4.4.      STRUMENTI DELLA RICERCA STORICA - Fase interpretativa del contenuto 

4.4.1.      Localizzazione geografica  

4.4.2.      Incertezze cronologiche 

4.4.2.1.     Calendari e misura del tempo nell’antichità 

4.4.2.2.     Il concetto di “giorno”

Indice Capitolo  4.

 

4.4.  Fase interpretativa del contenuto

L’esatta collocazione spazio-temporale dell’evento riportato dalle fonti è un elemento importantissimo negli studi per la valutazione della pericolosità. Un metodo fondamentale per la corretta interpretazione delle informazioni storiche è quello di ricondurle al loro contesto culturale, politico ed economico di appartenenza. Il grado di attendibilità dei dati è direttamente proporzionale alla conoscenza più o meno approfondita di tale contesto.

Per interpretare le fonti è fondamentale disporre degli strumenti necessari per tradurre le indicazioni toponomastiche antiche e le indicazioni cronologiche del passato al fine di determinare i parametri di tempo e di luogo in cui il fenomeno si è realmente manifestato. Soprattutto per i documenti antichi, spesso tale operazione richiede le competenze specialistiche di un esperto del settore. Tuttavia è possibile schematizzare un percorso semplificato che consenta quanto meno di valutare le dimensioni del processo.

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4.4.1.      Localizzazione geografica

Aree geografiche popolate da antica data e con culture scritte hanno subito sostanziali cambiamenti territoriali nel corso del tempo, con conseguente evoluzione nel sistema politico-amministrativo e diversa localizzazione dei centri di potere (vedi Figura 11). Conoscere le trasformazioni delle grandi strutture socio-economiche e istituzionale è propedeutico a una corretta valutazione delle testimonianze su eventi estremi sia qualora il percorso di ricerca abbia inizio dall’esame di una specifica area geografica, sia qualora  l’esame parta da un insieme di fonti disponibili sul tema trattato (ad esempio un archivio locale).

In alcune regioni del Mediterraneo molte località hanno cambiato il loro nome tre o quattro volte. Questi cambiamenti devono ovviamente essere rintracciati e associati al nome che identifica attualmente quella località. Il metodo migliore per assicurare una univoca identificazione consiste, naturalmente, nella georeferenziazione. Ancora nel secolo scorso si è assistito a enormi cambiamenti dell’assetto geo-politico del continente euro-asiatico in seguito alla caduta del muro di Berlino. Tali cambiamenti si riflettono sulla modalità di codificazione, di conservazione e di ricerca delle fonti storiche. Limitando lo sguardo alla sola area italiana, risulta chiara la differenza tra il concetto geografico e quello etnico-politico di nazione. L’entità politica "Italia", esistette nel sistema statale romano, nella realtà bizantina e in quella carolingia, ottoniana e napoleonica, fino all'unificazione del Regno d'Italia alla fine del secolo XIX. Non sono estranei alla nostra storia veloci cambiamenti di fronte e rovesciamenti di situazioni di potere. Una sovrapposizione e confusione di vicende che rischiano di travolgere il non specialista che si accinge a ricercare una informazione o a verificarla attraverso il confronto con il contesto storico di riferimento.


Figura 11: Particolare della Carta della Campagna di Roma pubblicata nel 1640 ad Amsterdam da Joan e Cornelis Blaeu. (Atlas van der Hagen, Koninklijke Bibliotheek, Den Haag), relativo alla zona dei Colli Albani a sud-est di Roma. La freccia indica l’abitato di Civita Lavinia che, dal 1914, ha assunto il nome di Lanuvio.

In questo senso può risultare veramente utile l’approccio alla storia partendo dalle carte geografiche che identificano aggregazioni statuali e appartenenze politiche[1].

