LINEE GUIDA PER LA SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI DAI RISCHI NATURALI

 

PARTE 1  Studi ed indagini finalizzate alla microzonazione sismica dell'area di Cerreto di Spoleto(PG)

 

1. Introduzione

2. Fase conoscitiva

    2.1. Geologia e geomorfologia

    2.2. Caratterizzazione geomeccanica

    2.3.  Sismica a rifrazione

3. Fase interpretativa

    3.1. Amplificazione sismica locale: possibili fattori

4 Fase di verifica

    4.1. Indagini di sito: misure velocimetriche

    4.2. Modellazione numerica

5. Prevedibile sviluppo della ricerca

6. Conclusioni

Indice Cerreto

 

1. Introduzione

Nella presente relazione vengono illustrate le attività,  svolte nel biennio 2000/2001, nell’ambito del progetto ENEA-MURST “Catastrofi naturali e loro conseguenze sul patrimonio culturale ed ambientale  italiano. Mitigazione e previsione di alcune tipologie di eventi.” Questa ricerca è stata condotta in seno al gruppo di lavoro di ingegneria sismica dell’unità UTS-PROT (responsabile Ing. C. Martelli), ed è stata coordinata dall’Ing. D. Rinaldis.

In particolare, le attività svolte riguardano uno studio finalizzato alla microzonazione sismica dell’abitato di Cerreto di Spoleto, scelto nell’ambito del sopramenzionato progetto in base ai seguenti criteri:

-    l’analisi delle carte di pericolosità sismica a scala nazionale appositamente prodotte (Romeo et al., 2000), nelle quali la fascia appenninica si evidenzia per la rilevante pericolosità, che potrebbe essere innalzata dalla presenza di effetti locali legati alla geologia di superficie;

-     la presenza, nell’area del centro storico e in località Borgo Cerreto, di emergenze di interesse storico-monumentale rappresentate da chiese del XII-XIII secolo (Chiesa dell’Annunziata, S.Giacomo, S.Lorenzo) e del XIV-XVI secolo (S.Paterniano, S.M. Delibera);

-     la testimonianza  di risentimenti di elevata intensità (fino al IX MCS), dovuti a terremoti vicini (Monachesi & Stucchi, 1997), e l’elevata frequenza di scosse di media intensità (VII-VIII MCS): il sito, infatti,  risulta appartenere all’area italiana con maggiore probabilità di eccedenza (60-70%) di intensità VII-VIII MCS in 50 anni (GNDT, 1997);

-    la sua posizione in un contesto geologico-geomorfologico di interesse per la risposta sismica locale, dovutamente alla presenza di condizioni predisponenti a locali fenomeni di amplificazione delle onde sismiche quali la morfologia  della dorsale carbonatica, le significative variazioni delle condizioni di fratturazione dei calcari, la presenza di placche di travertino sepolte sotto le alluvioni del fondovalle e di estese falde di detrito di versante ai margini delle valli fluviali (Bongiovanni et al., 2000);

-    la presenza di postazioni accelerometriche della rete locale ENEA, realizzata alla fine degli anni ’80 per lo studio della variazione del moto del terreno in seguito a particolari condizioni geomorfologiche e delle conseguenti implicazioni sul comportamento di strutture durante un evento sismico (Basili et al., 1998; Rinaldis et al., 1998). In origine essa era composta da strumenti a registrazione digitale di prima generazione, CODISMA (CONTRAVES), che hanno fornito importanti registrazioni relative agli eventi principali del 26.09.97 e del 14.10.97, ed è attualmente strumentata con accelerometri ETNA (KINEMETRICS).

In particolare, nell’area comprendente l’abitato in oggetto, in collaborazione con l’Università di Roma Tre e l’INGV, è stata sperimentata una metodologia di indagine che ha integrato diversi contributi a carattere geologico-geomorfologico, geologico-tecnico e geofisico.

La ricerca è stata impostata e svolta nelle tre seguenti fasi:

-     una “fase conoscitiva”, finalizzata all’acquisizione di elementi dettagliati per la caratterizzazione geologica e geologico-tecnica del sito, che ha comportato lo svolgimento di diverse campagne di rilevamento geologico-geomorfologico e geologico-tecnico oltre che di indagini geofisiche indirette (sismica a rifrazione);

-     una “fase interpretativa”, finalizzata alla ricostruzione di un “modello geologico di riferimento” per la identificazione di aree ed elementi potenzialmente esposti a fenomeni di amplificazione locale delle onde sismiche, che ha comportato l’utilizzo di strumenti informatici per la rappresentazione tridimensionale del territorio e la costruzione di database informatici per l’analisi e la gestione dei dati di campagna;

-     una “fase di verifica”, finalizzata al riscontro delle ipotesi connesse al “modello geologico di riferimento” mediante indagini geofisiche di sito (misure velocimetriche) e l’impostazione di un modello numerico tarato sugli elementi conoscitivi acquisiti e sui risultati delle indagini di sito.

I risultati ottenuti nel corso del biennio di ricerca sono già oggetto dei due seguenti Rapporti Tecnici ENEA:

·     BONGIOVANNI G., MARTINI G., MARTINO S., PACIELLO A & VERRUBBI V. (2000) – Studio geologico-geomeccanico dell’area di Cerreto di Spoleto (PG) finalizzato alla microzonazione sismica – Rapporto Tecnico ENEA, RT/AMB/2000/14.

·     BONGIOVANNI G., MARTINO S., PACIELLO A. & VERRUBBI V. (2001 – in stampa)Indagini geotecniche e geofisiche finalizzate alla microzonazione sismica dell’area di Cerreto di Spoleto (PG) – Rapporto Tecnico ENEA, RT/AMB/2001/22.

e delle seguenti pubblicazioni scientifiche, in corso di stampa:

·     MARTINO S., PACIELLO A., VERRUBBI V. & MARTINI G. (2000) – Studio geologico geomeccanico dell’area di Cerreto di Spoleto (PG) finalizzato alla microzonazione sismica – Geologia Applicata ed Idrogeologia - Serie AIGA.

·     BONGIOVANNI G., MARTINO S., PACIELLO A. & VERRUBBI V. (2001)Geophysical surveys and velocimetric measures in the Cerreto di Spoleto area, aiming at a seismic microzoning. Bollettino di Geofisica Teorica ed Applicata.

 

E’ stata svolta anche un’attività divulgativa, mediante workshop interni tenuti presso il C.R. ENEA-Casaccia.

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2. Fase conoscitiva

2.1. Geologia e geomorfologia

La dorsale su cui sorge la parte più antica dell’abitato di Cerreto di Spoleto si presenta come un rilievo allungato in direzione circa NE-SW, delimitato a sud dal corso del Fiume Nera ed a nord dal corso del Fiume Vigi, suo affluente di destra. La dorsale presenta un’ampiezza variabile da circa 500m a sud a circa 1000m a nord ed un dislivello rispetto al fondovalle variabile, da sud a nord, da 155 a 230m circa (Fig.1).

