4. LOCALIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI AI FINI DELL'ANALISI DI RISCHIO
La localizzazione del bene funge da collegamento tra i due aspetti distinti: la pericolosità territoriale da una lato e la vulnerabilità strutturale del bene dall’altro; essa viene eseguita mediante varie tecniche di georeferenziazione.
Di seguito vengono descritti i possibili livelli di rappresentazione dei beni a seconda del grado di approfondimento che si intende raggiungere nell’indagine e delle analisi spaziali che si vogliono eseguire:
1° livello -> localizzazione puntuale: effettuata mediante georeferenziazione sul campo e successive elaborazioni al fine di ottenere una copertura dove ogni punto rappresenta il centro geometrico del bene;
2° livello -> localizzazione poligonale: è il caso in cui il bene interagisce con altri volumi (beni monumentali o edifici in genere); consiste nella perimetrazione del bene su ortofoto a scala dettagliata (inferiore a 1:5.000), soprattutto nel caso di beni situati in ambito urbano. Laddove la risoluzione dell’immagine non permette il chiaro riconoscimento del perimetro dell’edificio, può essere di ausilio una base cartografica vettoriale a grande scala (mappa catastale, carta tecnica comunale, ecc.). Tale livello di rappresentazione non è indispensabile ma è consigliabile, al fine di un approfondimento dell’aspetto topologico (relazione geometrica tra entità adiacenti) strettamente correlato alla risposta sismica del bene;
3° livello -> quota altimetrica: deriva dall’unione del bene con il modello digitale di elevazione ad alta risoluzione (es. 20 metri). Il bene sarà caratterizzato quindi dall’altezza ottenendo così la misura volumetrica;
4° livello -> modello plani-volumetrico: consiste nella descrizione della distribuzione interna del bene ai fini dell’analisi di rischio (es. presenza di più piani nel caso di evento sismico, o nel caso di esondazione);
5° livello -> modello di analisi ad elementi finiti: può essere realizzato nei casi in cui si intende avere informazioni approfondite del bene a livello strutturale al fine di studiarne il comportamento.
Ai fini dell’analisi territoriale e dei costi/benefici è consigliabile fermarsi al 2° livello (rappresentazione poligonale) per poi, a seconda dei casi, procedere su una selezione ragionata dei beni (pericolosità territoriale/vulnerabilità del bene) ai livelli successivi fino al 5°.
A seconda dell’ubicazione del bene, se in ambito urbano o in ambito extraurbano, si consiglia di utilizzare differenti basi cartografiche.
Cartografia di riferimento per l’ambito urbano:
Ortofoto a
colori CGR in scala 1:3.000 (formato cartaceo).
Mappa turistica
del centro abitato.
Carta topografica del centro abitato o mappa catastale vettoriale (formato cartaceo).
Cartografia di riferimento per l’ambito extraurbano:
Carte Tecniche
Regionali scala 1:10.000 (formato cartaceo).
Ortofoto b/n
AGEA e ortofoto a colori CGR scala 10.000 (formato cartaceo).
Copertura delle località abitate ISTAT (formato vettoriale).
Si consiglia di adottare due diverse tecniche di georeferenziazione puntuale in base all’ubicazione del bene:
ambito urbano -> georeferenziazione diretta
ambito extraurbano -> tecnica del GPS.
Per la georeferenziazione in ambito urbano (capoluogo) si consiglia di procedere seguendo le fasi sottoindicate:
riconoscimento dei beni su ortofoto cartacea a scala dettagliata (1:3.000¸1:5.000)
con l’ausilio di una mappa del centro storico e con indicazioni da parte degli
abitanti del luogo;
produrre, mediante macchina fotografica digitale, la documentazione
fotografica di tutti i beni individuati su ortofoto cartacea;
localizzare attentamente i beni precedentemente indicati su ortofoto cartacea
sulla stessa ortofoto ma in formato digitale, ottenendo così una copertura
dove ogni punto rappresenta il centro geometrico del bene;
perimetrazione dei beni su ortofoto con l’ausilio di una
base topografica digitale del centro abitato
vettoriale a scala dettagliata (1:1.000¸1:500);
è possibile così avanzare ipotesi in termini di diversa risposta sismica a
seconda che il bene sia isolato o adiacente ad altri edifici (non
necessariamente beni architettonici);
si
consiglia l’assegnazione di un codice identificativo univoco ai dati digitali
di posizione e perimetrazione del bene, corrispondente a quello di eventuali
documenti allegati al bene (schede
anagrafiche, schede di danno, schede di vulnerabilità, storia e lavori di
restauro);
collegamento (Hot link), nell’ambito del software GIS utilizzato, alle fotografie digitali dei beni georiferiti.
Per la georeferenziazione in ambito extra-urbano si consiglia di seguire la metodologia di georeferenziazione mediante pre-posizionamento GPS su palmare e individuazione manuale del bene da effettuare tramite l’utilizzo di un palmare iPaq con GPS integrato.
E’ un computer palmare che si interfaccia direttamente con un GPS e che proietta in tempo reale i dati ricevuti da esso su basi cartografiche, tali basi cartografiche (ortofoto, carte tecniche, grafi stradali, ecc.) vengono caricate di volta in volta in modalità on-line da un server tramite un sistema wireless (tecnologia Bluetooth). Costo indicativo: Euro 1.000. Tenendo conto dei vari fattori che hanno influenzato l’attività di campagna, i tempi medi stimati per la georeferenziazione sono di: 8 beni in 1 ora.
DIAGRAMMA DELLE ATTIVITA’
(per il metodo palmare iPaq con GPS integrato)
