LINEE GUIDA PER LA SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI DAI RISCHI NATURALI
PARTE II - Acquisizione ed analisi dei dati finalizzate alla microzonazione sismica dell'area di Cerreto di Spoleto (PG)
8. Acquisizione dei dati velocimetrici
8.3. localizzazione
di alcuni eventi registrati
9. Elaborazione dei dati velocimetrici
9.1. Cenni ai metodi di analisi
9.2. Analisi dei dati nel dominio del tempo
9.3.
analisi dei dati nel dominio delle frequenze
10. Interpretazione dei risultati
10.1. Array
localizzato nella piana alluvionale
10.2. Array localizzato lungo la dorsale carbonatica
8. Acquisizione dei dati velocimetrici
8.1. Array localizzato lungo la dorsale carbonatica

Area di Cerreto di Spoleto (PG)
Le postazioni di misura
(Fig.1, Tab.1a)
sono state distribuite longitudinalmente (V, M, F, C) e trasversalmente (D, W)
rispetto alla struttura della dorsale, a cavallo di alcune discontinuità
tettoniche ed in corrispondenza di porzioni di ammasso frantumato (F). La
“stazione di riferimento locale” (R) è stata posizionata alla base della
dorsale, su un
sito roccioso in cui non si sono evidenziate caratteristiche predisponesti
all’amplificazione sismica (Bongiovanni et
al., 2001; Borcherdt, 1994).
La stazione velocimetrica M è stata posizionata accanto ad una stazione
accelerometrica (CM in Fig.1) della
rete locale ENEA.
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Fig. 1 - Schema geologico della dorsale di
Cerreto di Spoleto con indicate le postazioni di misura. |

| Tab. 1a – caratterizzazione geologico-geomeccanica delle stazioni dell’array temporaneo installato sulla dorsale di Cerreto di Spoleto (PG). |
Ciascuna postazione è stata equipaggiata con una terna
di velocimetri SS1 KINEMETRICS a 1Hz, un acquisitore K2 a 12 canali con scheda
di acquisizione PCMCIA da 20Mb e un GPS per la temporizzazione
assoluta.
L’array ha operato dal 24/09/2001 al 27/09/2001: per la registrazione
di eventi sismici gli acquisitori sono stati settati in STA/LTA, mentre le
misure di rumore ambientale sono state effettuate con campionamenti di 5 minuti,
nell’arco delle 24 ore. Sono stati registrati numerosi terremoti locali di
bassa magnitudo: in tab.2a sono elencati quelli che hanno attivato almeno 3
stazioni.

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Tab. 2a – riassunto degli eventi sismici registrati nella campagna di misure velocimetriche sulla dorsale di Cerreto di Spoleto (PG). |
8.2.
Array
localizzato nella piana alluvionale

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Fig. 2 – Schema geologico della piana del Fiume Nera in corrispondenza
della località di Borgo Cerreto. |
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Tab. 1b – caratterizzazione geologico-geomeccanica delle stazioni dell’array temporaneo a Borgo Cerreto (PG). |
Come “stazione di riferimento locale” è stata utilizzata la
stessa dell’array di dorsale.