Fig.1 – Vista della dorsale di Cerreto di Spoleto dalla Valnerina con il centro storico sulla sommità e la località di Borgo Cerreto a fondovalle.

 

Il rilevamento geologico e geomorfologico di dettaglio è stato effettuato alla scala 1:5000 su un’area di circa 5km comprendente la dorsale di Cerreto di Spoleto, le pendici settentrionali di M. Lo Stiglio ed il versante in destra idrografica del F. Vigi (Tavola 1).

In corrispondenza della dorsale di Cerreto di Spoleto affiorano termini litologici ascrivibili alle formazioni della Scaglia bianca, della Scaglia rossa e della Scaglia Variegata appartenenti alla Successione Umbro-Marchigiana. Verso ovest, in destra idrografica del Fiume Vigi, affiorano anche termini superiori della successione, riferibili alle formazioni della Scaglia Cinerea e del Bisciaro.

La Scaglia bianca (Albiano sup. – Turoniano p.p.) affiora essenzialmente lungo il versante meridionale della dorsale di Cerreto di Spoleto ed alla base del versante settentrionale di M. Lo Stiglio: essa è rappresentata da calcari bianchi o grigi da mediamente a sottilmente stratificati, con liste di selce grigia o nera. La Scaglia rossa (Turoniano p.p – Eocene medio) affiora per la maggior parte della dorsale (Fig.2) e dei versanti ad essa adiacenti (M. Lo Stiglio, versante in destra Vigi) ed è rappresentata da calcari micritici e calcari marnosi da rosati a rossoscuri con a luoghi noduli e liste di selce generalmente rossa o rosea, passanti verso l’alto ai termini della Scaglia Variegata, che affiorano lungo il F.Vigi in prossimità della località Ponte del Piano, costituiti da marne e marne calcaree intercalate a calcari marnosi rossi e calcareniti.

 

I termini della Scaglia Cinerea (Eocene sup. – Aquitaniano inf.), ben affioranti a nord e ad ovest della località Ponte del Piano, sono costituiti da marne e marne argillose grigio-verdi o grigio cenere con poche e sottili intercalazioni di calcari marnosi, passanti verso l’alto ai termini del Bisciaro (Aquitaniano inf. – Burdigaliano p.p) rappresentati da marne grigie con sottili intercalazioni di calcari marnosi grigio scuri.

Tutti i litotipi affioranti con comportamento lapideo sono in generale caratterizzati da un intenso stato di fatturazione, che è stato possibile descrivere più in dettaglio grazie alla caratterizzazione geomeccanica effettuata.
I depositi del fondovalle costituiscono un materasso di alluvioni recenti (Olocene) rappresentate da limi e sabbie da fini a grossolane con intercalazioni ghiaiose, specie in prossimità delle confluenze. In particolare, intercalazioni ghiaiose in una matrice sabbiosa, tra livelli di argille limose con ciottoli, sono state incontrate in un sondaggio di 10m effettuato in località Borgo Cerreto in prossimità della confluenza tra i Fiumi Vigi e Nera. Particolarmente significativa è la presenza di piccoli conoidi di deiezione fluviale allo sbocco sul fondovalle dei principali impluvi dei versanti carbonatici (destra Vigi).

  

  

 

Fig.2 – Scaglia rossa affiorante in corrispondenza della dorsale di Cerreto di Spoleto.

 

In località C.le il Tonno, tra Cerreto di Spoleto e Triponzo, affiorano estesamente travertini in facies  fitoermale con sacche detritiche costituite da  sabbie da medie a fini che formano una placca sub-orizzontale delimitata a sud ed a est dal corso del Fiume Nera (Fig.3).

 

 

Fig.3 – Travertini in facies fitoermale con sacche detritiche costituite da sabbie da medie a fini.

 

Una placca di travertino di più ridotte dimensioni è stata incontrata in tre sondaggi di 30m (S2, S3, S4 in Tavola 1) effettuati dal Comune di Cerreto di Spoleto per il piano di lottizzazione dell’area a sud-ovest di Borgo Cerreto, compresa tra il Fiume Nera e la strada statale. I tre sondaggi hanno incontrato travertini con intercalazioni sabbiose a partire da 6m di profondità fino a fondo foro.
L’assenza dei depositi travertinosi in un sondaggio di 20m (S1 in Tavola 1), effettuato lungo la sponda meridionale del Fiume Vigi, in prossimità della confluenza con il Fiume Nera, ha consentito di delimitare a nord la placca di travertino sepolta.
La prosecuzione al di sotto delle alluvioni ghiaiose con livelli limoso-sabbiosi della falda di detrito di versante alle pendici di M.te Lo Stiglio è stata osservata in uno dei quattro sondaggi effettuati di fronte all’attuale stabilimento di acqua minerale Misia per la realizzazione del nuovo stabilimento.
L’area in esame è caratterizzata da un complesso assetto tettonico che vede sovrapposti gli effetti di una tettonica polifasica dovuta al coinvolgimento di questo settore nei processi di strutturazione della catena appenninica, a partire dal Miocene superiore (Calamita & Deiana, 1995; Calamita et al., 1995).

Le strutture plicative riconosciute nell’area hanno asse orientato in direzione circa appenninica e sono rappresentate da una sinclinale con nucleo nella Scaglia rossa a nord est dell’abitato di Cerreto di Spoleto cui segue, più a sud, un’anticlinale con nucleo in Scaglia bianca. Una serie di piccole scaglie tettoniche sono state riconosciute nel settore più occidentale della dorsale di Cerreto di Spoleto. Inoltre, alla scala di affioramento, nei termini della Scaglia rossa e della Scaglia bianca, sono riconoscibili fitti motivi di pieghe isoclinaliche con vergenza a SE, soprattutto in prossimità dei nuclei delle strutture plicative di scala maggiore. Tali motivi testimoniano il carattere marcatamente pervasivo dello stile plicativo.
Le evidenze di tettonica disgiuntiva sono legate sia al regime compressivo sia a quello distensivo-transtensivo (Lavecchia et al., 1994; Boccaletti et al., 1986). Al primo sono riferibili i thrust che delimitano le piccole scaglie tettoniche, al secondo la presenza di due principali sistemi di faglie: un primo NS±10° a carattere transtensivo, un secondo circa N25W a carattere principalmente distensivo.
Nel settore orientale al sistema di faglie orientato NS
±10° appartengono il contatto tettonico tra la Scaglia rossa e la Maiolica affiorante ad est di Triponzo, che produce una significativa anomalia ad angolo retto nel deflusso del Fiume Nera, e i lineamenti lungo  i quali si distribuiscono le placche di travertino di Triponzo e di C.le il Tonno.

