Indagini sull’esposizione al rischio ambientale nell’area circostante il sito archeologico di Piazza Armerina (Enna)

1.  Introduzione

2. Cenni di storia

3. Caratterizzazione geologico-morfologica

3.1.   Geologia

3.2.   Geomorfologia

4. Ricerca documentaria sugli eventi naturali

4.1.   Analisi delle fonti storico-documentarie: i dati archeologici

4.2.   Gli eventi idrogeologici precedentemente studiati

4.3.   Le cronache della stampa quotidiana

4.4.   Cronologia degli eventi naturali estremi

4.5.   Terremoti

4.6.   Fenomeni meteoclimatici

4.7.   Fenomeni di instabilità morfologica

4.8.   Considerazioni sui fenomeni di instabilità morfologica

5. Analisi idrologica

5.1.   Caratteristiche idrologiche generali

5.2.   Caratteri pluviometrici e correlazioni con gli eventi storici

6. Analisi degli elementi esposti a rischio

6.1.   Metodologia

6.2.   Applicazione al sito di Piazza Armerina

7. Bibliografia

Appendice I  - Precipitazioni giornaliere registrate nella stazione pluviometrica di Piazza Armerina

Appendice II - Schede di rilevamento per la classificazione di elementi esposti a rischio - Beni archeologici

Indice Piazza Armerina

1.      Introduzione 

Il sito archeologico della “Villa del Casale” presso Piazza Armerina (EN), la cui ubicazione viene riportata in fig. 1, è stato interessato da una serie di indagini per la valutazione delle diverse componenti del rischio ambientale che interessano l’area.

 

 

Fig. 1: Ubicazione del sito archeologico della “Villa del Casale” presso Piazza Armerina (EN).

 

Sulla base delle informazioni bibliografiche e storico-documentarie e dei dati raccolti durante il sopralluogo effettuato nel mese di giugno del 2002, è stato possibile sperimentare alcune metodologie di ricerca e di analisi dei rischi ambientali applicate al caso particolare di un sito archeologico. Ciò ha consentito l’individuazione delle criticità nelle metodiche di analisi del rischio quando applicate ad una particolare categoria di Beni Culturali quali i siti archeologici, con la conseguente elaborazione di nuove procedure di raccolta ed elaborazione di dati che superassero le difficoltà incontrate. Inoltre ha fornito nuovi dati che consentono di approfondire le conoscenze relative all’esposizione del sito di Piazza Armerina.

Le attività di ricerca sono state condotte secondo tre direttrici principali:

a)      ricostruzione dei caratteri geomorfologici, geologici, geotecnici, idrologici, idrogeologici e di uso del suolo attraverso la raccolta, gestione ed elaborazione di dati forniti dalla letteratura tecnico-scientifica, l’analisi di fotoaeree e le campagne geologiche condotte nell’area in studio;

b)      ricostruzione della storia ambientale del sito archeologico e del territorio che lo circonda, mediante le metodiche dell’analisi storico-documentaria. E’ stata inoltre ricostruita l’evoluzione meteo-climatica, in corrispondenza degli eventi idrogeologici che hanno colpito l’area in epoca recente, mediante la raccolta e l’elaborazione dei dati pluviometrici disponibili;

c)      caratterizzazione degli elementi a rischio, sia sulla base della loro tipologia, sia relativamente agli elementi strutturali e decorativi contenuti, per giungere alla elaborazione di un “indice di esposizione” che fornisca uno strumento per la definizione dell’esposizione dei beni archeologici.

Vengono di seguito presentati i risultati raggiunti, suddivisi secondo le linee di attività precedentemente esposte. In appendice sono riportati alcuni dei dati e delle informazioni che sono stati utilizzati per le elaborazioni descritte nel testo.

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2.      Cenni di storia

Il sito archeologico della “Villa del Casale” di Piazza Armerina (coordinate Latitudine: 37.3827 – Longitudine: 14.3702), consiste di una grandiosa villa di epoca tardo romana (III-IV d. C.). La superficie, circa 4000 m2 , è decorata da splendidi mosaici raffiguranti scene mitologiche, naturalistiche e rappresentative dei costumi dell'epoca.

Nel 1997 la Villa è stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO secondo i criteri I (rappresenta un capolavoro del genio creativo dell'uomo), II (ha esercitato un'influenza considerevole in un dato periodo o in un'area culturale determinata, sullo sviluppo dell'architettura, delle arti monumentali, della pianificazione urbana o della creazione di paesaggi) e III (costituisce testimonianza unica o quantomeno eccezionale di una civiltà o di una tradizione culturale scomparsa).

Dal punto di vista morfologico, la Villa Romana è situata sul fianco sud-occidentale del Monte Navone nelle vicinanze dello sbocco di una vallecola laterale nella valle del Torrente Nociara ed in prossimità della rottura di pendio che segna il contatto tra il substrato ed il detrito di falda.

L’azione di smantellamento dei depositi di arenarie, sabbie e argille sabbiose del Pliocene Superiore da parte degli agenti esogeni, ha portato alla deposizione di una potente coltre detritica che testimonia una attiva dinamica di versante. Questo fatto è confermato dalle stesse vicissitudini archeologiche dell’intera area la quale, fino alla fine del XIX secolo, era celata da una copertura, genericamente indicata dagli archeologi come “deposito alluvionale”, definitivamente rimossa con una serie di campagne di scavi effettuate nella prima metà del XX secolo.

Il sito archeologico della Villa del Casale ha mostrato, nel corso degli anni, una sensibile vulnerabilità nei confronti degli eventi naturali franosi e alluvionali. Al rischio idrogeologico si aggiunge il rischio sismico. Non bisogna dimenticare infatti che Piazza Armerina è classificato comune sismico di II categoria, cosa questa che espone, sia i versanti sia i manufatti, a possibili sollecitazioni dinamiche indotte da sisma.

Scopo del presente lavoro è di ricostruire la successione degli eventi naturali che hanno interessato il sito archeologico di “Villa del Casale” cercando nel contempo informazioni utili per la valutazione sia del tipo di movimento superficiale, sia dell’impatto di ogni evento sul territorio. E’ stato inoltre eseguito un confronto tra le informazioni storiche relative ai fenomeni di instabilità ed ai valori di precipitazione, cercando eventuali correlazioni empiriche tra piogge e movimenti franosi.

