Analisi del dissesto idrogeologico della Collina di Varano (Castellammare di Stabia) e progettazione degli intereventi di sistemazione
1.4.
Inquadramento storico-archeologico
2.1.
Sviluppo del progetto su piattaforma GIS ed elaborazione del Modello
Digitale del Terreno
4.2.
Inquadramento geomorfologico
4.3.
Analisi storica ed inventario dei fenomeni franosi
4.4.
Analisi dei processi attivi
5.1. Caratteristiche litotecniche delle formazioni
7.2. Analisi statistica applicata agli eventi idrologici estremi
7.3. Trattamento probabilistico dei dati idrologici
7.9. Linea segnalatrice di variabilità pluviometrica
8.
Analisi dell'uso del suolo e degli interventi di sistemazione
8.1. Digitalizzazione del raster comunale
8.2. Correzione della carta mediante foto interpretazione
8.3. Codifica e parametrizzazione delle varie destinazioni d'uso e dei tipi
di terreno
8.5. Analisi delle diverse tipologie di intervento
9. Implementazione di modelli di stabilità
9.2. Metodo di calcolo adottato
9.3. Procedura adottata per le analisi
10. Esposizione degli elementi a rischio
10.2. Schede per il
censimento
11. Vulnerabilità degli elementi a rischio
11.1. Valutazione della
Vulnerabilità
per il sito di Varano
11.3. Metodologia
d'analisi per il sito di Varano
12. Progetto di un sistema di monitoraggio e ipotesi di mitigazione
12.1. Progetto di monitoraggio
12.2. Ipotesi di mitigazione e conclusioni
Il
presente studio fa parte di un progetto pilota del Ministero della ricerca
scientifica, Linee Guida per
Il sito archeologico della Collina di Varano è stato scelto per il particolare tessuto storico urbanistico in cui fenomeni naturali distruttivi, in questo caso di dissesto idrogeologico, si sviluppano mettendo in pericolo da una parte i residenti delle zone limitrofe e dall'altra le ville romane, la cui riqualificazione e costantemente minata dal verificarsi da eventi i questo tipo.
Nell'area
in oggetto, sona già state sperimentate tecniche di conservazione e
consolidamento che sebbene abbiano in parte messo in sicurezza alcune porzioni
del versante, non hanno però ricucito lo strappo esistente con il centro
abitato, sia dal punto di vista paesaggistico sia dal punto di vista della
possibilità di fruizione dell'area archeologica.
Da qui l'esigenza di approcciarsi al problema con nuove metodologie in grado
di superare i limiti dell'ingegneria classica.
Obiettivo del presente studio è quello di definire un piano di interventi con
tecniche di ingegneria naturalistica volti
a rinaturalizzare gli interventi pregressi e a dimensionare e progettare i
nuovi, attraverso le più moderne metodologie di analisi ed elaborazione
territoriale e ambientale quali i sistemi informativi geografici e le
modellazioni di versante con codici di calcolo ad elementi finiti.
L'area
di Castellammare di Stabia (Tav. “Castellammare di Stabia” III SO, Foglio
185 della Carta d'Italia, scala 1:25.000) si trova in una vasta area nota come
Piana Campana, compresa tra la dorsale del M.te Faito (

Fig.1 - Stralcio della Tavoletta Topografica IGM
1:25.000 (Foglio N° 185 della carta d'Italia)
Il
suddetto pianoro è costituito da un terrazzo posto ad una quota di circa
Sopra
il pianoro di Varano sorge il complesso archeologico delle Ville romane (Foto
1).

|
Foto 1 –
Veduta panoramica della scarpata sottostante gli scavi archeologici e della
parte dell'abitato di Castellammare di Stabia prospiciente
|
Stabile, il
terzo centro abitato distrutto nel 79 d. C. dall'eruzione del Vesuvio, venne
esplorata a partire dal 1749 dagli scavatori borbonici, che già stavano
operando a Ercolano (1738) e a Pompei (1748). Gli scavi riportarono alla luce le
strutture murarie di numerosi edifici, con diverse destinazioni d'uso, tra i
quali alcune ville patrizie (Fig. 2) caratterizzate dalla notevole ricchezza
delle decorazioni (Villa San Marco, Villa Arianna, Villa del Pastore).
Molti affreschi, pavimenti e reperti furono allora staccati e trasportati al
Real Museo di Portici e costituiscono oggi parte della collezione vesuviana del
Museo Archeologico Nazionale di Napoli. A differenza di quanto accadde nelle due
città vicine, lo scavo a Stabiae fu abbandonato nel 1782 e venne ripreso
soltanto nel 1950 grazie all'opera di Libero D'Orsi e dell'allora
sovrintendente Amedeo Maiuri. Attualmente il sito archeologico espone solo una
porzione dell'antico centro urbano:

Fig.2 – I
siti archeologici e l'abitato di Castellammare di Stabia
Anche Villa Arianna si estende in maniera articolata in posizione panoramica sul
ciglio del pianoro di Varano a circa

Foto
2 – Interno di uno degli edifici della Villa Arianna
Il
complesso della Villa del Pastore, il cui nome deriva dalla statua raffigurante
un anziano pastore ritrovata nel corso degli scavi degli anni sessanta, è
situata analogamente alle altre due sul bordo della collina e presenta
un'estesa area scoperta a pianta rettangolare allungata est-ovest e con al
centro un natatio.
2.1.
Sviluppo del Progetto su Piattaforma GIS ed elaborazione del modello
digitale del terreno (DEM)
La
prima attività realizzata è stata la scelta della base topografica di
riferimento. Vista la scala a cui lo studio deve essere condotto (dettaglio), si
è deciso di georeferenziare le
carte scala 1: 1000 del 1959. Il progetto è stato sviluppato con l'utilizzo
di un GIS (Arcview 8.1 , ESRI
ò ) seguendo la seguente
procedura:
Scansione e georeferenziazione del topografico di
base
Digitalizzazione e quotatura delle curve di
livello passo
Creazione di una maglia di punti quotati da
utilizzare come mass – point nella generazione del TIN
(Triangulate Irregular Network)
Generazione dei primi layers informativi in
formato GRID (cellsize 1m) quali il DEM , digital elevation model, lo Slope
(Carta delle pendenze) e l'Aspect (Carta dell'esposizione)
Una volta ottenuta una base topografica in formato vettoriale (vedi tavola
allegata 1), è possibile cominciare a costruire i vari tematismi digitali e
archiviare le loro informazioni nel progetto.
L'output grafico di arcview permette di realizzare una volta generato il dem
delle diverse viste tridimensionali della zona di studio che ne forniscono una
visione di insieme molto realistica (vedi tavola allegata
4).
Una volta implementato il modello digitale del terreno è possibile grazie ad
una estensione presente nel software (EasyProphile 2.0) tracciare ed estrapolare
dal DEM tutti i profili topografici necessari alle analisi di stabilità. (vedi
tavola allegata 6).
L'analisi
geologica, oltre a mirare ad una ricostruzione dell'evoluzione paleogeografia
dell'area, è indirizzata principalmente alla realizzazione di una cartografia
di dettaglio, estremamente necessaria
alla fase di definizione degli interventi di mitigazione.
Lo studio è stato condotto, in primo luogo, consultando la letteratura e le
relazioni relative ai sondaggi effettuati durante le indagini preliminari dei
vari interventi di sistemazione presenti nell'area e, successivamente,
attraverso una campagna di rilevamento mirata a dettagliare
i dati di letteratura.
L'area in
esame è localizzata ai piedi del M.te Faito, all'interno della depressione
morfologico-strutturale nota come Piana Campana, individuatasi durante le fasi
neotettoniche plio-quaternarie dell'orogenesi appenninica.
Il substrato profondo è costituito dal basamento carbonatico appartenente alla
piattaforma Campano-Lucana, caratterizzato da numerose fratture profonde che
hanno consentito la risalita di quei magmi che hanno ricoperto e colmato le
antiche zolle ribassate. Al di sopra di tale substrato sono presenti i terreni
delle successioni flysciodi mioceniche, i depositi piroclastici che, dalla fine
del Terziario e per tutto il Quaternario, sono stati emessi dagli apparati
vulcanici del Somma-Vesuvio e dei Campi Flegrei, e i depositi continentali
derivanti principalmente dal disfacimento dei rilievi circostanti.
I dati raccolti
attraverso le relazioni dei sondaggi e la campagna di rilevamento hanno permesso
di descrivere nel dettaglio i rapporti geometrici tra i diversi corpi litologici
presenti al di sotto del pianoro della collina (vd. Tav. Allegate 2 e
3). In
particolare i sondaggi hanno permesso di confermare i rilevamenti effettuati
lungo la scarpata e di conoscere i terreni non affioranti al di sotto del piede
della scarpata stessa. Nel complesso, la successione è costituita da
un'alternanza di depositi sedimentari e vulcanici di vario genere separati da
superfici con andamento suborizzontale leggermente inclinate verso nord.
Il termine
inferiore della successione affiorante lungo la scarpata è costituito dai tufi
coerenti e semicoerenti dell'ignimbrite campana, Tufo Grigio Campano,
risalente all'attività dell'apparato flegreo di
33.000 anni anni fa, avente
uno spessore massimo di circa
|
|
![]() |
Al tetto delle ignimbriti, su
tutta l'estensione della collina, è stata rilevata
la presenza di una spessa coltre alluvionale (max.
Nella parte occidentale del rilievo, tra i tufi dell'ignimbrite e i
soprastanti depositi alluvionali, è intercalato un corpo lenticolare di
piroclastiti di spessore max. di circa
A chiudere la successione si trova un continuo livello di lapilli e pomici
sciolte , di modesto spessore (max.
La
coltre pedogenetica che copre la successione è diversamente distribuita sul
pianoro, lungo la scarpata e alla base di essa. Sul pianoro, al di sopra delle
pomici, si trova un continuo livello di suolo vegetale di circa 1-
![]() |
![]() |
Dato
l'interesse per l'area posta al di sotto del settore della Villa del
Pastore, è stato condotto un rilievo lungo la scarpata i cui risultati sono
sintetizzati in una colonna stratigrafica di riferimento, della quale si riporta
di seguito la descrizione:
⇒
tra q. 28
e q.
⇒
tra q. 30 e q.
⇒
tra q. 31,5 e q.
⇒
tra q. 37,5 e q.
⇒
tra q. 48 e q.
⇒
tra q. 49,5 e q.
Il
deposito ignimbritico attribuito alla formazione del Tufo Grigio Campano,
risalente a 33.000 anni fa, fornisce un valido riferimento con il quale
collocare temporalmente la successione affiorante nella collina di Varano. Il
contesto deposizionale dell'area non sembra mutare particolarmente nel lasso
di tempo che va dalla deposizione della coltre alluvionale precedente i tufi
fino al recente. Si tratta di una area all'interno della quale si
sovrappongono due processi geologici diversi: la deposizione di materiale
proveniente dal disfacimento dei rilievi circostanti e la messa in posto di
materiale vulcanico ignimbritico e piroclastico proveniente dal complesso
Somma-Vesuvio.
