Indagini sull’esposizione al rischio ambientale nell’area circostante il sito archeologico di Piazza Armerina (Enna)
3. Caratterizzazione geologico-morfologica
4. Ricerca documentaria sugli
eventi naturali
4.1. Analisi delle fonti storico-documentarie: i dati archeologici
4.2. Gli eventi idrogeologici precedentemente studiati
4.3. Le cronache della stampa quotidiana
4.4. Cronologia degli eventi naturali estremi
4.7. Fenomeni di instabilità morfologica
4.8. Considerazioni sui fenomeni di instabilità morfologica
5.1. Caratteristiche idrologiche generali
5.2. Caratteri pluviometrici e correlazioni con gli eventi storici
6. Analisi degli elementi esposti a rischio
6.2. Applicazione al sito di Piazza Armerina
Appendice I - Precipitazioni giornaliere registrate nella stazione pluviometrica di Piazza Armerina
Il
sito archeologico della “Villa del Casale” presso Piazza Armerina (EN), la
cui ubicazione viene riportata in fig. 1, è stato interessato da una serie di
indagini per la valutazione delle diverse componenti del rischio ambientale che
interessano l’area.
|
Fig. 1: Ubicazione del sito
archeologico della “Villa del Casale” presso Piazza Armerina (EN). |
Sulla
base delle informazioni bibliografiche e storico-documentarie e dei dati
raccolti durante il sopralluogo effettuato nel mese di giugno del 2002, è stato
possibile sperimentare alcune metodologie di ricerca e di analisi dei rischi
ambientali applicate al caso particolare di un sito archeologico. Ciò ha
consentito l’individuazione delle criticità nelle metodiche di analisi del
rischio quando applicate ad una particolare categoria di Beni Culturali quali i
siti archeologici, con la conseguente elaborazione di nuove procedure di
raccolta ed elaborazione di dati che superassero le difficoltà incontrate.
Inoltre ha fornito nuovi dati che consentono di approfondire le conoscenze
relative all’esposizione del sito di Piazza Armerina.
Le
attività di ricerca sono state condotte secondo tre direttrici principali:
a)
ricostruzione dei caratteri
geomorfologici, geologici, geotecnici, idrologici, idrogeologici e di uso del
suolo attraverso la raccolta, gestione ed elaborazione di dati forniti dalla
letteratura tecnico-scientifica, l’analisi di fotoaeree e le campagne
geologiche condotte nell’area in studio;
b)
ricostruzione della storia
ambientale del sito archeologico e del territorio che lo circonda, mediante le
metodiche dell’analisi storico-documentaria. E’ stata inoltre ricostruita
l’evoluzione meteo-climatica, in corrispondenza degli eventi idrogeologici che
hanno colpito l’area in epoca recente, mediante la raccolta e l’elaborazione
dei dati pluviometrici disponibili;
c)
caratterizzazione degli
elementi a rischio, sia sulla base della loro tipologia, sia relativamente agli
elementi strutturali e decorativi contenuti, per giungere alla elaborazione di
un “indice di esposizione” che fornisca uno strumento per la definizione
dell’esposizione dei beni archeologici.
Vengono
di seguito presentati i risultati raggiunti, suddivisi secondo le linee di
attività precedentemente esposte. In appendice sono riportati alcuni dei dati e
delle informazioni che sono stati utilizzati per le elaborazioni descritte nel
testo.
Il
sito archeologico della “Villa del Casale” di Piazza Armerina (coordinate
Latitudine: 37.3827 – Longitudine: 14.3702), consiste di una grandiosa villa
di epoca tardo romana (III-IV d. C.). La superficie, circa
Nel
1997
Dal
punto di vista morfologico,
L’azione
di smantellamento dei depositi di arenarie, sabbie e argille sabbiose del
Pliocene Superiore da parte degli agenti esogeni, ha portato alla deposizione di
una potente coltre detritica che testimonia una attiva dinamica di versante.
Questo fatto è confermato dalle stesse vicissitudini archeologiche
dell’intera area la quale, fino alla fine del XIX secolo, era celata da una
copertura, genericamente indicata dagli archeologi come “deposito
alluvionale”, definitivamente rimossa con una serie di campagne di scavi
effettuate nella prima metà del XX secolo.
Il
sito archeologico della Villa del Casale ha mostrato, nel corso degli anni, una
sensibile vulnerabilità nei confronti degli eventi naturali franosi e
alluvionali. Al rischio idrogeologico si aggiunge il rischio sismico. Non
bisogna dimenticare infatti che Piazza Armerina è classificato comune sismico
di II categoria, cosa questa che espone, sia i versanti sia i manufatti, a
possibili sollecitazioni dinamiche indotte da sisma.
Scopo
del presente lavoro è di ricostruire la successione degli eventi naturali che
hanno interessato il sito archeologico di “Villa del Casale” cercando nel
contempo informazioni utili per la valutazione sia del tipo di movimento
superficiale, sia dell’impatto di ogni evento sul territorio. E’ stato
inoltre eseguito un confronto tra le informazioni storiche relative ai fenomeni
di instabilità ed ai valori di precipitazione, cercando eventuali correlazioni
empiriche tra piogge e movimenti franosi.
3.
Caratterizzazione
geologico-morfologica
Il
sito archeologico di Piazza Armerina è stato ripetutamente interessato da
fenomeni alluvionali che hanno determinato il suo parziale ricoprimento da parte
di materiale detritico trasportato a valle durante eventi meteorici
particolarmente intensi, l’ultimo dei quali è avvenuto il 12 ottobre 1991. Al
fine di predisporre un intervento di mitigazione in grado di salvaguardare
l’area, sono state condotte delle indagini geologiche mirate a definire le
caratteristiche tipologiche del fenomeno di dissesto e a quantificare i
parametri necessari alla definizione dell’intervento.
In
primo luogo sono state acquisite le basi cartografiche disponibili presso
l’amministrazione comunale, che ha fornito 4 fogli in scala 1:5.000 che
ricoprono l’area in esame, costituita dal bacino a monte della Villa del
Casale. Il sito archeologico è posizionato esattamente in corrispondenza
dell’impluvio, intorno a q. 550 s.l.m., nella porzione inferiore di tale
bacino in prossimità della confluenza con il torrente Nocciara (fig.2).
|
Data
la tipologia dei fenomeni occorsi nell’area in passato, si è ritenuto
necessario estendere l’indagine a tutto il bacino, per valutarne le
dimensioni, le portate d’acqua connesse alle relative precipitazioni ed il
trasporto solido potenzialmente preso in carica dalle acque di ruscellamento.
Il
bacino è di forma allungata in direzione NE-SW, compreso tra la quota massima
di
La digitalizzazione delle carte topografiche ha costituito la base per l’implementazione di un progetto GIS in Arcview, all’interno del quale sono stati realizzati una serie di strati informativi relativi agli aspetti geologici, geomorfologici ed archeologici.
La
carta geologica è stata redatta sulla base delle indicazioni contenute nel
Foglio 268 – Caltanissetta, in scala 1: 50.000, della Carta Geologica
d’Italia e sulla base dei rilevamenti effettuati direttamente in campagna. La
geologia dell’area appare piuttosto semplice (fig. 3) dato che le formazioni
affioranti sono esclusivamente le arenarie e le sabbie marine
plioceniche al di sopra delle quali sono presenti alcuni
depositi continentali recenti. Nel dettaglio, dalla più antica alla più
recente, le formazioni affioranti sono:
q
arenarie, sabbie e argille
sabbiose, color ocra, da mediamente a scarsamente cementate, contenenti
pettinidi, ostree ed altri gasteropodi e bivalvi marini;
q
alluvioni oloceniche,
costituite da argille, limi e sabbie localmente terrazzate;
q
detriti di falda olocenici
costituiti da materiale di granulometria sabbiosa, proveniente
dall’alterazione del substrato arenaceo-sabbioso;
![]() |
E’
stato inoltre rinvenuto un affioramento di travertino, intorno a q.
Durante
la fase di rilevamento condotta nell’area allo scopo di verificare e in caso
dettagliare le informazioni acquisite dalla cartografia a scala ridotta, è
stata posta attenzione al rilevamento degli spessori della coltre
d’alterazione del substrato presente in modo piuttosto diffuso su tutta
l’area del bacino. Questa coltre costituisce il materiale preso in carico
dalle acque di ruscellamento in occasione degli eventi meteorici maggiori,
formando una miscela fangosa particolarmente mobile e pericolosa per le aree
poste a valle. La misurazione degli spessori distribuiti all’interno del
bacino è stata condotta con l’obiettivo di quantificare il volume
suscettibile di mobilizzazione durante gli eventi meteorici.
![]() |
Attraverso
l’analisi di foto aeree, effettuata con il programma di stereoscopia digitale APEX,
è stato elaborato un modello digitale del terreno in formato TIN
(Triangular Irregular Network, fig 5).E’ stato in seguito derivato, in
automatico in Arcview, un’altro
importante parametro del terreno, quale l’acclività dei versanti, e
realizzata una relativa cartografia divisa per classi di pendenza (fig 5).
![]() |
L’analisi
congiunta del modello digitale del terreno, della carta delle pendenze e della
carta geomorfologica ha permesso di effettuare le seguenti osservazioni:
q
l’impluvio principale,
orientato NE-SW appare leggermente convesso verso SE, ossia verso il versante
meridionale;
q
il versante settentrionale è
caratterizzato da acclività mediamente inferiori rispetto a quello meridionale,
dove è evidente un incremento della pendenza nella porzione centrale del
bacino, proprio dove è segnalata, fig. 4, un’area di dissesto generalizzato e
numerose corone di frana;
Tali
dati hanno permesso di ipotizzare il seguente processo evolutivo geomorfologico
dell’area:
1.
il versante settentrionale è
esposto a S e risente notevolmente degli effetti dell’insolazione e
dell’escursione termica giornaliera e stagionale sviluppando un ciclo
caratterizzato dalle fasi di intensa alterazione
del substrato, erosione accelerata del suolo e perdita della copertura
vegetazionale;
2.
l’erosione accelerata della
copertura pedologica sul versante settentrionale si sviluppa attraverso la
formazione della coltre, la successiva mobilizzazione ad opera delle acque
dilavanti ed il conseguente accumulo alla base del versante all’interno
dell’impluvio;
3.
il disfacimento della coltre
pedologica del versante settentrionale ha determinato un accumulo al piede dello
stesso ed una conseguente leggera e continua deviazione dell’impluvio verso S;
4.
il versante meridionale, meno
produttivo dal punto di vista della coltre di alterazione, risente dello
scalzamento al piede operato dal corso d’acqua, effimero, sviluppando di
conseguenza pendenze elevate (40°-50°) su cui si impostano facilmente i
fenomeni rotazionali superficiali.