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3.      Caratterizzazione geologico-morfologica

Il sito archeologico di Piazza Armerina è stato ripetutamente interessato da fenomeni alluvionali che hanno determinato il suo parziale ricoprimento da parte di materiale detritico trasportato a valle durante eventi meteorici particolarmente intensi, l’ultimo dei quali è avvenuto il 12 ottobre 1991. Al fine di predisporre un intervento di mitigazione in grado di salvaguardare l’area, sono state condotte delle indagini geologiche mirate a definire le caratteristiche tipologiche del fenomeno di dissesto e a quantificare i parametri necessari alla definizione dell’intervento.

In primo luogo sono state acquisite le basi cartografiche disponibili presso l’amministrazione comunale, che ha fornito 4 fogli in scala 1:5.000 che ricoprono l’area in esame, costituita dal bacino a monte della Villa del Casale. Il sito archeologico è posizionato esattamente in corrispondenza dell’impluvio, intorno a q. 550 s.l.m., nella porzione inferiore di tale bacino in prossimità della confluenza con il torrente Nocciara (fig.2).  

Data la tipologia dei fenomeni occorsi nell’area in passato, si è ritenuto necessario estendere l’indagine a tutto il bacino, per valutarne le dimensioni, le portate d’acqua connesse alle relative precipitazioni ed il trasporto solido potenzialmente preso in carica dalle acque di ruscellamento.

Il bacino è di forma allungata in direzione NE-SW, compreso tra la quota massima di 781,5 m . s.l.m., all’estremità nordorientale,  e quella inferiore di 532 m . s.l.m. della confluenza nel torrente Nocciara, posta all’estremità sudoccidentale, e la sua superficie complessiva è di poco inferiore al Km2 , essendo di 813.402 m2 .

La digitalizzazione delle carte topografiche ha costituito la base per l’implementazione di un progetto GIS in Arcview, all’interno del quale sono stati realizzati una serie di strati informativi relativi agli aspetti geologici, geomorfologici ed archeologici.

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3.1.  Geologia

La carta geologica è stata redatta sulla base delle indicazioni contenute nel Foglio 268 – Caltanissetta, in scala 1: 50.000, della Carta Geologica d’Italia e sulla base dei rilevamenti effettuati direttamente in campagna. La geologia dell’area appare piuttosto semplice (fig. 3) dato che le formazioni affioranti sono esclusivamente le arenarie e le sabbie marine  plioceniche al di sopra delle quali sono presenti alcuni  depositi continentali recenti. Nel dettaglio, dalla più antica alla più recente, le formazioni affioranti sono:

q       arenarie, sabbie e argille sabbiose, color ocra, da mediamente a scarsamente cementate, contenenti pettinidi, ostree ed altri gasteropodi e bivalvi marini;

q       alluvioni oloceniche, costituite da argille, limi e sabbie localmente terrazzate;

q       detriti di falda olocenici costituiti da materiale di granulometria sabbiosa, proveniente dall’alterazione del substrato arenaceo-sabbioso;  

 

E’ stato inoltre rinvenuto un affioramento di travertino, intorno a q. 650, in corrispondenza del fosso, esteso per poche decine di metri quadri, che costituisce una sorta di soglia all’interno dell’impluvio, determinando un certo salto morfologico locale. Il deposito carbonatico potrebbe essere messo in relazione con la sorgente di acqua dolce segnalata nella cartografia in scala 1.50.000.

Durante la fase di rilevamento condotta nell’area allo scopo di verificare e in caso dettagliare le informazioni acquisite dalla cartografia a scala ridotta, è stata posta attenzione al rilevamento degli spessori della coltre d’alterazione del substrato presente in modo piuttosto diffuso su tutta l’area del bacino. Questa coltre costituisce il materiale preso in carico dalle acque di ruscellamento in occasione degli eventi meteorici maggiori, formando una miscela fangosa particolarmente mobile e pericolosa per le aree poste a valle. La misurazione degli spessori distribuiti all’interno del bacino è stata condotta con l’obiettivo di quantificare il volume suscettibile di mobilizzazione durante gli eventi meteorici.

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3.2.  Geomorfologia  

Gli elementi geomorfologici riscontrati nell’area (fig. 4) indicano la presenza di processi erosivi essenzialmente superficiali, sviluppati all’interno della coltre di alterazione del substrato, distribuiti in diverso grado e con diverse forme su tutta la superficie del bacino. In linea di massima sembrerebbero maggiormente sviluppati sul versante settentrionale, esposto a S, i processi di erosione superficiale connessi con la perdita di suolo e vegetazione. Sul versante meridionale, invece, sembrebbero prevalere scorrimenti rotazionali di modeste dimensioni, evidenziati dalla presenza di nicchie di distacco e corone di frana nelle aree maggiormente scoscese. La mancanza di accumuli alla base delle nicchie di distacco lascia supporre che i fenomeni abbiano coinvolto materiale caratterizzato da scarsa coesione che, dopo essere stato mobilizzato dallo scorrimento, è stato poi rimosso facilmente dagli agenti meteorici.

Attraverso l’analisi di foto aeree, effettuata con il programma di stereoscopia digitale APEX, è stato elaborato un modello digitale del terreno in formato TIN (Triangular Irregular Network, fig 5).E’ stato in seguito derivato, in automatico in Arcview, un’altro importante parametro del terreno, quale l’acclività dei versanti, e realizzata una relativa cartografia divisa per classi di pendenza (fig 5).  

L’analisi congiunta del modello digitale del terreno, della carta delle pendenze e della carta geomorfologica ha permesso di effettuare le seguenti osservazioni:

q       l’impluvio principale, orientato NE-SW appare leggermente convesso verso SE, ossia verso il versante meridionale;

q       il versante settentrionale è caratterizzato da acclività mediamente inferiori rispetto a quello meridionale, dove è evidente un incremento della pendenza nella porzione centrale del bacino, proprio dove è segnalata, fig. 4, un’area di dissesto generalizzato e numerose corone di frana;

 

Tali dati hanno permesso di ipotizzare il seguente processo evolutivo geomorfologico dell’area:

1.      il versante settentrionale è esposto a S e risente notevolmente degli effetti dell’insolazione e dell’escursione termica giornaliera e stagionale sviluppando un ciclo caratterizzato dalle fasi di intensa alterazione  del substrato, erosione accelerata del suolo e perdita della copertura vegetazionale;

2.      l’erosione accelerata della copertura pedologica sul versante settentrionale si sviluppa attraverso la formazione della coltre, la successiva mobilizzazione ad opera delle acque dilavanti ed il conseguente accumulo alla base del versante all’interno dell’impluvio;

3.      il disfacimento della coltre pedologica del versante settentrionale ha determinato un accumulo al piede dello stesso ed una conseguente leggera e continua deviazione dell’impluvio verso S;

4.      il versante meridionale, meno produttivo dal punto di vista della coltre di alterazione, risente dello scalzamento al piede operato dal corso d’acqua, effimero, sviluppando di conseguenza pendenze elevate (40°-50°) su cui si impostano facilmente i fenomeni rotazionali superficiali.

