4.2. STRUMENTI DELLA RICERCA STORICA - Metodologie d'indagine
4.2.1. La ricerca bibliografica
4.2.2. La ricerca archivistica
4.2.3.1. Information retrieval
4.2.3.2. Gli strumenti per la ricerca nel Web
In questo paragrafo si vuole fornire un quadro d’insieme, necessariamente né completo né esaustivo, delle metodologie che possono essere utilizzate per la individuazione e la raccolta di fonti di informazioni storico-ambientali. Si cercherà di delineare le principali problematiche e le possibili vie della ricerca documentaria, indirizzando verso alcuni strumenti di base per l’impostazione di una corretta attività di indagine. Per l’approfondimento di specifiche tematiche biblioteconomiche o archivistiche, si rimanda ai riferimenti elencati in Appendice. Questo paragrafo riporta ampie sintesi delle definzioni, dei concetti di base e degli strumenti di ricerca contenuti in: Metitieri F. e Ridi R., Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e successivi aggiornamenti: vedi F.1. in Appendice), così come specificato nelle singole note. In queste ultime sono riportati anche il link ai relativi paragrafi del manuale, disponibile gratuitamente online, nella versione più aggiornata, nel sito dell’editore Laterza: http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/.
4.2.1. La ricerca bibliografica
Nella sua accezione più generale, la ricerca bibliografica [1] può essere definita come quella fase di lavoro dedicata alla raccolta di quanto è già stato pubblicato relativamente ad uno specifico campo di interesse. Obiettivo finale è l’accertamento dell’esistenza, la descrizione e l’accesso al contenuto informativo di una grande quantità di tipologie documentarie, quali ad esempio volumi a stampa o pubblicazioni periodiche, secondo specifici criteri di indagine.
Non potendo in questa sede elencare tutti i tipi di supporti per la pubblicazione di documenti testuali, immagini o documenti sonori, si ricorda che l’odierna tecnologia mette a disposizione, oltre ai classici strumenti quali la stampa tipografica su carta, l’incisione discografica, le pellicole cinematografiche o la riproduzione microfilmata, una serie di nuovi strumenti digitali che si basano sulla diffusione dell’informatica e conseguente sviluppo di supporti magnetici o ottici per la memorizzazione delle informazioni. Questa evoluzione nelle possibilità di produrre e conservare documentazione, apre la strada a nuove strategie di ricerca mediante gli strumenti informatici, senza peraltro ridurre l’importanza delle classiche ricerche condotte in biblioteca.
Affrontiamo ora principi e metodologie connesse alle ricerche bibliografiche classiche; più avanti verranno descritti gli strumenti offerti dall’informatica e dalle reti di computer, utili nella pianificazione e realizzazione di una ricerca bibliografica specialistica, come quella che punta alla raccolta di informazioni storico - ambientali.
4.2.1.1. Bibliografie e cataloghi
A volte non è facile districarsi nella scelta delle biblioteche che potrebbero possedere documenti utili nella ricerca: a questo proposito occorre ricordare che, tra gli strumenti che le biblioteche mettono a disposizione degli utenti, vi sono le bibliografie, i cataloghi e le opere di consultazione utili per la ricerca bibliografica [2]. Il corretto uso di tali strumenti è fondamentale per la riuscita della ricerca. La sostanziale differenza tra bibliografie e cataloghi può essere sintetizzata nel modo seguente.
Una bibliografia tende ad elencare i testi esistenti pubblicati che rispondono a determinate caratteristiche, senza indicare i luoghi ove è possibile reperirli. Pertanto la bibliografia si occupa di raccogliere informazioni su documenti, concentrandosi sul loro contenuto, sugli autori o editori, sulla lingua in cui sono redatti, sulla data o luogo di pubblicazione, e così via. Nelle bibliografie non vengono fornite indicazioni sulla possibilità di poter rintracciare concretamente i documenti citati: la segnalazione di una fonte non significa che essa sia effettivamente consultabile in quanto questa potrebbe essere di difficile o addirittura impossibile da reperire in quanto, ad esempio, distrutta. Esistono vari tipi di bibliografie e, tra questi, si segnalano: le bibliografie “segnaletiche” (che si limitano alla descrizione bibliografica dei testi), bibliografie “ragionate” (che sono anche commentate), bibliografie “valutative” (che includono giudizi sulle opere): Inoltre le bibliografie possono essere “esaustive” (quando raccolgono tutti i documenti che rispondono a determinate caratteristiche), “selettive” (se tendono a segnalare solo le opere principali), “specializzate” (quando si occupano solo di un singolo argomento o disciplina). Inoltre, le bibliografie dette “generali” tendono a coprire un’ampia gamma di testi, senza un legame a particolari soggetti. Infine si citano le bibliografie “retrospettive” (che si occupano di uno specifico periodo del passato) o le bibliografie “correnti” che segnalano la pubblicazione di nuovi documenti, con aggiornamenti più o meno frequenti. Non sempre le bibliografie sono pubblicate in maniera autonoma, ma possono celarsi nelle appendici di monografie o essere pubblicate a puntate all’interno di periodici. Un’ulteriore categoria di bibliografie molto utilizzata è quella degli “spogli bibliografici specializzati”, nei quali sono elencate tutti gli articoli pubblicati all’interno di periodici e miscellanee in un determinato campo disciplinare.