Il
continuo processo di erosione dei rilievi carbonatici della dorsale dei M.ti
Lattari è testimoniato dai clasti calcarei, localmente preponderanti,
all'interno dei depositi alluvionali: la forma e dimensioni di tali elementi
indica il carattere pedemontano di tali depositi. La matrice piroclastica indica
il coinvolgimento all'interno dei processi erosivo-deposizionali dei depositi
sciolti o debolmente cementati di natura vulcanica, che ammantano i rilievi
carbonatici. Successivamente alla messa in posto dell'Ignimbrite Campana e dei
successivi depositi piroclastici, i rilievi carbonatici vengono coperti da una
spessa coltre con caratteristiche coesive, fattore che determina due dirette
conseguenze:
⇒
la protezione del substrato calcareo dall'attività
degli agenti esogeni testimoniato dalla presenza limitatissima di clasti
calcarei nei primi metri al di sopra dell'ignimbrite e delle piroclastiti;
⇒
un relativo aumento dell'energia del rilievo e il
conseguente ringiovanimento dei corsi d'acqua, testimoniato dalla presenza
degli elementi cineritici violacei, di forma prismatica e dimensioni
decimetriche, scarsamente coesi, a spigoli vivi contenuti all'interno della
piroclastite. La bassa coesione e la forma spigolosa di tali clasti indica un
trasporto ridottissimo di tali elementi la cui presenza permette di inscrivere
la facies deposizionale all'interno di un ambiente di piede di scarpata.
In
seguito al rapido disfacimento della coltre ignimbritica e piroclastica
scarsamente cementata e degli effimeri rilievi costituiti da essa, riprende
l'azione di disfacimento del substrato carbonatico e il ripristino di
condizioni deposizionali caratterizzate da minor energia e rappresentate dalle
intercalazioni tra i depositi in cui prevalgono i clasti calcarei subarrotondati
e i livelli prevalentemente piroclastici.
Il livello pomiceo soprastante corrisponde alla recente eruzione del complesso
Somma-Vesuvio del
Questa
parte dello studio consiste nella ricostruzione dell'evoluzione geomorfologica
dell'area e in particolare della scarpata della collina e
nell'individuazione della tipologia, delle caratteristiche geometriche dei
fenomeni franosi passati e attivi allo stato attuale, dei parametri
predisponenti e degli elementi precursori i fenomeni stessi. L'analisi è
stata condotta attraverso una sintesi dei dati presenti in studi e relazioni
preesistenti e attraverso una verifica dei dati attraverso una campagna di
rilevamento nell'area interessata dai fenomeni franosi.
Il complesso dei dati raccolti fornisce indicazioni sulla distribuzione spaziale
delle aree maggiormente suscettibili di nuovi fenomeni e costituisce una base di
lavoro per la definizione della pericolosità dell'area.
L'area
di Castellammare di Stabia (Tav. Castellammare di Stabia III SO, Foglio 185
della Carta d'Italia, scala 1:25.000) si trova in una vasta area nota come
Piana Campana, compresa tra la dorsale del M.te Faito (
Il pianoro è bruscamente interrotto da una scarpata di circa 30-
Come evidenziato nell'analisi geologica, il pianoro è costituito dai depositi
derivanti dal disfacimento dei rilievi posti ad E e a S che hanno formato una
conoide alluvionale di carattere pedemontano, la cui propaggine inferiore è
stata interessata nel passato dall'attività erosiva marina che è
all'origine della formazione della scarpata. L'arretramento della linea di
costa, in seguito alla concomitanza di processi tettonici, eustatici e
deposizionali, ha interrotto l'azione erosiva del mare sul piede della
scarpata che, comunque, continua a subire l'azione modellatrice degli agenti
esogeni atmosferici.
La fase di analisi dei movimenti avvenuti nel passato è di fondamentale importanza per l'individuazione delle tipologie di frana presenti nel territorio e della distribuzione spaziale dei fenomeni avvenuti in passato.Caratterizzata da elevata energia di rilievo, la scarpata è stata interessata da fenomeni erosivi e gravitazionali fin dall'epoca degli insediamenti romani, al cui periodo appartengono i resti delle prime opere di sistemazione che si trovano ancora adesso lungo la scarpata. Tali opere (vd. Uso suolo e interventi di sistemazione) insieme a quelle che sono seguite fino al recente passato, contribuiscono a fornire un'indicazione della tipologia di fenomeni di dissesto a cui si è cercato di porre rimedio. La presenza di contrafforti e muri di sostegno di notevoli dimensioni fa supporre la presenza di movimenti coinvolgenti il substrato con superfici di scivolamento profonde qualche metro. I recenti eventi dell'inverno '97 sembrano essere invece inquadrabili più facilmente in dinamiche di asportazione della coltre alterata superficiale attraverso fenomeni di colate di terra.
|
|
|
Al
fine di ottenere un quadro dell'evoluzione passata della scarpata, verranno
condotte parallelamente sia una ricerca da fonti storiche ed archivistiche sia
un'analisi da fotoarea di alcune annate scelte tra quelle disponibili presso
le autorità locali, l'IGM o altri enti pubblici o privati.
Il prodotto di tale fase consisterà in una archiviazione su base GIS dei dati
reperiti che fornirà sia una carta-inventario di tutti i fenomeni censiti
distinti per tipologia sia un data-base di archiviazione dei dati relativi a
ciascun fenomeno (data, intensità, effetti, …).
La
campagna di rilevamento effettuata tra giugno 2001 e gennaio 2002 è stata
mirata all'individuazione delle caratteristiche dei processi attivi lungo la
scarpata e alla definizione dei fattori predisponenti e degli elementi
precursori dei fenomeni franosi presenti.
Nel
settore prospiciente l'orlo della scarpata degli scavi della Villa di Arianna
sono molto evidenti numerose fratture nella pavimentazione e negli elementi
verticali degli edifici in muratura. Tali fratture, caratterizzate dalla tipica
convessità verso valle, sono connesse con il ribassamento delle porzioni più
vicine alla scarpata e in alcuni punti circondano vere e proprie nicchie di
distacco di movimenti rotazionali del recente passato.
|
|
L'area
di individuazione di tali elementi è circoscritta agli scavi di Villa Arianna e
non coinvolge l'area della Villa di San Marco. L'attività di tali fratture
non è stata definita e potrebbe essere posteriore agli interventi di
sistemazione effettuati nell'anno 1985. Per un maggiore dettaglio potrebbero
rendersi necessari un monitoraggio delle fratture individuate ed un ulteriore
rilevamento lungo l'orlo della scarpata, anche nei settori non raggiunti dalla
campagna effettuata a causa di divieti di accesso o impenetrabilità della
vegetazione.
Sul pianoro è
presente una coltre pedogenetica di circa 1-
Nei casi di affioramenti di diversi litotipi su scarpate, naturali o antropiche, l'azione dilavante delle acque determina una erosione maggiore a scapito di quelli con minore coesione.
![]() |
Tale fenomeno
è molto comune lungo tutta la scarpata nelle aree con vegetazione spontanea e
in particolar modo nei pressi della Villa di S.Marco. I litotipi affioranti
lungo la scarpata sono caratterizzati da scarsa coesione e cementazione in
generale. In particolare sono presenti localmente livelli di lapilli e pomici o
di detrito alluvionale che subiscono un'erosione e asportazione da parte delle
acque dilavanti molto maggiore dei terreni che li circondano. Sono stati
osservati numerosi casi di erosione differenziale tra il suolo e i sottostanti
livelli, pomicei o detritici, in cui gli apparati radicali di alberi d'alto
fusto sono rimasti privi del substrato. In mancanza del supporto gli alberi
tendono ad inclinarsi fino a perdere le condizioni di equilibrio e, una volta a
terra, lasciano alle spalle una nicchia di suolo scoperto. Questi punti della
scarpata sono caratterizzati da un'elevatissima propensione al dissesto a
causa dell'instabilità del volume di terreno a monte della nicchia, della
maggiore infiltrazione e della minore protezione del suolo dall'erosione
nell'area scoperta.
Ruscellamento
diffuso
Il
pianoro soprastante la scarpata e la scarpata stessa presentano poche incisioni
di particolare rilievo che costituiscono fossi capaci di drenare le acque
dilavanti. La porzione maggiore delle acque superficiali scorre al di sopra
della scarpata determinando fenomeni di erosione elevata e trasporto di notevoli
quantità di terra in una miscela fangosa che trova la sua area di deposito ai
piedi della scarpata. Tali fenomeni sono ricorrenti tanto che l'ultimo è
stato osservato nel settembre
Depositi
ai piedi della scarpata
Le
colonne stratigrafiche relative ai sondaggi effettuati alla base della scarpata,
indicano la presenza di materiale detritico con spessori piuttosto variabili da
Verranno
di seguito descritte le caratteristiche meccaniche dei terreni. Tutti i
parametri geomeccanici delle coltri verranno archiviati nel progetto GIS
e verrà elaborata una carta litotecnica del costone. Tale analisi è
propedeutica ad una successiva fase del progetto, che prevede una modellazione
ed una analisi di stabilità del costone attraverso programmi di calcolo ad
elementi finiti.
I parametri di seguito riportati sono la sintesi e la elaborazione di tutti i
campionamenti, i sondaggi e le prove di laboratorio eseguite nell'area di
studio per conto del comune di Castellammare di Stabia e della soprintendenza
Archeologica di Ercolano e Pompei.
Le
campagne di indagini geognostiche prese come riferimento sono in particolare
quella del 1985 della Infrasud
e quella del
Tramite la sintesi e l'elaborazione delle prove SPT (Standard Penetration
Test) è stato possibili
caratterizzare le formazioni del
Tufo grigio campano (Ignimbrite) delle Piroclastici e del detrito di falda
calcareo.
Sono state utilizzate le correlazioni empiriche di Terzaghi e Peck (1948)
relative al grado di addensamento, al numero di colpi Nspt e all'angolo
d'attrito interno del materiale e quelle di alcuni ricercatori giapponesi
per correlare angolo d'attrito e Nspt (vedi tabelle successive)
Nspt
COLPI/30 cm |
TERZAGHI
– PECK
(1948) |
GIBBS
– HOLTZ
(1957) |
|
0
- 4 |
MOLTO SCIOLTA |
0 – 15 % |
|
4 - 10 |
SCIOLTA |
15 – 35 % |
|
10 – 30 |
MEDIA |
35 – 65 % |
|
30 – 50 |
DENSA |
65 – 85 % |
|
OLTRE - 50 |
MOLTO DENSA |
85 – 100 % |
YUKITAKE
SHIOI & JIRO FUKUNI, 1982
|
|
Φ = √ 15 * Nspt
+ 15
(°) |
|
Φ = 0.3 * Nspt + 27
(°) |
Sono
stati quindi sintetizzati i
dati relativi alle prove di laboratorio eseguite nella campagna di indagine
del
Classificazione del
litotipo (curve granulometriche)
Peso specifico dei
Granuli (Gs)
Peso dell'unità di
volume (γ)
Densità secca
(Dr)
Umidità naturale
(w)
Porosità
(n)
Indice dei vuoti (e)
Grado di saturazione
(S)
Angolo d'attrito
interno (prove di taglio diretto CD) (Φ)
Coesione
(prove di taglio diretto CD)
(c)
Coefficiente di
permeabilità (K)
I
fenomeni rilevati nell'area della Collina di Varano sono strettamente
dipendenti dal regime pluviometrico, dalle caratteristiche della circolazione
idrica superficiale e profonda e dalle caratteristiche di permeabilità dei
litotipi presenti. Al fine della redazione di una carta idrogeologica sono
stati raccolti i dati disponibili in letteratura, negli studi e nelle
relazioni preesistenti, presso il Servizio Idrografico Nazionale, il Comune di
Castellammare (Piano Regolatore Generale) e l'Autorità di Bacino del Sarno.