Gli atlanti storici[2]  registrano, con variabile accuratezza e rigore scientifico, le novità geopolitiche, fornendo strumenti semplificati per comprenderne le cause storiche, economiche e culturali e costituiscono rappresentazioni sommarie di una trama di fatti e vicende, con aggregazioni e sovrapposizioni di questioni, utili per offrire un percorso semplificato di ricerca. Benché per una valutazione approfondita siano preferibili studi specialistici, esistono utili compendi di storia universale (in libera consultazione presso le biblioteche) che introducono alla lettura delle informazioni geografiche rappresentate in forma cartografica.

Soprattutto di fronte a testimonianze di natura amministrativa può risultare utile conoscere l’organizzazione e il funzionamento delle strutture statali a diversi livelli, le articolazioni del rapporto tra quelle istituzioni e il tessuto della società civile[3].

Per definire poi gli effetti provocati da un evento su un’area popolata è utile esaminare anche i vari aspetti di quel contesto sociale, economico e demografico. Gli elementi principali da individuare, in quanto rappresentano le varianti storiche che potrebbero influenzare la descrizione degli effetti provocati dal fenomeno riportati nelle fonti, sono i seguenti:

Oltre agli atlanti storici, sono in libera consultazione presso le maggiori biblioteche le collezioni di storie universali, nazionali e locali, collezioni dedicate esclusivamente alla storia della Chiesa e del diritto pubblico e privato. Strumenti che richiedono maggiore competenza sono i repertori bibliografici e le riviste specializzate. Le categorie di fonti utili o necessarie, tuttavia, variano in relazione al tema.

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4.4.2.      Incertezze cronologiche

Le testimonianze storiche su eventi naturali estremi usate per i calcoli di previsione e mitigazione richiedono  una particolare attenzione per stabilire la data esatta in cui si sono manifestati gli eventi.

In ambito macrosismico, la mancanza di una adeguata attenzione alle problematiche cronologiche, ha condotto a una serie di distorsioni: terremoti duplicati artificialmente, tremiti separati combinati insieme erroneamente, misconoscimento della natura comune di eventi che accadono simultaneamente.

La storia complessa e affascinante della misura del tempo comporta il permanere a tutt’oggi di calendari differenti, benché nel 1884 una convenzione internazionale abbia concordato un punto fisso di riferimento (GMT - Greenwich Mean Time).

In questa sezione si ritiene opportuno fornire alcune semplici informazioni di natura generale e rimandare a opportuni manuali da consultare all’occorrenza. Naturalmente, dal punto di vista storico, il dato cronologico non può ridursi a una mera questione aritmetica ma va ricondotto alla mentalità che lo ha generato, collocandolo, quindi, nel proprio contesto culturale. In questo senso, è utile evidenziare una caratteristica particolare delle fonti antiche che si scontra con i nostri paradigmi culturali; esse, cioè, non sono interessate all’esattezza in termini numerici. Anche quando i riferimenti forniti dalla fonte appaiono precisi e disponiamo degli strumenti necessari per interpretarli, è bene rimanere sempre consapevoli della possibilità di un margine considerevole di errore o di approssimazione.

Di seguito sono tratteggiate sommariamente alcune delle più diffuse unità di misura del tempo adottate nel passato per la cui traduzione è sempre necessario tener conto di studi specifici o di consulenze specialistiche. Per l’esatto reperimento delle date designate con le ere, i cicli e con i computi può essere utile ricorrere ai codici diplomatici del luogo e della regione che, in genere, richiedono specifiche competenze.

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4.4.2.1.     Calendari e misura del tempo nell’antichità

L’anno solare è il periodo di tempo compreso tra due passaggi successivi del sole all’equinozio di primavera e ha una durata di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi. Nel corso del tempo il problema dello scollamento tra anno solare e anno civile è stato risolto in modi differenti.

In origine l’anno civile era in rapporto col moto di rivoluzione della luna intorno alla terra, in base al quale si determinavano i mesi (mensis vuol dire luna e kalendae ricorda la falce della luna nuova)[4]. Fino a quando l’organizzazione del calendario rimase appannaggio della scienza sacrale, per rapportare l’anno lunare (più breve) a quello solare, si intercalava ogni tanto un mese supplementare, detto mercedonius, chiamando l’anno in cui ciò avveniva anno intercalare[5].