Nel settore occidentale un lineamento NS±10° collega le principali emergenze sorgentizie lungo l’allineamento Fonte Misia - Fonte Le Logge; ad esso si allineano i deflussi dei fiumi Vigi e Nera. Lungo tale lineamento, inoltre, si localizza la placca di travertino incontrata nei sondaggi al di sotto delle alluvioni recenti. Un ulteriore elemento tettonico, parallelo al precedente, si segue lungo l’allineamento Ponte del Piano - Migliaralda (pro parte già in Pialli G. et al., 1995) e condiziona il deflusso del Fiume Nera in corrispondenza di un’ansa di meandro orientata circa NS, incidendo un canalone di detrito lungo il versante meridionale della dorsale di Cerreto di Spoleto. La fascia milonitica associata a tale elemento affiora nel paese presso una sezione stradale per uno spessore di circa 3m all’interno della Scaglia rossa (Fig.4) e può essere ritenuta responsabile della sconnessione di una scalinata nel paese e dei particolari danni subiti dall’edificio della palestra scolastica a seguito della sequenza sismica osservata in Umbria-Marche nell’autunno 1997.
Per quanto detto, il sistema con orientazione NS
±10° può essere relazionato a circuiti di acque profonde e di conseguenza sia alla distribuzione di importanti emergenze sorgentizie minerali (Fonte Misia, Fonte Le Logge) sia alla formazione ed all’attuale localizzazione dei depositi travertinosi.
Al secondo sistema di faglie, con orientazione circa N25W, appartengono i lineamenti tettonici individuati nella porzione sud occidentale della dorsale di Cerreto di Spoleto che attraversano l’intera dorsale producendone il ribassamento verso est nel settore più orientale e verso ovest in quello più occidentale.

Dal punto di vista geomorfologico l’affioramento dei termini marnosi e calcareo marnosi della Scaglia Cinerea e del Bisciaro determina a nord della dorsale di Cerreto di Spoleto una morfologia caratterizzata da versanti meno acclivi e da minori rilievi. Particolarmente significative sono sia la presenza di piccole creste carbonatiche strette ed allungate (settore sud occidentale della dorsale) prodotte dall’erosione lineare lungo gli impluvi e dallo sbloccamento dovuto agli elementi tettonici, sia la presenza di ampie spianate con dislivello dai fondovalle fino a qualche decina di metri, legate all’affioramento delle placche di travertino.
Il pattern fluviale, come già detto in precedenza, appare a luoghi sensibilmente condizionato dai principali lineamenti tettonici, specialmente nel caso delle principali linee di deflusso (fiumi Vigi e Nera).
Localmente, infine, in corrispondenza delle pareti più ripide e lungo le zone di alimentazione dei canali di detrito sono riconoscibili fenomeni di crollo, mentre lenti movimenti di detrito interessano le estese coperture eluviali sugli affioramenti di Scaglia Cinerea e Bisciaro in corrispondenza dei tratti di versante più acclivi.

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2.2. Caratterizzazione geomeccanica

La caratterizzazione geomeccanica in corrispondenza della dorsale di Cerreto di Spoleto ha preso in esame i litotipi ascrivibili alle Formazioni della Scaglia rossa e della Scaglia bianca ed è stata finalizzata alla valutazione del grado di fratturazione delle rocce affioranti, mediante la misura del numero volumetrico delle discontinuità Jv e dell’indice della dimensione dei blocchi Ib (ISRM, 1978; 1993).

A tal fine, sono state individuate 21 stazioni geomeccaniche in corrispondenza di affioramenti di roccia caratterizzati da sufficiente estensione e da un basso grado di alterazione superficiale (Tavola 2). Le stazioni sono state scelte in modo da coprire il più uniformemente possibile l’area della dorsale o da ricadere in settori di particolare interesse dal punto di vista geologico per la microzonazione sismica.

  

In modo specifico, tali settori corrispondono a importanti elementi tettonici e a zone prossimali a contatti con i depositi alluvionali di fondovalle o con le coltri detritiche di versante. La distanza media tra i punti di misura così ottenuti è di circa 250m.
In corrispondenza di ogni stazione sono stati individuati i principali sistemi di fratture, a scala di affioramento, misurando le giaciture delle fratture visibili ed attribuendo ad ogni sistema la giacitura media da esse ottenuta; per ogni sistema, inoltre, sono state misurate l’apertura, la spaziatura ed il tipo di riempimento delle fratture visibili.

In corrispondenza delle singole stazioni geomeccaniche sono state riconosciute le seguenti tipologie di ammasso relazionate alla forma dei blocchi (ISRM, 1978; 1993):

 

-        tabulare: una dimensione considerevolmente più piccola delle altre due;

-        a blocchi: dimensioni circa uguali;

-        irregolare: notevoli variazioni in forma e dimensioni dei blocchi;

-        frantumata: roccia intensamente giuntata fino a milonitica

Le giaciture medie dei piani dei singoli sistemi di fratture sono state proiettate sul piano equatoriale del reticolo equiareale di Schmidt (proiezione dall’emisfero inferiore) e confrontate con le giaciture dei principali elementi strutturali, quali piani di faglie e assi di pieghe.
L’esame dei dati raccolti nelle 21 stazioni geomeccaniche scelte in corrispondenza della dorsale di Cerreto di Spoleto ha consentito di valutare il grado di fratturazione degli ammassi rocciosi affioranti ed ha reso possibile evidenziare interessati correlazioni tra lo stato di fratturazione e l’assetto tettonico e stratigrafico dell’area esaminata.  
Dall’analisi dei risultati ottenuti si evince che affioramenti irregolari e frantumanti, corrispondenti ad un alto stato di fratturazione della roccia, sono rappresentati al 68% e quindi nettamente più diffusi di ammassi tabulari e a blocchi, corrispondenti ad un medio stato di fratturazione della roccia (Fig.5a).
La distribuzione dei valori di Ib e Jv calcolati per ogni singola stazione di misura consente di valutare una dimensione dei blocchi tipici di roccia variabile da poco meno di 25cm a meno di 5cm per ammassi da tabulari a irregolari, mentre il valore varia da 7cm a 3cm per gli ammassi frantumati (Fig.5b).

 

 

Fig.5  a) areogramma delle percentuali relative alle diverse tipologie di ammasso roccioso rilevate nell’area di Cerreto di Spoleto;  b) variazione dell’indice Ib in funzione di Jv, secondo i valori misurati nelle 21 stazioni geomeccaniche.