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Tab. 2b – riassunto degli eventi sismici registrati nella campagna di misure velocimetriche a Borgo Cerreto (PG). |
8.3. localizzazione
di alcuni eventi registrati
Fig. 3 – Localizzazione stazioni dell’Osservatorio Andrea Bina (PG).
Per 11 di questi eventi è stato possibile
calcolare i parametri ipocentrali mediante il programma di calcolo HYPOCENTER (Lienert
et al., 1986) sviluppato dal HIG (Hawaii Institute of Geophysics). Questo
programma calcola le coordinate ipocentrali e il tempo origine degli eventi,
utilizzando l’algoritmo di GEIGER (1910; 1912). Nella scheda d’impostazione
del file di input del programma sono stati considerati come parametri di input:
una profondità attesa dell’ipocentro di
La
tab.3 riporta i dati di output calcolati dal programma HYPOCENTER. Come si può
notare tutti i terremoti hanno una magnitudo compresa tra 1.7 e 1.9. Eventi con
magnitudo inferiore sono stati registrati da numero insufficiente di stazioni
sismiche e non è stato possibile calcolarne i parametri ipocentrali: è infatti
noto che necessitano almeno 4 fasi per poter calcolare i tre parametri spaziali
e il tempo origine.
In Fig.4 sono rappresentati gli epicentri degli eventi. Si può osservare che 7 di essi sono situati a S di Cerreto di Spoleto, due ad E ed uno a NW; l’epicentro relativo all’evento del 212001 delle ore 01:08, non compreso nella figura, è anch’esso localizzato a S di Cerreto di Spoleto.
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Fig. 4 – Localizzazione di alcuni eventi registrati a Borgo Cerreto (PG) |
In Fig.5a sono graficate la distribuzione in frequenza delle classi di profondità
ipocentrali. Tutti gli eventi, tranne uno, sono compresi entro
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Fig. 5a – Istogrammi relativi alle localizzazione - distribuzioni in frequenza delle classi di profondità ipocentrale |
Mediamente come input dell’algoritmo sono state utilizzate 7 fasi (NO), come descritto dall’istogramma in Fig.5b.

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Fig. 5b – Istogrammi relativi alle localizzazione - disribuzioni in frequenza del numero di fasi utilizzate |

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Fig. 5c – Istogrammi relativi alle localizzazione - disribuzioni in frequenza delle classi dello scarto quadratico medio di stazione |

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Fig. 5d – Istogrammi relativi alle localizzazione - disribuzioni in frequenza delle classi di errore sulla localizzazione orizzontale |