L’approfondimento di diversi aspetti del contesto climatico e geologico può condurre all’individuazione delle strategie di mitigazione più opportune ed ad un corretto dimensionamento delle opere di sistemazione dei versanti e del corso d’acqua. In particolare si ritiene necessario effettuare:

q       una correlazione tra pendenze e spessori della coltre di alterazione sulla base delle misurazioni effettuate nelle stazioni di misura (22) distribuite all’interno del bacino;

q       la caratterizzazione litotecnica della coltre di alterazione mirata ad una precisa compresione dei processi di imbibizione, liquefazione e flusso connessi ai fenomeni meteorici;

q       un’analisi idrologica mirata a definire i massimi apporti meteorici in corrispondenza degli eventi estremi e i relativi tempi di ritorno;

q       la correlazione tra apporti meteorici e deflussi torbidi all’interno dell’impluvio;

q       una modellazione idraulica finalizzata a definire le dinamiche alluvionali in corrispondenza degli eventi meteorici estremi.

Sulla base dei dati attuali, non potendo ipotizzare né un innalzamento delle soglie di rischio, dato l’inestimabile valore degli elementi esposti costituiti dall’insieme delle strutture e dei beni contenuti nell’area archeologica, né una riduzione della relativa vulnerabilità, raggiungibile esclusivamente con una impossibile delocalizzazione del sito, le strategie di mitigazione possono consistire esclusivamente in un insieme di interventi che tengano in massimo conto le caratteristiche paesaggistiche dell’area.

Dato il carattere prevalentemente superficiale dei fenomeni di erosione, possono essere ipotizzati interventi di ingegneria naturalistica adattati ad ambienti mediterranei lungo i versanti del bacino ed all’interno dell’impluvio. Tali interventi determinerebbero una sensibile riduzione dei fenomeni erosivi della coltre pedogenetica e lo sviluppo della copertura vegetazionale che, in modo concomitante, potrebbero ridurre gli apporti torbidi, sia in termini di portata che di percentuale di traspoto solido. Conseguentemente a tali interventi, il canale artificiale in calcestruzzo realizzato a monte della Villa del Casale con l’intento di deviare gli apporti in alveo diretti naturalmente proprio verso le strutture archeologiche,  potrebbe risultare maggiormente adeguato ed in grado di smaltire degli apporti ridotti rispetto agli eventi passati, che hanno evidenziato una complessiva inefficacia. Al fine di ridurre ulteriormente gli apporti diretti verso il canale artificiale può essere prevista anche una cassa di espansione e decantazione posta ancora più a monte che permetta di laminare una parte delle portate di massima.

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4.      Ricerca documentaria sugli eventi naturali

4.1.  Analisi delle fonti storico-documentarie: i dati archeologici

Se si tiene conto che la Villa del Casale è rimasta ufficialmente sepolta fino agli anni venti, si può ben capire come quasi tutte le fonti rintracciate siano state prodotte in epoca contemporanea.

Gran parte di queste fonti sono legate ai resoconti di scavi, clandestini e non, che nel corso dei secoli furono effettuati nella zona dove alcune opere murarie affioranti, testimoniavano la presenza nel sottosuolo degli ambienti della Villa.

La prima fonte letteraria che ricorda la presenza della Villa in quella zona, è del Chiarandà (Chiarandà G. P., 1654) che, in un suo saggio del ‘600, a proposito del Casale dei Saraceni riporta: Al piè di un altro monte, detto Mangone (nome arabico che significa fortezza) si scorgono ruine d’habitatione, di cui ne meno si sa il nome: da Piazzasi vie detta Casale dé Saracini, secondo nota il Verso. Con tutto ciò egli stima essere stata fabbricata da Cartaginesi, per le molte monete, che ivi si ritrovano alla giornata d’oro, d’argento, e d’altri metalli con lettere puniche. (Chiarandà G. P., 1654; p. 7).

Il passo menzionato del Chiarandà evidenzia come già nel seicento tutta l’area fosse sottoposta ad un continuo scavo abusivo e distruttivo: per le molte monete, che ivi si ritrovano alla giornata d’oro, d’argento, e d’altri metalli. Scavi che si presume siano proseguiti nel corso dei secoli successivi.

A tal proposito un’altra fonte non solo ci informa nuovamente dell’ennesimo scavo ma del grave rischio idrogeologico che grava sul sito archeologico.

In una lettera  del Regio Custode delle antichità del Val Demone e della Val di Noto, Saverio Landolina, datata 27 marzo 1804 troviamo (Agnello, 1965, p.71):

Eccellenza – Troppo tardi mi arriva la risposta di V. E. sotto li 15 del Cadente al segreto informo da me richiestole che avrei dovuto ricevere prima che l’alluvione avesse impedito di vedersi il danno fatto dal canonico Trigona nel Musaico, che ora credo di essere stato molto dannoso.

Il termine alluvione risulta ovviamente vago. Lo scavo fu particolarmente distruttivo sia perché condotto senza alcun criterio scientifico sia perché seguito da una disastrosa alluvione.

I saggi di escavazione condotti dall’ing. Pappalardo (Pappalardo L., 1881), sotto l’autorizzazione dello stesso Comune di Piazza Armerina, furono i primi a far conoscere ufficialmente i mosaici celati sotto il terreno benché colonne e altri frammenti marmorei, rinvenuti e riutilizzati nella stessa Piazza Armerina in chiese e palazzi, già testimoniassero da molto tempo la presenza in situ di una vasta area archeologica. La breve relazione che accompagnò l’evento, appena due fogli, fu pubblicata nella stessa Piazza Armerina. In essa non sono riportati né disegni né mappe dei punti di sondaggio.

I tre brani qui proposti servono a dare un’idea dello spesso strato sotto cui era sepolta la villa.

Visitata così nel suo aspetto esteriore quella importante contrada – i cui avanzi d’opere murarie ritengo dell’epoca araba – volli assaggiarne un po’ le interne sue viscere; e, stabiliti i siti ove conveniva procedere a qualche tentativo d’esplorazione, disposi il primo scavo nel podere del Sig. Crescimanno.

E la fortuna mi arrise; dapoichè, nel pomeriggio del giorno in cui lo scavo veniva incominciato, alle profondità di soli m. 2,10 dal piano del terreno naturale, tornò alla luce un magnifico pavimento di mosaico antico, formato di pietruzze cubiche di marmo a varii colori, costituenti diversi disegni.