Al tempo di Cesare, lo scompenso tra anno civile e anno naturale portò alla riforma che si concretizzò con il calendario giuliano. L’anno cominciò dopo il solstizio d’inverno, che allora cadeva il 25 dicembre e aveva una durata di 365 giorni e 6 ore. Il primo gennaio dell’anno 709 di Roma si iniziò il primo anno giuliano che restò valido fino alla riforma gregoriana del 1582. In precedenza, l’anno a Roma iniziava con l’equinozio di primavera, che cadeva il 25 marzo.  A causa della differenza tra l’anno giuliano e quello tropico, col concilio di Nicea 325 d.C., l’equinozio di primavera venne retrocesso al 21 marzo. Dopo il concilio di Trento (con la riforma del messale e quindi del calendario) Gregorio XVIII nominò una commissione di studi per riformare il calendario in modo da farlo aderire all’anno astronomico. La riforma gregoriana[6] non fu accolta immediatamente ovunque: ragioni politiche e religiose ne ritardarono la propagazione, che raggiunse il suo culmine solo nel secolo XVIII. Fra il 1582 e il 1584 venne adottato dagli stati con popolazione cattolica. In Germania entrò in vigore definitivamente nel 1775, in Gran Bretagna nel 1752, in Svezia nel 1753. In altri paesi, tra cui quelli a religione ortodossa il calendario giuliano è rimasto in vigore fino ai primi decenni nel secolo XX. Il governo rivoluzionario russo adottò il calendario gregoriano nel 1918, il Giappone nel 1873, la Cina in modo completo solo nel 1949. Le chiese ortodosse  (ad eccezione di quelle dell’ex Unione sovietica, di Serbia e di Gerusalemme) hanno adottato un calendario riformato in cui risultano bisestili, fra gli anni secolari, solo quelli il cui millesimo diviso per 9 dia per resto 2 oppure 6 (a differenza del calendario gregoriano in cui sono bisestili tutti gli anni non terminanti con due zeri e divisibili per 4 e quelli terminanti con due zeri ma divisibili per 400).

Altro modo adoperato nei documenti medioevali per calcolare il tempo è quello di ricorrere ad una era, ovvero ad una successione di anni determinata da qualche avvenimento importante che ne costituisce il punto di partenza.

Le più diffuse sono le seguenti:

Per la traduzione cronologica è necessario avvalersi di sussidi[11] e consulenze specialistici variabili in relazione all’epoca oggetto di studio.

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4.4.2.2.     Il concetto di “giorno”

Con il termine giorno ci si riferisce normalmente al giorno solare civile che comprende un periodo completo di 24 ore. In astronomia si parla di giorno sidereo, di quattro minuti più breve del primo, che corrisponde al tempo di una rotazione completa della terra intorno al proprio asse.

Lo storico è interessato a determinare, di volta in volta, da quale momento della giornata comincia la numerazione progressiva delle 24 ore.

Secondo il sistema giudaico, adoperato da ebrei, greci, romani, mussulmani, e cattolici, esso inizia la sera.[12] Iniziò invece dal sorgere del sole per i babilonesi, dal mezzogiorno per gli arabi e per gli astronomi, dalla mezzanotte per gli egiziani, per gli antichi romani e ancor oggi nel sistema comunemente usato. Così come variò il momento di inizio anche le sue suddivisioni in frazioni temporali più brevi furono diversamente organizzate nel tempo. La divisione del giorno determinata da un frazionamento del tempo che lo compone in parti uguali si dice “ora”. Nel passato esistevano anche “horae inequales” che dividevano il giorno naturale e la notte in dodici parti uguali sempre nel numero ma di diversa durata secondo il variare delle stagioni e “horae aequales” che rappresentano ciascuna la ventiquattresima parte del giorno solare. Il primo metodo fu quello più comunemente usato nel Medioevo.[13] I romani usarono varie suddivisioni, tra cui quello che consiste nello spezzare l’intervallo tra il tramonto e l’alba in quattro vigilie, ciascuna composta di tre ore e 4 vigilie per  il giorno naturale. L’uso fu accolto dalla Chiesa cattolica per regolare le pratiche religiose e divenne sociale durante il Medioevo quando tutto lo svolgersi della vita pubblica era regolato dal suono delle campane che suonavano l’inizio delle varie ore. Tale uso subì diverse variazioni nel tempo. Tali ore, tuttavia non erano di eguale durata. Solo col progredire della meccanica e dell’industria si arrivò alla determinazione del mezzogiorno astronomico (ovvero del passaggio del sole sul meridiano locale) e successivamente al tempo medio locale. In seguito anche questo concetto fu soppiantato da quello di tempo civile su cui poi si inserì quello di tempo legale (legato alla suddivisione del globo terrestre in 24 fusi orari).