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Fig. 5e – Istogrammi relativi alle localizzazione - disribuzioni in frequenza delle classi di errore sulla localizzazione verticale |
Purtroppo, malgrado i dati forniti dall’Osservatorio Andrea Bina, è stato
possibile localizzare soltanto uno degli eventi registrati dall’array
di dorsale.
9. Elaborazione dei dati velocimetrici
9.1. Cenni ai metodi di analisi
Una tecnica largamente
utilizzata per caratterizzare l’amplificazione di sito è quella dei rapporti
spettrali tra componenti orizzontali e verticali del moto.
Questa metodologia è stata inizialmente proposta da Nakamura (1989) per
valutare l’amplificazione di un sito sedimentario tramite misure di
microtremori: assumendo una precisa situazione geologica, vale a dire uno strato
sedimentario sovrapposto a un semispazio omogeneo e un forte contrasto di
impedenza tra le due formazioni, Nakamura ipotizza che la componente verticale
del moto non sia amplificata in modo significativo dallo stato superficiale, ad
eccezione delle onde di Rayleigh. Assumendo inoltre che l’effetto delle onde
di Rayleigh sia simile tra le componenti orizzontali (H) e la verticale (V), la
deconvoluzione della componente verticale dall’orizzontale, che nel dominio
delle frequenze corrisponde al rapporto spettrale H/V, risulterebbe essere una
buona stima della risposta del sito sia rispetto alla frequenza di risonanza che
alla relativa amplificazione.
Studi successivi (Lachet et al., 1995; Bard,
1995) hanno confermato che i
rapporti H/V su terreni soffici mostrano un chiaro picco, ben correlato con la
frequenza di risonanza fondamentale dello strato sedimentario, mentre non sempre
vengono individuate eventuali armoniche superiori e soprattutto non è
dimostrabile una relazione diretta tra l’ampiezza del picco H/V e
l’amplificazione del sito.
Chavez-Garcia et al.
(1997), inoltre, hanno recentemente ottenuto
risultati sperimentali positivi anche per la determinazione di effetti di sito
di origina topografica.
Malgrado la mancanza di giustificazioni teoriche in situazioni diverse da quelle
per cui la metodologia è stata inizialmente proposta, data la rapidità di
esecuzione e il basso costo, la tecnica dei rapporti H/V del rumore ambientale
continua ad essere largamente utilizzata non solo per stimare le frequenze
fondamentali di depositi soffici, ma più in generale per valutare in modo
speditivi le condizioni amplificative in una data zona.
Nel caso in cui siano
disponibili registrazioni di eventi sismici, il maggior problema nella stima
della risposta di sito è la rimozione degli effetti dovuti alla sorgente e al
percorso dell’onda. Il metodo di analisi più completo è attualmente quello
proposto da Borchert (1970; 1994) che consiste nel confrontare gli spettri delle
registrazioni ottenute nel sito di interesse con quelli relativi alle
registrazioni degli stessi eventi ottenute in una stazione di riferimento.
Questa stazione deve avere due caratteristiche fondamentali:
essere abbastanza vicina al sito da poter
considerare uguali e quindi eliminabili gli effetti di sorgente e di
percorso; utilizzando un numero sufficientemente elevato di eventi, ci si
aspetta che questi effetti si medino comunque a zero, si assume generalmente
che questa condizione sia soddisfatta quando la distanza array-epicentro
è almeno 5 volte maggiore di quella tra le stazioni;
non essere influenzata da alcun effetto
locale. Questa condizione corrisponde in teoria ad un sito roccioso,
pianeggiante e non interessato da infiltrazioni di acqua; in pratica si
parla generalmente di un riferimento locale, cioè il più
rappresentativo del bedrock in relazione all’area in esame.
Considerando in generale i
rapporti H/V (quindi sia il metodo della receiver function che quello di
Nakamura), numerosi lavori (tra cui Lachet C. et al., 1996; Theodulidis et al.
1996) confermano che non sempre questi metodi individuano le frequenze di
amplificazione e in ogni caso non permettono una stima del coefficiente di
amplificazione, in quanto i rapporti che si ottengono risultano sempre
notevolmente più bassi di quelli ricavati nelle stesse condizioni dai rapporti
spettrali al riferimento.
9.2.
Analisi dei dati nel dominio del tempo
9.3.
analisi dei dati nel dominio delle frequenze
A partire dagli eventi sono stati calcolati per ciascuna stazione gli spettri
medi sulle 3 componenti, la receiver function media e la media dei
rapporti al riferimento; nel caso dei dati registrati dall’array di
piana, le medie sono state calcolate sia per tutti gli eventi disponibili che
solo per quelli localizzati a S dell’array stesso, per evidenziare
eventuali effetti legati alla direzione di incidenza rispetto all’orientazione
circa NS della valle.
Sono state inoltre prese in esame le registrazioni di alcuni eventi ottenute dall’accelerometro CC (Fig.2) e dall’accelerometro CM della rete locale ENEA (Fig.1); in particolare, lo strumento localizzato nella piana (CC) ha registrato 3 eventi (8 agosto 2000 - Ml=3.1; 24 ottobre 2000 - Ml= 3.3; 21 gennaio 2001 - Ml=1.9), mentre lo strumento localizzato in dorsale ha registrato solo l’evento del 21 gennaio. Per questi dati si è utilizzata come stazione di riferimento una postazione di una rete accelerometrica temporanea ENEA (CV di Fig.2) finalizzata al monitoraggio della struttura dell’ex Convento S.Giacomo (oggi CEDRAV). Tale stazione era localizzata su roccia, in corrispondenza di un’estremità della dorsale su cui sorge l’abitato di Cerreto di Spoleto, nello stesso sito in cui è stata posizionata la stazione V dell’array velocimetrico di dorsale. Questa scelta è giustificata dalla mancanza di effetti amplificativi (Fig.6) osservata alla stazione CV rispetto alla stazione R in seguito alle registrazioni dell’array velocimetrico di dorsale.

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Fig. 6 – Media dei rapporti spettrali tra le componenti NS (tratto spesso) e WE (tratto fino) di eventi registrati dalle stazioni CV ed R (di Fig.2) di un array velocimetrico temporaneo ENEA |
10. Interpretazione dei risultati
L’analisi
delle time-history non evidenzia particolari comportamenti, se non l’elevata
presenza di alte frequenze nella stazione S.
L’osservazione delle medie delle FFT (Figg.7-11) ottenute per le singole
stazioni evidenzia un notevole somiglianza tra le stazioni T e P, localizzate in
corrispondenza della placca di travertino sepolta, sia per ciò che riguarda la
distribuzione dell’energia in due principali intervalli di frequenza (2-5 Hz e
6–7Hz) sia per quanto riguarda i livelli raggiunti.