Il terreno, a traverso lo scavo, presentavasi sabbionoso, dopo uno strato di terra vegetale di poca altezza, ed era frammisto -  oltre a qualche frammento di orcioletti in terra cotta, di struttura assai grezza -  ad una quantità assai considerevole di frantumi di tegole laterizie e di pietre di differente grossezza, massime verso il fondo; circostanza questa che aveva reso innocuo lo effetto dell’umidità del terreno vegetale sulla integrità del mosaico, i di cui colori trovai intatti e conservati….Lo scavo, che diede alla luce il pavimento suddetto, dista in linea retta per m. 250 dalla sponda sinistra del fiume Gela.

Un altro assaggio, oltre a quello i di cui risultamenti mi son fatto a descrivere, disposi venisse praticato nel fondo del sig. Crescimanno e segnatamente in aderenza a quel muro che forma piedritto ad un arco, come dissi, interrotto.

Lo feci eseguire della lunghezza di m. 3,00 per m. 1,50 di larghezza, ed all’altezza di m. 3,30 mi fu dato scovrire un pavimento di lastre in pietra calcare, detta comunemente balatino, di grana finissima, di colore bianco e di natura simile a quella di massi erratici che potei riscontrare entro l’alveo del vicino fiume: il Gela…

Un ultimo assaggio, fatto praticare, nel medesimo podere del sig. Crescimanno, a distanza di m. 23 più a valle del primo, ove si scoprì il pavimento a mosaico, rimise alla luce, a m. 1,80 di profondità, un pavimento di mattoni laterizii, cementati pure in malta….lo scavo qui eseguito fu lungo m. 2,80 e largo m. 1,50.

Quest’altro ed ultimo scavo, eseguito con le dimensioni di m. 3,90 in lunghezza e di m. 1,50 in larghezza, e alla distanza di m. 3,50 da un grosso rudere di antica muratura, fece scovrire, a soli m. 3,90 di profondità, un pavimento di genere ben diverso da quelli scoverti nei tre assaggi di sopra indicati. E’ di lastre di marmo di color bianco, bianco venato, roseo ed azzurro….ha la superficie di soli mq. (1,90 per 1,45).

Il 1929 rappresenta per la Villa del Casale una vera svolta in ambito archeologico. A partire da quell’anno infatti tutte le campagne di scavo saranno condotte in modo sistematico e su basi scientifiche.

Di particolare interesse, ai fini della nostra ricerca, sono i resoconti sugli scavi pubblicati da Gino Vinicio Gentili che effettuò gli scavi negli anni cinquanta.

Nel resoconto pubblicato nel 1950, a proposito della successione stratigrafica, troviamo (Gentili G. V.,1950;  p. 305):

      banco, di un metro di potenza, costituito di terra di deposito alluvionale;

      strato di terra con pietrame e cossi, oltre a frammenti di coppi;

      strato di cm. 40-50 soprastante la pavimentazione e risultante di un ammasso di ceneri e carboni frammisti a terra, con frammenti di grandi coppi e con molte di quelle ancorette fittili ad innesto usate nella costruzione di cupole. Non mancarono i reperti di pezzi di mosaico in tesserine di pasta vitrea, con tracce di bruciatura, e molti cubetti della stessa pasta…

Di grande interesse è pure un altro rinvenimento (Gentili G. V.,1950; p. 319): Stanza con pavimentazione geometrica…omissis … Anche qui, dopo il potente strato di terra sabbiosa, si ha un secondo strato con detriti di cotto: oggettini raccolti (a m. 2,20) sono un’asticciola di bronzo a sezione quadrangolare, lunga cm. 6,2, desinente ad un’estremità in allargamento appiattito, ed una monetina di bronzo (diametro cm. 1,6) di Renato d’Angiò, presentante nel D) + R DEI GRATIA Giglio entro cerchio di perline, e nel R) + REX SICILIE Croce patente con quattro Y alle estremità accantonata da quattro piccoli fiordalisi. A m. 4,60 di profondità, oltre ai soliti pezzi di coppi e pietrame si sono raccolti, di ferro, un piccozzino lungo cm. 23,5, un ferro da cavallo ed un anello a fascia alta cm. 3,8 e del diametro di cm. 3 Fino alla profondità di m. 6,50 continua la terra sabbiosa con detriti: al disotto si stende la fascia generosa, sulla quale si raccolsero tre monete di bronzo, l’una irriconoscibile; l’altra…(frazione di follaro arabo o normanno); e la terza grande bronzo bizantino (diametro cm. 3) del conio M, visibile nel R) ma con busto irriconoscibile del D): è però sicuramente compresa tra Anastasio e Giustiniano I.

Lo stato sovrastante al pavimento, che si incontrò a m. 7,50 dal piano di campagna ….

Infine, a conclusione del lavoro, il Gentili avanza una tesi sulla base degli oggetti rinvenuti e sull’esame stratigrafico (Gentili G.V.,1950; p. 335): Alle ceramiche si accompagna qualche esemplare di moneta. Dalle imperiali romane si passa ai pezzi bizantini, per lo più del conio del grandi M con riconio di Eraclio ed al solidus di Costanzo II, fino a giungere alle frazioni di follaro con iscrizioni cubiche, che sono vere e proprie monetine arabe o successive monetine normanne, di cui le più tarde raccolte scendono alla metà del secolo XII, a Ruggero II.

Deve essere questo appunto il tempo in cui avvenne la distruzione violenta dell’edificio romano e dell’abitato bizantino ed arabo che gli aveva fatto corona. Forse solo due secoli più tardi, al di sopra delle sepolte macerie, intorno alle dirute muraglie, tuttavia possenti ed ancora alte in elevato, si costituì quel villaggio rurale di misere casupole senza una solida fondazione …. Ma la vita del borgo non dovette essere eccessivamente lunga, perché una tremenda alluvione lo cancellò sotto una gran massa sabbiosa che seco trascinò dal soprastante monte. La piccola monetina raccolta sotto questo spesso strato alluvionale potente in genere oltre i due metri, della zecca dei secondi Angioini, databile al secondo quarto del secolo XV, fissando un preciso terminus ante quem non è  buon argomento indicativo ai fini della cronologia del cataclisma, che appunto nel corso di quel secolo, se malauguratamente troncò la vita dell’abitato seriore, venne però, provvidenzialmente per noi, a proteggere sotto la spessa coltre sabbiose le meravigliose opere d’arte musive … .

