2.3. DELIMITAZIONE DELLE AREE INONDABILI

2.3.1 Generalità

2.3.2 Tipi di dati

2.3.3  Rappresentazione delle aree inondabili

 

Indice Capitolo 2

 

2.3.1 Generalità

Risultato della simulazione idraulica è la valutazione del tirante idrico in corrispondenza di ciascuna delle sezioni di calcolo e per ognuna delle probabilità di accadimento (tempo di ritorno) di interesse. Tale grandezza, benché essenziale per lo studio presente, non può ritenersi esaustiva ai fini della completa conoscenza del campo di moto.

Ciò costituisce il limite principale dei codici di calcolo monodimensionale, che forniscono una rappresentazione generale delle aree di inondazione non rispondente alle effettive caratteristiche morfologiche del tratto di studio (Fig. 9).

 

Fig. 9 - Rappresentazione delle aree inondate ottenuta dalla simulazione idraulica

 

La rappresentazione che si ottiene risulta quindi poco realistica e non adatta alla costruzione di una cartografia delle aree di inondazione.

A tal fine dovranno quindi essere impiegati codici di calcolo bidimensionali (Mike 21, HEC-GEORAS,  ecc) o procedure di post-elaborazione costruite ad hoc.

I risultati principali della elaborazione consistono nella perimetrazione delle aree inondabili associate ai vari tempi di ritorno, fino alla rappresentazione della superficie dell’acqua secondo approcci che possono essere così sintetizzati:

1)      Modello a isotiranti

2)      Modello raster.

Il primo approccio prevede la suddivisione della superficie interessata in poligoni caratterizzati da egual valore dell’altezza raggiunta dall’acqua (isotiranti). Nella determinazione di tali poligoni e nella scelta delle classi di altezza da utilizzare per descrivere in maniera discreta l’intensità della piena è necessario tenere conto che il fenomeno deve essere descritto con un dettaglio che sia simile a quello disponibile per la descrizione della danneggiabilità degli oggetti presenti sul territorio e coinvolti dalla piena.

Questo modello, che verrà in seguito indicato come modello a isotiranti e brevemente descritto al paragrafo 2.3.3, viene messo a confronto con una nuova procedura per la stima dei danni da inondazione indicata come modello raster che sarà descritta nel dettaglio.

La procedura di rasterizzazione fornisce in output una descrizione continua e con dettaglio dell’ordine del passo della cella, sia in termini di altezza dell’acqua che di  vulnerabilità del territorio interessato dall’inondazione.

Poiché entrambi i modelli sono implementati con l’ausilio di tecnologie G.I.S. (Geographical Information System), sulle cui caratteristiche di dettaglio si rimanda alla letteratura specializzata, si accenna in modo sintetico alle principali caratteristiche e potenzialità dei Sistemi Informativi Geografici.

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2.3.2 Tipi di dati

Il G.I.S. è un sistema informativo per l’acquisizione, l’immagazzinamento, l’analisi e la visualizzazione di dati geografici. Benché il G.I.S. possa essere visto come un unico sistema, esso si compone in realtà  di diverse parti tra loro connesse in modo funzionale (Fig. 10). Allo scopo di rappresentare e gestire le informazioni spaziali mediante un GIS, è necessario utilizzare una rappresentazione dei dati che sia sganciata dalla realtà fisica; questo viene realizzato definendo un modello dei dati che sia abbastanza ampio da accogliere al suo interno tutti gli oggetti che esistono nel mondo fisico (aree, linee, punti, quote, ecc.) e che sia sufficientemente elastico da permettere di adattarlo a tutte le combinazioni che effettivamente occorrono nella realtà.

Rispetto ad una rappresentazione puramente geometrica degli oggetti presenti nella realtà, ad un GIS viene richiesto di mantenere e gestire tutte le informazioni che riguardano le mutue relazioni spaziali tra i diversi elementi, come la connessione, l’adiacenza o l’inclusione, cioè di strutturare i dati definendone anche la topologia.

 

Fig.10 - Componenti software tipici di un G.I.S.

 

Caratteristica fondamentale del GIS è la sua capacità di georeferenziare i dati; ovvero di attribuire ad ogni elemento le sue coordinate spaziali reali.
I dati, all’interno di un GIS, sono memorizzati secondo diverse strutture-dati, spesso proprietarie; allo scopo di permettere il dialogo ed il trasferimento dei dati tra i diversi sistemi sono stati definiti diversi formati di trasferimento.
Si distinguono pertanto due grandi tipologie di dati: dati tipo vector e dati tipo raster.

Nel formato vettoriale i confini o il percorso degli elementi sono definiti attraverso una serie di punti che, se uniti con tratti rettilinei, individuano la rappresentazione grafica di quella forma.
I punti sono codificati con una coppia di parametri che forniscono le coordinate X e Y nel sistema di riferimento definito. Gli attributi dell’oggetto sono immagazzinati con programmi di gestione dei database (DBMS) tradizionali. Il collegamento tra i due files di dati può essere costruito tramite un semplice id da affiancare ai vari oggetti (fig. 11a)
Tipici dati memorizzati in formato vettoriale sono quelli che provengono dalla digitalizzazione manuale di mappe, dai rilievi topografici con strumenti di campagna, dai CAD, dai GPS.

