6. ANALISI DEL RISCHIO

Indice Fascicolo III

La stima del rischio sismico dei beni monumentali è il prodotto delle componenti:

il rischio, definito per via probabilistica con le carte di rischio ed in via deterministica con gli scenari di rischio, viene espresso dalla grandezza R = perdita di valore o R = perdita delle persone (feriti e morti).

Per definire la perdita di valore dei beni, occorre che sia nota la relazione che lega il danno atteso sulla struttura alla vulnerabilità (attraverso curve di fragilità o DPM) ed inoltre che sia possibile esprimere la perdita di valore in funzione del danno atteso, come riduzione o perdita del valore utilizzando, come riferimento, la classificazione delle carte del Touring (vedi Fascicolo II delle Linee Guida).

Riguardo alla relazione vulnerabilità-danno in funzione della severità dell’evento sismico atteso sono state proposte curve di fragilità ottenute dall’osservazione di beni danneggiati a seguito di eventi recenti (vedi: S.Lagomarsino, “Vulnerabilità sismica delle Chiese: proposta di una metodologia integrata per la previsione ed il rilievo del danno in emergenza”.Convegno ANIDIS, settembre 2001); il problema appare molto complesso per la difficoltà di raggruppare tipologie di beni omogenee (vedi: A.Cherubini, G.Cialone, G.Cifani, “Elaborazioni sulla scheda specialistica <Chiese>”, cap. 4.2 Progetto LSU-PARCHI. Ed. Dipartimento P.C.-GNDT/2001) oltre che per la natura del danno occorso ai beni stessi, non classificabile come avviene per l’edilizia corrente.

Allo stato attuale delle conoscenze sarebbe accettabile stabilire relazioni, qualitative o quantitative, di tipo esperto tra la vulnerabilità del bene ed il danno atteso, tenendo presente che si possono verificare anche condizioni di non riparabilità del bene, in funzione dell’intensità dell’evento risentito al sito.

A proposito della maggiore o minore riparabilità del bene, viene mostrato nella fig.1 il risultato dell’osservazione di beni danneggiati a seguito dell’evento sismico verificatosi in Umbria-Marche nel settembre 1997, ottenuto mettendo in relazione un livello convenzionale di danno (corrispondente a diverse possibilità di riparazione del danno stesso) con valori di vulnerabilità espressi secondo tre livelli convenzionali: basso (B), medio (M) e alto (A).

In particolare si definisce:

• livello 1 = danno riparabile e miglioramento  sismico con costi proporzionali al valore del bene contenitore tenendo conto di un incremento costante; corrisponde ad una condizione di primo danno con innesco di meccanismi di rottura nel piano, che non comportino la perdita parziale o totale dei beni contenuti;

• livello 2 = danno riparabile e miglioramento sismico, ma con costi non proporzionali al valore, quindi  attualmente non valutabile economicamente; corrisponde al danno per meccanismi di rottura fuori del piano (fino a crolli ≤ 30 % della struttura);

• livello 3 = danno non riparabile; corrisponde a crolli > 30 % della struttura. Tenendo conto anche della componente vulnerabilità, si può stabilire che per il livello di danno 1 e Va = B, M, si può ottenere ancora una relazione tra R = perdita di valore e costo di riparazione e miglioramento, con un fattore moltiplicativo (nel caso della ricostruzione nella regione Marche è pari a 1,2).

Per il livello 1 e Va= A o per il livello 2 e Va = B, M, si può stabilire un costo associato alla riparazione e miglioramento del bene danneggiato, caso per caso, con una perizia economica svolta da un tecnico esperto.

Per il livello 2 e Va = A e per il livello 3, il bene non si può considerare riparabile, dunque il valore R = perdita è massimo, tenendo conto che la ricostruzione, che può essere valutata per un edificio di edilizia corrente in muratura, per il bene

monumentale Va = B è ancora valutabile, mentre per Va = M, A ha un valore elevatissimo, in genere non valutabile preventivamente, come l’anastilosi del bene (cade bene, a questo proposito, l’osservazione di storici e storici dell’arte che il bene è un “unicum”).

Una valutazione come quella sopra esposta può essere in futuro migliorata e corredata di valori numerici, pervenendo a stime di rischio quantitative.

Si richiama in fig.2 un esempio di valutazioni di questo tipo, utilizzato per le elaborazioni di rischio conseguenti al Censimento dei beni nei Parchi dell’Italia meridionale da parte del GNDT, con riferimento al livello 1 di danno sopra indicato (vedi: A.Cherubini, G.Di Pasquale, M.Dolce, A.Martinelli “Elaborazioni di rischio sismico”, cap. 3.4 Progetto LSU-PARCHI. Ed. Dipartimento P.C.-GNDT/2001).

Il risultato è descritto nella figura che segue; per i livelli successivi al I° si possono adottare criteri diversi, che possono portare alla definizione di soglie di rischio oltre le quali il bene non è riparabile se non a costi attualmente non noti, o deve considerarsi perduto.

Come si può notare nella figura, la perdita presenta un andamento più severo della curva di pr=0.42 per condizioni di V=50-60, mentre per V=30-40 sono molto simili.

Ciò rende conto anche dell’osservazione fatta della maggiore sensibilità dei beni, nel caso in esame le Chiese, rispetto all’edilizia in muratura.

Infine si osserva che nel caso dei beni monumentali, perdono di significato elaborazioni quantitative delle perdite di valore finalizzate a determinare una scala di priorità degli interventi:

nel caso dei beni, si richiede alla figura del Soprintendente la capacità di stabilire, caso per caso, con le condizioni di rischio espresse anche con indicatori, dove e come intervenire in base a criteri specifici di sua competenza.

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