L’approfondimento
di diversi aspetti del contesto climatico e geologico può condurre
all’individuazione delle strategie di mitigazione più opportune ed ad un
corretto dimensionamento delle opere di sistemazione dei versanti e del corso
d’acqua. In particolare si ritiene necessario effettuare:
q
una correlazione tra pendenze e
spessori della coltre di alterazione sulla base delle misurazioni effettuate
nelle stazioni di misura (22) distribuite all’interno del bacino;
q
la caratterizzazione
litotecnica della coltre di alterazione mirata ad una precisa compresione dei
processi di imbibizione, liquefazione e flusso connessi ai fenomeni meteorici;
q
un’analisi idrologica mirata
a definire i massimi apporti meteorici in corrispondenza degli eventi estremi e
i relativi tempi di ritorno;
q
la correlazione tra apporti
meteorici e deflussi torbidi all’interno dell’impluvio;
q
una modellazione idraulica
finalizzata a definire le dinamiche alluvionali in corrispondenza degli eventi
meteorici estremi.
Sulla
base dei dati attuali, non potendo ipotizzare né un innalzamento delle soglie
di rischio, dato l’inestimabile valore degli elementi esposti costituiti
dall’insieme delle strutture e dei beni contenuti nell’area archeologica, né
una riduzione della relativa vulnerabilità, raggiungibile esclusivamente con
una impossibile delocalizzazione del sito, le strategie di mitigazione possono
consistire esclusivamente in un insieme di interventi che tengano in massimo
conto le caratteristiche paesaggistiche dell’area.
Dato
il carattere prevalentemente superficiale dei fenomeni di erosione, possono
essere ipotizzati interventi di ingegneria naturalistica adattati ad ambienti
mediterranei lungo i versanti del bacino ed all’interno dell’impluvio. Tali
interventi determinerebbero una sensibile riduzione dei fenomeni erosivi della
coltre pedogenetica e lo sviluppo della copertura vegetazionale che, in modo
concomitante, potrebbero ridurre gli apporti torbidi, sia in termini di portata
che di percentuale di traspoto solido. Conseguentemente a tali interventi, il
canale artificiale in calcestruzzo realizzato a monte della Villa del Casale con
l’intento di deviare gli apporti in alveo diretti naturalmente proprio verso
le strutture archeologiche, potrebbe
risultare maggiormente adeguato ed in grado di smaltire degli apporti ridotti
rispetto agli eventi passati, che hanno evidenziato una complessiva inefficacia.
Al fine di ridurre ulteriormente gli apporti diretti verso il canale artificiale
può essere prevista anche una cassa di espansione e decantazione posta ancora
più a monte che permetta di laminare una parte delle portate di massima.
4.
Ricerca documentaria sugli eventi
naturali
Se
si tiene conto che
Gran
parte di queste fonti sono legate ai resoconti di scavi, clandestini e non, che
nel corso dei secoli furono effettuati nella zona dove alcune opere murarie
affioranti, testimoniavano la presenza nel sottosuolo degli ambienti della
Villa.
La
prima fonte letteraria che ricorda la presenza della Villa in quella zona, è
del Chiarandà (Chiarandà G. P.,
1654) che, in un suo saggio del ‘600, a
proposito del Casale dei Saraceni riporta: Al piè di un altro monte, detto
Mangone (nome arabico che significa fortezza) si scorgono ruine d’habitatione,
di cui ne meno si sa il nome: da Piazzasi vie detta Casale dé Saracini, secondo
nota il Verso. Con tutto ciò egli stima essere stata fabbricata da Cartaginesi,
per le molte monete, che ivi si ritrovano alla giornata d’oro, d’argento, e
d’altri metalli con lettere puniche. (Chiarandà G. P., 1654; p.
7).
Il
passo menzionato del Chiarandà evidenzia come già nel seicento tutta l’area
fosse sottoposta ad un continuo scavo abusivo e distruttivo: per le molte
monete, che ivi si ritrovano alla giornata d’oro, d’argento, e d’altri
metalli. Scavi che si presume siano proseguiti nel corso dei secoli
successivi.
A
tal proposito un’altra fonte non solo ci informa nuovamente dell’ennesimo
scavo ma del grave rischio idrogeologico che grava sul sito archeologico.
In
una lettera del Regio Custode delle
antichità del Val Demone e della Val di Noto, Saverio Landolina, datata 27
marzo 1804 troviamo (Agnello, 1965,
p.71):
Eccellenza
– Troppo tardi mi arriva la risposta di V. E. sotto li 15 del Cadente al
segreto informo da me richiestole che avrei dovuto ricevere prima che
l’alluvione avesse impedito di vedersi il danno fatto dal canonico Trigona nel
Musaico, che ora credo di essere stato molto dannoso.
Il
termine alluvione risulta ovviamente vago. Lo scavo fu particolarmente
distruttivo sia perché condotto senza alcun criterio scientifico sia perché
seguito da una disastrosa alluvione.
I
saggi di escavazione condotti dall’ing. Pappalardo (Pappalardo
L., 1881),
sotto l’autorizzazione dello stesso Comune di Piazza Armerina, furono i primi
a far conoscere ufficialmente i mosaici celati sotto il terreno benché colonne
e altri frammenti marmorei, rinvenuti e riutilizzati nella stessa Piazza
Armerina in chiese e palazzi, già testimoniassero da molto tempo la presenza in
situ di una vasta area archeologica. La breve relazione che accompagnò
l’evento, appena due fogli, fu pubblicata nella stessa Piazza Armerina. In
essa non sono riportati né disegni né mappe dei punti di sondaggio.
I
tre brani qui proposti servono a dare un’idea dello spesso strato sotto cui
era sepolta la villa.
Visitata
così nel suo aspetto esteriore quella importante contrada – i cui avanzi
d’opere murarie ritengo dell’epoca araba – volli assaggiarne un po’ le
interne sue viscere; e, stabiliti i siti ove conveniva procedere a qualche
tentativo d’esplorazione, disposi il primo scavo nel podere del Sig.
Crescimanno.
E
la fortuna mi arrise; dapoichè, nel pomeriggio del giorno in cui lo scavo
veniva incominciato, alle profondità di soli m. 2,10 dal piano del terreno
naturale, tornò alla luce un magnifico pavimento di mosaico antico, formato di
pietruzze cubiche di marmo a varii colori, costituenti diversi disegni.
Il
terreno, a traverso lo scavo, presentavasi sabbionoso, dopo uno strato di terra
vegetale di poca altezza, ed era frammisto -
oltre a qualche frammento di orcioletti in terra cotta, di struttura
assai grezza - ad una quantità
assai considerevole di frantumi di tegole laterizie e di pietre di differente
grossezza, massime verso il fondo; circostanza questa che aveva reso innocuo lo
effetto dell’umidità del terreno vegetale sulla integrità del mosaico, i di
cui colori trovai intatti e conservati….Lo scavo, che diede alla luce il
pavimento suddetto, dista in linea retta per m. 250 dalla sponda sinistra del
fiume Gela.
Un
altro assaggio, oltre a quello i di cui risultamenti mi son fatto a descrivere,
disposi venisse praticato nel fondo del sig. Crescimanno e segnatamente in
aderenza a quel muro che forma piedritto ad un arco, come dissi, interrotto.
Lo
feci eseguire della lunghezza di m. 3,00 per m. 1,50 di larghezza, ed
all’altezza di m.
Un
ultimo assaggio, fatto praticare, nel medesimo podere del sig. Crescimanno, a
distanza di m. 23 più a valle del primo, ove si scoprì il pavimento a mosaico,
rimise alla luce, a m. 1,80 di profondità, un pavimento di mattoni laterizii,
cementati pure in malta….lo scavo qui eseguito fu lungo m. 2,80 e largo m.
1,50.
Quest’altro
ed ultimo scavo, eseguito con le dimensioni di m.
Il
1929 rappresenta per
Di
particolare interesse, ai fini della nostra ricerca, sono i resoconti sugli
scavi pubblicati da Gino Vinicio Gentili che effettuò gli scavi negli anni
cinquanta.
Nel
resoconto pubblicato nel
1°
banco, di un metro di potenza, costituito di terra di deposito
alluvionale;
2°
strato di terra con pietrame e cossi, oltre a frammenti di coppi;
3° strato di cm. 40-50 soprastante la
pavimentazione e risultante di un ammasso di ceneri e carboni frammisti a terra,
con frammenti di grandi coppi e con molte di quelle ancorette fittili ad innesto
usate nella costruzione di cupole. Non mancarono i reperti di pezzi di mosaico
in tesserine di pasta vitrea, con tracce di bruciatura, e molti cubetti della
stessa pasta…
Di
grande interesse è pure un altro rinvenimento (Gentili G. V.,1950; p.
319): Stanza
con pavimentazione geometrica…omissis … Anche qui, dopo il potente strato di
terra sabbiosa, si ha un secondo strato con detriti di cotto: oggettini raccolti
(a m. 2,20) sono un’asticciola di bronzo a sezione quadrangolare, lunga cm.