Nei sistemi raster (fig. 11b), la rappresentazione geografica degli oggetti e gli attributi che essi posseggono sono fusi in file-dati unificato. In questo caso, infatti, non si parla più di oggetti, ma piuttosto l’area di studio è suddivisa in una griglia di celle a passo definibile, in ciascuna delle quali è memorizzata la condizione o attributo della superficie in quel punto. Ad ogni cella è pertanto assegnato un numero che può rappresentare un identificatore dell’oggetto, un codice di attributo qualitativo o un valore di attributo quantitativo.
Ogni grid di celle può essere visto come immagine di una copertura dell’area di studio, ovvero come un layer che immagazzina un determinato tipo di informazioni dell’area mappata. Tipici dati raster sono quelli generati dagli scanner e dai programmi di interpretazione di immagini come quelli utilizzati per le immagini da satellite.

 

Fig.11 -  Rappresentazione di dati di tipo vector (a) e raster (b)

I dati raster sono tipicamente di tipo intensivo, dal momento che devono immagazzinare dati in tutte le celle dell’area di studio, indipendentemente dal fatto che esse siano o meno di interesse. Nel caso dei dati raster entrano quindi in gioco alcuni fattori quali: la risoluzione, che dipende dalla fonte dei dati; la compressione, che migliora le fasi di memorizzazione e archiviazione dei dati, rendendoli però meno maneggevoli; la registrazione, ovvero la georeferenziazione ed il raddrizzamento delle immagini raster.

D’altra parte, però, i dati raster forniscono una rappresentazione della realtà più immediata ed uniforme e ciò li rende analiticamente più potenti dei dati vettoriali, soprattutto nella rappresentazione di parametri che variano con continuità sulla superficie (es. temperatura, pioggia, ecc.). Altro vantaggio dei sistemi raster è il fatto che essi presentano una struttura più vicina all’architettura del computer, per cui tendono ad essere più rapidi nella valutazione di problemi che coinvolgono diverse combinazioni matematiche di dati in layer multipli.

Se i raster sono più orientati all’analisi, i formati vettoriali, sono, invece, più orientati agli oggetti ed alla gestione tramite database. Sono quindi più efficienti in termini di immagazzinamento dati, poiché conservano soltanto i contorni delle forme, associati ai relativi attributi, permettendo quindi una facile interrogazione dei dati. Ciò li rende preferibili in tutte le situazioni in cui i parametri da rappresentare variano in maniera discreta sul territorio.

Un’altra importante caratteristica del modello dati di un G.I.S: è la capacità di gestire oggetti tridimensionali.

I modelli tridimensionali sono generati in due modi: quando si dispone di un insieme sparso di elementi quotati, si utilizzano generalmente algoritmi che creano un T.I.N. (Triangular Irregular Network) (fig. 13a), costruendo una rete di triangoli i cui vertici sono costituiti dai punti di cui si conoscono le tre coordinate; se invece si dispone di un insieme di punti quotati ordinati in griglie a passo regolare è possibile generare un D.T.M. (Digital Terrain Model) o D.E.M. (Digital Elevation Model) (fig. 13b).

A partire da un TIN, un DTM o un DEM, è possibile interpolare curve di livello, effettuare analisi di visibilità, generare profili longitudinali, tracciare sezioni, effettuare analisi di pendenza e di esposizione, cliviometrie, generare viste 3D, ecc. Ma soprattutto è possibile intersecare superfici diverse quali l’orografia e una stima tridimensionale del piano di inondazione, come richiesto per la definizione delle aree inondabili.

 

      

 Fig. 13 - Modello tridimensionale a T.I.N. (a) e DTM (b)

L’organizzazione dei dati di tipo topologico e la capacità di effettuare operazioni di analisi spaziale sono due tra gli elementi chiave dei sistemi G.I.S., che li differenziano da sistemi nati per effettuare operazioni di sola cartografia o disegno assistito dal computer.

Mediante tale analisi e a partire dalle informazioni contenute nel database geografico, possono essere creati nuovi livelli informativi attraverso procedure di sovrapposizione o tramite operatori più complessi sia bi- che tridimensionali.

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2.3.3 Rappresentazione delle aree inondabili

La rappresentazione accurata delle aree di inondazione associate ad un evento di piena di assegnato tempo di ritorno è di importanza fondamentale ai fini della valutazione del rischio idraulico associato ad un bene presente nel territorio.