I
bacini che insistono sull'area della Collina di Varano sono il Bacino di
Rivo di Fosso di Gragnano o San Marco e il Bacino di Rivo Calcarelli. Sono di
seguito riportati i dati idrografici relativi ai due bacini di riferimento,
come desunti dagli elaborati del Piano Regolatore Generale del Comune di
Castellammare di Stabia. Il tempo di corrivazione è stato valutato
utilizzando la formula di Giandotti rispetto alla sezione:
a*A-2
+ b*L
Tc
= ----------------------
c*Hm-2
dove :
a= 4
b= 1.5
c= 0.8
A= superficie del bacino imbrifero (Km2)
L= lungezza dell'asta fluviale (Km)
Hm= quota media del bacino (m. s.l.m.)
Il bacino imbrifero di Rivo di Fosso di Gragnano o
San Marco è compreso quasi completamente nel Comune di Gragnano e solo il
collettore di scarico a mare attraversa il territorio di Castellammare per
circa

La
porzione superiore a quota

La circolazione
di tipo convettivo dovuta alle correnti ascendenti regolari del Golfo di Napoli
e la circolazione di tipo ciclonico di provenienza meridionale, determinano
dinamiche metereologiche differenti dalla precedente e fenomeni pluviometrici
ridotti e più facilmente smaltiti dai relativi corsi d'acqua (Dati del
Servizio Idrografico Nazionale).
La struttura
dei Monti Lattari è attraversata da una serie di lineamenti (C.N.R., 1975; D'Argenio
et alii, 1972; Celico & Corniello, 1979) che la dividono in diversi settori
separati da superfici tettoniche importanti anche ai fini della definizione
della circolazione idrica sotterranea. Le fasce cataclastiche individuate in
corrispondenza dei lineamenti tettonici principali agiscono da superfici a bassa
o bassissima permeabilità separando la dorsale in diversi settori
idrogeologicamente indipendenti, o quasi, l'uno dall'altro (Celico,
1978). Il lineamento Pagani-Ravello separa i rilievi della Penisola Sorrentina
dalla porzione più interna ed orientale della struttura ed insieme alla faglia
che congiunge Castellammare con Settica Minore, posta verso SW, individua il
settore di M. Cervigliano la cui circolazione profonda è diretta verso l'area
di Castellammare. La direzione di flusso verso N è dovuta alla presenza, a
quote piuttosto elevate, dei calcari dolomitici triassici affioranti lungo la
costa meridionale che essendo caratterizzati da permeabilità piuttosto bassa,
sostengono la falda e la tamponano verso S. Analogamente il settore di M. Faito,
posto più ad W, e delimitato a SW dalla faglia Postano-Vico Equense, sebbene
sviluppi qualche emergenza lungo la costa meridionale (sorgenti sottomarine e
gruppo di Fontanagrande), è caratterizzato da un flusso preferenziale verso N
ed ha come recapito principale l'area di Castellammare.
Gli studi
individuati in letteratura distinguono una serie di complessi idrogeologici,
principalmente, in base alle diverse caratteristiche di permeabilità e hanno
permesso di accertare che la falda profonda, presente all'interno della
collina di Varano, è alimentata direttamente dalle acque circolanti nel
massiccio calcareo del Monte Faito.
Il
complesso carbonatico, che costituisce l'acquifero profondo
dell'area, è formato prevalentemente da rocce calcaree e dolomitiche
caratterizzate da valori di infiltrazione e permeabilità elevata, a causa
dell'intensa fratturazione dell'ammasso, ed
è ricaricato dalle abbondanti precipitazioni che si concentrano sui
rilievi della Penisola Sorrentina.
Il
complesso dei depositi piroclastici è caratterizzato da elevata
variabilità delle caratteristiche idrogeologiche a causa dell'eterogeneità
dei litotipi che lo compongono. E' costituito sia da materiali a consistenza
lapidea (tufi) e permeabilità media per fratturazione, sia da materiali
sciolti, in situ, con permeabilità elevata (pomici) per porosità, sia da
terreni, anch'essi sciolti, interessati da diffusi processi di
argillificazione (cineriti) e conseguente bassissima permeabilità generale.
Anche
il complesso delle coltri detritiche delle conoidi di deiezione,
provenienti dal disfacimento dei rilievi carbonatici, e caratterizzate da
granulometria medio-grossolana (limi, sabbie e ghiaie) e scarsa cementazione, è
caratterizzato da permeabilità variabile da bassa a media in funzione delle
caratteristiche granulometriche dei depositi.
In
sintesi il sistema idrogeologico è descrivibile in un acquifero profondo
all'interno delle formazioni carbonatiche la cui area di ricarica è
costituita dai rilievi dei Monti Lattari e specificamente dal M.Faito. Ai piedi
di questi rilievi, la coltre eterogenea, costituita dai depositi alluvionali e
da quelli vulcanici, agisce da tampone rispetto alla circolazione principale
all'interno del substrato carbonatico, determinando emergenze puntuali o
innalzamenti della superficie piezometrica.
Le
caratteristiche generali dei litotipi presenti all'interno della collina sono
state già precedentemente descritte; per un miglior dettaglio qui di seguito
sono riportate le caratteristiche idrogeologiche:
Suolo:
la
coltre pedogenetica è caratterizzata da valori di permeabilità estremamente
variabili a causa della presenza di abbondante materiale vegetale e delle
caratteristiche granulometriche, data la presenza di livelli a prevalente
composizione argillosa e di pomici risedimentate;
Lapilli e pomici:
si tratta di
pomici eterometriche frammiste a piroclastiti arenitiche (GETEC, 1997) le cui
Depositi
alluvionali: sono i materiali costituenti le conoidi presenti nell'area
pedemontana tra i Monti Lattari e la
Depositi
piroclastici: sono costituiti da depositi vulcanici di granulometria da media a
fine (piccole pomici, ceneri,
Sabbie
vulcaniche: le caratteristiche granulometriche indicano dei valori di
permeabilità medi o elevati. Tuttavia la
Cineriti:
i
processi di argillificazione che hanno interessato i silicati hanno ridotto la
permeabilità delle cineriti a
Tufo
grigio campano: il complesso presenta una permeabilità media laddove è più
lapideo (quindi nella
La
stratificazione suborizzontale all'interno della coltre e l'intercalazione
di termini ad elevata permeabilità (ghiaie/sabbie e tufi) con altri a
permeabilità ridotta (piroclastiti, livelli cineritici e livelli argillosi),
comporta:
la riduzione della capacità della coltre
superficiale (alluvionale e piroclastica) di agire da acquifero rispetto al
volume potenziale dell'ammasso;
la formazione di percorsi preferenziale della
circolazione sotterranea attraverso piani e direttrici sub-orizzontali;
una scarsa capacità di ricarica dell'ammasso
stesso da parte degli apporti meteorici diretti, a causa dei livelli a bassa
permeabilità che impediscono la circolazione verticale sia nei primi metri
(livello cineritico) sia più in profondità;
la formazione di fenomeni di sovrappressione
localizzati.
L'obbiettivo
dell'analisi idrologica nella area archeologica della collina di Varano è
duplice:
1)
definire gli scenari pluviometrici particolarmente
severi per quest'area in termini di tempi di ritorno, altezze di pioggia
critiche e definizione delle soglie idrologiche di innesco;
2)
determinare parametri e coefficienti per il corretto
dimensionamento delle opere di mitigazione del dissesto idrologico;
La statistica tratta le osservazioni come indipendenti le une dalle altre, il
valore di una osservazione risulta indipendente rispetto ad una osservazione
precedente ( p. es. il valore di portata massima annuale osservata in un certo
anno non dipende dal valore del massimo osservato durante l'anno precedente).
Questo di descrizione statistica è appropriata per eventi idrologici estremi
(portate di piena, precipitazioni massime annuali, altezze massime del manto
nevoso, portate minime).
I metodi statistici sono basati su principi matematici che descrivono la
variazione casuale delle osservazione. Non sono intesi a rappresentare i
fenomeni che hanno determinato le osservazioni. Quindi, per es. una stessa
funzione di distribuzione di probabilità può essere utilizzata per descrivere
il comportamento delle piogge intense come quello delle portate di piena.
Obiettivo principale dell'analisi statistica è collegare la magnitudo degli
eventi estremi alla loro frequenza di accadimento tramite l'impiego di
distribuzioni di probabilità.
I dati idrologici utilizzati a tale scopo sono assunti essere indipendenti e identicamente distribuiti.
In pratica questo si consegue utilizzando per le analisi statistiche i valori
massimi annuali della variabile di
interesse. Si consideri una serie di valori di portata massima annuale: ogni
valore è considerato indipendente rispetto agli altri, e ciascun valore può
essere considerato come la realizzazione di un processo stocastico identico per
tutti gli anni considerati (questo implica che il sistema idrologico che produce
tali valori estremi – il bacino idrografico a monte della sezione dove sono
stati osservati i valori massimi annuali non subisca variazioni nel periodo
osservato. Variazioni tipiche sono
quelle collegate all'uso del suolo, o alla costruzione di uno sbarramento).
Le proprietà statistiche dei campioni (media, varianza,…) variano da campione
a campione mentre quelle della popolazione sono uniche.
Tramite tecniche di inferenza statistica, le proprietà della popolazione
vengono stimate da quelle del campione disponibile.
Stima
dei parametri della distribuzione
-
metodo della massima verosimiglianza
-
metodi grafici
-
metodo dei momenti
□
I parametri delle distribuzioni sono esprimibili in
funzione dei parametri statistici della popolazione (media, varianza,…..)
□ Si assume che i parametri statistici della popolazione
coincidano con quelli del campione
□ I parametri della distribuzione prescelta vengono
espressi in funzione dei parametri statistici del campione
Il concetto di
probabilità di non superamento (associato ad un certo evento idrologico) è
spesso sostituito (per ragioni di comodità di rappresentazione) da quello di
tempo di ritorno T .
DEFINIZIONE
dove xT è la variabile caratterizzata da un tempo di ritorno
T
⇒ se
P=0.01, T=100 anni
Il tempo di
ritorno di un evento di assegnata intensità è quindi:
□
Numero di anni che in media separa
il verificarsi di due eventi di intensità uguale o superiore a quella
assegnata.
□
Numero di anni in cui l'evento
di intensità assegnata viene eguagliato o superato in media 1 volta.
La metodologia
adottata nell'area oggetto di studio è quella dell'analisi delle serie
storiche disponibili per le stazioni pluviometriche di Castellammare di Stabia,
di Colli S. Pietro (Piano di Sorrento) e dell'intero bacino del Sarno.