6,2, desinente ad un’estremità in allargamento appiattito, ed una monetina di
bronzo (diametro cm. 1,6) di Renato d’Angiò, presentante nel D) + R DEI
GRATIA Giglio entro cerchio di perline, e nel R) + REX SICILIE Croce patente con
quattro Y alle estremità accantonata da quattro piccoli fiordalisi. A m. 4,60
di profondità, oltre ai soliti pezzi di coppi e pietrame si sono raccolti, di
ferro, un piccozzino lungo cm. 23,5, un ferro da cavallo ed un anello a fascia
alta cm. 3,8 e del diametro di cm. 3 Fino alla profondità di m. 6,50 continua
la terra sabbiosa con detriti: al disotto si stende la fascia generosa, sulla
quale si raccolsero tre monete di bronzo, l’una irriconoscibile;
l’altra…(frazione di follaro arabo o normanno); e la terza grande bronzo
bizantino (diametro cm. 3) del conio M, visibile nel R) ma con busto
irriconoscibile del D): è però sicuramente compresa tra Anastasio e
Giustiniano I.
Lo
stato sovrastante al pavimento, che si incontrò a m. 7,50 dal piano di campagna
….
Infine,
a conclusione del lavoro, il Gentili avanza una tesi sulla base degli oggetti
rinvenuti e sull’esame stratigrafico (Gentili
G.V.,1950; p. 335): Alle
ceramiche si accompagna qualche esemplare di moneta. Dalle imperiali romane si
passa ai pezzi bizantini, per lo più del conio del grandi M con riconio di
Eraclio ed al solidus di Costanzo II, fino a giungere alle frazioni di follaro
con iscrizioni cubiche, che sono vere e proprie monetine arabe o successive
monetine normanne, di cui le più tarde raccolte scendono alla metà del secolo
XII, a Ruggero II.
Deve
essere questo appunto il tempo in cui avvenne la distruzione violenta
dell’edificio romano e dell’abitato bizantino ed arabo che gli aveva fatto
corona. Forse solo due secoli più tardi, al di sopra delle sepolte macerie,
intorno alle dirute muraglie, tuttavia possenti ed ancora alte in elevato, si
costituì quel villaggio rurale di misere casupole senza una solida fondazione
…. Ma la vita del borgo non dovette essere eccessivamente lunga, perché una
tremenda alluvione lo cancellò sotto una gran massa sabbiosa che seco trascinò
dal soprastante monte. La piccola monetina raccolta sotto questo spesso strato
alluvionale potente in genere oltre i due metri, della zecca dei secondi
Angioini, databile al secondo quarto del secolo XV, fissando un preciso terminus
ante quem non è buon argomento
indicativo ai fini della cronologia del cataclisma, che appunto nel corso di
quel secolo, se malauguratamente troncò la vita dell’abitato seriore, venne
però, provvidenzialmente per noi, a proteggere sotto la spessa coltre sabbiose
le meravigliose opere d’arte musive … .
Il
Gentili tornerà di nuovo sulla tesi del disastro idrogeologico in un successivo
lavoro (Gentili G.V., 1956; p.
6): “Il palatium restò abitato, con gli
ambienti pressoché intatti, come comprovano le modifiche ed i rifacimenti
apportati nel corso degli anni con nuovi rivestimenti in lastre marmoree delle
pareti e con restauri, attribuiti al VI-VII secolo, in tratti dei mosaici, fino
all’età araba. Coincide con il loro avvento l’abbandono e la rovina
iniziale dell’edificio. Ma intorno al Mille, con i Normanni, i ruderi stessi
si rianimano, gli ambienti prendono vita; perché le antiche strutture servono
alla costituzione del nucleo centrale di un nuovo abitato, ed in qualche caso si
rimettono a nudo le antiche pavimentazioni mosaicate. Il nuovo intenso centro di
vita, documentato da numerose monete e ceramiche invetriate, insediatosi nella
vastità dell’imperiale palatium, ne continua il nome, chiamandosi Platia (Palatia),
di cui dopo appena due secoli avviene la eversione ad opera di Guglielmo il
Malo.
4.2.
Gli eventi idrogeologi
Nell’ambito delle
attività del Gruppo Nazionale per
Evento
alluvionale del 15.10.1951
“L’alluvione si abbatté sulla Sicilia orientale e fu tra le più gravi verificatesi nella regione sia per i valori elevati di precipitazione e di portata raggiunti sia per gli ingenti danni. L’evento meteorico, iniziato il giorno 15 ottobre, trovò i terreni notevolmente imbibiti d’acqua, a causa delle precipitazioni abbondanti verificatisi nel precedente mese di settembre e nella prima decade di ottobre, dando luogo così ad elevati deflussi superficiali.”
Segue una descrizione sommaria dei danni nelle province di Messina e Catania; successivamente si legge:
“Nelle province di
Ragusa, Enna, Caltanissetta e Siracusa si ebbero ancora crolli di case e molte
interruzioni stradali e ferroviarie. L’evento in parola ebbe la durata di tre
giorni e fu registrato in tutta l’isola dove si ebbero precipitazioni
complessivamente superiori ai
Evento
alluvionale del 31.12.1972
“Negli ultimi giorni
del 1972 e nei primissimi del 1973 l’area del Mediterraneo centrale fu
interessata da un campo di basse pressioni che provocò piogge intense di
carattere eccezionale in tutta
Seguono i valori delle portate delle piene registrate in alcuni fiumi siciliani.
Ad integrazione delle notizie su eventi idrogeologici noti in letteratura, sono stati raccolti i dati memorizzati nella Banca Dati AVI, disponibile sul server web del CNR/GNDCI, relativamente al territorio comunale di Piazza Armerina: per quanto riguarda i fenomeni alluvionali non risulta censito nessun fenomeno, mentre sono state individuate 13 schede relative ad altrettante frane.
In particolare sono state sintetizzate le seguenti informazioni:
2/1/1973
Località:
Piazza Armerina – A nord dell’abitato.
Cause
innescanti: Filtrazione e saturazione – Precipitazioni.
Tipo
di movimento: Crollo – Scorrimento.
Danni
da gravi alla totale distruzione di edifici e della strada comunale.
Danni
alle persone: 4 vittime e 1 ferito.
Quota
del crinale: 721
Quota
del fondovalle: 570
Inclinazione
del versante: 65
Esposizione
del versante: Nord
Evidenza:
Buona
Cartografabile:
No alla scala 1:25.000
Direzione:
350
Quota
massima: 720
Quota
minima: 570
Lunghezza:
120
Le caratteristiche litotecniche del substrato coinvolto nel movimento,
sono, per le sabbie quarzose, quelle di rocce sciolte eterogenee, stratificate,
con un'alterazione debole o assente, una fratturazione moderata e una giacitura
indeterminata; per le quarzoareniti di rocce coerenti eterogenee, stratificate,
con un'alterazione debole o assente, una moderata fratturazione e una giacitura
indeterminata. La nicchia della frana ha un'evidenza buona; l'accumulo della
frana, che ha un'evidenza buona, ha una larghezza massima di
Viene allegato alla scheda pubblicata sul sito web, lo stralcio di una
carta topografica con la localizzazione di alcuni dissesti, presumibilmente
collegati allo stesso periodo di precipitazioni meteoriche.
1980
Località:
Piazza Armerina.
Frane e voragini si ripetono regolarmente nel tempo ed interessano varie
zone dell’abitato. Lievi danni strada statale.
17/1/1985
Località:
Piazza Armerina .
Cause
innescanti: Filtrazione e saturazione – Precipitazioni.
Tipo
di movimento: Scorrimento su roccia e terra.
Lievi
danni ad edifici ed alla strada comunale.
Danni
alle persone: 5 sfollati.
Quota
del crinale: 730
Quota
del fondovalle: 613
Inclinazione
del versante: 24
Esposizione
del versante: Ovest
Direzione:
270
Quota
massima: 710
Quota
minima: 613
Larghezza
massima: 200
Lunghezza:
300
Area:
5.8
1986
Località:
Piazza Armerina.
Lievi danni agli edifici ed alla strada provinciale.
12/10/1991
Località:
Piazza Armerina
Gravi danni ad edifici, alla strada comunale ed all’acquedotto.
28/1/1992
Località:
Piazza Armerina – Quartiere Monte.
Cause
innescanti: Precipitazioni.
Danni
alle persone: circa 25 sfollati.
Larghezza
massima: 150
Località:
Contrada Serrafina.
Smottamento con cedimento di una parte della sede stradale
1996
Località:
Piazza Armerina – Quartiere Monte
13/1/1996
Località:
Piazza Armerina – Lungo
Strada
invasa da fango e detriti.
Cause
innescanti: Precipitazioni.
Marzo
1996
Località:
Piazza Armerina – Quartiere Canali (zona Fradonello)
Cause
innescanti: Precipitazioni.
Lievi
danni agli edifici.
Danni
alle persone: circa 10 sfollati.
Marzo
1996
Località:
Piazza Armerina – Lungo
Persiste
il pericolo di crollo massi. Strada chiusa al traffico.
Cause
innescanti: Precipitazioni.
Tipo
di movimento:Crollo su roccia.
Lievi danni alla strada statale.
27/3/1996
Località:
Piazza Armerina – Lungo
Rimossa
la frana il 18/05/1996.
Cause
innescanti: Precipitazioni.
Lievi danni alla strada statale.
9/12/1996
Località:
Piazza Armerina – Lungo
Cause
innescanti: Precipitazioni.
Lievi danni alla strada provinciale.
4.3.
Le cronache della stampa
quotidiana
Partendo dai fenomeni precedentemente elencati, è stato eseguito lo spoglio di alcune testate giornalistiche siciliane, alla ricerca di notizie che potessero meglio descrivere la dimensione e l’impatto dei singoli eventi, con particolare attenzione ai danni eventualmente sofferti dal sito archeologico della villa romana.
1951
L’Ora del Popolo, 20.X.1951
p. 6
I danni del nubifragio. Piazza Armerina ha subito l’interruzione
dell’acquedotto per cui la città è rimasta senz’acqua.