Per contro, i cataloghi contengono tutti i documenti posseduti da una biblioteca o da un gruppo di biblioteche specificando, oltre alla descrizione bibliografica, la collocazione fisica dell’esemplare di testo posseduto. Le ricerche si effettuano mediante la consultazione di schedari variamente organizzati. Compito fondamentale e insostituibile della biblioteconomia (e dei bibliotecari), è quello di curare la catalogazione e la descrizione dei testi posseduti in modo da agevolare le ricerche bibliografiche.
4.2.1.2. Ricerche per autori, titoli, classi e soggetti
In termini generali, una ricerca bibliografica segue uno schema che prevede in primo luogo la consultazione delle bibliografie per individuare quanto pubblicato nel campo di interesse; nel caso delle ricerche storico-ambientali questa fase coincide con analisi delle fonti di cataloghi e repertori di eventi naturali precedentemente descritta. Successivamente si effettua una ricerca nei cataloghi delle biblioteche per individuare le copie dei testi che si intendono consultare. Infine occorre procedere alla richiesta dei volumi o, più in generale, di tutto quello che i regolamenti delle varie biblioteche impongono per la consultazione il prestito o la riproduzione dei documenti.
Normalmente, per le pubblicazioni non periodiche, le biblioteche [3] possiedono cataloghi cartacei limitati a poche chiavi d’accesso, per lo più l’autore, il soggetto o la classificazione sistematica quale quella fornita tramite la classificazione decimale Dewey. Per i periodici invece, la catalogazione viene normalmente effettuata sulla base del nome della rivista posseduta dalla biblioteca, anche se esistono spogli di periodici per lo più limitati ad articoli su argomenti molto specialistici.
4.2.2. La ricerca archivistica
L’archivio, nella sua accezione comune, è definito come: “Il complesso della documentazione di qualsiasi natura, organicamente prodotta e acquisita per determinati fini da enti o da persone”.
La nascita dei primi archivi può essere fatta risalire intorno al secolo XV allorché stati e regni europei cominciarono a dotarsi di un apparato, più stabile e complesso, costituito da organi centrali e periferici per l’espletamento di varie funzioni (l’amministrazione fiscale, daziaria, giudiziaria, lavori pubblici, ecc.). La produzione degli atti e dei documenti, vera e propria prova materiale del lavoro svolto dai vari uffici, e la conseguente necessità di mantenere una memoria di quanto emanato, portò col tempo le varie amministrazioni, a dotarsi di un archivio per conservare la quantità di documentazione che nel corso dei secoli fu prodotta.
Nell’ambito della ricerca degli eventi naturali estremi avvenuti nel passato, il documento d’archivio non solo quindi rappresenta un’altra fonte storica utile alla comprensione di un determinato evento, ma assume un significato maggiore poiché rappresenta la visione di un evento da parte di un organo ufficiale del regno/stato; è utile ricordare che le cronache – a prescindere dall’epoca in cui furono scritte – molte volte tramandano il ricordo degli eventi in modo parziale, sia perché influenzate dai giudizi e dalle considerazioni dell’autore che le scrisse sia perché talvolta sono relegate ad un contesto geografico limitato[4].
Nel documento d’archivio, a differenza di altre fonti, la persona preposta a redigere l’atto è tenuta a documentarsi e a raccogliere il maggior numero di dati utili ai fini dell’espletamento del proprio compito. Attraverso una serie di lettere, relazioni, documenti contabili ecc. e all’analisi critica del contenuto, si può definire quindi un quadro più chiaro e dettagliato sia dell’intensità di un evento calamitoso (per esempio un terremoto o un’alluvione) sia del danno provocato.
Se da un lato, un documento d’archivio può essere talvolta considerato un vero e proprio "tesoro", dall’altro va osservato che la sua ricerca, oltre ad essere affascinante, può essere tra le più difficili e complesse.
Non va dimenticato, infatti, che l’Italia, a differenza di altri stati europei, ha raggiunto l’unità solo in epoca “recente” e, fino al 1861, la frammentazione del territorio nazionale nei vari stati e regni, ha dato vita ad una moltitudine di organi amministrativi e di relativi archivi che, sebbene simili per funzioni, sono caratterizzati da una forte disomogeneità. A rendere particolarmente difficile la ricerca di questa tipologia di documenti, concorre un altro importante fattore che è l’unicità del documento, ne consegue che la sua consultazione può avvenire solo presso la sede dell’archivio.[5]
Sebbene una ricerca di documenti d’archivio si presenti talvolta difficile e complessa, strumenti, come: indici, inventari, guide, repertori, e spogli possono essere di grande aiuto. Questi strumenti sono considerati come delle vere e proprie “mappe” per la ricerca del “tesoro”, senza le quali, sarebbe pressoché impossibile districarsi tra la moltitudine di documenti custoditi in un archivio.