Sono stati
infatti recuperati i dati relativi alla serie storica completa dell'area per
un arco temporale di settanta anni, questa serie storica è stata studiata
attraverso il metodo dei massimi annuali e le altezze di pioggia critiche per
diversi tempi di ritorno (soglie idrologiche di innesco) sono state stimate con
il metodo dei momenti utilizzando la funzione di distribuzione di Gumbel.
Le funzioni possono essere espresse utilizzando la variabile ridotta
![]()
I parametri caratteristici per questa funzione sono: a e u
Si
utilizza il metodo dei momenti per la stima di
a e u
Determinazione del valore x (altezza di pioggia per
un determinato intervallo orario) caratterizzato da un tempo di ritorno T.
Ţ
poiché
è:
Ţ
Determinazione
del valore T (tempo di ritorno) corrispondente ad una osservazione x
Noto il valore
di x e dei parametri u ed
a, si calcola il valore di w,(variabile
ridotta), da cui si calcola F(XŁx) e quindi il valore del tempo di
ritorno T
Applicazione
della distribuzione di Gumbel per la stima dei tempi di ritorno alla serie
storica relativa alla stazione pluviografica di Castellammare di Stabia
Stazione
pluviografica di Castellammare (Bacino del Sarno).
Principali
statistici del campione e valori dei parametri della distribuzione di probabilità
di GUMBEL
Stima
dei parametri u ed
a
con il metodo dei momenti.
|
Durata (ore) |
N casi |
minimo |
massimo |
media |
Dev.Standard |
u |
a |
|
1 |
66 |
16.5 |
73.0 |
35.1 |
10.7 |
29.18646579 |
10.24520826 |
|
3 |
66 |
23.0 |
102.0 |
46.0 |
15.5 |
37.47577458 |
14.76823532 |
|
6 |
66 |
30.0 |
103.0 |
54.9 |
16.0 |
46.09366637 |
15.25698827 |
|
12 |
66 |
30.5 |
123.1 |
68.2 |
21.0 |
56.60239277 |
20.09287462 |
|
24 |
66 |
38.2 |
141.0 |
80.4 |
23.8 |
67.29362403 |
22.70681908 |
Valori
dei quantici regolarizzati di precipitazione (mm) con la distribuzione di
probabilità di GUMBEL
|
Tempo di ritorno (T) |
|||||||
T
|
w |
Durata |
2 |
5 |
20 |
50 |
100 |
|
2 |
0.36651 |
1 |
32.9 |
44.6 |
59.6 |
69.2 |
76.3 |
|
5 |
1.49994 |
3 |
42.9 |
59.6 |
81.3 |
95.1 |
105.4 |
|
20 |
2.97020 |
6 |
51.7 |
69.0 |
91.4 |
105.6 |
116.3 |
|
50 |
3.90194 |
12 |
64.0 |
86.7 |
116.3 |
135.0 |
149.0 |
|
100 |
4.60015 |
24 |
75.6 |
101.4 |
134.7 |
155.9 |
171.7 |
Le
carte probabilistiche possono essere utilizzate per verificare l'ammissibilità
della funzione di probabilità prescelta per descrivere il campione, ancor prima
di stimare i parametri:
Nelle
carte probabilistiche viene quindi utilizzata un'approssimazione della
probabilità di superamento, detta plotting position.
L'approssimazione
normalmente utilizzata:
m :
posizione del dato nella serie ordinata in senso decrescente,
N : numerosità del campione
-
utilizzare direttamente il diagramma per identificare
la retta che meglio regolarizza i valori (p.es. tramite il metodo dei minimi
quadrati)
oppure
-
procedere in modo analitico alla determinazione dei
parametri (p.es. tramite il metodo dei momenti) e quindi riportare la retta
risultante sul grafico al fine di valutarne la capacità descrittiva (questo
metodo è preferibile).
Applicazione
alla serie storica relativa alla stazione pluviografica di Castellammare di
Stabia
Le
rette introdotte nei grafici sono quelle stimate tramite il metodo dei momenti.
Infatti nelle carte viene riportata
in ascissa la variabile ridotta ed in ordinata il dato.
7.9.
Linea segnalatrice di probabilità pluviometrica – 2
Stima
dei parametri a ed n della linea segnalatrice di probabilità
pluviometrica
□
Si determinano i quantici di precipitazione per le
diverse durata (1, 3, 6, 12 e 24 ore, se l'interesse è per le durate orarie)
per i diversi tempi di ritorno di interesse.
□
Si considerano i quantici relativi ad un assegnato
tempo di ritorno e si regolarizzano mediante la relazione
(1)
In
sintesi si può dire che la linea segnalatrice di probabilità pluviometrica
fornisce una relazione fra
□
Altezze di pioggia
□
Durata di pioggia
Per
un assegnato tempo di ritorno
La
forma normalmente accettata in Italia è la (1) dove a ed n
variano con il tempo di ritorno.
8.
Analisi dell'uso del suolo e degli interventi di sistemazione
La
carta dell'uso del suolo è stata realizzata su piattaforma GIS secondo la
procedura seguente:
Digitalizzazione del raster comunale relativo al
P.R.G.
Correzione della carta prodotta mediante
fotointerpretazione
Codifica e parametrizzazione delle varie
destinazioni d'uso e dei vari tipi di terreno
Analisi tramite GIS della variazione del carico
antropico e dei suoi effetti negli ultimi 30 anni
Analisi delle diverse tipologie di intervento
Vulnerabilità dell' area di studio
8.1. Digitalizzazione
del raster comunale
Il
primo passo è stato quello di vettorializzare tramite arcviewGis la
carta dell'uso del suolo allegata al PRG del comune di Castellammare di Stabia.
Sono stati ridisegnati tutti i poligoni dei vari lotti esclusivamente per le
zone interessate dallo studio. Quello da raster a vettoriale è un passaggio
obbligato per qualunque tipo di analisi territoriale, infatti la nuova mappa così
prodotta permette una sintesi dei dati cartografici per ciò che riguarda i dati
di superfici, volumi e perimetri.
8.2.
Correzione della carta mediante foto interpretazione
La carta
tematica così prodotta è stata quindi corretta grazie all'utilizzo dei dati
raccolti nelle due campagne di indagine eseguite direttamente lungo il costone
della collina di Varano nei mesi di settembre 2001 e gennaio 2002.
Le foto e i sopralluoghi hanno permesso di arricchire e, in alcuni casi,
correggere i dati riportati sul raster del Comune, passaggio questo che d'ora
in poi potrà essere eseguito in maniera molto più rapida tramite l'utilizzo
del Sistema informativo Geografico.
Sono stati aggiunti altri tematismi in funzione delle necessità e degli
obbiettivi dello studio scorporando o accorpando la legenda precedente.
Le
foto relative a due diversi periodi dell'anno hanno permesso una prima analisi
delle dinamiche ambientali e sociali in atto nella zona di studio (tipi di
colture, urbanizzazione, etc.,), procedura fondamentale per qualunque ipotesi di
intervento con tecniche innovative e a basso impatto.
All'interno
dell'area di studio è stato possibile individuare i seguenti tipi di uso del
suolo con le seguenti destinazioni (vedi tav.5 allegata):
- Aree asfaltate in questa categoria sono rappresentate tutti i parcheggi e le strade
asfaltate.
- Strade sterrate sono state considerate le strade non asfaltate e i sentieri tra una
proprietà e l'altra.
- Campi coltivati rientrano in questa categoria tutte le colture stagionali non coperte.
- Interventi di sistemazione
sono stati evidenziati tutti gli interventi di sistemazioni lungo il
costone della Collina di Varano indipendentemente dalla tipologia e
dall'anno di messa in opera.
- Edificato
tutte le aree edificate indistintamente dalla tipologia edilizia.
- Alberi da frutta
la grande quantità di frutteti presenti nella zona ha giustificato la
presenza di questa categoria indipendente dalle altre.
- Giardini
si fa riferimento soprattutto a giardini privati
- Terreno incolto
sono piccoli appezzamenti attualmente non utilizzati
- Prato
sono aree caratterizzate da manto erboso coltivato e mantenuto.
- Serre
in questa categoria si fa riferimento a colture coperte di qualsiasi
tipo.
- Vegetazione spontanea
vegetazione d'alto fusto che cresce in particolar modo lungo le pendici
del costone e a valle della scarpata (vedi foto in tavola 5).
In
particolare è stata scelta un area campione racchiusa tra il ciglio della
scarpata su cui si affacciano le ville romane e la strada della passeggiata
archeologica. Quest'area è stata presa come unità di riferimento e misura
sia dal punto di vista dello sviluppo urbano che
della variazione delle tipologie di colture e destinazioni d'uso negli
ultimi decenni. Partendo quindi da un'area iniziale di 361191 mq riportiamo
nella tabella sottostante le varie percentuali di uso del suolo:
Superfici e percentuali di uso del suolo nell'area test
|
![]() |
|
![]() |
Dai
dati sopra elencati si evince subito che in concomitanza di eventi pluviometrici
particolarmente severi nella zona oggetto di studio è gia stata sottratta una
area di infiltrazione pari al 30% del totale. Questa superficie che un tempo
tratteneva l'acqua di
precipitazione grazie all'infiltrazione naturale del terreno e alla sua
capacità di campo, favorisce oggi il ruscellamento superficiale canalizzando e
convogliando l'acqua direttamente lungo la scarpata, aumentando i processi
erosivi e i fenomeni di dilavamento corticale, fattori di innesco di alcuni
processi in atto attualmente lungo la scarpata.
Quello del bilancio idrologico del pianoro soprastante il Comune di Castellammare di Stabia, su cui si trovano i resti delle ville romane, diviene quindi un aspetto fondamentale di qualunque opera di sistemazione, mitigazione e pianificazione territoriale.
L'analisi
dell'uso del suolo ha permesso di sottolineare altri due aspetti fondamentali
nella procedura della valutazione del rischio naturale nell'area archeologica
oggetto del nostro studio.
Il primo riguarda le varie tipologie di intervento presenti in modo discontinuo
lungo tutto il costone, risalenti ad epoche e a tipologie edilizie differenti.
La loro presenza negli ultimi duemila anni è però indice dell'interazione
continua dell'uomo e dell'evoluzione ambientale di questa porzione di
territorio. Si possono infatti notare diverse tipologie di intervento di
consolidamento appartenenti a periodi differenti a partire dai muri a
contrafforti romani sottostanti le ville, ai terrazzi contenuti da murature ad
archi in tufo nel limite inferiore della scarpata, sino ai più recenti
interventi di consolidamento, quello in cemento armato sotto villa S. Marco,
quello del 1985 con una gettata di spritz-beton al di sotto di villa Arianna
sino agli ultimi quelli del 1997 vicino
La
riuscita o meno di interventi di mitigazione di questo tipo è strettamente
connessa alle destinazioni d'uso del territorio a monte e a valle del costone
da stabilizzare e non a caso le differenti tipologie di intervento ci raccontano
anche l'evoluzione sociale ed urbanistica dell'area.