 

Il numero di giunti al metro cubo per le diverse tipologie di ammasso riconosciute, espresso dal valore medio di Jv, varia da 20 a poco più di 30 per gli ammassi da tabulari a irregolari, mentre è superiore a 65 per gli ammassi frantumati. In base ai valori medi di Jv per le diverse tipologie di ammasso è possibile definire le dimensioni dei blocchi degli affioramenti esaminati come variabili da piccole a molto piccole (ISRM, 1978; 1993) (Fig.5b).  
Nel complesso, dunque, risulta una buona correlazione tra i valori dei parametri relativi alla caratterizzazione geomeccanica degli ammassi e la descrizione qualitativa degli stessi, effettuata in base alle evidenze di affioramento.  
La distribuzione areale dei valori di Ib e Jv è stata confrontata con l’assetto tettonico e stratigrafico rilevato, evidenziando l’associazione delle stazioni in cui l’ammasso risulta frantumato, e dunque con valori molto alti di Jv e molto piccoli di Ib, con zone a maggiore tettonizzazione, corrispondenti a fasci di faglie o a principali nuclei di pieghe, ben rappresentati nel settore orientale della dorsale di Cerreto di Spoleto.  
Ammassi di tipo irregolare, a blocchi o tabulare, si ritrovano, invece, in posizione più distale rispetto ai principali elementi tettonici o in prossimità di elementi disgiuntivi minori, per i quali si può supporre  un carattere meno pervasivo della tettonica e di conseguenza un movimento più solidale dei blocchi (porzione occidentale della dorsale di Cerreto di Spoleto).

Gli ammassi rocciosi esaminati sono in generale caratterizzati da discontinuità chiuse (ISRM, 1978; 1993), variabili da strette (0.1-0.25mm) a parzialmente aperte (0.25-2.5mm), con riempimento di tipo prevalentemente marnoso, a luoghi particolarmente alterato. Raramente discontinuità parzialmente aperte sono riempite da concrezioni calcitiche perlopiù riconducibili a processi di percolazione delle acque di infiltrazione.  
Particolarmente interessante risulta il confronto dei piani rappresentativi dei sistemi di fratture proiettati per ogni stazione sul reticolo di Schmidt con l’assetto tettonico e stratigrafico rilevato (Tavola 2). Risulta ovunque riconoscibile la famiglia di discontinuità dovuta ai piani di stratificazione, la cui giacitura è evidentemente associata allo stile plicativo a carattere marcatamente pervasivo prodottosi in regime tettonico compressivo. Inoltre, nella porzione centrale ed occidentale della dorsale di Cerreto di Spoleto si ritrovano piani ad alto angolo orientati circa NS e ben correlabili con gli elementi del principale sistema di faglie orientato NS
±10° oppure più ruotati, con direzione circa N25W±10° e dunque meglio correlabili con gli elementi del sistema di faglie secondario mediamente orientato N25W.   

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2.3.  Sismica a rifrazione

Le indagini sismiche a rifrazione effettuate nell’area di Cerreto di Spoleto sono state finalizzate alla misura diretta delle Vp e delle Vs ed alla ricostruzione della geometria dei corpi geologici sepolti in corrispondenza della piana alluvionale del Fiume Nera.
In particolare, sono state effettuate stese di circa 50m con un singolo punto di scoppio, per la misura diretta delle Vp in corrispondenza della dorsale carbonatica, e stese coniugate (con inversione del punto di scoppio) ed incrociate in corrispondenza della piana alluvionale. Inoltre, per la misura diretta delle Vs è stata sperimentata una specifica metodologia per la generazione e la registrazione delle onde di taglio.

Le metodologie di sismica a rifrazione prevedono convenzionalmente l’utilizzo dei primi arrivi delle onde rifratte e quindi  delle onde di compressione (onde P), ma in generale la legge di Snell-Cartesio è valida per tutti i tipi di onda meccanica.  
La velocità delle onde di taglio (onde S) riveste un ruolo fondamentale nella caratterizzazione dinamica dei materiali, ed in particolare dei terreni (alluvioni, detriti, etc), essendo direttamente correlata al modulo di taglio (G); pertanto, la misura diretta della velocità delle onde S rappresenta un dato sperimentale di particolare importanza per la previsione del moto del terreno attraverso modelli teorici, che possono essere gestiti da codici di calcolo numerico.

Nel corso della campagna di misure geofisiche svolte nell’area di Cerreto di Spoleto, si è sperimentata una metodologia di misura diretta dei primi arrivi delle onde S, al fine di ottenere il valore delle Vs relative alle litologie riconosciute e già caratterizzate dalla sismica a rifrazione tradizionale. E’ stata quindi utilizzata una sorgente lineare in grado di generare principalmente onde S; tale sorgente energizzata alle due estremità, genera onde di taglio in opposizione di fase. Sensori orizzontali sono stati inoltre accoppiati ai sensori verticali, per leggere con una maggiore risoluzione i primi arrivi delle onde S, che si individuano in corrispondenza del primo sfasamento osservato confrontando le misure delle battute alle due estremità della sorgente lineare (battuta left – L, battuta right – R). La scelta di una disposizione adeguata per avere questo tipo di evidenza è illustrata in fig.6; 

 

Fig.6 - Confronto tra disposizione corretta e non corretta dei sensori orizzontali  per la misura dei primi arrivi delle onde S.

 

in particolare assumendo una disposizione con asse della stesa ortogonale e centrato rispetto alla sorgente lineare, i sensori registrano in opposizione di fase (fig.7b) anche i primi arrivi delle onde P relativi alle battute L ed R, che, invece, sono generate nella stessa fase. Adottando, in alternativa, un asse della stesa ortogonale alla sorgente lineare, ma traslato oltre una delle due estremità, le onde P vengono generate e registrate nella stessa fase a seguito delle battute L ed R, mentre le onde S vengono sia generate che registrate in opposizione di fase (fig.7a).

 

Fig.7 - a) misura relativa ad una disposizione corretta dei sensori; b) misura relativa ad una disposizione non corretta dei sensori.

 

Le indagini di sismica a rifrazione in corrispondenza della dorsale carbonatica e della piana del Fiume Nera sono state eseguite compatibilmente con lo spazio disponibile per la disposizione degli strumenti e con la viabilità urbana.
Le stese ad un singolo punto di scoppio sono state effettuate con l’uso di un geofono piezoelettrico e di un acquisitore a due canali, modello Bison, lasciando fisso il punto di scoppio e aumentando progressivamente la distanza del geofono. Questo tipo di configurazione di misura è stata utilizzata in dorsale per la misura delle Vp in corrispondenza di porzioni di ammasso a diverso stato di fratturazione (Fig.8).

 

Fig.8 - Localizzazione delle stese di sismica a rifrazione effettuate sulla dorsale di Cerreto di Spoleto; le tonalità di grigio, dalla più scura alla più chiara, individuano  rispettivamente la Scaglia rossa, la Scaglia bianca e le alluvioni del Fiume Nera, il reticolo triangolare il detrito di versante, quello lineare il travertino sepolto.