L’inventario, a prescindere se sia particolareggiato o meno, è uno degli strumenti principali poiché riporta il quadro complessivo degli atti per un determinato argomento omogeneo (per esempio: dogana, lavori pubblici ecc.) o di una determinata istituzione.
Un altro valido strumento è il regesto dove è riportata una descrizione dei documenti e un breve sunto del contenuto.
Lo sviluppo della rete informatica offre ai ricercatori un nuovo strumento per la acquisizione delle informazioni storiche. Le possibilità di effettuare interrogazioni di banche darti on-line, oltre a fornire indicazioni sull’esistenza di documenti d’interesse, risponde anche alla domanda di dove poterli reperire o consultare. Le alternative che, in linea di massima, si presentano a questo punto allo studioso sono:
Visione del testo conservato in una biblioteca (identificata tramite la rete)
Acquisizione del full text elettronico o di copia elettronica (se disponibile)
Ricorso al prestito interbibliotecario
Document delivery (spedizione di fotocopie o fax)
Acquisto del testo (quando possibile)
Non essendo questa la sede per approfondire la storia dello sviluppo delle reti informatiche, dei sistemi operativi e l’evoluzione degli strumenti presenti in Internet (su questi argomenti esiste un’ampia bibliografia specialistica), è necessario comunque introdurre una serie di concetti e di informazioni mirati alla comprensione di quanto la rete mette a disposizione degli utenti [6].
Il primo oggetto che è necessario conoscere per accedere alla rete è l’Url (Uniform resource locator). Gli Url non sono solo gli indirizzi dei siti Web, ma dei puntatori universali che servono ad indicizzare in modo univoco qualsiasi risorsa Internet, dagli indirizzi di posta elettronica ai file che possono essere scaricati sul proprio computer. Convenzionalmente un Url citato al di fuori del contesto informatico, come nel caso della citazione in un testo stampato su carta, viene racchiuso tra i segni grafici di minore e maggiore (<http://…..>).
L’accesso alla rete avviene tramite programmi denominati Browser, quali Netscape navigator o Internet explorer, i quali oltre a gestire il protocollo Http, consentono anche lo scambio di dati mediante il protocollo Ftp; i Browser sono inoltre in grado di eseguire delle sessioni via Telnet.
Un interessante protocollo per la strutturazione dei dati bibliografici e l’interrogazione delle relative banche dati, è rappresentato dal protocollo Z39.50[7] il quale, nato contemporaneamente agli altri protocolli di rete per supportare i sistemi Wais (Wide area information services), si è evoluto anche dopo che questi sistemi sono stati abbandonati nella loro forma autonoma. Attualmente i normali browser di rete consentono l’interrogazione delle banche dati strutturate sullo standard Z39.50 attraverso appositi Gateway tra Z39.50 e Http mediate semplici interfacce Web[8]. Tra le numerose possibilità offerte da questo protocollo ricordiamo la possibilità di cercare i termini desiderati i tutti i campi nei quali si articola la catalogazione bibliografica, cumulativamente o campo per campo; la ricerca in archivi indicizzati in “full text”; la possibilità di interrogare più archivi, uno alla volta o contemporaneamente, mediante una singola interfaccia grafica per l’utente, facilitando in questo modo le procedure di scarico e di stampa dei dati.
Nei prossimi paragrafi verranno approfonditi gli strumenti per le ricerche di documenti e testi tramite Internet.
4.2.3.1. Information retrieval
Con questo termine [9] si indica, in senso ampio, quel vasto insieme di tecniche utilizzate per il recupero mirato dell’informazione elettronica; in senso più stretto, indica i linguaggi di interrogazione basati sui comandi testuali. Uno dei concetti fondamentali dell’information retrieval indica che, quando si affrontano ricerche tramite Internet, esiste un rapporto inverso tra richiamo e precisione.
Il richiamo indica il rapporto tra il numero di documenti pertinenti recuperati nella ricerca ed il numero totale di documenti pertinenti presenti nella banca dati interrogata ed è quindi una misura della capacità di individuare tutti i documenti considerati rilevanti ai fini dello studio.
La precisione è data dal rapporto tra il numero di documenti pertinenti recuperati nella ricerca ed il numero totale di documenti recuperati nella ricerca, pertinenti o no e descrive quindi la capacità di individuare solo i documenti considerati rilevanti ai fini dello studio.
Le strategie di ricerca che aumentano il richiamo, diminuiscono la precisione (con il conseguente aumento del “rumore” costituito da una serie più o meno ampia di documenti non pertinenti) e viceversa. In genere si tende a privilegiare il richiamo, in modo da ridurre al minimo la probabilità di non rintracciare un documento potenzialmente interessante.
4.2.3.2. Gli strumenti per la ricerca nel Web
L’enorme sviluppo di Internet avvenuto negli ultimi anni ha portato alla “pubblicazione” virtuale di un’enorme massa di materiale, attualmente valutabile (molto approssimativamente) un più di 6 miliardi di pagine direttamente accessibili da ogni parte del mondo. Tutto questo materiale non si limita libri o periodici in formato digitale, ma anche oggetti non strettamente documentari, quali banche dati, strumenti di ricerca, archivi di immagini, file audio e video, software, gruppi di discussione, singole persone raggiungibili tramite posta elettronica, così via.