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Fig. 7 – Stazione T: medie degli spettri di Fourier degli eventi registrati |

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Fig. 8 – Stazione P: medie degli spettri di Fourier degli eventi registrati |

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Fig. 9 – Stazione R: medie degli spettri di Fourier degli eventi registrati |

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Fig. 10 – Stazione I: medie degli spettri di Fourier degli eventi registrati |

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Fig. 11 – Stazione S: medie degli spettri di Fourier degli eventi registrati |
Le stazioni T e P,
inoltre, sono le uniche in cui la componente UP presenta un picco di livello
significativo, che si osserva intorno ai 6-7Hz e che, in particolare, nella
stazione T, raggiunge livelli superiori alle altre componenti. Al contrario, le
FFT relative alle stazioni I ed S mostrano una distribuzione differente: nel
caso della stazione I l’energia risulta concentrata in una prima stretta banda
di frequenza intorno a 2Hz, ed in una seconda
banda più ampia tra 5 e 8Hz e raggiunge i livelli più elevati tra tutte
le stazioni. Nel caso della stazione S l’energia è concentrata a frequenze
relativamente elevate, comprese in un’ampia banda tra 6 e 12Hz. In ultimo,
Riguardo ai rapporti spettrali, vengono inizialmente esaminati i risultati
ottenuti in ciascuna localizzazione, distinguendo tra quelli relativi ai
rapporti H/V (Figg.12,13) e quelli relativi ai rapporti al riferimento (Fig.14).
Nel caso della sola stazione S, viene presa in esame anche la media dei rapporti
al riferimento relativi ai tre eventi registrati dalla rete accelerometrica
locale (Fig.15), ricordando che pur avendo un livello energetico superiore
rispetto a quello dei terremoti rilevati dall’array velocimetrico, sono
comunque anch’essi eventi di bassa magnitudo.
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Fig. 12 – Borgo Cerreto: media dei rapporti H/V per i rumori ottenuti per le singole stazioni: in tratto spesso il rapporto NS/UP in tratto fino il rapporto WE/UP |
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Fig. 13 – Borgo Cerreto: media delle receiver function ottenute per le singole stazioni: in tratto spesso il rapporto NS/UP in tratto fino il rapporto WE/UP |