A Piazza Armerina gravi danni ha riportato l’acquedotto. Nel capoluogo
(cioè ad Enna) sono stati riscontrati danni notevoli ai quartieri bassi della
città. Si registrano frane in una decina di strade dei quartieri Fundrisi e
Valverde. Sono crollati una quindicina di tetti. Numerose abitazioni sono state
sgomberate per pericolo di crolli e di frane. Si sono verificati ingorghi nelle
fognature cittadine. Le spese per urgenti interventi alle case danneggiate
ammontano, secondo le prime notizie, a 46 milioni e mezzo.
Giornale di Sicilia, 20.X.1951
p. 6
…molto gravi, invece, sono stati a Piazza Armerina i danni provocati
agli impianti idrici (oltre 110 milioni) e alle colture dei noccioleti. Per
conseguenza il rifornimento idrico in città è molto limitato specialmente nei
quartieri più alti. I danni alla proprietà privata si fanno ascendere a 200
milioni.
1973
Giornale di Sicilia, 4.I.1973
p. 1 e 12
All’indomani di una notte insonne, passata a scavare nel fango, per
liberare le case dall’incombente pericolo di uno smottamento, una famiglia di
Piazza Armerina,….è stata distrutta dal crollo della propria abitazione
ubicata in via Villarosa, Borgo S. Giorgio, investita da una frana provocata
dalla pioggia ininterrotta degli ultimi giorni. La sciagura di Piazza Armerina
lascia col fiato mozzo. Venti ore prima della tragedia a causa di una situazione
di pericolo determinata dal nubifragio in varie zone della città, sei ordinanze
di sgombero sono state firmate dal capo dell’amministrazione, ma
interessano tre famiglie di via Stradonello, due famiglie di via
Sottosanti, due di vico Cerami, tutte arterie ubicate in zone non interessate
allo smottamento ed al terrificante crollo della notte seguente. Le case di S.
Giorgio, laddove è stata costruita quella del barbiere…., la più nuova e la
più bella della borgata – affermano al Comune – non corrono alcun pericolo.
Così vanno tutti a dormire tranquilli…Nella prima mattinata, alle cinque e
trenta circa, un boato e il crollo della casa sulla via Villarosa, una palazzina
decorosa di due piani costruita a valle di un dirupo alto almeno una settantina
di metri …. A qualche ora dalla tragedia, nella tarda mattinata, le ordinanze
di sgombero firmate dal vicesindaco
12 ottobre 1991
Giornale di Sicilia,
14 ottobre 1991 p. 5
Piazza Armerina. Il nubifragio ha provocato danni, ma per fortuna
limitati, alla zona archeologica della villa Romana del Casale, famosa per i
suoi splendidi mosaici del III - IV sec. d. C.. Questo il parere dei tecnici
giunti ieri sul posto per un primo sopralluogo. Il fango e i detriti sono venuti
giù dal Monte Mangone nella tarda serata di sabato (12.10.1991) e hanno
ricoperto gli scavi recenti all’esterno della villa, cioè la parte rustica, e
invaso l’interno con uno strato di sabbia, dai due ai sette centimetri di
spessore, che ha ricoperto anche i pavimenti musivi. “La villa ha retto bene
all’urto” assicura Enza Cilia, responsabile del settore archeologico della
sovrintendenza di Enna “ non ci sono danni, lo escludo, solo un piccolo tratto
del peristilio è stato interessato; lì sono saltate una quarantina di tessere
del pavimento, poco meno di un fazzoletto. Domani (15.10.1991) avranno inizio i
lavori di pulitura e in otto giorni ritengo che la villa possa tornare come
prima”.
Sempre oggi sono attesi a Piazza i tecnici del Centro regionale di
restauro per una disanima complessiva del danno. I vialetti esterni che portano
alla Villa Romana sono stati invasi dai detriti e dovranno essere ripristinati.
Ieri mattina, naturalmente, la villa è stata chiusa ai visitatori, giunti
numerosi durante il maltempo. Anche il sindaco di Piazza Armerina, Carmelo
Scibone, si è recato alla villa per rendersi conto della gravità dei danni.
Sempre a Piazza Armerina il sindaco, a causa del maltempo, ha dichiarato la
chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per consentire la pulizia dei
locali invasi dalle acque. (Calogero Pace)
Giornale di Sicilia,
15 ottobre 1991 p. 1
…Il centro abitato [di Barrafranca] – e lo stesso è accaduto a
Piazza Armerina – è sconvolto: strade divelte, voragini, tubazioni saltate,
automobili travolte, crolli e frane… Anche
4 maggio 1995
PIAZZA ARMERINA – Una squadra di vigili del fuoco è intervenuta ieri
in contrada Serrafina, in territorio di Piazza Armerina, per il cedimento di una
parte della sede stradale, cedimento causato dal
maltempo dei giorni scorsi. I vigili del fuoco hanno provveduto a
transennare la zona della frana, …
13 gennaio 1996
PIAZZA ARMERINA – Completamente allagata la carreggiata della strada
statale 117 bis.
Puntualmente, ad ogni precipitazione temporalesca di rilievo, il manto
stradale dell’importante arteria stradale viene letteralmente invaso da fango
e detriti. E’ una situazione certamente insostenibile, che crea numerosi
disagi e pericoli per gli automobilisti e quanti altri transitano
nell’arteria. Cumuli di materiale franato a valle dei terrapieni che sorgono
ai margini della strada sono ben visibili. Il manto stradale viene letteralmente
sommerso dalle acque piovane e, in periodi come quello che stiamo attraversando,
con le avverse condizioni meteorologiche, la situazione peggiora vistosamente.
…
Più volte è stata segnalata l’esigenza di approntare adeguate
strutture di contenimento. Così come è stata da più parti avvertita
l’esigenza di procedere al ripristino e recupero della vicina chiesa di San
Giacomo. Un prezioso edificio medievale, quello di cui stiamo parlando, che
sorge lungo la statale 117 bis attualmente utilizzata come magazzino comunale.
…
Recentemente, la statale è stata fatta oggetto di interventi di
adeguamento. Interventi tuttavia bruscamente interrotti, che hanno lasciato la
carreggiata priva delle più elementari protezioni.
Mancano i canali di defluizione delle acque e la segnaletica stradale
orizzontale. …
marzo 1996
Maltempo: ieri una tregua che speriamo tenga. In prefettura comunque,
vige sempre lo stato di allarme per le molte frane che hanno ostruito le strade
statali, provinciali e comunali. … Per quanto riguarda le strade statali gli
aidonesi non possono transitare sulla strada statale 288 per il bivio di Bellia.
La frana è stata eliminata, però rimane il pericolo di crollo di alcuni
macigni dalla parete rocciosa. …
PIAZZA ARMERINA – Ieri il sindaco Sottosanti ha firmato una ordinanza
di sgombero per tre nuclei familiari che abitano nella zona interessata dalla
frana che si è verificata nella zona Fradonello, nell’antico quartiere dei
Canali. …
Ma andiamo alla cronaca di una giornata molto movimentata. Alle 8,30 di
ieri, il primo sopralluogo è stato effettuato … per rendersi conto
dell’entità del movimento franoso in atto. Nel frattempo si apriva in Comune
la riunione del comitato comunale della protezione civile, … riteneva
opportuno verificare di presenza la gravità del movimento franoso che interessa
un’area già nota alla cronaca per fenomeni simili. Aveva quindi luogo il
secondo sopralluogo … Alla fine dell’attenta visione e perlustrazione della
zona il comitato ha elaborato un documento che sottolinea la gravità
dell’episodio, specialmente nella parte in cui recita testualmente che «constatiamo
che nel vico Scalo si è manifestata una frana di piccole dimensioni che
interessa però un fenomeno generale che investe l’intero quartiere. Difatti
un’ispezione più particolareggiata della zona ha fatto rilevare come lo stato
di precarietà statica è evidente». …
PIAZZA ARMERINA – Dopo l’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco
Sottosanti, continuano i sopralluoghi in contrada Stradonello dove è in atto un
movimento franoso verificatosi a seguito delle abbondanti piogge cadute in
questi giorni. … C’è in atto un movimento franoso che potrebbe interessare
tutto il quartiere, non c’è da allarmarsi più di tanto, ma è chiaro che
l’intenzione dei tecnici è quella di seguire con attenzione l’evolversi
della frana, anche perché le piogge continuano a cadere incessantemente
complicando l’esecuzione dei lavori che l’ufficio tecnico ha disposto.
… Ieri pomeriggio si è proceduto da parte del pronto intervento
comunale al transennamento della stradina di Vico Scalo e del cortile di Vico
Balzo zone in prossimità della frana, in seguito, fanno sapere i tecnici del
Comune, si faranno quegli interventi volti a ristabilire una situazione di
relativa normalità … .
Ci riferiamo alla nuova regimentazione delle acque, eliminazione dei
fabbricati che si trovano sulle pendici, e la ricostruzione del muro crollato a
seguito della frana. …
REGALBUTO - … Oltre all’allarme dighe c’è purtroppo quello della
viabilità con diverse frane e smottamenti. Purtroppo è stata chiusa la strada
statale 288 dal bivio Bellia ad Aidone perché negli ultimi giorni la situazione
si è ulteriormente aggravata. …
… Intanto ieri si era sparsa la notizia che l’ANAS aveva stanziato
100 milioni per la statale 288. Il responsabile dell’ANAS in provincia di Enna,
Giuseppe Villani, aveva detto che al momento non gli risulta che sia stata
stanziata la somma. «La verità perché la 288 rimane chiusa, è da ricercare
nel fatto – dice Villani – che ancora attendiamo il nullaosta da parte
dell’Ispettorato forestale, perché ci sono da fare crollare alcuni massi
soprastanti la strada, dove c’è una zona tutta rimboschita e non possiamo
intervenire per fare crollare i massi pericolanti fino a quando l’Ispettorato
forastale, interessato, non ci farà conoscere il suo pensiero. …». …
Da quattro giorni in tutto l’Ennese splende il sole. La primavera è
arrivata e i quattro mesi di persistente pioggia sono ormai un triste ricordo.