Non esiste al momento una indicizzazione di quanto pubblicato in rete, nonostante alcuni progetti che avevano l’obiettivo di definire degli standard per la catalogazione semantica delle risorse Internet[10]. La ricerca di informazioni pubblicate nella rete si avvale di una serie di strumenti, alcuni dei quali utilizzano specifici software come ad esempio i cosiddetti motori di ricerca, mentre altri, quali le “directories” si basano sulla selezione eseguita da operatori che selezionano i siti sulla base del contenuto.
Tra gli strumenti generali per la ricerca in Internet possono essere indicate le seguenti tipologie [11].
Indici
Web per parola.
Rientrano in questa categoria i “motori di ricerca” o
“search engines”. Il loro funzionamento si basa sulla ricerca
eseguita da programmi detti “spiders” o “robot” i quali
analizzano in automatico la rete alla ricerca di ricorrenze di parole,
raccogliendo i risultati in appositi archivi contenenti i collegamenti, o link,
con i siti; la ricerca dell’utente viene poi eseguita all’interno di questi
archivi. Alcuni motori analizzano anche i messaggi presenti nei “news
groups”. I risultati non sempre si limitano ai siti realmente di interesse
soprattutto perché, senza l’opera di catalogatori, è difficile far
individuare ad un programma i casi di omonimia, i sinonimi o più in generale
l’analisi semantica delle pagine analizzate ed immesse negli archivi.
Dall’altro lato questi strumenti consentono una analisi della rete
praticamente costante e, quindi, un continuo aggiornamento degli archivi di link.
Tra i più diffusi motori di ricerca internazionali si possono ricordare Google
<http://www.google.com/>,
Altavista <http://www.altavista.com/>,
Yahoo <http://www.yahoo.com/>,
Hotbot <http://www.hotbot.com/>,
Excite <http://www.excite.com/>. Per quello che riguarda i motori del Web
italiano, oltre alle versioni italiane dei motori internazionali (Google
<http://www.google.it/>,
Altavista <http://it.altavista.com/>,
Yahoo
<http://it.yahoo.com/>), si possono indicare
Arianna <http://arianna.libero.it/>,
Il Trovatore <http://www.iltrovatore.it>,
Janas <http://www.tiscali.it/>,
Superava <http://www.supereva.it/>.
Alcuni
motori utilizzano particolari strategie di ricerca, quale quella basata su
domande espresse in linguaggio naturale (come Ask Jeeves
<http://www.ask.com/>); in altri casi (ad esempio con Altavista o Google),
la ricerca viene estesa a pagine contenenti una certa percentuale di parole
uguali a quelle contenute nelle pagine già raccolte dall’utente.
Molta
attenzione deve essere data alle diverse strategie di ordinamento dei risultati
(ranking): il criterio più diffuso viene definito “ordinamento per
rilevanza (relevance ranking) secondo modalità che variano da motore a
motore, non sempre in modo chiaro e trasparente. Negli ultimi tempi si sta
diffondendo il cosiddetto “pay for placement” con il quale i gestori dei
motori di ricerca assicurano, a pagamento, una buona posizione nelle liste di
risultati delle ricerche.[12]
Indici
Web per argomento.
Si tratta delle cosiddette “directories” o “subject
trees” costituite da archivi realizzati sulla base del contenuto globale
delle pagine Web censite. In questo caso, il lavoro umano riduce il numero di link
non congruenti con le richieste, ma riduce notevolmente il numero di pagine
catalogate rispetto a quelle analizzate automaticamente. Quasi tutti i motori di
ricerca (Google, Altavista, ecc.) mettono a disposizione degli utenti una pagina
sotto forma di directory. Sono anche da segnalare le seguenti
directory specializzate:
Librarians’ index to the Internet <http://lii.org>,
WWW virtual library
<http://www.vlib.org>, Open directory project <http://www.dmoz.org>.
I
Meta-indici.
Questi strumenti di ricerca avviano l’utente a indici o
repertori di indici delle categorie precedentemente descritte, consentendo a
volte l’interrogazione diretta mediante appositi form. In alcuni casi la
ricerca viene eseguita contemporaneamente su un certo numero di risorse, con
l’immissione dei termini di ricerca e lasciando al software il compito di
eseguire la ricerca sui vari indici collegati, oppure viene presentato il link
alle pagine degli indici primari proposti. I meta-indici possono essere
raggruppati in tre sottocategorie:
Indici di indici. Possono essere meglio definiti repertori di indici, dato che generalmente sono costituiti da elenchi di collegamenti a risorse, qualche volta commentate. Possono presentare anche segnalazioni di novità, suggerimenti per la ricerca o per la segnalazione delle proprie pagine Web. Possono essere segnalati l’Internet navigation tools <http://www.rice.edu/Internet/> della Rice University, Motori di ricerca <http://www.motoridiricerca.it/> in italiano, o quelli inclusi nei due siti di riferimento internazionale Search engine <http://www.searchenginewatch.com/> e Search engine showdown <http://www.notess.com/search>. Un’ulteriore risorsa è rappresentata dal sito dell’AIB <http://www.aib.it/aib/lis/motori.htm> nel quale sono tra l’altro descritte numerose guide, bollettini, bibliografie, notiziari, mailing list dedicati alla ricerca in rete.