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Fig. 14 – Borgo Cerreto: media dei rapporti al riferimento per le singole stazioni: in tratto spesso il rapporto NS/UP in tratto fino il rapporto WE/UP; sul lato destro sono distinti i risultati relativi agli eventi provenienti da Sud |
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Fig. 15 – Media dei rapporti spettrali tra le componenti NS (tratto spesso) e WE (tratto fino) degli eventi registrati dalle stazioni accelerometriche ENEA CC ed CV |
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Fig. 16 – Rapporti di amplificazione ottenuti alle singole stazioni di misura dell’array di Borgo Cerreto, distinte per componente, per fasce di frequenza e per direzione di provenienza dell’evento sismico (simboli vuoti) |
stazione S
(posizionata
su un bordo della valle):
I rapporti H/V sono sostanzialmente simili ed
evidenziano una banda di amplificazione tra 5 e10 Hz, più marcata sulla
componente NS; nella receiver function si vedono anche due picchi
intorno a 2 e 4.5 Hz;
I rapporti al riferimento per gli eventi di
bassa magnitudo mostrano sulla NS dei picchi con amplificazione superiore a
6 all’interno della banda 6-10 Hz, più altri picchi intorno a 3 e 4.5 Hz;
sulla WE l’amplificazione supera 4 intorno a 2.5 e 8 Hz. Non si osservano
differenze sostanziali tra le medie su tutti gli eventi e le medie sui soli
eventi provenienti da S;
I rapporti al riferimento per i dati
accelerometrici mostrano picchi superiori a 4 nella banda 5-7 Hz, ma
evidenziano soprattutto picchi a frequenze più alte (intorno a 10 Hz sulla
NS e intorno a 12 Hz sulla WE).
stazione I
(posizionata
nel centro della valle):
· I rapporti H/V mostrano due bande
di amplificazione: una tra 2 e 3 Hz (nel caso della receiver function è
un in effetti un picco a 2 Hz) e una intorno a 6-7Hz.
·
I rapporti al riferimento
dettagliano le bande già individuate con notevoli amplificazioni, ulteriormente
evidenziate dagli eventi provenienti da S: in questo caso gli eventi provenienti
da S, nell’intervallo 6-7 Hz, raddoppiano il fattore amplificativo sulla
componente WE, che raggiunge quasi il valore 30.
·
Assumendo uno strato alluvionale
sovrapposto al bedrock, appare giustificabile i picchi nell’intervallo
2-3Hz, corrispondente alla frequenza principale dello strato, mentre il secondo
picco potrebbe essere dovuto ad ulteriori contrasti di rigidità
riferibili alla presenza dei livelli ciottolosi intercalati all’interno
delle alluvioni del Nera.
stazione P
(posizionata
sul margine della placca di travertino sepolta):
I rapporti H/V evidenziano solamente
l’intervallo 2-4 Hz, lo stesso
osservato nella stazione I, che nel caso dei rumori raggiunge valori
notevoli, tra 5 e 6;
I rapporti al riferimento dettagliano con
numerosi picchi il suddetto intervallo e ne evidenziano un altro
tra i 6 e i 7 Hz; anche in questo caso i picchi sono amplificati
dalla media degli eventi provenienti da S.
Complessivamente si osserva un comportamento
molto simile alla stazione I, anche se in questo caso i rapporti H/V non
riescono ad evidenziare l’amplificazione a 6-7 Hz e la receiver
function non ha il picco netto a 2 Hz. Del resto, data la sua posizione
sul bordo della placca di travertino, la stazione P risente sicuramente
degli effetti osservati nella parte della piana occupata dalle alluvioni;
stazione T
(posizionata
al centro della placca di travertino sepolta):
I rapporti H/V non mostrano amplificazioni
sulla componente WE, mentre sulla NS evidenziano i 2-2.5 Hz;
gli eventi evidenziano mostrano queste
frequenze, ma soprattutto frequenze più alte, tra 3 e 5 Hz. Tutti i picchi
della componente NS sono ulteriormente amplificati dalla media degli eventi
provenienti da S.
Si conferma inoltre che i rapporti spettrali H/V (Nakamura e receiver
function) forniscono risultati tra loro equivalenti e parziali (vedi
stazioni T e P) rispetto a quelli forniti dai rapporti al riferimento. Questo può
essere legato al tipo di fenomeno che produce l’ amplificazione: se essa si
manifesta anche sulla componente verticale (come nel caso della stazione T, che
nell’intervallo 6-7 Hz ha una FFT media più alta sulla componente verticale
