3.1.
Il problema della definizione del
valore nelle analisi di rischio per i BB.CC.
3.2.
Metodologia di classificazione
tipologica dei Beni Culturali a rischio
3.2.1
Censimento e schedatura degli
elementi a rischio
3.2.2
Cartografia degli elementi a
rischio
3.2.3
Attribuzione di un indice di
esposizione (IE)
3.3.
Metodologia a scala di singolo
sito
3.3.1.
Metodologia di assegnazione
dell’indice di esposizione per i Beni architettonici
3.3.2.
Metodologia di assegnazione
dell’indice di esposizione per i Beni archeologici
3.4
.
Definizione degli indicatori adottati per l’assegnazione dell’indice
di esposizione
Un fenomeno potenzialmente distruttivo può mettere a repentaglio numerose tipologie di beni: vite umane, strutture ed infrastrutture, attività economiche, reti di servizio, ecc.. Tali beni, nel loro complesso, costituiscono gli elementi a rischio, la cui caratterizzazione costituisce un passo fondamentale nell’analisi del rischio.
Nel caso specifico trattandosi di Beni Culturali si farà riferimento esclusivamente alle categorie definite dal D.lg. 29 ottobre 1999, n. 490 che si collocano in una data area esposta al rischio.
3.1 Il problema della definizione del valore nelle analisi di rischio per i Beni Culturali.
Il
problema principale della caratterizzazione degli elementi a rischio è
individuare un’unità di misura che possa consentire di quantificare in modo
univoco l’insieme dei beni; in un’analisi di rischio di tipo generale a
ciascun elemento viene attribuito un valore W,
che viene definito come valore
economico o numero di unità relative ad ognuno degli elementi a rischio (es.
numero di persone, di edifici, superfici esposte).
3.2
Metodologia di classificazione tipologica dei Beni Culturali a rischio
Classificare un Bene Culturale significa, sostanzialmente, eseguire le seguenti operazioni:
3.2.1 Censimento e
schedatura degli elementi a rischio
Per la definizione dei BB.CC. a
rischio si può fare riferimento alle classificazioni ed ai documenti di
pianificazione (es. banca dati beni vincolati, piani di esproprio) prodotti
dalle autorità competenti (Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
Soprintendenze, dell’Istituto Centrale del Restauro) ed ai contenuti del testo
unico, Legge 490/99.
La carta degli elementi a rischio deve prevedere il censimento di tutti i beni archeologici, architettonici, storici, artistici, culturali e delle strutture ed infrastrutture ricollegabili alla loro fruizione.
Un esempio di classificazione è riportato dalla scheda di sintesi elaborata dalle schede di censimento dell’Istituto Centrale del Restauro per la realizzazione della Carta del Rischio del Patrimonio Culturale (A.T.I. MARIS, 1996), dove i BB.CC. vengono distinti in 3 macro-categorie:
·
Beni archeologici· Beni architettonici
·
Contenitori di beniRispetto all’impianto originario sono state eliminate le parti ridondanti relative alla localizzazione del bene poiché tutti i siti oggetto di studio si trovano su piattaforme GIS, ed ogni elemento è gia georiferito.
E’
stata adottata interamente la sezione oggetto considerandola più che
esaustiva per la classificazione.
Per
quanto riguarda la sezione cronologia anch’essa è stata lasciata
immutata considerando i beni archeologici quelli precedenti al 476 d.C. e quelli
architettonici quelli realizzati dopo il 476 d.C.
La
voce utilizzo è stata eliminata perché contenuta nella sezione relativa
alla funzione.
La
sezione funzione è stata mantenuta senza alcuna variazione
La
sezione organizzazione è stata eliminata perché non forniva parametri
necessari alla determinazione del valore
La presenza di beni è stata conservata sia per la schedatura dei beni archeologici che per quella dei beni architettonici.
Si riporta in allegato la scheda adottata per il censimento
tipologico per i beni archeologici e per quelli architettonici.
La carta degli elementi a rischio costituisce un documento di importanza fondamentale non solo per l’analisi completa del rischio (previsione) e, quindi, della valutazione delle conseguenze dei fenomeni franosi, ma anche per la programmazione degli interventi di mitigazione del rischio (prevenzione).