Mai nel passato era piovuta tanta acqua. Si calcola che complessivamente sono
caduti, da novembre fino al 19 marzo scorso, circa
Ovunque è stata ripristinata la transitabilità ad eccezione della
statale 288. La statale 288 continua a rimanere chiusa al traffico perché c’è
un «conflitto» tra «Forestale» e ANAS. Infatti l’azienda nazionale, per
ripristinare il transito, deve necessariamente fare cadere alcuni grossi
macigni, e contemporaneamente deve far cadere alberi che appartengono al demanio
forestale. Ancora l’accordo su come eliminare la frana e salvaguardare gli
alberi non è stato raggiunto. …
PIAZZA ARMERINA – L’ondata di maltempo che ha colpito con
particolare violenza l’intera provincia ennese, continua a provocare danni.
Una frana ostruisce la statale 117 bis all’altezza del parco Ronza. Una
pesante massa di fango e detriti è franata sull’arteria statale rallentando
pericolosamente il traffico automobilistico. …
Come se non bastasse, la frana che si è formata all’altezza del parco
Ronza, dà luogo ad un pericoloso restringimento della carreggiata proprio a
ridosso di un’ampia curva e di un dosso. …
Lo stesso problema si registra a poche centinaia di metri, a ridosso
dello svincolo Grottacalda e all’ingresso della città dei mosaici, poco
lontano dalla chiesa di S. Giacomo. La stessa statale 288 che collega Piazza
Armerina con Aidone, è rimasta interrotta per quasi due settimane, isolando di
fatto Aidone e i numerosi comuni limitrofi. …
PIAZZA ARMERINA – Sono cominciati i lavori di rimozione della frana
che ostruiva la statale 117 bis all’altezza del parco Ronza. Dopo ripetuti
appelli e segnalazioni, finalmente è stato disposto lo sgombro dei detriti
portati a valle dalle recenti e abbondanti precipitazioni. Un ostacolo di fango
che sbarrava pericolosamente il transito automobilistico della frequentatissima
strada. …
In settimana il pericoloso cumulo di detriti aveva invaso parte della
carreggiata. Una difficoltà resa più pericolosa dalla prossimità di una curva
e di un dosso oltre che dal frequentatissimo svincolo del parco suburbano Ronza.
…
Gli smottamenti in questa stagione hanno causato gravi intralci al
traffico. Per settimane Aidone è rimasta quasi isolata a causa di
un’interruzione della statale 288. …
PIAZZA ARMERINA – E’ stata definitivamente rimossa la frana che
ostruiva la strada statale 117 bis all’altezza del parco Ronza. Dopo ripetuti
appelli, finalmente, è stata dunque disposta la completa rimozione della sabbia
e dei detriti che ostruivano parte della carreggiata della frequentatissima
arteria stradale. Lo smottamento era stato causato dalle recenti abbondanti
precipitazioni. …
Prima della disposizione di rimozione della frana erano stati approntati
i necessari provvedimenti di consolidamento delle pendici soprastanti. …
Da ieri sono all’opera squadre di operai e bulldozer che stanno
provvedendo al trasporto dei detriti e alla ripulitura della carreggiata.
Operazioni che si concluderanno domani. …
PIAZZA ARMERINA – Ripristinata la viabilità della strada statale 117
bis. … Puntualmente, i detriti trascinati a valle a causa della mancata
dislocazione di opportune opere di contenimento, finivano con invadere
pericolosamente la carreggiata. Un problema che è stato più volte rimarcato.
…
Qualche tempo fa fu disposto l’ampliamento della carreggiata. Modifica
che trasformò il precedente impianto progettuale della strada costruita a «schiena
d’asino». Un iniziale provvedimento costruttivo che era stato adottato
proprio per consentire il normale deflusso delle acque piovane. L’attuale
assetto, invece, ha consegnato alla collettività un nuovo impianto stradale.
Struttura che risulta purtroppo gravemente deficitaria. … Così come non sono
stati preventivati i regolari canali di deflusso e regimentazione delle acque.
Il risultato a ogni stagione invernale è quello di trovarsi di fronte a una
corsia stradale invasa pericolosamente dalle acque e dai detriti. …
9 dicembre 1996
In tutto l’Ennese è piovuto per tutta la giornata di ieri … In
territorio di Piazza Armerina la pioggia ha provocato uno smottamento sulla
strada provinciale n. 15 Piazza Armerina – Barrafranca. Anche qui sono
intervenuti i vigili del fuoco che hanno disposto la chiusura dell’arteria.
…
4.4.
Cronologia degli eventi
naturali estremi
Dall’analisi delle informazioni raccolte è stato possibile identificare una serie di eventi naturali riconducibili a tre diverse tipologie: terremoti, fenomeni meteorologici e frane.
306-310
Benché citato da alcuni autori, i quali peraltro identificano questo evento sulla base di evidenze archeologiche e conseguenti deduzioni speculative, questo evento non viene in nessun modo citato nella letteratura prettamente sismologica (Guidoboni et al., 1994; Boschi et al., 1995).
Una delle fonti raccolte
(Di Vita A., 1972-73, pag. XXX), riporta: “almeno
Giugno 361-363
Le analisi storico-sismologiche (Guidoboni et al., 1994; Boschi et al., 1995) smentiscono l’ipotesi degli archeologi di correlare la distruzione e l’abbandono della villa in età tardo imperiale romana, con il grande terremoto localizzato a Creta del 21/7/365.
In Boschi et al. (1995) si legge: “La testimonianza è un’allusione del retrore greco Libanio, contenuta nell’”Epitaffio” per la morte dell’imperatore Giuliano. Libanio, contemporaneo all’evento, risiedeva ad Antiochia, dove udì la notizia relativa alla distruzione di varie città in Sicilia. … Libanio compose l’”Epitaffio” per Giuliano nei primi mesi del 365; pertanto il terremoto della Sicilia deve essere considerato un evento sismico distinto dal grande terremoto del 21 luglio 365, localizzato a Creta. L’evento sarebbe databile tra il 361, quando Giuliano divenne imperatore, e il 26 giugno 363, giorno della sua morte (…) Alcune testimonianze archeologiche riguardanti i restauri della grande villa tardoantica di Piazza Armerina, nella Sicilia centrale, potrebbero riferirsi a questo evento sismico; (…)”.
4/2/1169
Terremoto con epicentro nell’area catanese-Sicilia orientale, con intensità epicentrale del X grado MCS, e risentito in Piazza Armerina con un’intensità del VII-VIII MCS.
In Boschi et al.,
(1995), relativamente a Piazza Armerina, viene
riportato:
“Ricordata da alcune fonti medievali autorevoli come limite dell’area, compresa fra Catania e questo sito stesso, entro cui ci furono le distruzioni che coinvolsero 11 centri fortificati. La fonte non precisa se il sito di “Plassa” fosse comperso o escluso in quest’area. Si può tuttavia ragionevolmente ritenere che questa precisazione geografica intendesse indicare, nella mentalità medievale, un limite dei danni.”
Inoltre, in Nigrelli I.
(1983) si legge “… Raffaello Delogu (Affreschi medioevali in Sicilia. Mostra
degli affreschi restaurati del Gran Priorato do S. Andrea di Piazza Armerina.
VII Settimana Nazionale dei Musei, 31 marzo – 7 aprile 1963, Palermo, 1963)
… da questo ha ricavato la conferma dell’ipotesi che la chiesa possa essere
stata ricostruita sulla pianta d’origine in seguito al grande sisma del
11/1/1693 (INGV, s.d.)
Area epicentrale = Sicilia orientale - Intensità epicentrale = XI MCS
Intensità locale a Piazza Armerina = VIII MCS
20/2/1818 (INGV, s.d.)
Area epicentrale = Catanese - Intensità epicentrale = XI-X MCS
Intensità locale a Piazza Armerina = VI MCS
1/3/1818 (INGV, s.d.)
Area epicentrale = Monti Iblei - Intensità epicentrale = VII-VIII MCS
Intensità locale a Piazza Armerina = V MCS
5/2/1823 (INGV, s.d.)
Area epicentrale = Sicilia settentrionale - Intensità epicentrale = VIII
MCS
Intensità locale a Piazza Armerina = III-IV MCS
16/11/1894 (INGV, s.d.)
Area epicentrale = Calabria meridionale - Intensità epicentrale = XI MCS
Intensità locale a Piazza Armerina = II-III MCS
15/4/1978 (INGV, s.d.)
Area epicentrale = Golgo di Patti - Intensità epicentrale = VIII MCS
Intensità locale a Piazza Armerina = III MCS
13/12/1990 (INGV, s.d.)
Area epicentrale = Sicilia sud-orientale - Intensità epicentrale = VII MCS
Intensità locale a Piazza Armerina = V-VI MCS
L’unica fonte storica che cita esplicitamente questa categoria di eventi è Chiarandà G.P. (1654), laddove descrive una serie di funzioni religiose che hanno avuto luogo in Piazza Armerina a seguito dei periodi di siccità avvenuti negli anni 1512, 1520,1555, 1557 e dal luglio al 21 novembre 1621. Lo stesso autore riporta la notizia di un periodo di piogge abbondanti avvenuto nel 1545, senza tuttavia aggiungere indicazioni su instabilità idrogeologiche ad esso collegate.
4.7.
Fenomeni di instabilità
morfologica
Vengono di seguito elencati i principali eventi franosi, raggruppati cronologicamente, in modo da poter successivamente confrontare questi dati con i valori delle precipitazioni registrate nell’area in studio. Ad ogni periodo possono riferirsi una o più frane avvenute nel territorio di Piazza Armerina.
Tra il XV e il XVII secolo.
Per quello che riguarda
il seppellimento della villa da parte di una coltre alluvionale della potenza
variabile da
Le fonti storiche raccolte riferiscono:
“… Ma la vita del borgo non dovette essere eccessivamente lunga, perché una forte alluvione lo cancellò sotto la gran massa sabbiosa, che seco trascinò dal sovrastante monte. La piccola monetina raccolta sotto questo spesso strato alluvionale, potente dai due agli otto metri, della zecca dei secondi Angioini, databile al secondo quarto del secolo XV, può essere un argomento, ma incerto, per la cronologia del disastro …” (Gentili G.V, 1951).