Multi-indici. In una sola pagina Web vengono raccolti diversi form per l’interrogazione, uno per volta, di vari indici. Come esempio si possono citare la sezione "Ricerche" del sito italiano MotoriDiRicerca <http://www.motoridiricerca.it/ricerche.htm> oppure All-in-One all'Url <http://www.complang.tuwien.ac.at/pirky/allinone/>.
Meta-indici in senso stretto. Con questi strumenti, in una sola schermata è possibile interrogare contemporaneamente una serie di indici. I risultati possono essere mostrati secondo vari criteri, quali l’ordinamento per indice di provenienza, l’eliminazione delle ripetizioni o l’ordinamento per “rilevanza” e così via. E’ consigliabile consultare le pagine di presentazione del meta-indice per valutare i criteri di ricerca e di restituzione dell’informazione. Alcuni meta-indici sono collegabili direttamente tramite Url, come Metacrawler <http://www.metacrawler.com/> o Beaucoup <http://www.beaucoup.com> o anche Vivisimo <http://vivisimo.com>; altri invece utilizzano un software di tipo client da installare sul proprio computer, come ad esempio Copernic, scaricabile all’Url <http://www.copernic.com/> e disponibile sia in forma gratuita, più limitata, sia a pagamento.
Virtual
reference desk (VRD).
Analogamente ai Reference desk delle biblioteche reali, questi strumenti
raccolgono e spesso commentano le principali risorse di ricerca in Internet e le
principali fonti informative; possono occuparsi di una particolare disciplina o
argomento, con i Virtual reference desk specializzati, o fornire informazioni
per le ricerche in Internet più generali. Possono contenere documentazione e
consigli sui metodi le strategie più valide per le ricerche in Rete. Tra i VRD
generali si segnalano Riccardo Ridi’s Bookmarks <http://www.burioni.it/forum/ridi/home.htm> o il
Virtual reference desk per le biblioteche pubbliche
presso il server dalla Regione Toscana all’Url
<http://www.cultura.toscana.it/biblioteche/servizi_web/vrd/index.shtml>. Per i VRD
specializzati si segnala il sito curato dall’Università di Bologna
“Rassegna degli strumenti informatici per lo studio dell'antichità
classica”, accessibile all’indirizzo <http://www.rassegna.unibo.it/index.html> o il repertorio
Virtual library italiane
<http://www.virtual-library.it/>. Inoltre, numerosi VRD italiani e stranieri specializzati nel
settore della biblioteconomia sono presentati nel sito AIB-WEB
all’indirizzo <http://www.aib.it/aib/lis/vrd.htm>.
Indici
personalizzati ed agenti di ricerca.
Si tratta di strumenti ancora in fase
sperimentale, aventi per obiettivo la individuazione autonoma delle risorse di
rete basata su di una accurata descrizione del profilo di ricerca relativo agli
interessi dei singoli utenti. Come esempi si possono contattare My Yahoo! <http://www.my.yahoo.com/>
o My Excite <http://my.excite.com/>.
Portali.
I portali sono strumenti di rete molto utilizzati dagli utenti meno esperti,
essendo dedicati non solo alla ricerca di informazioni, ma anche alle altre
attività disponibili sulla rete quali giochi, comunicazione, acquisti on-line,
prenotazione di servizi e così via. Normalmente contengono anche una directory
per argomento dedicata alle necessità della vita quotidiana, un motore di
ricerca e numerosi altri servizi quali notiziari, quotazioni di borsa, servizi
di e-mail, spazi Web gratuiti, previsioni del tempo.
4.2.3.3. Le biblioteche in rete
Molte biblioteche [13] hanno iniziato a catalogare elettronicamente, generalmente a cavallo tra gli anni Settanta ed i Novanta, le nuove acquisizioni procedendo parallelamente al recupero ed alla trasposizione in formato elettronico di quanto precedentemente schedato su carta. Le informazioni così raccolte sono state messe a disposizione degli utenti in un primo momento con la sola interrogazione locale e successivamente, con lo sviluppo della Rete, anche attraverso il Web. Sono stati così generati i cosiddetti Opac, acronimo di “On –line Public Access Catalog”, preziosi strumenti di ricerca documentaria, di solito accessibili gratuitamente. I cataloghi in linea offrono grandi vantaggi, in quanto possono essere consultati da qualsiasi calcolatore connesso in rete, in tutto il mondo, senza bisogno di recarsi fisicamente nelle rispettive biblioteche; inoltre permettono di cercare gli stessi libri in molte biblioteche, anche contemporaneamente.