La fase di studio preliminare effettuata fino ad ora ha fornito una base di dati
utili all'individuazione delle problematiche presenti sul territorio e alla
definizione di massima di quelle che dovrebbero essere gli interventi da
effettuare per la sistemazione del dissesto idrogeologico della Collina di
Varano.
E' stata posta l'attenzione sull'assetto idrogeologico dell'area e in
particolare sulle opere di regimazione delle acque relative alla circolazione
superficiale e profonda. La canalizzazione e lo smaltimento delle acque
meteoriche attraverso opere sia superficiali che profonde come le trincee
drenanti e i fossi di guardia, avrebbe un duplice e benefico effetto sulla
stabilità dell'intero costone. Le opere di drenaggio profonde eviterebbero
l'eccessiva ricarica del livello di falda, che avrebbe conseguenze dannose
sulla stabilità del versante (fenomeni gravitativi profondi), mentre le opere
di regimazione superficiale favorirebbero l'allontanamento di quel surplus di
acque di ruscellamento cui sembrano imputabili fenomeni erosivi intensi e il
dilavamento della coltre superficiale (fenomeni gravitativi superficiali a
rapida evoluzione).
Qualunque
opera di regimazione delle acque superficiali e profonde ha naturalmente un
vincolo imposto dal corpo recettore, bisogna individuare, ridimensionare o
realizzare ex novo collettori capaci di smaltire, in caso di necessità, grandi
quantitativi d'acqua evitando fastidiosi e pericolosi allagamenti nei
quartieri e nei rioni sottostanti il costone.
Ad una efficace politica di mitigazione va accoppiata una efficace politica di
pianificazione limitando il più possibile lo sviluppo urbanistico in un'area
così delicata e fragile dal punto di vista idrogeologico.
Al fine di valutare le condizioni di
stabilità del costone della collina di Varano sono state eseguite delle analisi
di stabilità su due sezioni tipo, rappresentative per stratigrafia e morfologia
(pendenza e topografia) dell'area su cui sorgono le ville romane.
L'utilizzo del calcolatore per analizzare le caratteristiche meccaniche delle
formazioni presenti ha un duplice obbiettivo:
1
In primo luogo le analisi di stabilità servono a
verificare la correttezza dei parametri geomeccanici assegnati in precedenza
alle diverse formazioni, una sorta di calibratura della caratterizzazione
geotecnica dei litotipi coinvolti tramite il metodo delle analisi a ritroso
(back analysis)
2
Come secondo risultato si possono verificare anche se
con un certo margine di approssimazione, le condizioni di sicurezza cui verte il
costone in termini di resistenza residua mobilizzabile su di una o più
superfici potenziali di scivolamento.
3
In fine si possono individuare attraverso il valore del
coefficiente di sicurezza i profili e quindi le aree più instabili, cui vanno
indirizzati gli interventi di messa in sicurezza con priorità elevata.
Utilizzo di FLAC/Slope©Itasca
FLAC/Slope
è un programma
di calcolo, derivato da FLAC (Fast Lagrangian Analysis of Continua) e
progettato in modo specifico per il calcolo del fattore di sicurezza
nell'analisi di stabilità dei pendii. Questo programma differisce dai
programmi tradizionali che utilizzano “l'equilibrio limite” per
determinare il fattore di sicurezza.
I codici per l'equilibrio limite utilizzano uno schema approssimativo basato
tipicamente sul metodo dei conci e su determinate ipotesi, quali ad esempio la
posizione e l'angolo delle forze all'interno dei conci. L'analisi si basa
sul rapporto tra forze agenti e forze resistenti lungo superfici ipotetiche di
potenziale rottura scegliendo tra queste la superficie in cui si sviluppa il
valore più basso del fattore di sicurezza. L'equilibrio è soddisfatto
soltanto per una serie ideale di superfici.
FLAC/Slope fornisce, invece, una
soluzione completa sull'analisi sforzi/deformazioni, dell'equilibrio e delle
equazioni costitutive. Sulla base di una serie di proprietà geometriche del
pendio e geotecniche dei materiali il sistema calcola la stabilità o
l'instabilità. Il programma calcola la superficie potenziale di scivolamento
attraverso il cambiamento delle proprietà di resistenza dei materiali (tecnica
della riduzione della resistenza al taglio), in corrispondenza del punto di
stabilità.
Rispetto all'analisi dell'equilibrio limite, il metodo a differenze finite
consente i seguenti vantaggi (Dawson and Roth, 1999; Cala and Flisiak,
2001):
Ciascuna
superficie di scivolamento potenziale si sviluppa in modo naturale, senza il
bisogno di specificare in anticipo un insieme di superfici di prova.
Non
c'è necessità di fornire in ingresso alcun parametro artificiale (es.
funzioni per angoli di forza inter-concio).
Le
superfici multiple di scivolamento si evolvono naturalmente se le condizioni
ne favoriscono l'insorgenza.
Esiste
la possibilità di modellare realisticamente l'interazione tra il terreno
ed elementi strutturali (es. chiodature, tiranti, geotessili).
La
soluzione consiste in meccanismi di tipo cinematico, mentre il metodo
dell'equilibrio limite considera solo le forze).
Figura 1. Ciclo di calcolo di base
esplicito

La metodologia adottata prevede i
seguenti step operativi:
scelta di sezioni tipo su cui eseguire le analisi
definizione della topografia di dettaglio delle
sezioni (utilizzo di un GIS o di un CAD)
definizione e rilievo della stratigrafia di
dettaglio della sezione in oggetto
assegnazione dei parametri geotecnici a tutti i
litotipi presenti
elaborazione di una sezione geologica/geotecnica
(utilizzo di un CAD)
implementazione del modello di stabilità con Flac/slope
analisi dei risultati
1.
Per la scelta delle sezioni tipo su cui eseguire le
analisi di stabilità si sono seguite due diverse priorità, sono state infatti
in primo luogo selezionate le zone dove non sono mai state realizzate opere di
difesa e mitigazione e quindi fra queste quelle di pregio rispetto
all'ubicazione dei siti archeologici (vedi allegato 1 e
2 )
2.
Per quanto riguarda la topografia di dettaglio una
volta realizzato un modello digitale del terreno, tramite una extension del
programma arcview® (easyprofile 2.0) è possibile derivare profili in formato
vettoriale in modo automatico. Sono state quindi realizzate due sezioni
topografiche di dettaglio, la prima si trova in prossimità della Villa del
Pastore, in un area del costone dove non sono presenti interventi di
sistemazione o protezione e particolarmente esposta in passato e nel presente a
fenomeni di dissesto; la seconda si trova in una porzione non protetta di villa
Arianna interessata di recente da fenomeni franosi (vedi allegato 3 e
4 , profili
A-A e B-B)
3.
Una volta scelte le due sezioni, sono stati effettuati
dei rilievi geologici di dettaglio al fine di definire con esattezza la
successione stratigrafica, gli spessori delle varie formazioni, la giacitura ed
eventuali discontinuità.
4.
Sono stati elaborati tutti i dati delle passate
campagne di indagini e tutte le prove di laboratorio per giungere a definire e a
caratterizzare le proprietà meccaniche necessarie per il modello, delle
formazioni presenti sono di seguito riportate, come esempio le tabelle di
sintesi relative alla classificazione geotecniche delle piroclastiti e
visualizzate nei grafici a seguire.
|
Campione |
Profondità |
Peso
granuli |
unità
volume |
Densità
|
Umidità
naturale |
Porosità |
Saturaz. |
Indice
dei vuoti |
Angolo
d'attrito |
Coesione |
Permeab. |
|
|
m dal
p.c. |
Gs (gr/cmc) |
g
(gr/cmc) |
D (gr/cmc) |
w (%) |
n (%) |
S |
e |
f (°) |
c
(Kg/cmq) |
K (cm/sec) |
|
det 1 |
-6,50 |
2,671 |
1,803 |
1,491 |
20,93 |
44,17 |
0,706 |
0,791 |
33 |
0,139 |
5,5*10e-2 |
|
det 3 |
-6,50 |
2,647 |
1,806 |
1,495 |
20,8 |
43,5 |
0,715 |
0,77 |
38 |
0,069 |
- |
|
det 2 |
-11,50 |
2,677 |
1,811 |
1,395 |
29,82 |
47,86 |
0,869 |
0,918 |
39 |
0,099 |
4,4*10e-2 |
|
|
media |
2,665 |
1,807 |
1,460 |
23,850 |
45,177 |
0,763 |
0,826 |
36,667 |
0,102 |
|
|
Campione |
Profondità |
Peso
granuli |
unità
volume |
Densità
|
Umidità
naturale |
Porosità |
Saturaz. |
Indice
dei vuoti |
Angolo
d'attrito |
Coesione |
Permeab. |
|
|
m
dal p.c. |
Gs
(gr/cmc) |
g
(gr/cmc) |
D
(gr/cmc) |
w
(%) |
n
(%) |
S |
e |
f
(°) |
c
(Kg/cmq) |
K
(cm/sec) |
|
Pir 3 |
-1,50 |
2,56 |
1,669 |
1,327 |
25,77 |
48,16 |
0,71 |
0,929 |
29 |
0,209 |
7,8*10e-3 |
|
Pir
14 |
-1,50 |
2,612 |
1,659 |
1,307 |
26,93 |
49,95 |
0,704 |
0,998 |
30 |
0,16 |
8,3*10e-3 |
|
Pir 9 |
-3,00 |
2,539 |
1,564 |
1,228 |
27,36 |
51,62 |
0,651 |
1,067 |
33 |
0,07 |
6,5*10e-3 |
|
Pir
11 |
-3,00 |
2,407 |
1,461 |
1,003 |
45,66 |
58,323 |
0,785 |
1,399 |
30 |
0 |
2,4*10e-1 |
|
Pir
15 |
-3,00 |
2,599 |
1,681 |
1,357 |
23,88 |
47,78 |
0,678 |
0,915 |
29 |
0,19 |
- |
|
Pir 1 |
-4,00 |
2,531 |
1,618 |
1,291 |
25,33 |
48,98 |
0,667 |
0,96 |
27 |
0,14 |
5,7*10e-3 |
|
Pir 5 |
-4,50 |
2,569 |
1,577 |
1,229 |
28,32 |
52,15 |
0,667 |
1,09 |
31 |
0,12 |
4,7*10e-3 |
|
Pir 8 |
-5,50 |
2,529 |
1,583 |
1,305 |
21,3 |
48,37 |
0,574 |
0,937 |
30 |
0,14 |
2,7*10e-3 |
|
|
medie |
2,543 |
1,602 |
1,256 |
28,069 |
50,667 |
0,680 |
1,037 |
29,875 |
0,129 |
|
|
Pir
12 |
-6,00 |
2,686 |
1,791 |
1,407 |
27,29 |
47,62 |
0,806 |
0,909 |
39 |
0,119 |
8,9*10e-2 |
|
Pir
10 |
-7,00 |
2,544 |
1,591 |
1,263 |
25,97 |
50,35 |
0,651 |
1,014 |
28 |
0,129 |
6,9*10e-3 |
|
Pir
16 |
-7,00 |
2,554 |
1,619 |
1,298 |
24,73 |
49,16 |
0,653 |
0,967 |
31 |
0,24 |
3,5*10e-3 |
|
Pir 4 |
-8,00 |
2,549 |
1,585 |
1,29 |
22,87 |
49,37 |
0,597 |
0,975 |
30 |
0,179 |
4,8*10e-2 |
|
Pir 2 |
-8,50 |
2,547 |
1,691 |
1,301 |
29,98 |
48,9 |
0,797 |
0,957 |
28 |
0,169 |
5,2*10e-3 |
|
Pir 6 |
-8,50 |
2,593 |
1,588 |
1,251 |
26,94 |
51,74 |
0,651 |
1,072 |
31 |
0,089 |
4,9*10e-2 |
|
Pir
13 |
-13,50 |
2,536 |
1,639 |
1,201 |
36,47 |
52,63 |
0,832 |
1,111 |
28 |
0,219 |
4,9*10e-3 |
|
Pir 7 |
-17,50 |
2,561 |
1,613 |
1,266 |
27,41 |
50,93 |
0,681 |
1,038 |
28 |
0,21 |
5,7*10e-3 |
|
|
medie |
2,571 |
1,640 |
1,285 |
27,708 |
50,088 |
0,709 |
1,005 |
30,375 |
0,169 |
|

5.
