Analisi per la valutazione del rischio da frana nell'area di Craco (Matera)
Capitolo XIII – Progettazione del sistema di monitoraggio e dell’intervento di sistemazione
13.1. Frana del centro storico
13.2. Sistema di monitoraggio
13.3. Intervento di sistemazione
Le analisi condotte nelle fasi precedentemente descritte hanno permesso di costruire un quadro dettagliato delle caratteristiche sia dei fenomeni di dissesto sia del contesto all’interno del quale essi si sono sviluppati. Di seguito viene fornita una sintesi delle osservazioni effettuate sulle due aree su cui sono stati progettati un sistema di monitoraggio ed un ipotesi di intervento di sistemazione, nell’ottica di preservare e mettere in sicurezza quanto rimane dell’abitato di Craco, o almeno delle porzioni meno degradate.
13.1. Frana del centro storico
Le prime osservazioni sulla frana del centro storico riguardano l'evidenza del progressivo approfondimento della superficie di scivolamento nel tempo. E' infatti possibile evidenziare che fino al 1959, il muro fu in grado di contenere la frana, essendo il piano di fondazione (18 m) ad una profondità sufficiente a garantire la stabilità dell'abitato. Tra il 1959 ed il 1965 gli spostamenti della struttura evidenziano un approfondimento della superficie di rottura, fino al totale collasso del muro. La successiva costruzione di un'opera di sostegno, fondata a più di 30 m da p.c., totalmente coinvolta dal dissesto solo un anno dopo, mette in luce l'elevata intensità del fenomeno in quel periodo, essendosi la superficie di rottura approfondita di molti metri in pochi anni. E' quindi evidente il carattere retrogressivo del fenomeno, che nel tempo diviene più profondo ed investe parti sempre più interne dell'abitato.
Inoltre è possibile attribuire al dissesto uno stile di attività multiplo, cioè prodotto da una serie di superfici di scorrimento che generano la frana nel suo complesso; questa ipotesi è sostenuta dalla presenza di più scarpate di frana prodottesi all'interno del paese durante l'attivazione del 1971.
La figura 5.14 rappresenta il profilo del versante attuale, ricavato dalla Carta Tecnica del Comune di Craco, a scala 1:2000; ad esso, è sovrapposto il profilo topografico precedente alle frane storiche, ricavato dalla Tavoletta IGM a scala 1:25.000, prodotta da rilievi risalenti al 1955. Questo secondo profilo, derivato da un’informazione a scala minore, non permette di ricostruire l’andamento del versante con analogo dettaglio. Tuttavia, la sovrapposizione dei due grafici risulta significativa per una indicazione di massima riguardo alla variazione morfologica del versante, nell’arco temporale considerato.
Dall’osservazione delle immagini aeree è possibile osservare come, successivamente all’ultima frana (foto del 1972), la conca prodotta alla nicchia di distacco risulti praticamente svuotata di tutto il materiale scosceso, essendosi quest’ultimo, riversato nel fosso sottostante sotto forma di colata. In base a tale osservazione, è possibile presumere che lo scivolamento del materiale sia avvenuto lungo una superficie praticamente prossima all’attuale piano campagna. Inoltre, dall’analisi della morfologia del profilo nell’area di nicchia, si ritiene probabile che tale superficie di scivolamento sia di tipo rotazionale solo nella parte alta della scarpata, con un successivo appiattimento della stessa, parallelamente alla topografia attuale. Il grafico di figura, permette di stimare in circa 30 m lo spessore di materiale asportato nella zona di nicchia. Tutto ciò porta a ridimensionare l’ipotesi di Del Prete, secondo il quale la superficie di scivolamento avrebbe raggiunto una profondità di circa 70m; ciò sarebbe dovuto alla forma prettamente circolare di tale superficie, ipotesi che non risulta in accordo con le evidenze morfologiche riscontrate.
La figura, fa registrare inoltre, un abbassamento della superficie topografica nella parte alta del fosso in cui si incanala il corpo della colata detritica. Tale evidenza è dovuta al fatto che nel 1955 (vedi fig. 5.12), un corpo detritico interessava già quell’area; in seguito, lo stesso materiale è stato trasportato verso il fondovalle dai successivi movimenti franosi. In base alla ricostruzione di figura 5.14, lo spessore dell’attuale colata, nella parte bassa dell’incisione, è stimato in 7-10 m circa.
13.2. Sistema di monitoraggio
Le aree su cui si è ritenuto opportuno prevedere l’installazione di un sistema di monitoraggio sono quelle indicate come:
Area del Centro Storico
Area del Convento
Le planimetrie delle due figure nelle pagine seguenti riportano la disposizione degli strumenti e delle perforazioni da eseguire.
Dal punto di vista generale è stato previsto di realizzare una unità di acquisizione master (UMP) da installare nell’area del Convento, all’interno di uno dei locali ristrutturati di recente, che costituisce anche il luogo più adatto per l’installazione di una stazione meteorologica collegata via cavo. La stazione meteo permetterà di avere una serie di dati in continuo relativi alle temperature e alle precipitazioni, tali da poter effettuare precise correlazioni con gli eventuali spostamenti registrati dal sistema di monitoraggio di tipo cinematico.