Per conoscere la consistenza dell’Opac di una biblioteca, cioè la corrispondenza tra quanto trasferito nella Banca Dati e quanto effettivamente posseduto, è consigliabile leggere attentamente le istruzioni riportate nel relativo sito, eventualmente chiedendo anche via e-mail ai bibliotecari. Uno degli errori più frequenti è infatti quello di ritenere che, se una biblioteca ha iniziato la schedatura elettronica nel 1990 e si sta cercando un testo pubblicato nel 1970, sia inutile cercarlo nel suo Opac. Invece, a prescindere dall’opera di recupero retrospettivo, l’opera potrebbe essere stata acquisita dopo l’inizio della schedatura elettronica grazie al versamento di un fondo privato che la possedeva.
Oltre agli Opac delle singole biblioteche, consultabili sia direttamente nella loro sede, sia attraverso le relative pagine Web, esiste il corrispettivo elettronico dei cataloghi collettivi, anch’essi interrogabili via Internet. L’attenzione consigliata nell’uso degli Opac di singole biblioteche va estesa agli Opac collettivi: infatti dalle schermate proposte all’utente non è sempre ben chiaro se l’interrogazione viene eseguita sulla base di dati specifica di una biblioteca o sulla raccolta di informazioni relative a più biblioteche, cosa questa che può generare confusione e perdita di informazione. Occorre quindi porre molta attenzione alle istruzioni fornite e controllare l’Url e le intestazioni della pagina Web in cui ci si trova, in modo da capire dove si stanno eseguendo le ricerche.
Come per gli indici delle risorse Internet, gli Opac possono essere distinti in diverse categorie:
Opac collettivi integrati.
Sono gli equivalenti dei
cataloghi collettivi in forma cartacea, realizzati fin dall’inizio come
repertorio unico del posseduto di più biblioteche, in questo caso definiti
“integrati nativi”, o per riversamento controllato di più archivi in uno
solo, cioè “integrati per deduplicazione”, in modo condensare le schede
relative allo stesso documento in una sola, collegata ai riferimenti delle
biblioteche che lo possiedono
Opac collettivi cumulati.
Rappresentano una soluzione più
economica ma meno efficiente dei cataloghi in linea precedentemente descritti.
Essi sono realizzati per semplice unione di più Opac in uno solo, senza
eliminare le duplicazioni eventualmente presenti. In questo modo la ricerca di
un documento specifico può condurre al reperimento di decine di indicazioni
bibliografiche che possono contenere numerose varianti descrittive, a volte
anche casuali, determinate ad esempio da errori di battitura durante la fase di
data-entry
Meta-Opac.
Sono costituiti da appositi programmi che sulla
base di banche dati appositamente realizzate ed aggiornate,
interroga contemporaneamente vari Opac, indipendenti tra loro e
consultabili anche autonomamente. I risultati vengono mostrati secondo diversi
criteri di ordinamento ma, nella maggior parte dei casi, viene suddiviso per
Opac di origine. Benché si tratti di un’utile strumento di ricerca, bisogna
ricordare che le difformità fra gli Opac originari, possibili a vari livelli
(regole di catalogazione, formati di registrazione ed esportazione dei dati,
numero dei campi previsti) possono riflettersi nella meta-interrogazione, con il
conseguente appiattimento della ricerca verso il minimo comun denominatore
rispetto alle possibilità offerte dall’interrogazione dei singoli Opac
Multi-Opac.
Con questo termine dovrebbero essere indicati
strumenti che, raccolgono in una sola pagina le form per l’interrogazione, uno
alla volta, di vari Opac indipendenti e separati tra loro. In realtà spesso
viene usato come sinonimo dei Meta-Opac
Nell’affrontare una ricerca di informazioni bibliografiche via Internet occorre ricordare che esiste una sostanziale differenza tra il webspace di una biblioteca ed il suo Opac. Nel primo caso vengono normalmente fornite notizie su orari e servizi offerti, accompagnate da descrizioni più o meno dettagliate della sua collezione e link con l’eventuale Opac. Tali descrizioni possono elencare il dettaglio dei periodici correnti posseduti o le classificazioni delle monografie acquisite negli ultimi mesi, ma pur fornendo utili informazioni sul posseduto della biblioteca, non possono essere considerate cataloghi in linea.
Repertori di Opac nazionali e regionali sono disponibili presso il sito dell’Associazione Italiana Biblioteche all’Url <http://www.aib.it/aib/lis/opac1.htm>, mentre i repertori di Opac nel mondo sono in <http://www.aib.it/aib/lis/r.htm>. Per le biblioteche nazionali europee si può consultare il sito di Gabriel: Gateway to European’s national libraries <http://libraries.theeuropeanlibrary.org/libraries_en.xml>; altro riferimento per le biblioteche mondiali, particolarmente per quelle nordamericane, è il sito della Library of Congress statunitense <http://www.loc.gov/z3950/gateway.html>. Nella individuazione di repertori di Opac o delle biblioteche di singole nazioni, nei cui siti possono essere reperiti elenchi di risorse bibliotecarie generalmente più aggiornati e dettagliati di quelli posti nei repertori a carattere internazionale, non devono essere trascurati i Virtual reference desk precedentemente descritti, oltre ai siti delle associazioni nazionali di bibliotecari, un elenco delle quali è consultabile all’indirizzo <http://www.aib.it/aib/lis/p.htm>.