“…
Infine, una ultima fase «post-medievale» con notevole sopraelevazione del
piano di calpestio (alluvionale?), datata, in base alla ceramica, al XVII secolo
...” (De Miro E.,1983).
Tra il 10/2/1804 e il 15/3/1804
In Agnello S. L.
(1965),
l’autore ricostruisce il carteggio intercorso tra il Cav. Lanolina, Regio
Custode delle antichità del Val Demone e Val di Noto, e le autorità di Piazza
Armerina al fine di indagare sui danni provocati da scavi abusivamente eseguiti
in località Casale. In particolare, una delle lettere pubblicate riporta:
“… Troppo tardi mi arriva la risposta di V.E. sotto il 15 del Cadente al
segreto informo da me richiestole che avrei dovuto ricevere prima che
l’alluvione avesse impedito di vedersi il danno fatto dal Canonico Trigona nel
Musaico, che ora credo di essere stato molto dannoso. … Siracusa, 27 Marzo
Come si può notare, in questo stralcio si accenna ad una “alluvione” che avrebbe impedito la valutazione dello stato dei mosaici. Si ritiene che il termine “alluvione “ sia stato impiegato nella sua eccezione più generica (movimenti di terra a seguito di eventi meteorici intensi) mentre dal punto di vista geologico questo evento dovrebbe rientrare nella categoria delle frane da scivolamento o delle colate.
15/10/1951
I fenomeni idrogeologici avvenuti a seguito delle precipitazioni cadute nella Sicilia centro-orientale alla metà dell’ottobre 1951, sono descritte come tra i più gravi verificatisi nella regione “sia per i valori elevati di precipitazione e di portata raggiunti sia per gli ingenti danni” (Cannarozzo M. et al.,1993).
Per Piazza Armerina, i
giornali riportano danni molto gravi sofferti dall’acquedotto cittadino e
dalle colture di noccioleti. (L’Ora del Popolo,
La mancata descrizione di specifici movimenti franosi nel territorio di Piazza Armerina, può essere dovuta all’innesco di una franosità diffusa sul territorio, con movimenti abbastanza superficiali.
02/01/1973
Come indicato in
Cannarozzo M. et al. (1993) “Negli ultimi giorni del 1972 e nei
primissimi del 1973 l’area del Mediterraneo centrale fu interessata da un
campo di basse pressioni che provocò piogge intense di carattere eccezionale in
tutta
|
Fig.
6: Distribuzione dei fenomeni del dicembre 1972 – gennaio 1973. |
La successione degli eventi avvenuti in Piazza Armerina viene descritta dalla stampa quotidiana: dopo alcuni giorni di pioggia ininterrotte, l’amministrazione comunale aveva firmato sei ordinanze di sgombero per una serie di smottamenti che avevano interessato la zona di Borgo San Giorgio. Ma alle ore 5 e 30 circa del 2 gennaio una palazzina di due piani costruita a valle di un dirupo alto una settantina di metri, veniva investita e distrutta da una frana, con la conseguente morte di 4 persone. La sciagura avveniva in via Villarosa, in un’area non interessata dagli sgomberi precedentemente imposti dall’amministrazione comunale. (Giornale di Sicilia).
Il fenomeno viene descritto (CNR/GNDCI, s.d.) come un fenomeno complesso, dato da un crollo evolvente a scorrimento superficiale, provocato dalle persistenti precipitazioni che hanno prodotto una filtrazione che ha saturato gli affioramenti.
I termini geologici coinvolti sono costituiti da sabbie quarzose sciolte e stratificate, alternate a quarzoareniti coerenti, eterogenee e stratificate, con una moderata fratturazione. Il versante interessato dal movimento, posto a nord dell’abitato, risulta esposto a nord con una inclinazione di 65°. La direzione del movimento è a 350°. La distribuzione dei principali movimenti superficiali connessi a questo periodo di precipitazioni meteoriche è stata sintetizzata nello stralcio di tavoletta topografica riportato in fig.6.
L’unica fonte che
indica eventi avvenuti nell’anno 1980 è
17/01/1985
In questa data un
movimento superficiale ha interessato il bordo orientale del centro storico di
Piazza Armerina, in un punto non meglio precisato del versante esposto ad ovest,
da quota
1986
In quest’anno vengono indicati movimenti franosi avvenuti nell’area di Piazza Armerina con lievi danni ad edifici ed alla strada provinciale (CNR/GNDCI, s.d.). Nulla è emerso dallo spoglio della stampa quotidiana dell’epoca. Non si hanno indicazioni sul tipo di movimento.
12/10/1991
Benché
Il Giornale di Sicilia del 14 ottobre 1991 riporta: “… Il fango e i detriti sono venuti giù dal Monte Mangone nella tarda serata di sabato (12.10.1991) e hanno ricoperto gli scavi recenti all’esterno della villa, cioè la parte rustica, e invaso l’interno con uno strato di sabbia, dai due ai sette centimetri di spessore, che ha ricoperto anche i pavimenti musivi. «La villa ha retto bene all’urto» assicura Enza Cilia, responsabile del settore archeologico della sovrintendenza di Enna « non ci sono danni, lo escludo, solo un piccolo tratto del peristilio è stato interessato; lì sono saltate una quarantina di tessere del pavimento, poco meno di un fazzoletto ...»”.
Lo stesso quotidiano, in data 15 ottobre 1991, testimonia che in Piazza Armerina si sono avute “strade divelte, voragini, tubazioni saltate, automobili travolte, crolli e frane …”, mentre nella villa romana, “… Uno strato di fanghiglia, spesso alcuni centimetri, ricopre una metà della storica residenza patrizia ..”.
Inoltre, nel Bollettino informativo dall’Associazione Internazionale di Archeologia Classica del 1995, si legge: “… di quella parte dalla villa che era stata chiusa al pubblico a seguito dell’alluvione del 12 ottobre 1991 che provocò nell’ennese la morte di sette persone, lo straripamento di corsi d’acqua e lo spargimento di fango e detriti, in parte, anche nella celebre villa.”
Da quanto riportato si può desumere che anche in questo caso, a seguito di abbondanti apporti meteorici, si e instaurata una franosità superficiale e diffusa, con prevalenti caratteristiche si scorrimento.
28/01/1992
In questa data viene
segnalato un movimento franoso avvenuto nel quartiere Monte, innescato dalle
precipitazioni e avente una larghezza massima di
04/05/1995
In Contrada Serrafina, a
circa
1996
Tutto il 1996 appare costellato da movimenti superficiali diffusi sul territorio comunale di Piazza Armerina. Nella Zona Monte, in particolare, una scheda della Banca Dati AVI (CNR/GNDCI, s.d.) identifica una frana, senza peraltro specificare una data più precisa ne’ il tipo di movimento. Nella stampa quotidiana non è stato trovato alcun riferimento a dissesti avvenuti quest’anno nella “Zona Monte” di Piazza Armerina.
13/01/1996
Lungo la ss. n. 117 bis,
la strada viene invasa da fango e detriti mobilizzati a seguito delle
precipitazioni (CNR/GNDCI, s.d.). Da parte sua, il quotidiano
Le precipitazioni avrebbero quindi innescato un limitato scorrimento superficiale, favorito da lavori di ristrutturazione della sede stradale da poco tempo eseguiti.
Marzo 1996
Il marzo 1996 viene
indicato dalle fonti raccolte (Banca Dati AVI,
CNR/GNDCI, s.d.; quotidiano
Il primo evento è avvenuto nella prima decade del mese, sicuramente prima del 12 marzo, lungo la strada statale 288 tra il bivio Bellia ed Aidone. Benché alla data del 13 marzo la frana risulti rimossa, la s.s. 288 rimarrà chiusa al traffico altre due settimane per il pericolo di caduta massi sulla carreggiata. Questa frana è stata classificata come un fenomeno di crollo su roccia.
Il secondo evento per il
quale non è stato possibile stabilire con precisione la data di innesco e
quello che ha interessato l’abitato di Piazza Armerina, Zona Stradonello,
nell’antico quartiere dei Canali. E’ da notare che per un refuso del
giornale
Le notizie pubblicate
sul giornale
27/03/1996
Il giorno 27 marzo 1996
la strada statale 117 bis,all’altezza del Parco Ronza, viene investita da un
fenomeno di scorrimento superficiale innescato dalle intense precipitazioni per
il quale una massa di fango e detriti invade ed ostruisce parzialmente la sede
stradate con il conseguente restringimento della carreggiata. L’ostacolo verrà
rimosso a partire dal 18 maggio1996. Anche in questo caso, come per il
precedente evento del 13 gennaio, il quotidiano
09/12/1996
Le fonti raccolte riferiscono di un movimento superficiale che è avvenuto lungo la sp. n. 15 per Barrafranca, con lievi danni alla sede stradale. Anche in questo caso la causa innescante viene identificata nelle precipitazioni, mentre non è possibile stabilire il tipo di movimento.
4.8.
Considerazioni sui fenomeni
di instabilità morfologica
Benché non sia stato possibile classificare tutti gli eventi identificati nel corso di questo lavoro, sembra corretto affermare che nell’area si sono succedute sia frane di crollo, sia scorrimenti superficiali a seconda del tipo di coesione presentata dai litotipi coinvolti. I crolli sono stati più numerosi in corrispondenza dei crinali prospicenti il centro storico di Piazza Armerina, laddove sono presenti alternanze di sabbie sciolte e di areniti più coerenti. In questo caso l’azione delle acque si è concentrata sia sulla diminuzione della coesione, sia sulla riduzione della capacità portante. Per quello che riguarda gli scorrimenti superficiali le acque meteoriche, influenzando gli andamenti delle pressioni interstiziali, hanno causato la mobilitazione di masse aventi generalmente una limitata estensione areale. L’influenza degli afflussi meteorici sull’innesco delle instabilità di versante avvenute nell’area in esame risulta, quindi, determinante.