Una volta definiti i parametri la topografia e la
geologia di dettaglio per le due sezioni tipo è stato possibile disegnare due
sezioni geologiche geotecniche in formato vettoriale (vedi allegato 5 e
6 sezioni geotecniche)
6.
Grazie alla realizzazione di una sezione
geologica/geotecnica così dettagliata, l'implementazione del modello ad
elementi finiti con flac/slope è particolarmente facile
I parametri utilizzati nel
modello per le formazioni presenti sono le seguenti
|
|
Densità
(Kg/m^3) |
Porosità
|
Ang.
di attrito(°) |
Ang.di
dilatanza (°) |
Coesione
(MPa) |
Tensione
(KPa) |
|
Ignimbrite
campana |
1850 |
0.10 |
35 |
4 |
1.3000 |
250.0 |
|
Piroclastite
B |
1640 |
0.50 |
29 |
2 |
0.0700 |
60.0 |
|
Detrito
alluvionale B |
1800 |
0.45 |
38 |
2 |
0.0150 |
300.0 |
|
Piroclastite
A |
1600 |
0.45 |
31 |
2 |
0.0130 |
60.0 |
|
Detrito
alluvionale A |
1800 |
0.44 |
33 |
2 |
0.0140 |
200.0 |
|
Pomici
e lapilli |
1300 |
0.60 |
33 |
2 |
0.0050 |
30.0 |
|
Suolo
pedogenizzato |
1500 |
0.50 |
26 |
2 |
0.0100 |
40.0 |
|
Cineriti |
1300 |
0.50 |
35 |
2 |
0.0100 |
160.0 |
7.
Analisi dei risultati e degli output per le due
sezioni.
sez. A – A (allegato
7)
Sono state eseguite due simulazioni per il profilo di Villa del Pastore, una in
condizioni drenate, e l'altra in condizioni sature ipotizzando la falda
coincidente con il piano campagna.
La prima simulazione ha fornito un coefficiente di sicurezza pari a
La simulazione in condizioni sature ha fornito un valore per il coefficiente di
sicurezza pari a 0.72, sottolineando la fragilità delle formazioni coinvolte
nell'analisi in concomitanza di eventi pluviometrici particolarmente intensi
che portano a saturazione il costone della collina di Varano.
Anche in questo caso la superficie potenziale di scivolamento è in perfetta
analogia con quelle evidenziate nei sopralluoghi e sintetizzate nella carta dei
fenomeni franosi.
sez. B – B (allegato
8)
Sono state eseguite due simulazioni per il profilo di Villa Arianna, una in
condizioni drenate, e l'altra in condizioni sature ipotizzando la falda
coincidente con il piano campagna.
La prima simulazione ha fornito un coefficiente di sicurezza pari a
La simulazione in condizioni sature ha fornito un valore per il coefficiente di
sicurezza pari a 0.88, sottolineando la fragilità delle formazioni coinvolte
nell'analisi in concomitanza di eventi pluviometrici particolarmente intensi
che portano a saturazione il costone della collina di Varano.
Anche in questo caso la superficie potenziale di scivolamento è in perfetta
analogia con quella sviluppatesi durante l'evento pluviometrico del settembre
2002, un piccolo scivolamento rotazionale in cima al costone
che evolve in colata fin giù ai
piedi del pendio.
10.
Esposizione degli elementi a rischio
Lo studio condotto sul sito di Varano è stato affrontato tenendo presenti
più chiavi di lettura: strutturale, artistica, ambientale; ponendo quindi
l'attenzione sia alle strutture vere e proprie dal punto di vista tipologico e
statico, sia al valore artistico degli elementi decorativi archeologici
sia al valore ambientale del sito e del territorio circostante per darne
poi una valutazione complessiva.
·
Dal punto di vista strutturale
è stato effettuato un censimento di tutti gli ambienti delle ville romane
registrandone dapprima informazioni in merito alla tipologia edilizia,la
cronologia, lo stato di conservazione, si è poi entrati più nello specifico
delle condizioni statico-strutturali vere e proprie rilevandone di tutte le
lesioni il numero, l'orientamento, l'apertura massima, la corrispondenza tra
il piano verticale e quello orizzontale e tra i vari ambienti limitrofi. Si sono
valutate poi le condizioni delle strutture dal punto di vista del degrado,
dovuto per lo più all'umidità ed allo sgretolamento delle malte, e
registrati i consolidamenti
effettuati.
·
Per quanto riguarda l'aspetto
artistico, si è fatta una valutazione della presenza dei beni tenendo conto
della superficie affrescata, quella pavimentata a mosaico, il numero di colonne
o la presenza di altri elementi decorativi. La fase successiva è stata la
valutazione dello stato di conservazione, specie in quelle zone in cui c'è
presenza di umidità sulle superfici verticali e l'attecchimento di piante
spontanee invasive sulle superfici orizzontali ed infine la presenza o meno di
un restauro superficiale.
·
In merito al fattore ambientale
va detto che quello di Varano è un sito dove l'attività prevalente è quella
agricola ed in cui negli anni si è fatto largo ricorso all'abusivismo
edilizio se non per nuove costruzioni, per ampliamenti trasformando
quindi anche le tipologie edilizie di parecchi casolari rurali. In questo
caso si sta procedendo ad una individuazione delle tipologie, delle aree di
proprietà della Soprintendenza archeologica e del tipo di vegetazione e colture
prevalenti, indicando anche la presenza delle numerose serre dei fioristi, in
modo da poter ottenere un quadro esaustivo di quelle che è il contesto
ambientale delle ville romane dell'antica Stabiae.
·
Per i beni di competenza della
Soprintendenza, come già detto, si è fatta una classificazione di tutti gli
ambienti delle strutture romane badando alle tipologie ed alle condizioni
strutturali (anche per gli elementi di sostegno) restituite poi graficamente
attraverso una tavola del quadro lesionativo e facendo riferimento ad una
appropriata scala cromatica.
·
Per le competenze comunali si
è procedut in maniera analoga, considerando lo stato di conservazione degli
edifici .
·
Nell'area del pianoro di
Varano, mediante queste informazioni raccolte sono state effettuate delle
zonazioni con la distinzione di aree a diversa destinazione d'uso con
l'aggiunta di una valutazione di tipo socioeconomica in termini di fruizione
del contesto ambientale naturalistico e paesaggistico.
·
Sono state poi individuate
tutte le infrastrutture: viabilità
primaria, viabilità secondaria, acquedotti, elettrodotti ad alta tensione,
impianti sportivi ed infrastrutture turistiche, presenti nella zona in modo da
avere un quadro degli elementi che interagiscono con le aree soggette a rischio.
