Analisi per la valutazione del rischio da frana nell'area di Craco (Matera)
Capitolo XI - Analisi della Vulnerabilità
11.1. Valutazione delle condizioni statico-strutturali
Lo stato di conservazione degli edifici dell’abitato di Craco risente di una serie di fattori. In primo luogo, supponendo che precedentemente ai provvedimenti di sgombero il paese fosse in condizioni normali, l’attivitòà franosa ha determinato la scomparsa della porzione più esterna e recente degli edifici del versante meridionale. Contemporaneamente il movimento franoso ha indotto delle condizioni di dissesto nella porzione a monte della corona di frana, determinando gravi lesioni negli edifici più prossimi che si vanno smorzando in direzione della cresta del rilievo e quindi della parte più alta dell’abitato.
A questo danneggiamento provocato direttamente dalle frane, si sono aggiunti gli altri due fattori, l’abbandono e il terremoto del 1980, di cui il primo è direttamente consequenziale, mentre il secondo è dovuto ad una concomitanza solo tragicamente casuale. Entrambi comunque hanno determinato un aggravamento delle condizioni degli edifici in modo uniformemente distribuito su tutti gli edifici dell’abitato.
11.1. Valutazione delle condizioni statico-strutturali
La procedura per la valutazione della vulnerabilità è consistita nel rilievo delle condizioni statico-strutturali eseguito su tutti gli elementi dell’area di indagine costituita dal Centro storico e dagli edifici del Convento. Si sarebbe potuta valutare esclusivamente una porzione degli edifici e successivamente estrapolare, attraverso una correlazione e la definizione di curve di iso-vulneerabilità, la valutazione delle condizioni sulla restante parte. Tuttavia, un processo di estrapolazione rigoroso avrebbe dovuto mettere in relazione le condizioni statico-strutturali con il processo che è all’origine del degrado di ogni edificio. Essendo i processi all’origine del degrado diversi (frane, terremoto e abbandono) e difficilmente valutabili in modo distinto l’uno dagli altri, difficilmente si sarebbe potuta effettuare una correlazione diretta tra frana e lesioni. Estendendo il censimento alla totalità degli elementi dell’insieme in esame si è evitato quindi di dover effettuare tale operazioni di estrapolazione.
L’approccio analitico è stato condizionato inoltre dalla presenza di aree profondamente danneggiate dove spesso non è rimasto altro che porzioni delle mura perimetrali e accumuli di macerie. Di fronte a tali condizioni non si è ritenuto opportuno procedere alla definizione del quadro fessurativo degli edifici ed applicare una valutazione che facesse riferimento alla presenza di lesioni. Si è invece ritenuto più pratico valutare lo stato di conservazione di ogni edificio facendo riferimento alla classificazione riportata nella tabella 11.1.
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STIMA DELLE CONDIZIONI STATICO-STRUTTURALI |
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TIPO DI DANNO |
classe |
% danno |
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Assenza di danno |
0 |
Nessuna |
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Danni leggeri non strutturali. La stabilità non è pregiudicata |
1 |
Qualche % |
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Fessurazione dei muri. Lievi danni strutturali |
2 |
10 - 40 % |
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Deformazioni importanti. Fessure largamente aperte. |
3 |
40 - 60 % |
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Cedimento parziale dei pavimenti, brecce nei muri, disarticolazione delle pareti. |
4 |
60 - 90 % |
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Struttura da molto danneggiata a totalmente distrutta. Recupero impossibile |
5 |
90 - 100 % |
Tabella 11.1
Pertanto si è ritenuto sufficiente assimilare le condizioni statico-strutturali allo stato di vulnerabilità degli edifici (metodologia semplificata descritta nelle Linee Guida) procedendo quindi alla stesura di una cartografia (Tav. 15) confrontabile con il livello informativo relativo alla pericolosità al fine di una conclusiva analisi del rischio.
La relazione tra la distribuzione delle condizioni statico-strutturali con i parametri relativi alla collocazione dell’elemento esposto rispetto all’evoluzione spaziale del fenomeno, permette di definire diversi scenari possibili di isovulnerabilità.

Fig. 11.1 – Bene
culturale collocato a monte della frana

Fig. 11.2 - Relazione tra
danneggiamento e fenomeno franoso
Per i beni posizionati a monte dell’area in frana (fig. 11.1), il parametro che governa la vulnerabilità è la distanza del bene dall’area di corona della frana (fig.11.2).