3.2.2 Cartografia degli
elementi a rischio
La cartografia degli elementi a
rischio deve essere sviluppata su piattaforma digitale. I formati più comodi
per le finalità di analisi dei dati spaziali sono quelli vettoriali (dxf, dwg, etc.) che permettono il calcolo automatico di attributi, quali,
lunghezze e superfici degli elementi vettorializzati.
Il riferimento topografico delle distinte tipologie di BB.CC. risponde primariamente alla scala di analisi e di rappresentazione dei dati.
La valutazione dell’ IE può essere
3.3 Metodologia a scala di singolo sito
La metodologia consiste
nell’elaborare in maniera molto semplice ed immediata le informazioni ottenute
durante la fase di censimento e schedatura.
Tali informazioni possono essere
riassunte e sintetizzate attraverso degli indicatori la cui combinazione sotto
forma di prodotto o somma fornisce il valore dell’indicatore di esposizione
sia per i Beni Architettonici
che
per i Beni Archeologici.
3.3.1 Metodologia di assegnazione dell'indice di esposizione per i beni Architettonici
• INDICATORE
A - STORICO/CULTURALE
rappresentatività
frequenza tipologica
presenza interventi
• INDICATORE
B -
ECONOMICO TURISTICO
uso attuale
indice volumetrico
•
INDICATORE C - COMPLESSITA' DI RESTAURO
stato di conservazione
presenza di elementi decorativi
indice volumetrico Una volta definiti e calcolati tutti è tre gli indicatori per ogni singolo elemento che abbiamo scelto come elemento base di rappresentazione (ad es. le planimetrie catastali degli edifici per un centro storico), l’indice di esposizione verrà definito come la somma algebrica degli indicatori A, B, e C, ipotizzando in prima approssimazione una semplice sovrapposizione degli effetti.
INDICE DI ESPOSIZIONE
= INDICATORE A + INDICATORE B + INDICATORE C
3.3.2 Metodologia di assegnazione dell’indice di esposizione per i Beni Archeologici
Per i beni archeologici vengono presi in considerazione due indicatori:
• INDICATORE
A - STORICO/CULTURALE
rappresentativita‘
frequenza tipologica
stato di conservazione
• INDICATORE
B -
ECONOMICO TURISTICO
uso attuale
accessibilità
Una volta definiti e calcolati i due indicatori per ogni singolo
elemento che abbiamo scelto come elemento base di rappresentazione (ad es. i
singoli vani in cui vengono suddivisi i siti archeologici), l’indice di
esposizione verrà definito come la somma algebrica degli indicatori A,
B, moltiplicati per un
indice planimetrico, ipotizzando in prima approssimazione una semplice
sovrapposizione degli effetti, corretta dalle dimensione degli elementi base
dell’analisi.
3.4 Definizione degli indicatori adottati per l’assegnazione dell’Indice di Esposizione
L’INTEGRITA’
di un dato elemento, che può essere costituito sia da un contenitore sia dal
contenuto, si esprime attraverso la percentuale attualmente conservata
dell’originaria opera realizzata.
Lo STATO DI
CONSERVAZIONE è relativo alla totalità del bene, comprendendo quindi
qualsiasi tipo di interventi, modifiche e restauri successivi alla realizzazione
dell’opera originaria.
L’indicatore PRESENZA
DI ELEMENTI DECORATIVI E BENI prova ad esprimere l’incremento di
importanza di un dato elemento dovuto agli elementi decorativi che lo
caratterizzano e dai beni mobili in esso contenuti.
L’USO ATTUALE
prova ad attribuire una diversa importanza in virtù della funzione attualmente
sviluppata da un dato elemento.
L’ACCESSIBILITA’,
relativa esclusivamente ai Beni Archeologici, esprime la possibilità di
fruizione di un dato elemento.
Gli INDICI PLANIMETRICI e VOLUMETRICI esprimono le dimensioni di ogni elemento e sono valori desumibili dalla fase di elaborazione GIS.
Applicazioni
Ø
Per una applicazione della metodologia sopra espressa relativa
alla classificazione tipologica e l’assegnazione dell’indice di esposizione
per i beni architettonici si rimanda ai sue siti di studio di Civita di
Bagnoregio (VT) e di Craco (MT)
Ø
Per una applicazione della metodologia sopra espressa relativa
alla classificazione tipologica e l’assegnazione dell’indice di esposizione
per i beni archeologici si rimanda ai due siti di studio di P.za Armerina (EN) e
di Castellammare di Stabia (NA)