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SISTEMA DI MONITORAGGIO SITOSTORICO-ARCHEOLOGICO DI CRACO |
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STRUMENTI |
NUMERO |
SONDAGGI |
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NUMERO |
METRI TOTALI |
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piezometro |
4 |
4 |
80 |
| fessurimetro |
5 |
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| Inclinometro automatico |
4 |
7 |
210 |
| estensimetro a 3 basi in foro |
2 |
2 (sub-orizzontali) |
80 |
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piezometro |
2 |
2 |
40 |
| fessurimetro |
3 |
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| Inclinometro automatico |
2 |
4 |
80 |
| estensimetro a 3 basi in foro |
1 |
1 (sub-orizzontali) |
30 |
| stazione meteo |
1 |
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Tabella 13.1 – Strumentazione prevista per il monitoraggio cinematico dei due settori del Centro Storico e del Convento di Craco
Per quanto riguarda l’area del Centro Storico è stato previsto di realizzare due unità di acquisizione e trasmissione dei dati (UMP) separate cui andrebbero collegati via cavo i sensori posti rispettivamente a monte e a valle della strada. Le unità di trasmissione sarebbero alimentate da batterie in tampone a moduli fotovoltaici ed i dati verrebbero trasmessi al sistema di acquisizione master nel Convento utilizzando opportuni radio-modem omologati per la trasmissione ad interrogazione che non necessitano di autorizzazione ministeriale.

Fig. 13.1 – Disposizione
della strumentazione di monitoraggio nell’area del Convento
Oltre alla registrazione delle oscillazioni della falda attraverso una serie di piezometri disposti nelle due aree, il sistema di monitoraggio previsto permetterà sia misurazioni di spostamenti in profondità attraverso l’installazione in foro di estensimetri, inclinometri e TDR, sia di deformazioni di elementi costituenti le strutture degli edifici del Centro storico e del Convento.
Per quanto riguarda le perforazioni sono stati previsti:
n. 6 sondaggi con profondità di 20 metri ciascuno per la messa in posa di sonde piezometriche; i sondaggi potranno essere eseguiti a distruzione di nucleo e attrezzati con tubi piezometrici la cui parte terminale sarà fessurata con la creazione della superficie filtrante mediante “tessuto non tessuto” e ghiaietto.
n. 11 sondaggi, dei quali 7 con profondità di 30 metri (area Centro Storico) e 4 con profondità di 20 metri (area Convento), attrezzati con tubi inclinometrici per misure manuali e automatiche e con doppio cavo coassiale per misure TDR. In 6 di questi sondaggi (4 nell’area del Centro Storico e 2 nell’area del Convento) è prevista la messa in posa di una sonda inclinometrica biassiale per misure automatiche e continue. I sondaggi saranno realizzati a carotaggio continuo.
n. 3 sondaggi a distruzione inclinati dei quali due con lunghezza di 40 metri nell’area del Centro Storico ed uno di 30 metri nell’area del Convento per la messa in posa di estensimetri profondi a 3 basi di misura.

Fig. 13.2 – Disposizione della strumentazione di monitoraggio nell’area del
Centro storico
13.3. Intervento di sistemazione
Oltre alle piogge, altri fattori che hanno contribuito negativamente sulla stabilità dei versanti, sono riconducibili a fattori antropici quali:
- l’abbandono dei pozzi in seguito alla costruzione della rete acquedottistica, che ha interrotto l’emungimento delle acque presenti nella formazione sabbioso-conglomeratica. La presenza di tale falda, è infatti riconosciuta come una delle cause naturali dell’attivazione dei grandi dissesti, in quanto ha provocato la progressiva imbibizione dei sottostanti terreni argillosi, provocandone una diminuzione delle caratteristiche meccaniche;
- le perdite nelle reti acquedottistica e fognaria, che hanno prodotto ulteriori apporti idrici nei terreni; l’infiltrazione è stata inoltre favorita dai tagli e scavi prodotti dall’attività antropica.
- la costruzione del campo di calcio proprio all’interno della nicchia di frana; l’edificazione di tale opera ha infatti prodotto un aggravio delle condizioni di stabilità del versante, in termini di aumento delle forze mobilitanti agenti sul pendio;
- l’opera di sostegno alla statale 103 in corrispondenza del centro storico; essa non ebbe la funzione di stabilizzazione prevista in fase di progettazione, rappresentò invece un fattore negativo per l’equilibrio del versante, principalmente per due motivi: in primo luogo l’enorme peso dell’opera produsse un notevole sovraccarico, in una posizione del pendio dove danneggiava senz’altro le condizioni di stabilità (vedi punto precedente); secondo poi, la mancanza di un adeguato drenaggio, ha prodotto una barriera impermeabile alta più di 30 m e lunga 60 m, provocando un ostacolo al normale deflusso delle acque e causando un notevole aumento delle pressioni interstiziali a monte dell’opera stessa.
Gli interventi previsti devono riguardare sia la bonifica delle pendici del colle di Craco sia la messa in sicurezza delle aree maggiormente colpite dai fenomeni su cui insistono beni che necessitano azioni di tutela. Complessivamente deve essere realizzata la regimazione di gran parte dei fossi presenti lungo le pendici del rilievo di Craco e la realizzazione di opere idrauliche utili all’allontanamento delle acque dai terreni lungo i versanti e nelle aree prossime al Centro Storico ed al Convento.
Anche se abitato solo nella porzione di S. Maria Stella, l’abitato di Craco è collegato all’acquedotto Pugliese ed è, almeno in parte, fornito di rete fognaria. Si ritiene necessario prevedere un’opera di rifacimento sia della rete idrica che di quella fognaria, con eventuale deviazione dell’attuale tracciato dell’acquedotto. Anche la rete di smaltimento dell’acqua lungo il tracciato stradale deve essere sottoposto a verifica e ad eventuale rifacimento puntuale, dato che i relativi dissesti sono frequenti e persistenti. La bonifica dei versanti deve prevedere differenti interventi di drenaggio:
Gli interventi devono conseguire i seguenti risultati:
evitare che le perdite delle acque provenienti dalla rete fognaria ed idrica concorrano ad un ulteriore apporto nel complesso conglomeratico-sabbioso sommitale.