanno provocato evidenti fratture al convento.
Anche per quanto riguarda i movimenti di tipo colata, la più evidente evoluzione morfologica riguarda il corpo detritico al di sotto del centro storico, che a seguito delle successive riattivazioni dello scorrimento rotazionale a monte, mostra un notevole avanzamento verso il fondovalle (Fig. 2.8). Tra il 1955 ed il 1972 la colata è avanzata di circa 260 m nella direzione di propagazione, mentre tra il 1972 ed il 1997, l'avanzamento risulta di circa 100 m, in conseguenza della diminuita attività franosa a monte. Numerosi altri fenomeni di tipo colata, di minore entità, si sono sviluppati all’interno della maggior parte delle incisioni presenti nel versante meridionale della dorsale, principalmente legati agli scorrimenti sopra menzionati, ed in misura minore anche lungo il versante settentrionale. In particolare, all’interno della vasta nicchia del convento si registrano segni di attività della frana minore al di sotto del monumento, testimoniata dall’avanzamento della colata, e la comparsa di una seconda massa di detrito più ad ovest, nelle immagini del 1972.
Dai dati ottenuti tramite la rappresentazione Gis, è stato possibile valutare l'aumento delle aree soggette a dissesti, tra i tre periodi di osservazione. Come si vede dalla figura 2.9, l'andamento è di tipo lineare e si attua principalmente per ampliamento o riattivazione delle aree già in dissesto, non si osservano infatti fenomeni di neoformazione in aree precedentemente stabili.

Fig. 2.8: E' rappresentata la frana del centro storico nelle tre differenti
annate; in rosso sono evidenziate le nicchie di distacco e le frecce indicano
l'avanzamento della colata.
Un’ultima considerazione riguarda la natura dei terreni nei quali si producono i dissesti; si registra infatti che l' 84% delle superfici di scorrimento rotazionale sono impostate nella fascia di argille varicolori s.l., il 2,5% nelle argille plioceniche, ed il 13% si trova nel membro argilloso-sabbioso del conglomerato (Fig. 2.10), mentre i più grandi corpi di accumulo si rinvengono al di sotto del limite tra argille plioceniche e argille varicolori.
L’attività di erosione lineare evidenziata dall’approfondimento dei fossi si è notevolmente ridotta nel tempo. Questa osservazione può essere connessa con la riduzione dell’estensione areale dei calanchi attivi, sostituiti da forme meno aguzze e da rivegetazione arbustiva naturale. In sintesi, ad una naturale fase di riduzione della capacità erosiva dei corsi d’acqua e ad una conseguente riduzione dell’approfondimento degli stessi, sembra associarsi una maggiore stabilità della coltre superficiale dei versanti. Questa evoluzione naturale, già individuata dalle diverse condizioni riscontrate tra le foto del ’54 e del’72, si è ulteriolmente sviluppata con l’artificializzazione dell’alveo del Torrente Bruscata come è evidenziato dalle foto del ’97.

Fig. 2.9: aree soggette a dissesti

Fig. 2.10: natura dei terreni e frequenza dei
dissesti