·
Si è creato, infine, una banca
dati relativa alla popolazione presente nell'area che tiene conto anche della
popolazione di lavoratori e di visitatori del sito archeologico.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||||||||
|
Localizzazione |
|
|
II
COMPLESSO |
|
|
codice |
|
|
3 |
|
|
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||||||||
|
Operatore |
|
|
|
|
|
data |
|
|
05/05/2003 |
|
|
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||||||||
|
Carattetteristiche
relative all'esposizione dei beni archeologici |
||||||||||||||||||||
|
TIPOLOGIA
OGGETTO |
||||||||||||||||||||
|
RELIGIOSA |
basilica |
TC2 |
|
ambiente/aula/triclino/atrio |
TC23 |
X |
piazza |
TI8 |
|
|||||||||||
|
altare/ara |
TR1 |
|
biblioteca/archivio |
TC3 |
|
basamento |
TC24 |
|
giardino/hortus |
TI9 |
|
|||||||||
|
area/recinto
sacro |
TR2 |
|
capanna/palafitta |
TC4 |
|
padiglione/esedra |
TC25 |
|
latomie |
TI10 |
|
|||||||||
|
menhir/dolmen |
TR3 |
|
casa/domus/Insula |
TC5 |
|
area |
TC26 |
|
scala/scalinata |
TI11 |
|
|||||||||
|
mitreo |
TR4 |
|
circo/stadio/arena |
TC6 |
|
edificio |
TC27 |
|
statua/complesso
scultoreo |
TI12 |
|
|||||||||
|
sacello |
TR5 |
|
colonna/obelisco/stele |
TC7 |
|
DIFENSIVO |
fornace |
TI13 |
|
|||||||||||
|
santuario |
TR6 |
|
grotta |
TC8 |
|
castrum/castelliere/caserma |
TD1 |
|
COMPLESSI
URBANISTICI |
|||||||||||
|
tempio |
TR7 |
|
edicola |
TC9 |
|
forte/arsenale |
TD2 |
|
acropoli/arce |
TU1 |
|
|||||||||
|
elemento
naturale/sito |
TR8 |
|
magazzino/horrea |
TC10 |
|
fossato/recinto |
TD3 |
|
parco |
TU2 |
|
|||||||||
|
chiesa
paleocristiana |
TR9 |
|
mercato/macellum |
TC11 |
|
mura/cinta
muraria |
TD4 |
|
verde
storico |
TU3 |
|
|||||||||
|
cripta |
TR10 |
|
ninfeo |
TC12 |
|
nuraghe |
TD5 |
|
ambiente
acquatico storico |
TU4 |
|
|||||||||
|
FUNERARIA |
palestra/ginnasio |
TC13 |
|
porta |
TD6 |
|
giochi
d'acqua |
TU5 |
|
|||||||||||
|
catacomba/colombario |
TF1 |
|
piscina/bagno/peschiera |
TC14 |
|
torre |
TD7 |
|
centro
urbano/villaggio |
TU6 |
|
|||||||||
|
ipogeo |
TF2 |
|
portico/peristilio |
TC15 |
|
INFRASTRUTTURE E SERVIZI |
foro |
TU7 |
|
|||||||||||
|
mausoleo |
TF3 |
|
taberna/esercizio |
TC16 |
|
acquedotto |
TI1 |
|
insediamento/sito |
TU8 |
|
|||||||||
|
monumento |
TF4 |
|
teatro/odeon |
TC17 |
|
cisterna/pozzo |
TI2 |
|
insulae |
TU9 |
|
|||||||||
|
sepolcro/tomba |
TF5 |
|
terme |
TC18 |
|
cloaca/opera
idraulica |
TI3 |
|
necropoli/tombe |
TU10 |
|
|||||||||
|
tumulo/dolmen |
TF6 |
|
tribuna |
TC19 |
|
fontana/peschiera |
TI4 |
|
quartiere/regiones |
TU11 |
|
|||||||||
|
CIVILE |
villa
rustica |
TC20 |
|
ponte |
TI5 |
|
|
|
|
|||||||||||
|
arco |
TC1 |
|
villa
residenziale |
TC21 |
|
porto |
TI6 |
|
|
|
|
|||||||||
|
anfiteatro |
TC2 |
|
palazzo |
TC22 |
|
via/strada/cardo/decuman/pavim. |
TI7 |
|
|
|
|
|||||||||
|
CRONOLOGIA |
PRESENZA
DI BENI |
PRESENZA DI ELEMENTI DECORATIVI |
||||||||||||||||||
|
preistorica |
C1 |
|
elementi
metallici |
PB1 |
|
ARCHEOLOGICI |
AMBIENTALI |
|||||||||||||
|
protostorica |
C2 |
|
sculture
indipendenti |
PB2 |
|
mosaici |
PD1 |
X |
giardino
storico |
PM1 |
|
|||||||||
|
arcaica
(VII-V sec.a.c.) |
C3 |
|
arredo |
PB3 |
|
altri
elementi decorativi |
PD2 |
|
orto
botanico |
PM2 |
|
|||||||||
|
classica
(V-IV sec a.c.) |
C4 |
|
dipinti
su tavola |
PB4 |
|
dipinti
murali |
PD3 |
X |
parco |
PM3 |
|
|||||||||
|
ellenistica
(V-I sec a.c.) |
C5 |
|
dipinti
su altro materiale |
PB5 |
|
materiali
lapidei e fregi |
PD4 |
|
verde
storico |
PM4 |
|
|||||||||
|
romana
( I - IV d.c.) |
C6 |
X |
|
|
|
elementi
decorativi esterni |
PD5 |
|
ambiente
acquatico storico |
PM5 |
|
|||||||||
|
tardo
antica (476 - 600 d.c.) |
C7 |
|
|
giochi
d'acqua |
PM6 |
|
||||||||||||||
|
medioevale
(601 - 1400 d.c.) |
C8 |
|
|
|||||||||||||||||
|
ACCESSIBILITA' |
USO
ATTUALE |
RAPPRESENTATIVITA' |
STATO
DI CONSERVAZIONE |
|||||||||||||||||
|
non
scavato |
A1 |
|
turistica/archeologica |
F1 |
X |
alta |
R1 |
|
alto |
SC1 |
|
|||||||||
|
parzialmente
scavato |
A2 |
|
altro
(culturale rappresentativa, culto, abitativa civile, terziaria,
commerciale, …) |
F2 |
|
media |
R2 |
|
medio |
SC2 |
|
|||||||||
|
non
aperto al pubblico |
A3 |
X |
|
bassa |
R3 |
X |
basso |
SC3 |
X |
|||||||||||
|
aperto
al pubblico |
A4 |
|
|
|
|
|
|
|
||||||||||||
|
ELEMENTI A
RISCHIO DI TIPO ARCHEOLOGICO |
|
|||||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||||||||||||
|
STIMA DEL
INDICE DI ESPOSIZIONE |
|
|||||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||||||||||||
|
STORICO/CULTURALE
= INDICATORE A |
|
|||||||||||||||||||
|
RAPPRESENTATIVITA' |
FREQUENZA |
STATO DI CONSERVAZIONE |
|
PRESENZA
DI ELEMENTI DECORATIVI E BENI |
|
|||||||||||||||
|
1 (BASSA) |
4 (0-25%) |
1 (BASSA) |
X |
0-2 |
1 |
|
||||||||||||||
|
2 (MEDIA) |
3 (25-50%) |
2 (MEDIA) |
|
3-5 |
2 |
|
||||||||||||||
|
3 (ALTA) |
2 (50 - 75%) |
3 (ALTA) |
|
>5 |
3 |
|
||||||||||||||
|
|
1 (75 -
100%) |
|
|
|
|
|
||||||||||||||
|
INDICATORE A =
RAPPRESENTATIVITA'+FREQUENZA+CONSERVAZIONE+PRESENZA |
|
|||||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||||||||||||
|
ECONOMICO
TURISTICO = INDICATORE B |
|
|||||||||||||||||||
|
ACCESSIBILITA' |
FUNZIONE |
|
||||||||||||||||||
|
non scavato |
1 (BASSA) |
Archeo - turistica |
X |
valore normale |
1 |
|
||||||||||||||
|
non aperto al pubblico |
2 (MEDIA) |
altro (culturale rappresentativa, culto,…) |
|
valore
addizionale |
2 |
|
||||||||||||||
|
aperto al pubblico |
3 (ALTA) |
|
|
|||||||||||||||||
|
INDICATORE B:
ACCESSIBILITA'+ FUNZIONE |
|
|||||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||||||||||||
|
INDICE PLANIMETRICO: da elaborazione GIS |
|
|
|
|||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||||||||||||
|
INDICE DI
ESPOSIZIONE = (INDICATORE A +INDICATORE B)*INDICE PLANIMETRICO |
|
|||||||||||||||||||
11.
Vulnerabilità degli elementi a rischio
11.1.
Valutazione della
Vulnerabilità per il sito di
Varano
Nell'area oggetto di studio è stata svolta un'analisi sulle strutture
in cui si è prestata attenzione alle condizioni statico-strutturali dei singoli
ambienti delle ville romane dell'antica Stabiae.
Nello studio condotto sono state valutate le situazioni generali delle ville e
le condizioni strutturali dei singoli ambienti, da cui sono emerse le aree più
vulnerabili.
In particolare dall'analisi è emerso che le zone più lesionate
e con maggiori danni alle strutture sono quelle più prossime al versante: per
La situazione generale è
abbastanza diversa tra le due ville dato che, mentre per

Anche nelle zone più interne ci sono delle situazioni critiche causate però
da una scarsa attenzione al contenimento del terreno lungo i margini di scavo
causando così smottamenti dannosi per le strutture.
Nella zona della Grotta di Arianna si notano lesioni corrispondenti
e parallele lungo le murature della
grotta stessa e degli ambienti adiacenti.
In altri casi, come l'ambiente 71 (sempre adiacente alla grotta), si vede
un'inclinazione delle murature verso l'esterno ed un crollo nella parte di
fondo. Ulteriori danni sono provocati dalle capinere che in più punti hanno
utilizzato le piccole cavità delle murature per costruirvi il nido,
facilitandovi poi l'attecchimento e la crescita di piante infestanti.
Per quanto riguarda
Le condizioni generali, quindi, sono abbastanza buone per entrambi i complessi,
salvo la zona centrale della Villa di Arianna dove
vige uno stato di precarietà.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Carattetteristiche
relative alla stima delle condizioni statico-strutturali dei beni
archeologici |
|||||||||||
|
ALTEZZA |
INTERVENTI |
||||||||||
|
sopra
il p.c. |
sotto
il p.c. |
catene |
I1 |
|
cordoli |
I4 |
|
||||
|
numero piani |
AP1 |
1 |
numero piani |
AP2 |
\ |
contrafforti |
I2 |
|
restauro superficiale |
I5 |
X |
|
altezza totale in m. |
AM2 |
1,8 |
altezza totale in m. |
AM2 |
|
speroni |
I3 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
COPERTURA |
|||||
|
|
|
|
|
|
|
presente |
C1 |
X |
assente |
C2 |
|
|
Elementi
verticali |
Elementi
orizzontali |
||||||||||
|
LESIONI |
LESIONI |
||||||||||
|
chiuse |
LV1 |
5 |
classe |
chiuse |
LO1 |
|
classe |
||||
|
aperte |
LV2 |
4 |
< |
LV31 |
|
aperte |
LO2 |
|
< |
LO31 |
1 |
|
valore in cm. |
LV3 |
|
0,5cm.<x< |
LV32 |
|
valore in cm. |
LO3 |
|
0,5cm.<x< |
LO32 |
2 |
|
|
|
|
> |
LV33 |
|
|
|
|
> |
LO33 |
3 |
|
INCLINAZIONE |
DENSITA'
DELLE LESIONI (orizzontali e verticali) RIFERITA AL VOLUME , Dv |
||||||||||
|
non inclinato |
INV1 |
X |
classe |
||||||||
|
inclinato |
INV2 |
|
< 5° |
INV31 |
|
Dv<0,01 |
DV1 |
|
x>1 |
DV4 |
|
|
valore in gradi (°) |
INV3 |
|
5°<x<10° |
INV32 |
|
0,01<x<0,1 |
DV2 |
|
|
|
|
|
|
|
|
>10° |
INV33 |
|
0,1<x<1 |
DV3 |
|
|
|
|
|
RIGONFIAMENTI |
CEDIMENTI |
||||||||||
|
assenti |
RG1 |
|
localizzati |
RG21 |
X |
assenti |
CE1 |
|
localizzati |
CE21 |
|
|
presenti |
RG2 |
X |
diffusi |
RG22 |
|
presenti |
CE2 |
X |
diffusi |
CE22 |
X |
|
TIPOLOGIA
COSTRUTTIVA |
TIPOLOGIA
COSTRUTTIVA |
||||||||||
|
mura ciclopiche |
TCO1 |
|
opus latericium |
TCO6 |
|
non identificabile |
TCV1 |
|
NOTE |
||
|
blocchi poligonali |
TCO2 |
|
opus reticulatum |
TCO7 |
X |
volta senza catene |
TCV2 |
|
copertura
in lamiera grecata poggiante su piedritti in legno (ormai inutili) ed
elementi tubolari metallici ossidati |
||
|
muratura a blocchi
squadrati |
TCO3 |
|
pilastri isolati |
TCO8 |
|
volta con catene |
TCV3 |
|
|||
|
opus squadratum |
TCO4 |
|
muratura parzialmente
ricostruita |
TCO9 |
X |
travi |
TCV4 |
|
|||
|
opus cementicium |
TCO5 |
|
altro |
TCO10 |
|
altro |
TCV5 |
X |
|||
|
SPESSORE
MURA |
UMIDITA' |
NOTE |
|||||||||
|
< |
SM1 |
|
assente |
U1 |
|
|
|||||
|
50cm.<x< |
SM2 |
X |
presente |
U2 |
X |
||||||
|
> |
SM3 |
|
|
|
|
||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
STIMA
DELLE CONDIZIONI STATICO-STRUTTURALI |
||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
TIPO DI
DANNO |
|
% valore
bene |
||||
|
Assenza di
danno |
0 |
nessuna |
||||
|
Danni
leggeri non strutturali. La stabilità non è pregiudicata |
1 |
qualche% |
||||
|
Fessurazione
dei muri. Lievi danni strutturali |
2 |
10 - 40 % |
||||
|
Deformazioni
importanti. Fessure largamente aperte. Evacuazione necessaria |
3 |
40 - 60 % |
||||
|
Cedimento
parziale dei pavimenti, brecce nei muri, disarticolazione delle pareti.