 

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[1] Per approfondire il tema della geografia storica cfr. Geografia e geografi nel mondo antico, Roma-Bari, 1983; Nicolet A., L’inventario del mondo, Roma-Bari, 1991.

[2] Alcuni atlanti storici per lettori non esperti: Grande atlante storico mondiale, De Agostini; Atlante della storia d’Italia, De Agostini; Grande atlante geografico e storico, Garzanti; Duby G., Atlante storico. La storia del mondo in 317 carte (sintesi della Atlas historique, Larousse, 1987). Per un approfondimento sulle tematiche storiografiche legate all’ambiente: Febvre L., La terra e l’evoluzione umana. Introduzione geografica alla storia, Torino, 1980.

[3] Al riguardo, per la complessa storia dell’Italia unita cfr.: Ragionieri E., Accentramento e autonomie nella storia dell’Italia unita, in “La regione”, 1963, n. 1; Salvatorelli L., Aspetti recentissimi sulla formazione dell’unità italiana e sul primo decennio del Regno d’Italia, in “Rivista storica italiana”, 1962, n. 2. Utile anche la bibliografia che segue il breve articolo di Caracciolo A., Recenti studi sulla storia dell’amministrazione, in “Cultura e scuola”, 1966, n. 15 nonché di Zanni Rosiello I., Sull’unificazione amministrativa: a proposito di alcuni studi recenti, in “Rassegna degli Archivi di Stato”, XXV, 1965, n.1, gennaio-aprile.

[4]Fresa A., La luna, Milano, Hoepli, 1943, p. 33.

[5] Per la storia del calendario: Blondel F., Histoire du Calendrier romain, Paris, 1982.

[6] Per ciò che riguarda la riforma gregoriana cfr.: Kaltenbrunner V. F., Die Vorgeschichte der Gregorianischen Kalenderreform, in Sitzungsberichte del Kalendar, Akademie der Wissenschaften, 82, Wien, 1876; Marzi D., La questione della riforma del calendario nel V concilio lateranense, Firenze, 1896; Tortorici P., Notizie sul calendario, in “Pubblicazioni dell’Istituto di topografia e geodesia della R. università di Palermo”, 1935, n. 1, p. 9.

[7] Le carte greche dell’Italia meridionale sono datate secondo questa era, così come i documenti ufficali che concernono relazioni tra le repubbliche marinare e l’oriente (cfr. Pratesi A., Carte latine di abbazie calabresi, Città del Vaticano, 1958, pp. LI-LII).

[8] Per approfondimenti cfr. Campani R., Calendario arabo, Modena, 1914.

[9] cfr. Mommsen T., Roemische Chronologie, Berlin, 1889; Fedele P., L’era del Senato, in “Archivio della Società Romana di Storia Patria”, XXXV, 1912, pp. 583-616 e XXXVI, p. 310 e segg.

[10] E’ la più usata nella documentazione medieale. Si adoperò alla fine del secolo VII in Spagna, nel secolo VIII in Francia e nel mondo germanico e dopo il mille il suo uso divenne generale.

[11] cfr. appendice

[12] cfr. ad esempio salmo LIV, 18: “vespera et mane et meridie narrabo”.

[13] cfr. per esempio Dante Alighieri, Vita nuova, III, 27.

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