5.1.
Caratteristiche
idrologiche generali
Per una qualificazione e quantificazione degli apporti pluviometrici nell’area di Piazza Armerina, sono stati consultati gli Annali Idrologici editi dal Ministero dei Lavori Pubblici e relativi alla Sezione autonoma del Genio Civile per il dominio del litorale della Sicilia.
In Piazza Armerina
risulta funzionante una stazione pluviometrica fin dal 1919; per il periodo a
partire dal primo evento franoso individuato, nell’anno 1951, la stazione è
ubicata a quota
Per le stazioni dotate di pluviografo, negli Annali Idrologici vengono riportati “per ogni giorno, la quantità di pioggia che nel diagramma risulta caduta nelle 24 ore comprese fra le ore 9 del giorno precedente e le ore 9 del giorno di cui si tratta”. (Annali Idrologici, parte prima.)
Sulla
base degli eventi ricostruiti nel corso dell’indagine storico-documentaria
per il territorio di Piazza Armerina, sono state analizzate le edizioni per
gli anni 1951, 1972, 1973, 1980, 1984, 1985, 1991, 1992, 1995, 1997 e 1998;
purtroppo non è stata reperita l’edizione relativa all’anno 1996. La
disponibilità dei dati pluviometrici è abbastanza completa, ad eccezione del
1986 durante il quale la stazione pluviometrica non era in servizio. Per il
resto, le uniche lacune riscontrate, per le quali viene fornito il dato di
pioggia cumulata raccolta in più giorni consecutivi, si riferiscono al
settembre 1951, all’ottobre e dicembre 1991, al marzo-aprile 1992 e al
dicembre 1995. I valori numerici delle precipitazioni sono riportati in
Appendice I.
5.2.
Caratteri pluviometrici e
correlazioni con gli eventi storici
Gli studi sulla valutazione dei possibili meccanismi d’innesco delle instabilità dei versanti, sono riconducibili a due linee principali: i modelli completi di versante ed i modelli idrologici. Nel primo caso vengono considerati tutti i parametri geologici, idrologici, idrogeologici e geotecnica relativi all’area studiata, tentando di simulare matematicamente i fenomeni che avvengono nel pendio sotto determinate condizioni di afflusso meteorico.
Nei modelli idrologici invece, vengono ricercate le relazioni empiriche tra intensità, durata, altezza giornaliera e cumulata delle precipitazioni avvenute in concomitanza di fenomeni di instabilità, cercando di individuare possibili valori di soglia di rischio della quantità di precipitazioni al di sopra dei quali si innescano i movimenti di versante. Pertanto, in questo tipo di analisi si rendono necessarie, sia le informazioni storico-documentarie relative ai fenomeni di instabilità, sia i valori delle corrispondenti precipitazioni meteoriche.
Per valutare l’influenza della piovosità sull’innesco dei movimenti di versante, molto importante è la definizione della finestra cronologica all’interno della quale analizzare gli apporti meteorici giornalieri e cumulati.
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Fig. 7: Andamento delle precipitazioni giornaliere e cumulate. |
Vista la tipologia delle formazioni geologiche affioranti, costituite prevalentemente da depositi di arenarie, sabbie ed argille sabbiose, si ritiene corretto fissare in circa 2 mesi il periodo di tempo nel quale un eventuale apporto meteorico possa essere smaltito per filtrazione nei litotipi affioranti, senza dare luogo a fenomeni di saturazione e, conseguentemente, di incremento delle pressioni neutre.
Venendo all’analisi delle precipitazioni in corrispondenza degli eventi storici, questi ultimi sono stati raggruppati in due categorie: la prima corrispondente a movimenti prevalentemente di scorrimento superficiale o da fenomeni di scorrimento realmente diffusi sul territorio, la seconda caratterizzata da crolli e movimenti localizzati e circoscritti.
Alla prima categoria possono essere ascritti gli eventi del 15 ottobre 1951, del 2 gennaio 1973, del 17 gennaio 1985 e del 12 ottobre 1991; in fig. 7 vengono mostrati gli andamenti delle precipitazioni giornaliere e delle precipitazioni cumulate per i due mesi precedenti agli eventi franosi.
Le precipitazioni per
gli eventi del 1973 e del 1985 mostrano un andamento simile, caratterizzato da
una piovosità abbastanza costante nei 15-20 giorni precedenti all’evento, con
un apporto complessivo nel mese precedente superione ai
L’evento del 1991
mostra invece un andamento delle precipitazioni differente, con un picco di
pioggia pari a
Venendo alla descrizione delle precipitazioni nei giorni immediatamente precedenti agli eventi, la fig. 8 mostra la distribuzione delle piogge nei 10 giorni precedenti agli scorrimenti superficiali.
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Fig. 8: Altezze delle precipitazioni giornaliere per un periodo di circa
10 giorni precedenti le instabilità per scorrimento superficiale.Le
colonne scure indicano i giorni in cui si sono verificati gli eventi. |
|
Anche in questo caso si nota una differenza nella distribuzione delle piogge per l’evento del 1991, caratterizzato da un notevole apporto di precipitazione concentrato in 24 ore. La particolarità dell’evento del 1991 viene ulteriormente confermata dall’andamento orario delle precipitazioni mostrato in fig. 9.
Mentre per il 1973 ed il
1985 si ha un apporto progressivo di pioggia dalla prima ora fino alle 24 ore,
nel 1991 sono caduti circa
|
Fig. 9: Andamento orario delle
piogge in corrispondenza di alcuni fenomeni franosi. Le curve sono
identificate con la data di inizio delle relative precipitazioni. |
Volendo valutare l’esistenza di una soglia di precipitazione che possa aver innescato gli eventi di scorrimento superficiale, sono stati confrontati gli andamenti degli afflussi cumulati, mostrati in fig. 10.
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Fig. 10 :Curve della pioggia cumulata per i fenomeni da scorrimento
superficiale. I triangoli indicano i fenomeni storici identificati. |
Nonostante le differenze
precedentemente evidenziate, sembra emergere un livello di precipitazione
cumulata al di sopra del quale si sono innescati i fenomeni franosi, pari a
Passiamo ora alla seconda categoria di eventi, caratterizzata da crolli e movimenti localizzati e circoscritti. In questo caso sono stati analizzati gli andamenti delle precipitazioni nel corso dell’intero anno 1980 e 1995, così come riportato in fig. 11.
In questo caso abbiamo
singoli apporti di precipitazione che non superano i
|
Volendo cercate conferma della possibile esistenza di un valore minimo di precipitazione al di sopra del quale si innescherebbero fenomeni di instabilità superficiale, i valori dei picchi di precipitazione individuati per gli anni 1980 e 1995 sono stati riportati nei grafici di fig. 12.
|
a)
b)
Fig. 12: Curve della pioggia
cumulata per gli anni 1980 (a) e 1995 (b). |
6.
Analisi degli elementi
esposti a rischio
In
questa fase delle attività, si è proceduto alla definizione ed alla
individuazione degli elementi costituenti il sito archeologico di Piazza
Armerina.
Vengono
definiti “Elementi a rischio”, i più piccoli elementi architettonici dotati
di caratteristiche specifiche ed uniformi, nei quali è possibile suddividere
l’intero sito archeologico. Le caratteristiche che concorrono alla definizione
degli elementi a rischio si riferiscono genericamente alla loro tipologia,
cronologia, presenza di elementi decorativi, stato di conservazione, e così
via.
Nel
caso del sito archeologico della “Villa del Casale”, sono stati individuati
gli Elementi a rischio mostrati in fig. 13.
|
Fig. 13: Suddivisione del sito
archeologico di Piazza Armerina in singoli elementi a rischio. |
Si
è cercato di definire il maggior numero possibile di ambienti contenenti
elementi decorativi uniformi, in modo da giungere al massimo dettaglio possibile
nella descrizione del sito.
Il
passo successivo è consistito nella raccolta di informazioni necessarie per la
classificazione degli elementi in chiave di valutazione dei rischi ambientali.
Partendo dalle definizioni stabilite dall’Istituto Centrale per il Restauro
nell’ambito della redazione della “Carta del rischio” per il territorio
nazionale (I.C.R.-Bonifica,
1997), sono stati identificati una serie di
descrittori per la stima degli elementi esposti, da utilizzare in sito mediante
una scheda di rilevamento appositamente predisposta, rappresentata in fig. 14.
In
particolare, la raccolta delle informazioni si è focalizzata sulle seguenti
categorie:
|
Fig. 14: Scheda per la
classificazione degli elementi a rischio di tipo archeologico. |
·
tipologia oggetto (religiosa,
funeraria, civile, difensivo,infrastruttura e servizi, complessi urbanistico);
·
cronologia;
·
presenza di beni;
·
presenza di elementi
decorativi;
·
accessibilità;
·
uso attuale;
·
rappresentatività;
·
stato di conservazione.
La
sperimentazione in campagna scheda ha dimostrato che questa scheda è
insufficiente per un uso in siti archeologici; in particolare la categoria
“Tipologia” è risultata troppo generica, inutile per una descrizione
dettagliata.
Se,
ad esempio, adottiamo la tipologia di oggetto CIVILE – “Villa
residenziale” (codice TC21), tale definizione si può applicare all’intero
sito archeologico e conseguentemente l’intero sito avrà lo stesso livello di
esposizione. D’altra parte, assegnando all’ala del sito relativo alle terme
la corrispondente tipologia di oggetto (codice TC18), avremo almeno 6 elementi
(dal n. 56 al 62) con lo stesso valore di esposizione, prescindendo dal loro
contenuto in termini artistici e storico-archeologici.
Si
è quindi deciso di approfondire la descrizione dei beni archeologico-artistici
presenti, per consentire una descrizione che raggiungesse il dettaglio del
singolo elemento esposto. Procedendo in questa direzione, si è proceduto alla
valutazione qualitativa e quantitativa dei beni archeologici presenti, fino a
giungere alla definizione ed alla valutazione di un “Indice di Esposizione”
per tutti gli elementi a rischio. In questo modo è stata predisposta e
sperimentata la metodologia di seguito descritta.