Evacuazione immediata |
4 |
60
- 90 % |
||||
|
Struttura da
molto danneggiata a totalmente distrutta. Recupero impossibile |
5 |
90 - 100 % |
||||
|
Stima e
calcolo dell'indicatore delle condizioni statico strutturali |
||
|
|
coefficiente |
|
|
Interventi |
|
|
|
catene |
-1 |
|
|
cordoli |
-1 |
|
|
contrafforti |
-1 |
|
|
speroni |
-1 |
|
|
restauro
superf. |
-0,3 |
|
|
Copertura |
|
|
|
presente |
-0,3 |
|
|
assente |
0,3 |
|
|
Lesioni elementi verticali e orizzontali |
||
|
chiuse |
0,25 |
|
|
aperte < |
0,5 |
2 |
|
aperte fino
a |
0,75 |
|
|
aperte >
di |
1 |
2 |
|
Densità delle lesioni (orizzontali e verticali)
per singolo elemento riferita al volume (dv) |
||
|
|
|
|
|
dv < 0,01 |
0 |
|
|
0,01< dv < 0,1 |
0,3 |
|
|
0,1 < dv < 1 |
0,6 |
|
|
dv > 1 |
1 |
|
|
Inclinazioni |
|
|
|
non
inclinato |
0 |
|
|
inclinaz
< di 5° |
0,3 |
|
|
inclinaz
> 10° |
0,6 |
|
|
5°<
inclinaz < 10° |
1 |
|
|
Rigonfiamenti |
|
|
|
assenti |
0 |
|
|
presenti
localizzati |
0,5 |
|
|
presenti
diffusi |
1 |
|
|
Cedimenti |
|
|
|
assenti |
0 |
|
|
presenti
localizzati |
0,5 |
|
|
presenti
diffusi |
1 |
|
|
Tipologia costruttiva degli elementi verticali (da
quantificare) |
||
|
mura ciclopiche |
|
|
|
blocchi poligonali |
|
|
|
muratura a blocchi
squadrati |
|
|
|
opus squadratum |
|
|
|
opus cementicium |
|
|
|
opus latericium |
|
|
|
opus reticulatum |
|
|
|
pilastri isolati |
|
|
|
muratura parzialmente
ricostruita |
|
|
|
altro |
|
|
|
|
|
|
|
Tipologia costruttiva degli elementi orizzontali
(da quantificare) |
||
|
non identificabile |
|
|
|
volta senza catene |
|
|
|
volta con catene |
|
|
|
travi |
|
|
|
altro |
|
|
|
|
|
|
|
Spessore mura |
coefficiente
moltiplicativo della tipologia costruttiva |
|
|
mura < cm 50 |
0,3 |
|
|
50 < mura < |
0,6 |
|
|
mura > |
1 |
|
|
Umidità |
|
|
|
assente |
0 |
|
|
presente |
0,5 |
|
|
|
|
|
11.3.
Metodologia d'analisi per il sito di Varano
Per la valutazione della vulnerabilità del sito di Varano si è proceduto
effettuando un censimento
strutturale di tutti gli ambienti delle singole ville, ponendo l'attenzione al
tipo, numero, orientamento ed in qualche caso alla coincidenza delle lesioni
tracciando un quadro fessurativo che permette una lettura immediata delle
condizioni statico-strutturali del sito e della correlazione tra tipo di
dissesto e cedimenti.
L'analisi è partita individuando gli elementi a rischio passando poi alla
raccolta di informazioni su schede di classificazione di elementi esposti e
stima della vulnerabilità, in cui, per ogni singolo elemento (ambiente) si sono
registrati dati sulla tipologia, cronologia, funzione, stato di conservazione,
rappresentatività, accessibilità, condizioni strutturali e tipi di interventi
effettuati, realizzando poi una mappatura degli elementi a rischio e della
vulnerabilità facendo riferimento ad una scala cromatica.
Già da questa prima analisi sono venute fuori le condizioni del sito, si è
poi proceduto con un rilievo grafico e fotografico con cui si è realizzato un
quadro lesionativo che, unitamente alle schede, fornisce il quadro completo
delle condizioni di tutti gli ambienti e permette una lettura dei dissesti e
delle relative conseguenze strutturali, in particolare la correlazione tra
instabilità del versante e le lesioni dovute ai cedimenti differenziali.
12.
Progetto di un sistema di monitoraggio e ipotesi di mitigazione
12.1.
Progetto di monitoraggio
Nel
sito storico -archeologico di Varano le aree individuate come idonee al
monitoraggio sono quelle indicate come:
-
Villa Arianna
-
Villa San Marco
Dal
punto di vista generale l'ipotesi di sistema di monitoraggio prevede di
realizzare due unità di acquisizione separate per ciascuna area con
trasmissione dei dati via cavo. Le unità di acquisizione saranno ubicate in
locali già esistenti presso il sito archeologico e scelti preferibilmente in
modo tale da minimizzare la lunghezza dei cavi di collegamento.
Il centro di acquisizione master sarà quello di Villa Arianna (Allegato
10)
nelle cui vicinanze sarà installata la prevista centralina meteorologica.
Il sistema di Villa San Marco sarà collegato con quello di Villa
Arianna utilizzando la rete GSM.
Per
quanto riguarda le perforazioni si sono ipotizzati n. 5 sondaggi con profondità
di
La
tabella seguente riporta la sintesi della strumentazione e delle perforazioni da
eseguire.
|
IPOTESI
SISTEMA DI MONITORAGGIO SITO STORICO - ARCHEOLOGICO DI
VARANO |
||||
|
ZONA |
STRUMENTI |
NUMERO |
SONDAGGI |
|
|
NUMERO |
METRI
TOTALI |
|||
|
Villa
Arianna |
|
|
|
|
|
|
piezometro |
3 |
3 |
60 |
|
|
fessurimetro |
2 |
|
|
|
|
estensimetro
a filo |
1 |
|
|
|
|
misuratore
portata |
6 |
|
|
|
|
stazione
meteo |
1 |
|
|
|
Villa
San Marco |
|
|
|
|
|
|
piezometro |
2 |
2 |
40 |
|
|
fessurimetro |
3 |
|
|
|
|
estensimetro
a filo |
1 |
|
|
12.2.
Ipotesi di mitigazione e conclusioni
A
seguito di tutte le analisi e le indagini svolte sul sito archeologico della
collina di Varano, si sono potute individuare le aree potenzialmente soggette a
fenomeni di dissesto idrogeologico unitamente alle aree archeologiche di maggior
pregio e vulnerabilità.
In
particolare i fenomeni in atto nel sito in oggetto sono principalmente di due
tipi:
·
Fenomeni gravitativi profondi, che hanno coinvolto in passato
l'area dei resti archeologici, e che sembrano attualmente quiescenti;
·
Fenomeni superficiali che coinvolgono l'intera scarpata con
attivazioni concomitanti agli eventi pluviometrici particolarmente severi.
Il sistema di monitoraggio può essere un ottimo strumento di controllo della
riattivazione di questi fenomeni.
Per
la secondo tipologia invece le prescrizione sono le seguenti:
·
Messa in sicurezza delle aree del costone non ancora
consolidate, in particolare si consiglia l'uso di reti tirantate (con
interasse dei tiranti molto fitto), intervento questo che sembra coniugare
l'esigenze di stabilità, efficienza e durata con quelle di
minimizzazione dell'impatto.
·
Regimazione delle acque meteoriche nella zona a monte con
creazione di una rete di smaltimento creata ad hoc per proteggere l'area
archeologica, ed in grado di raccogliere e convogliare le portate durante gli
eventi pluviometrici intensi.
·
Raccordo e ampliamento delle condotte fognarie a valle del
costone, utilizzabili come corpo ricettore delle portate convogliate.
·
Realizzazione di fossi di guardia lungo il ciglio della
scarpata per proteggere e prevenire i fenomeni erosivi.
·
Sistemazione e bonifica degli impluvi per evitare che
l'occlusione di quest'ultimi, crei problemi al naturale deflusso meteorico
Autorità
di Bacino
Brancaccio
L. (1968) – Genesi e caratteri delle forme costiere nella Penisola
Sorrentina. Boll. Soc. Natur., vol. 76, Napoli;
Bordoni P. & Valensise G. (1998) – Deformation of the 125 ka
marine terrace in
Budetta
P., Celico P., Corniello A., de Riso R., Ducci D., Nicotera P. (1994). Carta
idrogeologica della Campania 1/200000 e relativa memoria illustrativa.
Atti IV Geoengineering International Congress: Soil and Groundwater
Protection, 2, Geda,
Celico
P. (1978) – Schema idrogeologico dell'Appennino carbonatico
centro-meridionale. Memorie e Note dell'Istituto di Geologia Applicata,
14, Napoli;
Celico
P. (1983). Idrogeologia dei massicci carbonatici, delle piane quaternarie e
delle aree vulcaniche dell'Italia centro-meridionale (Marche e Lazio
meridionali, Abruzzo, Molise e Campania) – Quaderni CASMEZ n. 4/2, Napoli.
Celico
P. & Corniello A. – Idrodinamica, potenzialità e possibilità di
sfruttamento delle risorse idriche sotterranee dei Monti Lattari (Campania).
Mem. e Note dell'Istituto di Geologia Applicata, Napoli, Vol. XV;
Celico
P. & Guadagno F.M. (1998) – L'instabilità delle coltri
piroclastiche delle dorsali carbonatiche in Campania: attuali conoscenze.
Quad. Geol. Appl., 5, 1, 75-133;
C.N.R.,
1975;
D'Argenio et alii, 1972
Esposito L. & Guadagno F.M. (1998) – Some special
geotechnical properties of pumice deposits. Bull.
INFRASUD
Guadagno
F. M. & Magaldi S. (2000) – Considerazioni sulle caratteristiche
geotecniche dei suoli allofanici di copertura delle dorsali carbonatiche
campane. Quaderni di Geologia Applicata, 7;
Guida
M., Iaccarino G., Vallario A. – Alcune considerazioni sui fenomeni di
dissesto e sulla difesa del suolo nella Penisola Sorrentina. Geologia
Tecnica, xxx;
Pellegrini
A. (1967) - Proprietà fisico-meccaniche dei terreni vulcanici del
Napoletano. VII Convegno di Geotecnica;
Piano
Regolatore Generale
Picarelli
L. (1999) – Alcune considerazioni sui meccanismi di innesco e di
propagazione delle colate in terreni sciolti e detritici. Atti del Convegno
su “Previsione e prevenzione di movimenti franosi rapidi”, Associazione
Georisorse e Ambiente, Torino;
Scandone
P. & Sgrosso I. (1966) – Sulla paleogeografia della Penisola
Sorrentina dal Cretacico superiore al Miocene. Boll. Soc. Natur., vol. 75,
Napoli;
Servizio
Idrografico - Annali Idrologici: 1921÷1996: parte I. Istituto Poligrafico
dello Stato, Roma.