Un approccio diverso alla ricerca bibliografica rispetto a quello rappresentato dalla localizzazione geografica delle biblioteche consiste nel concentrare l’attenzione su determinati ambiti disciplinari (storico, geografico) e sui relativi Opac singoli o collettivi.
Esiste una sostanziale differenza tra un catalogo collettivo dei periodici, ad esempio, di carattere geologico posseduti da determinate biblioteche di ambito generale e il catalogo collettivo di tutti i periodici posseduti da un insieme di biblioteche specializzate in geologia. Solo nel primo caso, infatti, tutti i periodici inclusi apparterranno effettivamente all’ambito disciplinare della geologia, mentre nel secondo caso l’appartenenza disciplinare, paradossalmente, sarà prevalente ma non totale. Si ricorda inoltre che quando una biblioteca possiede una collezione estremamente specializzata e completa, il relativo catalogo tende a somigliare a una bibliografia internazionale sull’argomento e può risultare molto utile anche da questo punto di vista, soprattutto per gli utenti remoti.
Alcuni elenchi di biblioteche specializzate sono raggiungibili tramite i link nel già citato sito AIB-Web alla pagina <http://www.aib.it/aib/lis/lpi10h.htm>. Inoltre, per poter rintracciare particolari tipologie di biblioteche, è consigliabile partire dalle pagine Web di una biblioteca specializzata nella disciplina di cui ci si occupa, ad esempio quella del relativo dipartimento in una università, e cercare sezioni dal titolo “Biblioteche “ o “Risorse in rete”: probabilmente si potranno rintracciare interessanti collegamenti. In alternativa si possono consultare directory generali di Internet particolarmente dedicate a risorse accademiche[14].
Una risorsa particolare è rappresentata dalle liste alfabetiche dei periodici posseduti dalle biblioteche. <http://www.aib.it/aib/opac/opac2.htm>.
4.2.3.4. Gli archivi storici in rete
L’era della comunicazione e di Internet, ha favorito nuove iniziative in campo archivistico [15]. Dal 1997, e successivi aggiornamenti, è stato aperto il portale dell’amministrazione archivistica nazionale. Attraverso la rete Internet, è ora possibile vagliare la presenza e la disponibilità di documenti, e studiare Enti/Istituzioni attraverso gli atti che produssero nel tempo. Molto ci si aspetta in questo settore. In particolar modo la restituzione digitale degli stessi documenti e mappe antiche, eliminando i tempi di attesa per la consultazione del materiale cartaceo.
La diffusione dell’informatica nel mondo degli archivi, è comunque proceduta con un certo ritardo rispetto alle biblioteche anche perché si è dovuto affrontare e risolvere preliminarmente il problema delle scelte descrittive, particolarmente complesso.
La documentazione si articola generalmente in fondi, serie, sottoserie, ma contempla anche iperfondi, sezioni, nuclei di carte aggregati; la natura stessa degli archivi comporta un sistema di descrizione fortemente gerarchico, che prevede molti livelli e all’interno del quale deve essere possibile navigare liberamente mantenendo una chiara percezione del punto in cui ci si trova. Oltre alla natura fortemente “plurilivellare”, gli archivi si caratterizzano per l’esistenza di una fitta rete di relazioni tra fondi diversi, tra serie e parti di esse, e la divisione di un archivio in più parti, conservate magari in luoghi diversi, non è un fenomeno raro.
Dal punto di vista informatico, i primi software adottati consentivano una scarsa gerarchizzazione dell’informazione e quindi costringevano a numerosi artifici anche con un complesso uso di codici per l’indicizzazione dei documenti. In alternativa i testi di inventari o censimenti venivano ricopiati con programmi di scrittura e poi adattati al linguaggio Html o, più di recente, tradotti nel linguaggio Ead (Encoded archival description, un linguaggio di marcatura dedicato alle fonti archivistiche). Lo sviluppo infine dei software relazionali, ha fornito uno strumento importante per la descrizione dei dati archivistici, con potenzialità superiori a quelle fornite dagli inventari, censimenti o guide a stampa. Oggi in rete convivono strumenti elaborati con questi diversi criteri, aventi evidentemente un valore informativo differente che va valutato caso per caso.
Va sottolineato che le potenzialità del Web generano talvolta equivoci, e che può accadere che un utente non abituale degli archivi (ma abituato alla ricerca in Rete) si aspetti di ordinare direttamente on line la visualizzazione dell’intera unità archivistica, digitalizzata. In realtà, come in campo bibliografico, anche in campo archivistico normalmente si consultano in linea gli strumenti per rintracciare le fonti, non le fonti stesse. La percentuale di documenti disponibili on line è ancora bassa e limitata essenzialmente a documenti di particolare pregio che si vogliono tutelare dall’usura della consultazione diretta. Sono in corso di digitalizzazione soprattutto documenti cartografici (disegni, mappe che precedono l’elaborazione dei catasti storici e mappe catastali vere e proprie).