Viene
definito “Indice di Esposizione” (IE) un parametro adimensionale (compreso
tra 0.0 e 1.0), rappresentativo della importanza di ogni singolo elemento a
rischio all’interno del sito archeologico in esame, valutabile sulla base dei
beni storico-archeologici ed artistici presenti.
I
dati necessari per l’elaborazione dell’Indice di Esposizione si riferiscono
sia alla valutazione della “quantità” di beni archeologici presenti in ogni
elemento a rischio, sia alla caratterizzazione qualitativa di ogni bene
archeologico (tipo, stato di conservazione, elementi artistici, rilevanza
storico-archeologica, e così via) basata su di un giudizio “esperto”. Tale
giudizio, soprattutto per quello che riguarda gli elementi artistici e la
rilevanza storico-archeologica, deve essere espresso confrontando il contenuto
dell’intero sito archeologico e la sua validità è limitata al sito in esame.
Per tale motivo l’Indice di Esposizione consente una classificazione degli
elementi a rischio di tipo relativo, valida solo per singoli siti archeologici.
Per
la valutazione dell’esposizione degli elementi a rischio, sulla base della
classificazione definita dall’Istituto Centrale per il Restauro (I.C.R.-Bonifica,
1997), sono state ritenute significative le seguenti categorie di Beni ed
elementi decorativi presenti:
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|
|
|
|
|
|
|
|
|
Per
esprimere la “quantità” di beni presenti, occorre considerate che alcuni di
questi hanno una estensione areale, mentre altri sono numerabili. In particolare
avremo:
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Beni ad estensione areale |
Beni numerabili |
|
Mosaici |
Dipinti su tavola |
|
Dipinti murari |
Dipinti su altro materiale |
|
|
Elementi decorativi metallici |
|
|
Elementi decorativi lapidei e fregi |
|
|
Sculture indipendenti |
|
|
Elementi d’arredo |
|
|
Elementi decorativi esterni |
|
|
Altri elementi decorativi |
Per
i Beni ad estensione AREALE (mosaici e affreschi) la “quantità” è
calcolata sulla base della percentuale di superficie (del pavimento o della
parete) interessata dal Bene.
In
questo modo, per ogni bene di Categoria C (j-esima), contenuto nell’Elemento a
rischio E (i-esimo), si calcola il valore percentuale q(BCj,Ei)
|
|
Per
Beni NUMERABILI, la “quantità” viene calcolata sulla base del loro numero
in un singolo elemento a rischio, in rapporto alla massima ricorrenza di
elementi della stesa categoria per elemento. Definendo quindi
|
|
numero di Beni numerabili della Categoria j-esima nell’Elemento i-esimo |
e
|
|
Massimo valore di x(BCj,Ei) per i Beni della Categoria j-esima |
avremo il valore percentuale
pari a
|
|
La
valutazione qualitativa dei beni presenti, viene espressa mediante il giudizio raccolto dal rilevatore sulla base del
“pregio” artistico, archeologico, architettonico e dello stato di
conservazione del Bene. E’ stata così definita una scala con 5 classi di
“pregio”: ad ogni classe è associato un Peso p(BCj,Ei),
variabile tra 0.0 e 1.0, come riportato nella seguente tabella:
|
Classe
di pregio |
Peso |
|
0 – Nulla |
0.00 |
|
1 – Bassa |
0.25 |
|
2 – Media |
0.50 |
|
3 – Alta |
0.75 |
|
4 – Molto alta |
1.00 |
Il
passo successivo consiste calcolo delle “quantità pesate” di beni di ogni
Categoria (Cj) presenti
in un Elemento a rischio (Ei);
|
|
Le
elaborazioni finora descritte consentono la sintesi dei dati nella tabella
Elementi/Categorie di beni (fig. 15).
|
Fig. 15: Tabella Elementi a rischio / Categorie di beni |
||||||||||||||||||||||||||||||
Occorre
ora definire in quale misura le diverse categorie di beni concorrono nella
valutazione dell’Indice di Esposizione. Se decidiamo di assegnare a tutte le
categorie definite lo stesso peso, siano o meno effettivamente presenti nel sito
in esame, corriamo il rischio di calcolare valori dell’Indice di Esposizione
scarsamente dispersi e, quindi, difficilmente raggruppabili in classi di valori
definite “a priori”.
Occorre
quindi calcolare in quale misura le categorie di beni presenti effettivamente
nel sito archeologico in esame incidono sul valore finale dell’Indice di
Esposizione. Per fare questo si sommano i valori delle “Quantità pesate” di
tutti gli Elementi a rischio, corrispondenti ad ogni specifica Categoria di beni
(fig. 16).
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
L’Incidenza
di ogni Categoria di beni è data dal rapporto tra
|
|
A
questo punto può essere calcolata la frazione di Indice di Esposizione relativa
ad ogni Elemento a rischio IE(Cj,Ei),
corrispondente ad ogni categoria di bene in esso presente; questa sarà data dal
prodotto tra
|
|
L’Indice
di Esposizione TOTALE per ogni Elemento a rischio IETOTALE(Ei)sarà
dato dalla somma delle frazioni di Indice di Esposizione relative a tutte le
Categorie di beni in esso presenti
|
|
Infine,
l’Indice di Esposizione viene NORMALIZZATO rispetto al massimo valore
raggiunto dall’Indice di Esposizione Totale
|
|
La
classificazione degli Elementi a rischio sulla base dell’Indice di Esposizione
(Totale e Normalizzata) così calcolato, viene eseguita sulla base di una scala
a 5 gradini, rappresentativi dei seguenti intervalli di valore:
Intervallo
|
Classe
di Esposizione
|
|
0
- 20 |
Molto Bassa |
|
20
- 40 |
Bassa |
|
40
- 60 |
Media |
|
60
- 80 |
Alta |
|
80
- 100 |
Molto
Alta |
6.2.
Applicazione al sito di
Piazza Armerina
La
metodologia per il calcolo dell’Indice di Esposizione è stata applicata al
sito archeologico di Piazza Armerina. L’analisi è stata condotta sugli
Elementi a rischio definiti nel paragrafo precedente.
La
raccolta delle informazioni sui Beni presenti è stata eseguita mediante le
schede di rilevamento riportate in Appendice II. Per la valutazione della
componente qualitativa dei singoli beni, oltre allo stato di conservazione, è
stata considerata la loro tipologia; per i beni musivi, ad esempio, è stata
utilizzata la classificazione tipologica riportata nella seguente tabella.
|
L’elaborazione
dei dati ha consentito la compilazione della Tabella Elementi a rischio /
Categorie di beni riportata nelle colonne a sinistra della fig. 17. Da questa
sono state valutate le incidenze delle diverse Categorie di beni, così come
mostrato in tabella:
Categoria
di beni
|
Incidenza
|
|
Mosaici |
78,1496 |
|
Sculture
indipendenti |
3,3241 |
|
Elementi
decorativi lapidei e fregi |
3,4349 |
|
Dipinti
murari |
4,1219 |
|
Dipinti
su tavola |
0,0000 |
|
Dipinti
su altro materiale |
0,0000 |
|
Elementi
decorativi metallici |
0,0000 |
|
Elementi
decorativi esterni |
0,0000 |
|
Altri
elementi decorativi |
10,9695 |
|
Elementi
d’arredo |
0,0000 |
Come
si può osservare, per il sito archeologico della “Villa del Casale” i
mosaici presentano una incidenza sull’Indice di Esposizione pari a circa il
78%, gli elementi decorativi esterni (es. ninfei, vasche e così via)
rappresentano circa l’11%, mentre le altre 3 categorie di beni presenti
(sculture, elementi decorativi lapidei e dipinti murari) presentano una
incidenza inferiore o uguale al 4%. Questi dati indicano come la metodologia
proposta riesce ad evidenziare che, per questo sito archeologico, i beni
artistico-archeologici più significativi risultano essere i mosaici.
L’elaborazione
finale degli Indici di Esposizione Totale e Normalizzato ha portato ai valori
inseriti nelle due colonne a destra nella fig. 17.
|
Fig. 17: Tabella Elementi a
rischio / Categorie di beni per il sito di Piazza Armerina. |
La
classificazione degli Elementi a rischio per classi di Indice di Esposizione
viene mostrata nella fig. 18 (Indice di Esposizione Totale) e fig. 19 (Indice di
Esposizione Normalizzata). Dalle due figure si può notare che l’Indice di
Esposizione Totale tende a ridurre il numero di Elementi che rientrano nella
Classe “Molto Elevata” (nel nostro caso solo la stanza n. 36), ponendo i
restanti Elementi, alcuni dei quali molto significativi, nelle classi inferiori.
|
Fig.
18: Indice di Esposizione Totale. |
|
Fig.
19: Indice di Esposizione Normalizzato. |
L’adozione
dell’Indice di Esposizione Normalizzato sembra risolvere il problema dal
momento che, in questo modo, gli Elementi a rischio risultano essere
classificati in maniera più coerente rispetto alle caratteristiche dei Beni
contenuti; nelle tabelle in fig. 20 vengono mostrati gli Elementi a rischio che
sono risultati appartenere alle Classi dell’Indice di Esposizione
Normalizzato, da “Molto Alta” a “Media”.
Elementi a rischio con Classe di Esposizione Normalizzata MOLTO ALTA
Elementi a rischio con Classe di Esposizione Normalizzata ALTA
Elementi a rischio con Classe di Esposizione Normalizzata MEDIA
Fig. 20: Tabelle riassuntive degli Elementi esposti a rischio raggruppati
per Classi dell’Indice di Esposizione Normalizzato |
L’applicazione
del metodo al sito della “Villa del Casale” mette in evidenza come questo
consenta di classificare in modo soddisfacente gli Elementi a rischio, partendo
dalle informazioni relative ai Beni artistico-archeologici in essi contenuti.
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