1.1. L’informazione storica nella valutazione della pericolosità sismica
1.2. L’informazione storica nello studio di altri eventi naturali
1.3. L’informazione storica nelle analisi architettonico - strutturali
Da molti anni ormai l’uso di dati e documenti storici, nell’ambito delle problematiche connesse ai disastri naturali, ha assunto un ruolo importante: tali informazioni, talvolta preziose, insieme all’indagine geologica e geofisica consentono di ampliare e approfondire la conoscenza delle dinamiche ambientali. L’uso di questi dati poi, diventa sistematico e di fondamentale importanza quando si deve far riferimento a dissesti, sia di natura endogena sia di natura esogena, avvenuti in epoche lontane.
Gli obiettivi della ricerca storica nel campo della mitigazione degli effetti di eventi naturali estremi, con particolare attenzione alla salvaguardia del patrimonio culturale, possono essere sintetizzati in due filoni principali di ricerca:
Analisi di pericolosità: ricostruzione degli scenari di danneggiamento per eventi del passato mediante la raccolta di informazioni sul livello e sulla distribuzione areale dei risentimenti
Analisi di vulnerabilità: ricostruzione della storia architettonico-strutturale degli elementi oggetto di analisi di rischio; la ricerca viene focalizzata su specifici elementi architettonici o urbanistici, per i quali si cercano tutte le informazioni relative alle caratteristiche tecnico-strutturali ed ai danneggiamenti subiti dalle strutture nel passato
1.1. L’informazione storica nella valutazione della pericolosità sismica
La sismologia è stato uno dei primi settori delle Scienze della Terra che si è avvalso dei dati storici. L’uso di cronache, annali, memorie di viaggi, riveste notevole interesse per conoscere terremoti avvenuti nel passato ed è stato facilitato dalla stessa tipologia di questo fenomeno endogeno. Fino alla teoria della deriva dei continenti, formulata dal geofisico tedesco Alfred Wegener nel 1912, il terremoto, nonostante taluni tentativi di dare una spiegazione scientifica al fenomeno, rimase un vero e proprio mistero per l’umanità e, specialmente nel periodo classico e medievale, fu ricondotto al volere punitivo delle divinità. Il carattere religioso, vero e proprio timor sacro, che si voleva attribuire a questi eventi, nonché il forte impatto che provocava sul sistema sociale ed economico del territorio colpito, hanno reso possibile la memoria di taluni eventi che altrimenti sarebbero oggi persi o scarsamente conosciuti.
In Italia l’uso dei dati storici in ambito sismologico ebbe largo consenso dagli anni Settanta allorché, l’uso di fonti energetiche legate all’energia nucleare, richiese la scelta di siti idonei per la costruzione di impianti nucleari. La stessa carta del rischio sismico, pubblicata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nonché la classificazione su scala nazionale delle zone a rischio sismico, hanno alla base una ricerca storica.
1.2. L’informazione storica nello studio di altri eventi naturali
Nei primi anni Novanta, l’ENEA avviò il progetto di ricerca denominato EVA - Eventi Ambientali: scopo del progetto era la realizzazione di una banca dati in grado di archiviare, sotto forma d’immagini digitali e su memorie di massa, copia degli stessi documenti contenenti informazioni storiche su eventi naturali estremi. Sempre in questo campo d’indagine rientra l’iniziativa avviata nel 1989 dall’allora Dipartimento della Protezione Civile, che commissionò al Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche un censimento delle aree storicamente colpite da frane e da inondazioni. Il progetto Aree Vulnerate Italiane, in acronimo AVI, ebbe inizio alla fine del 1991 e prevedeva l’acquisizione a scala nazionale delle informazioni attraverso l’analisi di una serie di differenti fonti (tecniche, amministrative, storiche in senso lato). In particolare, le fonti che risultano analizzate in maniera rigorosamente sistematica sono quelle di tipo cronachistico. Tale archivio, oltre a costituire una sorta di enciclopedia storica, rappresenta un potenziale strumento di supporto operativo utile e funzionale al lavoro di pianificazione e di gestione delle politiche territoriali e di mitigazione del rischio idrogeologico. Dall’archivio AVI è nato il Catalogo Nazionale delle località colpite da frane e da inondazioni che copre un intervallo temporale dal 1918 al 1994. Comprende 17.000 schede relative ad altrettante località e oltre 7.000 schede relative a circa 15.000 eventi idraulici.
Il Decreto Legge 180 e il successivo atto di indirizzo e coordinamento da parte Ministero dell’Ambiente, ambedue emanati dopo il disastroso evento alluvionale del maggio ‘98 a Sarno, richiedevano, per una più puntuale individuazione delle aree ad alto rischio idrogeologico, anche l’esame degli eventi avvenuti nei tempi passati. Si sanciva in tal modo, l’importanza della ricerca storica anche nell’ambito dei dissesti idrogeologici.
Non va infine dimenticata la gran mole di lavoro svolto dal CNR IRPI di Torino nella ricerca e catalogazione di dati e informazioni storiche, relative sempre ai dissesti idrogeologici, né gli studi puntuali svolti da numerosi Enti, Istituzioni e singoli studiosi.
I progetti sopraccitati oltre a rendere accessibili una gran mole di dati storici, mettono in evidenza come, anche nei fenomeni esogeni, in particolare nei dissesti idrogeologici, il contributo delle informazioni storiche è di grandissimo aiuto per la comprensione dei meccanismi d’innesco e l’evoluzione di taluni fenomeni come, ad esempio, le flash floods caratteristiche della Versilia.
1.3. L’informazione storica nelle analisi architettonico-strutturali
Il secondo ambito di ricerca che si basa sull’uso delle informazioni storiche è quello della ricostruzione della storia costruttiva e delle vicissitudini ambientali ed antropiche che hanno interessato i manufatti di interesse culturale. In questo caso la ricerca viene focalizzata sulla raccolta di informazioni relative a:
documentazione originale su progettazione e realizzazione dell’opera, sulle modifiche strutturali e sulle destinazioni d’uso assunte dal bene culturale nel corso del tempo
vicissitudini storiche che hanno interessato i beni culturali (ad esempio guerre, incendi o demolizioni e modifiche strutturali)
vicissitudini ambientali, con la ricostruzione dettagliata dei danni provocati dagli eventi naturali estremi che hanno interessato specifici beni culturali
I dati così raccolti sono indispensabili per :
la caratterizzazione strutturale di specifici elementi architettonici, con l’individuazione delle tipologie edilizie, dei materiali usati e di eventuali discontinuità e debolezze strutturali indotte da fenomeni naturali o antropici subiti nel corso del tempo
l'analisi della risposta di specifiche categorie di beni culturali alle sollecitazioni indotte da eventi naturali