In linea generale, in Italia gli strumenti archivistici in rete sono rappresentati dalla trasposizione di inventari, guide o censimenti che precedono la definizione degli standard descrittivi e sono frutto di progetti e criteri a volte sensibilmente diversi tra loro. Il Sistema archivistico nazionale (San) offre le risorse web degli Archivi di Stato afferenti al Ministero per i beni e le attività culturali all’Url <http://www.archivi.beniculturali.it/>; in particolare, all’indirizzo <http://www.archivi.beniculturali.it/Patrimonio/ricerca.html> si trovano gli elenchi aggiornati dei complessi documentari conservati presso gli Archivi di stato delle diverse città italiane. Una visione panoramica sulle fonti che si conservano in tutti gli Archivi di Stato italiani è possibile attraverso la versione digitalizzata della Guida generale degli Archivi di Stato, raggiungibile dalla home page del San o all’Url <http://www.maas.ccr.it/cgi-win/h3.exe/aguida/findex_guida/>.
Una essenziale e non dispersiva raccolta di punti di partenza per le ricerche storico-archivistiche in rete è disponibile nella sezione Archivistica del sito Web dell’Associazione italiana biblioteche <http://www.aib.it/aib/lis/lpi01d.htm>.
[1] Metitieri F. e Ridi
R., Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza,
2002 (e successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 5 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap01/Cap01_01.htm>.
[2] Metitieri F. e Ridi R.,
Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e
successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 7 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap01/Cap01_03.htm>.
[3] Metitieri F. e Ridi R.,
Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e
successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 17 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap01/Cap01_05.htm>.
[4] Ad esempio, gli effetti del terremoto del 14 gennaio 1703 che colpì l’Italia centrale sono ben documentati dal De Carolis – legato pontificio inviato dal papa Clemente XI – e dall’uditore Uria de Llanos – per conto del viceré di Napoli, rispetto agli articoli pubblicati sulla Gazzetta di Mantova o da altre fonti proprio perché danno una visione complessiva e abbastanza precisa sia dell’estensione geografica del sisma (città colpite) sia dell’intensità (danni e vittime) dell’evento. Vedi: De Carolis P., Relazione generale delle ruine e mortalità cagionate dalle scosse del Terremoto de’ 14 Gennaro e 2 Febbraro 1703 in Norcia, e Cascia, e loro contadi, compresi li Castelli delle Rocchette, e Ponte, giurisdizione di Spoleto, Roma 1703; Uria De Llanos D.A., Relazione overo itinerario fatto dall’auditore D. Alfonso Uria De Llanos per riconoscere li danni causati dalli passati Terremoti seguiti li 14 Gennaro, e 2 Febbraro MDCCIII con il numero de’ Morti, e Feriti nella provincia dell’Aquila, e tutti li luoghi circonvicini per darne di essi distinta notizia al Signor Viceré di Napoli, Roma 1703.
[5] Gli Archivi di Stato sono presenti in tutti i capoluoghi di provincia. A questi si devono aggiungere le Sezioni di Archivi di Stato, circa quaranta, comuni non capoluogo di provincia, e destinati ad accogliere fondi locali di grande interesse. A Roma ha sede l’Archivio Centrale dello Stato, dove sono raccolti tutti i documenti degli organi centrali dello Stato dal 1861 in poi.
[6] Metitieri F. e Ridi R., Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 26 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap02/Cap02_01.htm>.
[7] Per una descrizione completa di questo protocollo, vedi il sito della National Information Standards Organization all’Url <http://www.niso.org/standards/resources/Z3950_Resources.html>.
[8] Una delle più importanti biblioteche mondiali che mette a disposizione dell’utenza un Gateway di questi tipo è la Library of Congress statunitense, all’Url <http://catalog.loc.gov/>.
[9] Metitieri F. e Ridi R., Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 32 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap02/Cap02_07.htm>.
[10] Tra questi ricordiamo il “Dublin core metadata” (<http://dublincore.org>), “The Scorpion project” (<http://www.oclc.org/research/software/scorpion/default.htm>) o il “Cooperative on line resource catalog” (<http://www.oclc.org/corc>). Per ulteriori riferimenti si segnala la sezione dedicata alle risorse presenti in rete relative agli schemi di classificazione, nel sito della Associazione italiana biblioteche (<http://www.aib.it/aib/lis/lpi16c.htm>).
[11] Metitieri F. e Ridi R., Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 221 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap11/Cap11_01.htm>.
[12] Per informazioni più dettagliate sui criteri adottati dai principali motori di ricerca si può consultare il sito Search engine watch <http://searchenginewatch.com> o l’articolo di Mariateresa Pesenti, Strumenti di ricerca: chi paga?, in Esb forum <http://www.burioni.it/forum/pes-paga.htm>.
[13] Metitieri F. e Ridi R., Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 67 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap04/Cap04_00.htm>.
[14] Ad esempio: Bubl Link <http://bubl.ac.uk/link>; Virtual library italiane <http://www.virtual-library.it/>; Academic Info <http://www.academicinfo.net/index.html>.
[15] Metitieri F. e Ridi R., Biblioteche in Rete. Istruzioni per l'uso. Roma-Bari, Laterza, 2002 (e successive edizioni; vedi F.1. in Appendice), p. 145 e seg. Online: <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete/Cap08/Cap08_10.htm>.