 

Per l’energizzazione è stato utilizzato un colpo di maglio (direttamente sulla roccia) e le distanze, a passo non costante, sono state scelte in modo da ottenere una maggiore risoluzione in prossimità della superficie e poter, quindi, risolvere un eventuale livello di alterazione dell’ammasso roccioso. La sincronizzazione tra battuta e inizio della registrazione è stata garantita da un sistema di avvio automatico a soglia (trigger) collegato all’acquisitore. Per ogni distanza geofono-punto di scoppio, sono state effettuate almeno tre battute per dare una maggiore significatività statistica al dato ottenuto.  
Le stese a due punti di scoppio invertiti (coniugate ed incrociate), finalizzate alla misura delle Vp ed alla ricostruzione della geometria dei corpi sepolti (Norinelli,1992; Haeni,1990; Steeples, 2000), sono state effettuate in corrispondenza della piana con l’uso di 7 sensori velocimetrici a 1Hz, SS1 KINEMETRICS (Bongiovanni et al., 2000), disposti verticalmente e di un acquisitore a 8 canali, modello HP. Per l’energizzazione è stata utilizzato un colpo di maglio su una piastra metallica, in grado di generare una sollecitazione con migliore capacità di propagazione in terreni alluvionali (ad elevato assorbimento), mentre un sistema di trigger, collegato ad uno dei canali dell’acquisitore, ha permesso di  sincronizzare le registrazioni di tutti i sensori.

Fig.10 - Confronto tra le velocità delle onde P nella Scaglia rossa e gli indici Jv, Ib, ottenuti dalle misure di sismica a rifrazione effettuate in corrispondenza della dorsale carbonatica di Cerreto di Spoleto.

 

Fig.11 - Localizzazione delle stese di sismica a rifrazione effettuate in corrispondenza della piana alluvionale del Fiume Nera; le tonalità di grigio, dalla più scura alla più chiara, individuano  rispettivamente la Scaglia rossa, la Scaglia bianca e le alluvioni del F. Nera, il reticolo triangolare il detrito di versante, quello lineare il travertino sepolto.

 
In una prima fase i sensori sono stati allineati a distanza crescente dal punto di scoppio con passo di 5m e, dopo tre battute, traslati fino ad arrivare alla distanza massima compatibile con il livello di energizzazione che, nello specifico, è stata di circa 55m. A seguito di una prima verifica in loco delle correlazioni lineari ottenute, sono state integrate all’occorrenza alcune posizioni intermedie a quelle già utilizzate, per ottenere una maggiore risoluzione nei tratti di variazione della pendenza delle dromocrone.
Per la misura diretta delle Vs, seguendo la metodologia precedentemente descritta,  la sorgente lineare è stata realizzata con una traversa in legno di dimensioni (200x20x20cm), sollecitata mediante colpi di maglio alle due estremità; in questo caso, le stese coniugate sono state effettuate disponendo 6 sensori SS1 a distanze crescenti dal punto di scoppio con passo di 5m, accoppiando in ogni posizione un sensore disposto orizzontalmente ad uno disposto verticalmente. Dopo sei battute (tre per estremità della traversa), le coppie sono state traslate fino ad arrivare ad una distanza di circa 50m.  
La misura delle Vs è stata effettuata sulla dorsale in corrispondenza di una porzione di ammasso frantumato ed in piana in corrispondenza sia dei corpi alluvionali sia del travertino sepolto.  
Le indagini di sismica a rifrazione in corrispondenza della dorsale carbonatica sono state finalizzate essenzialmente alla caratterizzazione dinamica del litotipo affiorante, tenendo conto del diverso grado di fratturazione risultante dalle indagini geomeccaniche, mediante misura delle Vp; le Vs e, dunque, il rapporto Vp/Vs sono stati misurati solo in corrispondenza della fascia frantumata dell’ammasso (fig.10).

I risultati ottenuti sulla dorsale sono riassunti in fig.10 ed evidenziano l’esistenza di una correlazione (fig.9a, b) tra il grado di fratturazione dell’ammasso roccioso (quantificato dagli indici geomeccanici e le velocità delle onde P, variabili da circa 1300 a circa 350 m/s.  
La correlazione ottenuta appare particolarmente significativa considerando che sia i dati relativi alla caratterizzazione geomeccanica sia le velocità d’onda misurate sono riferibili alla sola formazione geologica della Scaglia rossa e sono rappresentativi, dunque, della variabilità di stato di ammasso di uno stesso litotipo.  
L’entità dei  valori di velocità delle onde sismiche ottenuti per il litotipo affiorante in dorsale è giustificabile sia per l’accentuato stato di fratturazione dell’ammasso sia per l’assenza di falda acquifera al suo interno. In particolare, i valori minimi delle Vp che si misurano in corrispondenza della milonite di faglia sono riferibili ad un detrito perlopiù argillificato. In base alla scelta dei punti di misura, in corrispondenza di porzioni dell’ammasso prive di copertura detritica, regolitica o di riporti, ed in base alla loro localizzazione a diverse quote della dorsale, si ritiene che i valori delle velocità d’onda misurati non siano affetti da eccessive sottostime dovute a condizioni superficiali dell’ammasso e possano quindi essere estrapolati con una buona attendibilità alle intere porzioni dell’ammasso affiorante.

Il rapporto Vp/Vs ottenuto dalle misure dirette delle velocità d’onda in una stesa orientata N50E, in corrispondenza di una porzione di ammasso frantumato (località Colonia – Fig.8), risulta di circa 1.96, e quindi di poco superiore (Fig.10) al valore di   tipicamente riferibile ad una roccia intatta (Norinelli, 1992).

In corrispondenza della piana alluvionale del Fiume Nera la sismica a rifrazione è stata condotta sia per la caratterizzazione dinamica delle litologie sia per la ricostruzione delle loro geometrie (Steeples, 2000; McGee, 2000) (Fig.11).

In particolare, sono state effettuate tre stese (Fig.11):

a)      AB-BA orientata N45E in corrispondenza del margine meridionale della piana, presso il Campo Sportivo;

b)      CD-DC orientata NS in corrispondenza del margine meridionale della piana, presso il Campo Sportivo incrociata con la stesa AB con un angolo b  = 45° ;

c)      EF-FE orientata N20W in corrispondenza del margine settentrionale della piana, sopra il travertino sepolto.

Fig.12 - Risultati della sismica a rifrazione in corrispondenza della piana alluvionale del F.Nera

 

Fig.13 - Risultati della sismica a rifrazione in corrispondenza del margine settentrionale della piana del Fiume Nera, a confronto con i dati disponibili dalle indagini geognostiche.