Il Gentili tornerà di nuovo sulla tesi del disastro idrogeologico in un successivo lavoro (Gentili G.V., 1956; p. 6): “Il palatium restò abitato, con gli ambienti pressoché intatti, come comprovano le modifiche ed i rifacimenti apportati nel corso degli anni con nuovi rivestimenti in lastre marmoree delle pareti e con restauri, attribuiti al VI-VII secolo, in tratti dei mosaici, fino all’età araba. Coincide con il loro avvento l’abbandono e la rovina iniziale dell’edificio. Ma intorno al Mille, con i Normanni, i ruderi stessi si rianimano, gli ambienti prendono vita; perché le antiche strutture servono alla costituzione del nucleo centrale di un nuovo abitato, ed in qualche caso si rimettono a nudo le antiche pavimentazioni mosaicate. Il nuovo intenso centro di vita, documentato da numerose monete e ceramiche invetriate, insediatosi nella vastità dell’imperiale palatium, ne continua il nome, chiamandosi Platia (Palatia), di cui dopo appena due secoli avviene la eversione ad opera di Guglielmo il Malo. La Platia si sposta allora, dando vita all’attuale Piazza Armerina, mentre nel sito del monumento romano, sorgerà qualche decennio più tardi ancora un villaggio rurale di misere casupole, destinato a soccombere sotto il gravame terroso di un alluvione che, per le mutate condizioni dell’ambiente privo ormai degli antichi boschi, scese per smottamento dalle soprastanti alture.

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4.2.  Gli eventi idrogeologi ci precedentemente studiati

Nell’ambito delle attività del Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche del CNR (CNR/GNDCI), nel 1993 veniva pubblicato il rapporto “Valutazione delle Piene in Sicilia” (Cannarozzo M., D’Asaro F., Ferro V., 1993). In questo lavoro viene affrontata la definizione di una procedura analitica per la valutazione dei fenomeni di piena, partendo dalle misure delle precipitazioni e delle portate. Al suo interno sono state raccolte le informazioni sugli eventi alluvionali di particolare gravità che hanno colpito la Sicilia dagli inizi del XX secolo al 1976. Lo spoglio di tali informazioni ha permesso di individuare due eventi alluvionali che hanno interessato, tra le altre, anche la zona di Piazza Armerina.

Evento alluvionale del 15.10.1951

“L’alluvione si abbatté sulla Sicilia orientale e fu tra le più gravi verificatesi nella regione sia per i valori elevati di precipitazione e di portata raggiunti sia per gli ingenti danni. L’evento meteorico, iniziato il giorno 15 ottobre, trovò i terreni notevolmente imbibiti d’acqua, a causa delle precipitazioni abbondanti verificatisi nel precedente mese di settembre e nella prima decade di ottobre, dando luogo così ad elevati deflussi superficiali.”

Segue una descrizione sommaria dei danni nelle province di Messina e Catania; successivamente si legge:

“Nelle province di Ragusa, Enna, Caltanissetta e Siracusa si ebbero ancora crolli di case e molte interruzioni stradali e ferroviarie. L’evento in parola ebbe la durata di tre giorni e fu registrato in tutta l’isola dove si ebbero precipitazioni complessivamente superiori ai 200 mm . Nella Sicilia orientale si raggiunsero punte di 500 mm , nell’Alcantara, nel Dittaino e vicino Enna, mentre sull’Etna si ebbero più di 1000 mm di pioggia a, nella zona di Lentini furono registrati 702 mm in un sol giorno. Dall’esame delle precipitazioni orarie si deduce che l’evento non fu contemporaneo né nel versante orientale né nei gruppi di stazioni ricadenti in uno stesso bacino.” Seguono le valutazioni sui dati idrometrici registrati in alcune stazioni idrometriche della Sicilia centro-orientale.”

Evento alluvionale del 31.12.1972

“Negli ultimi giorni del 1972 e nei primissimi del 1973 l’area del Mediterraneo centrale fu interessata da un campo di basse pressioni che provocò piogge intense di carattere eccezionale in tutta la Sicilia. Le zone maggiormente colpite furono i bacini del messinese anche se ingenti danni furono registrati pure in provincia di Enna e di Agrigento. Il bilancio in vite umane fu grave: ben 15 morti, in gran parte travolti nelle proprie abitazioni da frane e smottamenti. Le precipitazioni che causarono l’alluvione non furono particolarmente intense, ma durarono parecchi giorni saturando così il terreno ed elevando il coefficiente di deflusso; a ciò si deve la formazione delle piene che provocarono i danni suddetti. In molte stazioni del messinese si ebbero valori di precipitazione notevolissima per una durata di cinque giorni: ad Elicona si registrarono 640 mm , a S. Lucia del Mela 458 mm , a Nicosia 534 mm , a Francavilla di Sicilia 449,8 mm ed in molte altre stazioni si superarono abbondantemente i 300 mm di pioggia.”

Seguono i valori delle portate delle piene registrate in alcuni fiumi siciliani.

Ad integrazione delle notizie su eventi idrogeologici noti in letteratura, sono stati raccolti i dati memorizzati nella Banca Dati AVI, disponibile sul server web del CNR/GNDCI, relativamente al territorio comunale di Piazza Armerina: per quanto riguarda i fenomeni alluvionali non risulta censito nessun fenomeno, mentre sono state individuate 13 schede relative ad altrettante frane.

In particolare sono state sintetizzate le seguenti informazioni:

2/1/1973

Località: Piazza Armerina – A nord dell’abitato.

Cause innescanti: Filtrazione e saturazione – Precipitazioni.

Tipo di movimento: Crollo – Scorrimento.

Danni da gravi alla totale distruzione di edifici e della strada comunale.

Danni alle persone: 4 vittime e 1 ferito.

Quota del crinale: 721

Quota del fondovalle: 570

Inclinazione del versante: 65

Esposizione del versante: Nord

Evidenza: Buona

Cartografabile: No alla scala 1:25.000

Direzione: 350

Quota massima: 720

Quota minima: 570

Lunghezza: 120

Le caratteristiche litotecniche del substrato coinvolto nel movimento, sono, per le sabbie quarzose, quelle di rocce sciolte eterogenee, stratificate, con un'alterazione debole o assente, una fratturazione moderata e una giacitura indeterminata; per le quarzoareniti di rocce coerenti eterogenee, stratificate, con un'alterazione debole o assente, una moderata fratturazione e una giacitura indeterminata. La nicchia della frana ha un'evidenza buona; l'accumulo della frana, che ha un'evidenza buona, ha una larghezza massima di 300 metri , una lunghezza di 20 metri , una superficie di 0.6 Ha , e uno spessore mediamente inferiore a 5 metri . Caratteristiche della circolazione idrica nella nicchia: drenaggio superficiale areale libero, falda idrica e sorgenti assenti, permeabilità omogenea. Caratteristiche della circolazione idrica nell'accumulo: drenaggio superficiale areale libero, falda idrica e sorgenti assenti, permeabilità omogenea, granulometria B (blocchi, massi e ciottoli prevalenti), erosione al piede assente; conseguenze sui corsi d'acqua: ostruzione parziale dell'alveo.