– Fig.7), i rapporti H/V non sono ovviamente in grado di evidenziarla.
In base a quanto detto, nel seguito vengono discussi principalmente i risultati
ottenuti dai rapporti al riferimento.
intervallo 2-3 Hz
- sono evidenti due picchi di amplificazione, uno intorno a 2 Hz e
l’altro intorno a 3 Hz; tali picchi sono visibili in tutte le stazioni ma
i massimi valori si misurano al centro della valle (stazione I). Inoltre,
essi sono più alti sulla componente NS e risultano ulteriormente
incrementati se si esaminano solo gli eventi provenienti da S. Data tale
distribuzione e considerati i valori di frequenza rispetto allo spessore
medio ipotizzabile per i depositi alluvionali, i picchi compresi
nell’intervallo in questione possono essere attribuiti alla presenza delle
alluvioni e risultano ben correlabili nelle singole stazioni con il loro
spessore. Inoltre, la predominanza degli effetti sulla componente NS e il
fatto che questa risulti ancora più importante nel caso degli eventi
provenienti da S, suggerisce un fenomeno di “canalizzazione” delle onde
nella valle, che è orientata circa NS per effetto della strutturazione
tettonica dell’area.
intervallo 4-4.5 Hz
– è evidente un picco intorno a 4.5 Hz, seguito da una rapida caduta, che
si ritrova sulla componente NS in tutte le stazioni, con amplificazione
crescente dal bordo sinistro (stazione S) al bordo destro (stazione T),
mentre è assente o comunque poco evidente sulla componente WE.
L’andamento crescente, che si fa più evidente proprio nelle stazioni
posizionate sulla placca di travertino, porta a ritenere che il fenomeno sia
legato al differente comportamento geomeccanico dei depositi alluvionali
presenti in sinistra idrografica del Fiume Nera rispetto alla placca di
travertino presente in destra idrografica. Inoltre, in base ai valori delle
frequenze e considerando lo spessore dei riporti presenti al di sopra della
placca di travertino, non si può escludere per tale effetto un contributo
dovuto a tale sovrapposizione litologica. In questo caso, l’effetto
amplificativo osservato risulterebbe aggravato da una modifica antropica del
territorio, consistente nella messa in posto di riporti a scopi edilizi in
corrispondenza di un’area di recente espansione urbana.
intervallo 6-7 Hz
– i picchi presenti in questo intervallo di frequenze sono gli unici in
cui si osservano all’incirca le stesse amplificazioni su entrambe le
componenti orizzontali considerate. La distribuzione dell’amplificazione
mostra valori massimi in corrispondenza della parte centrale della valle
(stazioni I e P) che vanno riducendosi verso i bordi. Inoltre, gli eventi
provenienti da S amplificano maggiormente la componente WE. Ciononostante,
considerando i rapporti H/V, le stazioni su travertino (P e T) non
presentano picchi nell’intervallo di frequenza in questione poiché questi
sono presenti anche sulla FFT della componente verticale (Figg.7 e 8). In
base a tali considerazioni, i picchi tra 6 e 7 Hz, possono essere attribuiti
alla presenza del travertino sepolto la cui terminazione laterale,
interdigitata nei depositi
alluvionali del Fiume Nera, può produrre effetti di diffrazione che
giustificano, in corrispondenza delle stazioni T e P l’evidenza di
amplificazione su tutte le componenti alle frequenze in questione, mentre
esternamente alla placca si osservano effetti prevalentemente nelle
componenti orizzontali.
Una condizione ricorrente nei dati analizzati è il differente comportamento
mostrato dalle due componenti orizzontali del moto: questa condizione,
unitamente alle differenze osservate nella risposta delle stazioni I e P, che
pure sono in posizione quasi simmetrica rispetto al Fiume Nera, può essere
attribuita in parte all’allineamento circa NS della piana e in parte alle sue
caratteristiche: essa infatti, come illustrato in precedenza, si presenta
asimmetrica sia morfologicamente che geologicamente. Si può di conseguenza
affermare che la situazione dell’area in esame, apparentemente semplice, è in
realtà più complessa e comunque non riconducibile ad un modello
rappresentativo di tipo monodimensionale.
10.2.
Array localizzato lungo la dorsale carbonatica