 

I risultati ottenuti in corrispondenza del margine settentrionale della piana (Figg.12, 13) confermano la presenza del travertino sotto circa 5m di riporti e la presenza della falda subalvea a 4m dal piano campagna; in corrispondenza del margine meridionale, invece, i risultati (Figg.12, 14) evidenziano la prosecuzione della falda di versante sotto le alluvioni ciottolose della piana e consentono di ipotizzare la presenza di un bedrock carbonatico a più di 13m sotto il piano campagna. La ricostruzione della sezione geologica trasversale della piana sulla base dei risultati ottenuti, porta a riconoscere una morfologia di “valle a V” asimmetrica, con bedrock carbonatico e riempimento costituito da materasso alluvionale con intercalazioni di corpi grossolani di tipo ciottoloso e/o travertinoso (Fig.15).  

Fig.14 - Risultati della sismica a rifrazione in corrispondenza del margine meridionale della piana del Fiume Nera.

 

I rapporti Vp/Vs ottenuti per i materiali della piana, variabili da circa 3 a circa 4, risentono dell’effetto della falda acquifera.

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2.4. Geoelettrica

Le indagini di geoelettrica sono state condotte in corrispondenza della piana di Cerreto di Spoleto ed in collaborazione con l’INGV; in particolare, sono state effettuate tre stese nella porzione di piana a sud del Fiume Nera: le prime due circa NS, ortogonalmente al Fiume Nera, rispettivamente all’altezza dell’area sportiva e nei campi coltivati 300m più a ovest e la terza circa EW, parallelamente al versante di M.te Lo Stiglio, a partire dall’area sportiva per circa 300m verso ovest.  
Per le indagini è stata utilizzata una  disposizione degli elettrodi di tipo Wenner, lavorando con corrente continua a 200Volt.  
I risultati ottenuti confermano in generale la presenza di sacche di “alto resistivi” intercalati nelle alluvioni del Fiume Nera; in particolare, lungo il profilo circa EW  la maggiore profondità di indagine ha consentito di evidenziare la presenza di un “alto resistivo” apparentemente disarticolato, con valori di resistività nettamente superiori a quelli attribuibili alle sacche ciottolose comprese nel materasso alluvionale. Non si esclude che tale evidenza possa essere relazionata alla presenza di interdigitazioni del travertino, incontrato in sondaggio solo in corrispondenza della porzione di piana a nord del Fiume Nera.

Oltre a ciò, il profilo NS passante per l’area sportiva, in accordo con il profilo circa EW, evidenzia la presenza del materiale ciottoloso di ricolma dell’originario alveo del Fiume Nera ed utilizzato per estendere l’area di realizzazione dell’attuale campo sportivo. Tale evidenza, confermata dalla documentazione tecnica resa disponibile da Comune, prova l’originaria tendenza del fiume a tracciare un meandro più arcuato dell’attuale, probabilmente seguendo un limite della placca di travertino sepolto posto più a sud di quello tracciabile sulla base dell’attuale corso del fiume. Ciò troverebbe conferma nell’evidenza di un mezzo a resistività particolarmente elevata ottenuta in corripsondenza del margine settentrionale del campo Sportivo nel profilo geoelettrico EW.

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3. Fase interpretativa

3.1. Amplificazione sismica locale: possibili fattori

Sulla base dei risultati ottenuti dal rilevamento geologico-geomorfologico, dalla caratterizzazione geotecnica e dalle indagini geofisiche effettuate nell’area di Cerreto di Spoleto vengono di seguito presentate alcune considerazioni per una microzonazione riferita agli effetti dell’amplificazione locale delle onde sismiche.  

Fig.15 - Ricostruzione di una sezione geologica trasversale della piana del Fiume Nera (lungo la traccia BB’ di fig.12) in base ai risultati del rilevamento geologico- geomorfologico, delle indagini geognostiche e delle misure geofisiche; sono evidenti la “morfologia a V asimmetrica” della valle ed i rapporti geometrici tra bedrock carbonatico e materasso alluvionale.

 

 

I caratteri morfologici generali dell’area, con alternanza di dorsali e di valli significativamente incise, colmate da materassi alluvionali, predispongono a fenomeni d’amplificazione sismica locale. Oltre a ciò, l’area presenta situazioni peculiari che possono accentuare gli effetti di sito.

In particolare, nel settore di fondovalle, che ospita la zona di espansione del centro urbano, si osservano contatti tra litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche molto diverse. Presso la confluenza dei Fiumi Nera e Vigi tale contrasto è legato alla presenza di una placca di travertino inglobata nei depositi alluvionali e ricoperta da 4m di riporti con caratteristiche geomeccaniche scadenti; in sinistra idrografica del Fiume Nera un significativo contrasto di rigidità è dato dai contatti tra  alluvioni, falda di detrito e  bedrock carbonatico.  

Analoghe considerazioni valgono per gli altri affioramenti travertinosi rilevati in località C.le il Tonno dove si possono supporre effetti di amplificazione locale dovuti, oltre che ai contrasti nelle caratteristiche fisico-meccaniche dei litotipi, anche alla geometria dei contatti tra placca suborizzontale di travertino, sovrastanti coltri detritiche di versante e sottostante bedrock carbonatico.  

 

Fig.16 - Localizzazione in dorsale e piana delle postazioni degli array mobili velocimetrici e delle stazioni accelerometriche della rete fissa ENEA.

 

 

Nella dorsale occupata dal nucleo storico del Comune di Cerreto di Spoleto, la condizione morfologica di cresta allungata può portare a fenomeni di focalizzazione delle onde sismiche; a ciò, si aggiunge il diverso stato di fatturazione delle rocce osservato tra la porzione orientale e quella occidentale del rilievo. Questa differente caratterizzazione dello stato di fratturazione degli ammassi può essere ritenuta un significativo elemento discriminante per la risposta sismica locale. Inoltre, fenomeni di canalizzazione di energia sismica possono aversi in corrispondenza delle principali discontinuità tettoniche che dissecano la dorsale su cui sorge l’abitato.

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4. Fase di verifica

4.1. Indagini di sito: misure velocimetriche

Le misure velocimetriche di rumore ambientale ed eventi sismici di piccola magnitudo sono state condotte sia in corrispondenza della dorsale carbonatica sia in corrispondenza della piana alluvionale, per analizzare eventuali effetti di amplificazione sismica locale.
I dati sono stati acquisiti strumentando più postazioni di misura, sincronizzate con temporizzazione assoluta GPS, mediante terne di velocimetri a 1Hz, SS1 KINEMETRICS, ed acquisitori K2 a 12 canali con scheda di acquisizione PCMCIA da 20Mb, alimentabili sia a batteria che a corrente.  
Per le misure di eventi sismici gli acquisitori sono stati settati in STA/LTA, mentre le misure di rumore ambientale (Nakamura, 1989) sono state effettuate con campionamenti di 10 minuti in diversi orari del giorno.  
Le postazioni di misura sono state distribuite secondo due array in free-field rispettivamente in dorsale ed in piana, ciascuno dei quali ha misurato mediamente per 3 giorni; per entrambi gli array è stata mantenuta fissa una postazione di misura su roccia come “stazione di riferimento locale” (Borcherdt, 1994).   
La scelta dei siti per l’installazione delle postazioni di misura ha dovuto tener conto di fattori di carattere logistico quali l’accessibilità, la disponibilità di alimentazione elettrica, la possibilità di disporre adeguatamente i sensori.  