Viene allegato alla scheda pubblicata sul sito web, lo stralcio di una carta topografica con la localizzazione di alcuni dissesti, presumibilmente collegati allo stesso periodo di precipitazioni meteoriche.

1980

Località: Piazza Armerina.

Frane e voragini si ripetono regolarmente nel tempo ed interessano varie zone dell’abitato. Lievi danni strada statale.

17/1/1985

Località: Piazza Armerina .

Cause innescanti: Filtrazione e saturazione – Precipitazioni.

Tipo di movimento: Scorrimento su roccia e terra.

Lievi danni ad edifici ed alla strada comunale.

Danni alle persone: 5 sfollati.

Quota del crinale: 730

Quota del fondovalle: 613

Inclinazione del versante: 24

Esposizione del versante: Ovest

Direzione: 270

Quota massima: 710

Quota minima: 613

Larghezza massima: 200

Lunghezza: 300

Area: 5.8

1986

Località: Piazza Armerina.

Lievi danni agli edifici ed alla strada provinciale.

12/10/1991

Località: Piazza Armerina

Gravi danni ad edifici, alla strada comunale ed all’acquedotto.

28/1/1992

Località: Piazza Armerina – Quartiere Monte.

Cause innescanti: Precipitazioni.

Danni alle persone: circa 25 sfollati.

Larghezza massima: 150

5/1995

Località: Contrada Serrafina.

Smottamento con cedimento di una parte della sede stradale

1996

Località: Piazza Armerina – Quartiere Monte

13/1/1996

Località: Piazza Armerina – Lungo la SS. 117 bis.

Strada invasa da fango e detriti.

Cause innescanti: Precipitazioni.

Marzo 1996

Località: Piazza Armerina – Quartiere Canali (zona Fradonello)

Cause innescanti: Precipitazioni.

Lievi danni agli edifici.

Danni alle persone: circa 10 sfollati.

Marzo 1996

Località: Piazza Armerina – Lungo la SS n. 288 presso il bivio di Bellia Aidone.

Persiste il pericolo di crollo massi. Strada chiusa al traffico.

Cause innescanti: Precipitazioni.

Tipo di movimento:Crollo su roccia.

Lievi danni alla strada statale.

27/3/1996

Località: Piazza Armerina – Lungo la SS. 117 bis all’altezza del Parco Ronza.

Rimossa la frana il 18/05/1996.

Cause innescanti: Precipitazioni.

Lievi danni alla strada statale.

9/12/1996

Località: Piazza Armerina – Lungo la SP n. 15 per Barrafranca.

Cause innescanti: Precipitazioni.

Lievi danni alla strada provinciale.

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4.3.  Le cronache della stampa quotidiana

Partendo dai fenomeni precedentemente elencati, è stato eseguito lo spoglio di alcune testate giornalistiche siciliane, alla ricerca di notizie che potessero meglio descrivere la dimensione e l’impatto dei singoli eventi, con particolare attenzione ai danni eventualmente sofferti dal sito archeologico della villa romana.

1951

L’Ora del Popolo, 20.X.1951 p. 6

I danni del nubifragio. Piazza Armerina ha subito l’interruzione dell’acquedotto per cui la città è rimasta senz’acqua.

La Sicilia , 19.X.1951 p. 2

A Piazza Armerina gravi danni ha riportato l’acquedotto. Nel capoluogo (cioè ad Enna) sono stati riscontrati danni notevoli ai quartieri bassi della città. Si registrano frane in una decina di strade dei quartieri Fundrisi e Valverde. Sono crollati una quindicina di tetti. Numerose abitazioni sono state sgomberate per pericolo di crolli e di frane. Si sono verificati ingorghi nelle fognature cittadine. Le spese per urgenti interventi alle case danneggiate ammontano, secondo le prime notizie, a 46 milioni e mezzo.

Giornale di Sicilia, 20.X.1951 p. 6

…molto gravi, invece, sono stati a Piazza Armerina i danni provocati agli impianti idrici (oltre 110 milioni) e alle colture dei noccioleti. Per conseguenza il rifornimento idrico in città è molto limitato specialmente nei quartieri più alti. I danni alla proprietà privata si fanno ascendere a 200 milioni.

1973

Giornale di Sicilia, 4.I.1973 p. 1 e 12

All’indomani di una notte insonne, passata a scavare nel fango, per liberare le case dall’incombente pericolo di uno smottamento, una famiglia di Piazza Armerina,….è stata distrutta dal crollo della propria abitazione ubicata in via Villarosa, Borgo S. Giorgio, investita da una frana provocata dalla pioggia ininterrotta degli ultimi giorni. La sciagura di Piazza Armerina lascia col fiato mozzo. Venti ore prima della tragedia a causa di una situazione di pericolo determinata dal nubifragio in varie zone della città, sei ordinanze di sgombero sono state firmate dal capo dell’amministrazione, ma  interessano tre famiglie di via Stradonello, due famiglie di via Sottosanti, due di vico Cerami, tutte arterie ubicate in zone non interessate allo smottamento ed al terrificante crollo della notte seguente. Le case di S. Giorgio, laddove è stata costruita quella del barbiere…., la più nuova e la più bella della borgata – affermano al Comune – non corrono alcun pericolo. Così vanno tutti a dormire tranquilli…Nella prima mattinata, alle cinque e trenta circa, un boato e il crollo della casa sulla via Villarosa, una palazzina decorosa di due piani costruita a valle di un dirupo alto almeno una settantina di metri …. A qualche ora dalla tragedia, nella tarda mattinata, le ordinanze di sgombero firmate dal vicesindaco La Porta , diventano 63 ed interessano le famiglie delle zone S. Giorgio a monte della via Bonifacio, piazza Sottosanti, quartiere Stradonello. Duecentosette persone, complessivamente, ricevono così l’ordine di lasciare la propria casa … Dopo la sciagura, una larga fetta della città è diventata infatti, zona in incombente pericolo.

12 ottobre 1991

Giornale di Sicilia, 14 ottobre 1991 p. 5

La Villa romana di Piazza Armerina danneggiata dal fango e dai detriti.