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Fig. 17 – Esempio di time history registrata nella stazione M |

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Fig. 18 – intensità di arias in funzione dell’azimuth per una registrazione della stazione C |
Numerose registrazioni
della stazione M mostrano invece nella distribuzione azimuthale dell’intensità
di arias una direzione preferenziale N60¸70E,
ben correlabile con la direzione delle discontinuità tettoniche circa NS che
dissecano diffusamente la dorsale
carbonatica i Cerreto di Spoleto.
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Fig. 19 – array di dorsale: media dei rapporti H/V per i rumori ottenuti nelle singole stazioni. In tratto spesso il rapporto NS/UP, in tratto fino il rapporto WE/UP |
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Fig. 20 – array di dorsale: media delle receiver function ottenute nelle singole stazioni. In tratto spesso il rapporto NS/UP, in tratto fino il rapporto WE/UP |
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Fig. 21 – array di dorsale: media delle receiver function ottenute nelle singole stazioni. In tratto spesso il rapporto NS/UP, in tratto fino il rapporto WE/UP |
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Fig. 22 – array di dorsale: media dei rapporti spettrali al riferimento ottenuti nelle singole stazioni. In tratto spesso il rapporto NS/UP, in tratto fino il rapporto WE/UP |
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Fig. 23– array di dorsale: media dei rapporti spettrali al riferimento ottenuti nelle singole stazioni. In tratto spesso il rapporto NS/UP, in tratto fino il rapporto WE/UP |
si
osserva che:
·
le stazioni V, C e D non
evidenziano significativi effetti amplificativi; in particolare la stazione D si
comporta come un “buon riferimento”, malgrado si trovi in una zona di
ammasso frantumato (tab.1a);
·
la stazione F mostra un
comportamento simile alla stazione S dell’array di piana, infatti è
caratterizzata da una serie di picchi ad alte frequenze (10-11 Hz), attribuibili
in questo caso all’intensa fatturazione dell’ammasso in corrispondenza della
stazione: l’energia viene diffusa su un ampio campo di alte frequenze e non si
osservano particolari effetti amplificativi;
· tutte i tipi di analisi sono concordi nell’evidenziare nella stazione M una notevole amplificazione nell’intervallo 6-7 Hz, soprattutto sulla componente NS: ciò può essere attribuito ad un effetto di canalizzazione dell’energia incidente sotto forma di "trapped waves", (Rovelli et al., 2002) all’interno della fascia di intensa fatturazione che si estende tra due strutture tettoniche orientate circa NS e N25W passanti in corrispondenza del centro abitato, rispettivamente presso il Municipio e gli edifici scolastici (Fig. 2);
· visto il citato effetto amplificativo, sono stati prodotti i diagrammi delle intensità di arias in funzione dell’azimuth per tutte le registrazioni della stazione M, filtrate nell’intervallo 6-7 Hz: il numero di eventi che evidenziano la direzione N60-70E cresce fino al 60% del totale. Questa evidenza contribuisce a sostenere l’ipotesi che il forte effetto amplificativo osservato nella stazione M possa essere dovuto a "trapped waves", in quanto la direzione N60-70E è circa ortogonale alla citata fascia di ammasso intensamente fratturato: nel caso di onde sismiche incanalate (vedi par.3.1) l’energia tende a distribuirsi prevalentemente in direzione parallela alla struttura che incanala, mentre nel caso di onde “intrappolate”, che “rimbalzano” quindi tra due discontinuità, l’energia tende a distribuirsi in direzione ortogonale alle discontinuità stesse e la frequenza amplificata è legata alle dimensioni della fascia che intrappola e alla velocità di propagazione delle onde nel mezzo.
·
nella stazione W la media dei
rapporti al riferimento evidenzia sulla componente NS un’amplificazione
significativa nell’intervallo 4-7 Hz, ma non è possibile affermare che si
tratti di un fenomeno simile a quello osservato nella stazione M, sia per
l’ampia banda di frequenza che per la mancanza di evidenze dagli altri tipi di
analisi.
Complessivamente per la
dorsale si può affermare che:
·
non si evidenziano, almeno con
gli eventi di bassa magnitudo presi in esame, effetti amplificativi legati al
fattore morfologico; la morfologia influisce comunque sulla durata della
sollecitazione e sulla distribuzione dell’energia in particolare nella
stazione C, posizionata sulla parte più elevata della dorsale;
·
l’unico effetto importante ai
fini della microzonazione sismica della dorsale osservato è quello relativo
alla stazione M, che oltretutto si trova in pieno centro abitato.
L’elaborazione dei dati ottenuti ha permesso di evidenziare effetti
amplificativi rilevanti del moto sismico nell’area in esame e ha mostrato come
una situazione apparentemente semplice (piana alluvionale-dorsale carbonatica)
possa essere resa molto complessa e differenziata da condizioni particolari, ma
comunque ricorrenti nell’Appennino centrale Umbro-Marchigiano (Parroni et al.,
2001).
In particolare, il caso
esaminato rimarca sia l’importanza della forma e dell’orientazione delle
valli, spesso controllate da lineamenti tettonici, in relazione a fenomeni di
canalizzazione delle onde sismiche, sia l’importanza delle eterogeneità dei
depositi alluvionali o della presenza di fasce di ammasso intensamente
fratturato ai fini della risposta sismica locale.
Sulla base di tutte le informazioni raccolte sarà possibile procedere ad una
effettiva microzonazione dell’area esaminata.
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