Una prima rappresentazione può essere ottenuta mediante perimetrazione delle aree inondabili associate ai tempi di ritorno di interesse. Essa consiste in una descrizione  vettoriale dell’area di inondazione ottenuta dall’intersezione tra modello altimetrico digitale del terreno e modello solido della superficie del pelo libero (water surface) per l’assegnato profilo. La procedura, implementabile mediante software commerciali o con script realizzati ad hoc, prevede:

a. Modello idraulico per il calcolo della water surface elevation (WSE), ovvero della quota idrica assoluta;

b. Rappresentazione della superficie del pelo libero mediante modello T.I.N. (Triangular Irregular Network), cioè come insieme di superfici triangolari, con vertici in punti noti di sezioni consecutive (opportunamente estese in direzione trasversale alla linea d’asse dell’alveo al fine di garantire la copertura dell’area di potenziale inondazione);

c. Intersezione della superficie prismoidale rappresentativa del pelo libero con il modello digitale del terreno.

I risultati di un’elaborazione-tipo sono riportati in Fig. 15.

 

Fig. 15 – Perimetrazione delle aree inondabili a vari TR

Dati ufficiali relativi alla perimetrazione delle aree di inondazione associate ai principali tempi di ritorno (TR=50, 100, 200, 500 anni) sono contenuti nei Piani di Bacino redatti dalle Autorità di Bacino Nazionali, cui si rimanda per gli ulteriori approfondimenti.

Tale rappresentazione risulta tuttavia insufficiente ai fini della valutazione del danno da piena, per cui risulta indispensabile la conoscenza non soltanto dell’estensione ed entità complessiva del fenomeno, ma anche la conoscenza puntuale e dettagliata degli aspetti locali ad esso connessi.

In particolare dovrà essere possibile apprezzare, con un buon grado di accuratezza, il valore del tirante idrico in corrispondenza del bene in esame e dell’area limitrofe.

Ciò richiede la modellazione completa della superficie del pelo libero per l’assegnato profilo idraulico, che può essere ottenuta alternativamente come:

a)          Modello a isotiranti

b)          Modello raster

Nel primo caso il problema è risolto individuando, per ogni assegnato tempo di ritorno, le linee sul terreno, caratterizzate dallo stesso tirante idrico (isotiranti), ed assegnando quindi ai beni presenti sul territorio e compresi fra due isotiranti consecutive un valore del tirante pari a quello medio fra le isotiranti stesse. Il processo di delimitazione di ciascuna isotirante ricalca nei passi quello di perimetrazione delle aree inondabili, salvo scelta dell’intervallo di tracciamento. Un esempio di rappresentazione ad isotiranti è riportato in Fig. 16.

 


Fig. 16 – Modello ad isotiranti

 

Il modello appena descritto fornisce una rappresentazione dell’area di inondazione di tipo “discreto” e strettamente dipendente dal passo scelto per il tracciamento delle linee di egual tirante. Ovviamente all’aumentare del passo di intersezione, ovvero all’aumentare del rapporto tra passo di intersezione/ampiezza della maglia nel DEM di base, l’accuratezza del modello diminuisce, né tuttavia appare conveniente aumentare eccessivamente il numero delle isotiranti, data l’onerosità delle procedure di intersezione ed eventuale correzione.

Con l’approccio raster è invece possibile ottenere una rappresentazione pressoché continua dell’area interessata da potenziale inondazione.

Il modello si basa infatti sulla costruzione di un grid del tirante con accuratezza pari al passo del modello digitale del terreno. La procedura, implementabile mediante software commerciali o con script realizzati ad hoc, prevede:

a.    Modello idraulico per il calcolo della WSE;

b.    Rappresentazione della superficie del pelo libero mediante T.I.N.;

c.    Conversione T.I.N. Þ D.E.M.: la rappresentazione a maglie triangolari viene trasformata in un modello a maglie quadrate con passo pari all’ampiezza delle celle nel DEM del terreno; l’attributo di ciascuna cella è costituito dal valore dell’altezza idrica assoluta in corrispondenza del baricentro;

d.    Costruzione del raster del tirante: ottenuta mediante sottrazione (DEM della quota idrica assoluta – DEM del terreno); l’attributo di ciascuna cella è costituito dal valore dell’altezza idrica relativa in corrispondenza del baricentro.

Un esempio di rappresentazione raster è riportato in Fig. 17.

 

Fig. 17 – Modello raster

 

Assumendo che il tirante idrico possa quindi essere assunto univocamente come grandezza rappresentativa degli effetti dell’inondazione, il modello raster rappresenta l’approccio preferibile in termini sia di capacità di rappresentazione che di grado di dettaglio. L’automatizzazione delle procedure e la minore onerosità delle procedure di calcolo la rendono poi applicabile anche ad aree comunque estese oltreché a singolarità di interesse.

Per completezza di trattazione, ma rimandando per approfondimenti a testi specializzati, accenniamo brevemente al fatto che altre grandezze idrauliche possono svolgere, accanto al tirante, un ruolo primario nella valutazione del danno da piena; tra queste in particolare: campo di moto (velocità e direzione) e trasporto solido.

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