Piazza Armerina. Il nubifragio ha provocato danni, ma per fortuna limitati, alla zona archeologica della villa Romana del Casale, famosa per i suoi splendidi mosaici del III - IV sec. d. C.. Questo il parere dei tecnici giunti ieri sul posto per un primo sopralluogo. Il fango e i detriti sono venuti giù dal Monte Mangone nella tarda serata di sabato (12.10.1991) e hanno ricoperto gli scavi recenti all’esterno della villa, cioè la parte rustica, e invaso l’interno con uno strato di sabbia, dai due ai sette centimetri di spessore, che ha ricoperto anche i pavimenti musivi. “La villa ha retto bene all’urto” assicura Enza Cilia, responsabile del settore archeologico della sovrintendenza di Enna “ non ci sono danni, lo escludo, solo un piccolo tratto del peristilio è stato interessato; lì sono saltate una quarantina di tessere del pavimento, poco meno di un fazzoletto. Domani (15.10.1991) avranno inizio i lavori di pulitura e in otto giorni ritengo che la villa possa tornare come prima”.

Sempre oggi sono attesi a Piazza i tecnici del Centro regionale di restauro per una disanima complessiva del danno. I vialetti esterni che portano alla Villa Romana sono stati invasi dai detriti e dovranno essere ripristinati. Ieri mattina, naturalmente, la villa è stata chiusa ai visitatori, giunti numerosi durante il maltempo. Anche il sindaco di Piazza Armerina, Carmelo Scibone, si è recato alla villa per rendersi conto della gravità dei danni. Sempre a Piazza Armerina il sindaco, a causa del maltempo, ha dichiarato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per consentire la pulizia dei locali invasi dalle acque. (Calogero Pace)

Giornale di Sicilia, 15 ottobre 1991 p. 1

…Il centro abitato [di Barrafranca] – e lo stesso è accaduto a Piazza Armerina – è sconvolto: strade divelte, voragini, tubazioni saltate, automobili travolte, crolli e frane… Anche la Villa romana di Piazza Armerina, con i suoi splendidi mosaici del III sec. d. C., è stata investita dall’alluvione. Uno strato di fanghiglia, spesso alcuni centimetri ricopre una metà della storica residenza patrizia, ma per fortuna non si è trattato di un’altra Pompei. [pag. 4] …Si sono riunite pure le giunte comunali di Piazza Armerina, Pietraperzia e Barrafranca che hanno deciso di chiedere lo stato di calamità naturale.

4 maggio 1995

La Sicilia , 5 maggio 1995 p. 24

PIAZZA ARMERINA – Una squadra di vigili del fuoco è intervenuta ieri in contrada Serrafina, in territorio di Piazza Armerina, per il cedimento di una parte della sede stradale, cedimento causato dal  maltempo dei giorni scorsi. I vigili del fuoco hanno provveduto a transennare la zona della frana, …

13 gennaio 1996

La Sicilia , 16 gennaio 1996 p. 19

PIAZZA ARMERINA – Completamente allagata la carreggiata della strada statale 117 bis.

Puntualmente, ad ogni precipitazione temporalesca di rilievo, il manto stradale dell’importante arteria stradale viene letteralmente invaso da fango e detriti. E’ una situazione certamente insostenibile, che crea numerosi disagi e pericoli per gli automobilisti e quanti altri transitano nell’arteria. Cumuli di materiale franato a valle dei terrapieni che sorgono ai margini della strada sono ben visibili. Il manto stradale viene letteralmente sommerso dalle acque piovane e, in periodi come quello che stiamo attraversando, con le avverse condizioni meteorologiche, la situazione peggiora vistosamente. …

Più volte è stata segnalata l’esigenza di approntare adeguate strutture di contenimento. Così come è stata da più parti avvertita l’esigenza di procedere al ripristino e recupero della vicina chiesa di San Giacomo. Un prezioso edificio medievale, quello di cui stiamo parlando, che sorge lungo la statale 117 bis attualmente utilizzata come magazzino comunale. …

Recentemente, la statale è stata fatta oggetto di interventi di adeguamento. Interventi tuttavia bruscamente interrotti, che hanno lasciato la carreggiata priva delle più elementari protezioni.

Mancano i canali di defluizione delle acque e la segnaletica stradale orizzontale. …

marzo 1996

La Sicilia , 13 marzo 1996 p. 16

Maltempo: ieri una tregua che speriamo tenga. In prefettura comunque, vige sempre lo stato di allarme per le molte frane che hanno ostruito le strade statali, provinciali e comunali. … Per quanto riguarda le strade statali gli aidonesi non possono transitare sulla strada statale 288 per il bivio di Bellia. La frana è stata eliminata, però rimane il pericolo di crollo di alcuni macigni dalla parete rocciosa. …

La Sicilia , 16 marzo 1996 p. 21

PIAZZA ARMERINA – Ieri il sindaco Sottosanti ha firmato una ordinanza di sgombero per tre nuclei familiari che abitano nella zona interessata dalla frana che si è verificata nella zona Fradonello, nell’antico quartiere dei Canali. …

Ma andiamo alla cronaca di una giornata molto movimentata. Alle 8,30 di ieri, il primo sopralluogo è stato effettuato … per rendersi conto dell’entità del movimento franoso in atto. Nel frattempo si apriva in Comune la riunione del comitato comunale della protezione civile, … riteneva opportuno verificare di presenza la gravità del movimento franoso che interessa un’area già nota alla cronaca per fenomeni simili. Aveva quindi luogo il secondo sopralluogo … Alla fine dell’attenta visione e perlustrazione della zona il comitato ha elaborato un documento che sottolinea la gravità dell’episodio, specialmente nella parte in cui recita testualmente che «constatiamo che nel vico Scalo si è manifestata una frana di piccole dimensioni che interessa però un fenomeno generale che investe l’intero quartiere. Difatti un’ispezione più particolareggiata della zona ha fatto rilevare come lo stato di precarietà statica è evidente». …

La Sicilia , 17 marzo 1996 p. 21

PIAZZA ARMERINA – Dopo l’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco Sottosanti, continuano i sopralluoghi in contrada Stradonello dove è in atto un movimento franoso verificatosi a seguito delle abbondanti piogge cadute in questi giorni. … C’è in atto un movimento franoso che potrebbe interessare tutto il quartiere, non c’è da allarmarsi più di tanto, ma è chiaro che l’intenzione dei tecnici è quella di seguire con attenzione l’evolversi della frana, anche perché le piogge continuano a cadere incessantemente complicando l’esecuzione dei lavori che l’ufficio tecnico ha disposto.

… Ieri pomeriggio si è proceduto da parte del pronto intervento comunale al transennamento della stradina di Vico Scalo e del cortile di Vico Balzo zone in prossimità della frana, in seguito, fanno sapere i tecnici del Comune, si faranno quegli interventi volti a ristabilire una situazione di relativa normalità … .