Fig.17 - Caratterizzazione delle postazioni utilizzate per le misure velocimetriche sulla dorsale ed in piana.

 

L’array di dorsale, comprendente 7 postazioni (Figg.16, 17), è stato progettato con l’obiettivo di monitorare eventuali effetti di amplificazione dovuti a morfologia, presenza di elementi tettonici e variazioni dello stato di fratturazione dell’ammasso roccioso (Li et al., 2000; Di Bucci et al., 2001; Spudich & Olsen, 2001; Azzara et al., 2001). Pertanto, le postazioni di misura sono state distribuite longitudinalmente (R, C, M, F, C) e trasversalmente (W, M, D) rispetto alla struttura della dorsale, a cavallo di alcune discontinuità tettoniche  ed in corrispondenza di porzioni di ammasso frantumato (F, D) (Fig.16). La “stazione di riferimento locale”  (R) è stata ubicata alla base della dorsale in corrispondenza di un affioramento in roccia con un moderato grado di fratturazione.  
L’array di piana, comprendente 5 postazioni (Figg.16, 17), è stato progettato al fine di monitorare eventuali effetti di amplificazione legati sia alle condizioni morfologiche della piana (geometria versanti-bedrock-alluvioni) sia alle eterogeneità litologiche presenti all’interno del materasso alluvionale (placca di travertino) (Azzara et al., 2001; De Luca et al., 2001). Le postazioni di misura sono state pertanto posizionate lungo una sezione circa trasversale alla piana: in particolare, mantenuta fissa la “stazione di riferimento locale” (R), due postazioni sono state localizzate in corrispondenza della placca di travertino sepolta (T, P), una in prossimità del campo sportivo (S) ed una in posizione centrale della piana (Y), dove si ipotizza il massimo spessore del riempimento alluvionale (Fig.16).  
In ogni array una postazione di misura è stata localizzata in corrispondenza di una stazione della rete accelerometrica ENEA (Municipio, Campo Sportivo).

Per l’elaborazione dei dati velocimetrici è stata seguita la metodologia di seguito descritta :

1.   individuazione dei terremoti registrati in modo sincrono in almeno 5 postazioni in dorsale e almeno 3 in piana;

2.  analisi spettrale delle registrazioni (trasformate di Fourier); in particolare, per il rumore ambientale è stata utilizzata una finestra mobile di 40s, mediando gli spettri ottenuti;

3.   individuazione delle eventuali frequenze di amplificazione per ogni postazione di misura, tramite rapporti alla Nakamura (1989);

4.   valutazione del fattore di amplificazione mediante rapporto tra spettri di differenti postazioni (Borcherdt, 1994).

I risultati ottenuti in corrispondenza dell’array di dorsale mostrano, in tutte le componenti delle registrazioni ottenute, la ricorrenza di un treno d’onda a 6-7Hz, successivo all’arrivo delle onde S alla stazione localizzata in corrispondenza del centro abitato (M). Comportamenti simili sono stati osservati da alcuni autori (Li et al., 1990; 2001; Spudich & Olsen, 2001) e possono essere connessi ad onde sismiche intrappolate all’interno di una fascia di materiale milonitico associato alla struttura tettonica di circa 100-200m di ampiezza presente in corrispondenza del centro storico dell’abitato di Cerreto di Spoleto, mentre, in base a ulteriori dati velocimetrici, è da escludere un effetto legato a strutture edilizie.
In corrispondenza della piana alluvionale, invece, il confronto tra le registrazioni ottenute sul lato occidentale (T, P), al di sopra della placca di travertino sepolto, e quelle ottenute sul lato orientale (Y, S), sui depositi alluvionali del Nera, mostra una significativa differenza in termini di ampiezze, di durata e di contenuto in frequenza; inoltre, in tutte le stazioni localizzate nella piana è osservabile, rispetto alla stazione di riferimento locale (R), una significativa amplificazione alla frequenza di 2Hz, chiaramente relazionabile ai depositi alluvionali. Questa evidenza è particolarmente marcata nella stazione localizzata al centro della piana, dove può essere ipotizzato il maggiore spessore delle coperture alluvionali.

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4.2. Modellazione numerica

Per la validazione delle ipotesi formulate a partire dal “modello geologico di riferimento” è stata impostata una modellazione numerica volta a simulare l’effetto della propagazione delle onde sismiche all’interno della valle del Fiume Nera compresa tra lo stabilimento di acqua minerale Misia (località Borgo Cerreto) e l’area di espansione urbana di Borgo Cerreto.
Oltre che per validare le ipotesi formulate, il modello numerico è stato impostato in forma sperimentale per valutare l’attendibilità della risposta di codici di calcolo alle differenze e/o agli elementi finiti (diffusamente disponibili in commercio) nelle applicazioni in campo dinamico. Il codice di calcolo utilizzato è il FLAC4.0 2D distribuito dall’ITASCA (2000) in licenza all’ENEA n°231-039-0178-18501.
La modellazione è stata impostata su una sezione geologico-tecnica ottenuta lungo un profilo trasversale alla valle del Fiume Nera (Fig.18); la rappresentatività del modello è estrapolabile per circa 500m, comprendenti l’area di espansione di Borgo Cerreto e la relativa area sportiva comprendente il campo sportivo.

Fig.18– Griglia a maglie quadre di 2mX2m utilizzata per la modellazione numerica della piana alluvionale del F.Nera effettuata con il FLAC 4.0.

 

All’intero di quest’area sono disponibili sia i risultati delle indagini geofisiche di sismica a rifrazione e di geoelettrica sia i dati dei diversi sondaggi ai quali si è fatto in precedenza riferimento. Oltre a ciò, le registrazioni ottenute alle singole stazioni dell’array velocimetrico in piana, che è stato realizzato lungo una sezione circa trasversale alla valle del Fiume Nera, sono utilizzabili per la taratura del modello numerico estrapolandone la posizione nella sezione geologico-tecnica considerata.
Tenendo conto delle necessità simulative, il modello è stato configurato in modo dinamico (dynamic configuration), ed in particolare, per poter simulare correttamente frequenze sismiche fino a 20Hz, sono state adottate una griglia a maglie quadre ed una risoluzione geometrica di 2m ) (Fig.18).

Per la zonazione dei parametri geomeccanici si è fatto riferimento alla sezione geologico-tecnica ottenuta trasversalmente alla piana e passante per alcuni dei punti di sondaggio, riportata in  Fig.15; i materiali sono stati simulati con una legge costitutiva (constitutive model) di tipo elastico perfettamente plastico in fase statica e di tipo elastico in fase dinamica; in quest’ultima fase non sono state considerate, dunque,  condizioni di non linearità nel comportamento deformativo.

Fig.19– parametri deformazionali e di rottura ottenuti a partire dai risultati delle prove in sito ed utilizzati per la modellazione numerica con il FLAC 4.0.

 
I valori dei parametri deformazionali e delle proprietà fisiche, richiesti dal codice di calcolo in funzione delle leggi costitutive utilizzate, sono stati ricavati sia dalle indagini effettuate in sito sia da dati bibliografici (Fig.19).
L’analisi numerica mediante il codice FLAC4.0 prevede l’applicazione dell’eventuale input dinamico a partire da una condizione di equilibrio tenso-deformativo raggiunta in condizioni statiche (ovvero senza squilibranti esterne al sistema) accettando un valore minimo prefissato per la forza netta risultante dalla soluzione numerica, che opera mediante un processo di soluzione iterativa esplicito nel tempo (explicit time marching) (ITASCA, 2000). Le condizioni di equilibrio statico tenso-deformativo raggiunte devono poter essere ritenute sufficientemente rappresentative dello stato tensionale presente in sito nell’attuale assetto geologico.
Nella fase simulativa dinamica sono state utilizzate come input le registrazioni velocimetriche ottenute con l’array di piana; in particolare, l’input dinamico è stato attribuito al margine inferiore del modello (bottom boundary) in forma di velocimetric time history della durata di circa 10 secondi, con due componenti del ground motion tra loro sincronizzate e riferibili al piano simulato nel modello 2D (componenti WE e UP).
Per annullare effetti di riflessione e/o di interferenza delle onde in corrispondenza dei boundary del modello numerico, riproducendo così una condizione di estensione laterale illimitata, durante l’applicazione dell’input dinamico sono stati attivati margini di tipo assorbenti (free field boundary).
All’interno del modello è stata utilizzata, invece, una funzione di smorzamento di tipo Rayleigh damping espressa dalla relazione:

con a=costante di damping proporzionale alla massa e b=costante di damping proporzionale alla rigidità. La funzione è tale per cui al valore di frequenza:

si ha il minimo smorzamento pari a:

I valori utilizzati per la minima frequenza di  damping sono di 2 e di 10Hz rispettivamente per i detriti alluvionali di colmamento della piana del Fiume Nera e per i calcari del bedrock, mentre i valori del minimo smorzamento sono rispettivamente dell’1% e dello 0.5%.

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5. Prevedibile sviluppo della ricerca

Il passo successivo dello studio è consistito nell’ulteriore analisi dei dati ottenuti a partire dalle misure velocimetriche e la verifica del modello geologico-tecnico interpretativo mediante la taratura del modello numerico già impostato.
Inoltre, in stretta collaborazione con l’INGV, si prevede la possibilità di approfondire, mediante ulteriori misure velocimetriche in sito, l’analisi dell’effetto indotto dalle fasce di materiale cataclastico a cavallo di importanti discontinuità tettoniche in termini di intrappolamento delle onde sismiche e dunque di amplificazione di sito.
A questo riguardo potrebbe risultare di particolare interesse l’impostazione di un modello numerico relativo alla dorsale di Cerreto di Spoleto (tarabile sulla base dei dati velocimetrici già acquisiti).

 In una fase più avanzata della ricerca si è confrontato i risultati relativi alla caratterizzazione degli effetti di sito con il comportamento di elementi vulnerabili, quali strutture o opere antropiche, per pervenire ad una più esaustiva analisi di rischio relativa ad elementi del patrimonio artistico-culturale.

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6. Conclusioni

Nell’area del comune di Cerreto di Spoleto (PG), ritenuto rappresentativo di piccoli centri urbani di interesse storico-monumentale ampiamente diffusi nell’Italia centro-meridionale, è stata sperimentata una metodologia che integrando gli elementi ricavati dal rilevamento geologico-geomorfologico e geologico-tecnico, ha permesso di ottenere in via preliminare un “modello geologico interpretativo” dell’area relativamente agli effetti di amplificazione locale delle onde sismiche.
Da questo modello è emersa la sovrapposizione di condizioni predisponenti a due diverse scale; da un lato i caratteri morfologici generali dell’area, con alternanza di dorsali e di valli colmate da materassi alluvionali, dall’altro specifiche condizioni locali, comunque ricorrenti, quali la presenza di contatti tra litologie con diverse caratteristiche fisico-meccaniche nei fondovalle alluvionali, la presenza di discontinuità dovute ad elementi tettonici o ancora il diverso grado di fratturazione degli ammassi.

Le indagini geofisiche di sismica a rifrazione e geoelettrica hanno l’esistenza di specifiche condizioni locali che predispongono ad una significativa amplificazione delle onde sismiche: tra esse, contatti tra litologie con diverse caratteristiche fisico-meccaniche nei fondovalle alluvionali, discontinuità dovute ad elementi tettonici ed il diverso grado di fratturazione degli ammassi rocciosi.
In particolare, le indagini di sismica a rifrazione sono state condotte misurando le Vp e le Vs nei depositi alluvionali della piana e nell’ammasso roccioso fratturato della dorsale ed è stata sperimentata una metodologie per la misura diretta delle Vs a partire da una configurazione strumentale analoga a quella della sismica a rifrazione tradizionale.
Per una valutazione dell’amplificazione locale sono state condotte misure velocimetriche di rumore ambientale e di terremoti di piccola magnitudo (Md<2.8) sia in dorsale che in piana,  mediante la disposizione di due array temporanei.

L’elaborazione dei dati acquisiti è stata effettuata secondo una metodologia che prevede l’analisi spettrale mediante rapporti alla Nakamura e rapporti tra spettri delle singole postazioni di misura e la stazione di riferimento locale.
I risultati preliminari ottenuti dall’analisi delle misure velocimetriche evidenziano significativi effetti di amplificazione sia in corrispondenza della piana del Fiume Nera che lungo la dorsale di Cerreto di Spoleto, essenzialmente relazionabili a fattori geologici e geomorfologici.
Sulla base degli elementi conoscitivi acquisiti è stato impostato un modello numerico alle differenze finite per la simulazione della risposta sismica in corrispondenza della piana alluvionale del Fiume Nera, tarabile mediante i dati delle registrazioni velocimetriche.

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