Ci riferiamo alla nuova regimentazione delle acque, eliminazione dei fabbricati che si trovano sulle pendici, e la ricostruzione del muro crollato a seguito della frana. …

La Sicilia , 17 marzo 1996 p. 21

REGALBUTO - … Oltre all’allarme dighe c’è purtroppo quello della viabilità con diverse frane e smottamenti. Purtroppo è stata chiusa la strada statale 288 dal bivio Bellia ad Aidone perché negli ultimi giorni la situazione si è ulteriormente aggravata. …

La Sicilia , 20 marzo 1996 p. 17

… Intanto ieri si era sparsa la notizia che l’ANAS aveva stanziato 100 milioni per la statale 288. Il responsabile dell’ANAS in provincia di Enna, Giuseppe Villani, aveva detto che al momento non gli risulta che sia stata stanziata la somma. «La verità perché la 288 rimane chiusa, è da ricercare nel fatto – dice Villani – che ancora attendiamo il nullaosta da parte dell’Ispettorato forestale, perché ci sono da fare crollare alcuni massi soprastanti la strada, dove c’è una zona tutta rimboschita e non possiamo intervenire per fare crollare i massi pericolanti fino a quando l’Ispettorato forastale, interessato, non ci farà conoscere il suo pensiero. …». …

La Sicilia , 24 marzo 1996 p. 22

Da quattro giorni in tutto l’Ennese splende il sole. La primavera è arrivata e i quattro mesi di persistente pioggia sono ormai un triste ricordo. Mai nel passato era piovuta tanta acqua. Si calcola che complessivamente sono caduti, da novembre fino al 19 marzo scorso, circa 1.100 mm di pioggia. …

Ovunque è stata ripristinata la transitabilità ad eccezione della statale 288. La statale 288 continua a rimanere chiusa al traffico perché c’è un «conflitto» tra «Forestale» e ANAS. Infatti l’azienda nazionale, per ripristinare il transito, deve necessariamente fare cadere alcuni grossi macigni, e contemporaneamente deve far cadere alberi che appartengono al demanio forestale. Ancora l’accordo su come eliminare la frana e salvaguardare gli alberi non è stato raggiunto. …

La Sicilia , 28 marzo 1996 p. 23

PIAZZA ARMERINA – L’ondata di maltempo che ha colpito con particolare violenza l’intera provincia ennese, continua a provocare danni. Una frana ostruisce la statale 117 bis all’altezza del parco Ronza. Una pesante massa di fango e detriti è franata sull’arteria statale rallentando pericolosamente il traffico automobilistico. …

Come se non bastasse, la frana che si è formata all’altezza del parco Ronza, dà luogo ad un pericoloso restringimento della carreggiata proprio a ridosso di un’ampia curva e di un dosso. …

Lo stesso problema si registra a poche centinaia di metri, a ridosso dello svincolo Grottacalda e all’ingresso della città dei mosaici, poco lontano dalla chiesa di S. Giacomo. La stessa statale 288 che collega Piazza Armerina con Aidone, è rimasta interrotta per quasi due settimane, isolando di fatto Aidone e i numerosi comuni limitrofi. …

La Sicilia , 21 aprile 1996 p. 21

PIAZZA ARMERINA – Sono cominciati i lavori di rimozione della frana che ostruiva la statale 117 bis all’altezza del parco Ronza. Dopo ripetuti appelli e segnalazioni, finalmente è stato disposto lo sgombro dei detriti portati a valle dalle recenti e abbondanti precipitazioni. Un ostacolo di fango che sbarrava pericolosamente il transito automobilistico della frequentatissima strada. …

In settimana il pericoloso cumulo di detriti aveva invaso parte della carreggiata. Una difficoltà resa più pericolosa dalla prossimità di una curva e di un dosso oltre che dal frequentatissimo svincolo del parco suburbano Ronza. …

Gli smottamenti in questa stagione hanno causato gravi intralci al traffico. Per settimane Aidone è rimasta quasi isolata a causa di un’interruzione della statale 288. …

La Sicilia , 19 maggio 1996 p. 24

PIAZZA ARMERINA – E’ stata definitivamente rimossa la frana che ostruiva la strada statale 117 bis all’altezza del parco Ronza. Dopo ripetuti appelli, finalmente, è stata dunque disposta la completa rimozione della sabbia e dei detriti che ostruivano parte della carreggiata della frequentatissima arteria stradale. Lo smottamento era stato causato dalle recenti abbondanti precipitazioni. …

Prima della disposizione di rimozione della frana erano stati approntati i necessari provvedimenti di consolidamento delle pendici soprastanti. …

Da ieri sono all’opera squadre di operai e bulldozer che stanno provvedendo al trasporto dei detriti e alla ripulitura della carreggiata. Operazioni che si concluderanno domani. …

La Sicilia , 22 maggio 1996 p. 22

PIAZZA ARMERINA – Ripristinata la viabilità della strada statale 117 bis. … Puntualmente, i detriti trascinati a valle a causa della mancata dislocazione di opportune opere di contenimento, finivano con invadere pericolosamente la carreggiata. Un problema che è stato più volte rimarcato. …

Qualche tempo fa fu disposto l’ampliamento della carreggiata. Modifica che trasformò il precedente impianto progettuale della strada costruita a «schiena d’asino». Un iniziale provvedimento costruttivo che era stato adottato proprio per consentire il normale deflusso delle acque piovane. L’attuale assetto, invece, ha consegnato alla collettività un nuovo impianto stradale. Struttura che risulta purtroppo gravemente deficitaria. … Così come non sono stati preventivati i regolari canali di deflusso e regimentazione delle acque. Il risultato a ogni stagione invernale è quello di trovarsi di fronte a una corsia stradale invasa pericolosamente dalle acque e dai detriti. …

9 dicembre 1996

La Sicilia , 10 dicembre 1996 p. 25

In tutto l’Ennese è piovuto per tutta la giornata di ieri … In territorio di Piazza Armerina la pioggia ha provocato uno smottamento sulla strada provinciale n. 15 Piazza Armerina – Barrafranca. Anche qui sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno disposto la chiusura dell’arteria. …

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4.4.  Cronologia degli eventi naturali estremi

Dall’analisi delle informazioni raccolte è stato possibile identificare una serie di eventi naturali riconducibili a tre diverse tipologie: terremoti, fenomeni meteorologici e frane.

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4.5.  Terremoti

306-310

Benché citato da alcuni autori, i quali peraltro identificano questo evento sulla base di evidenze archeologiche e conseguenti deduzioni speculative, questo evento non viene in nessun modo citato nella letteratura prettamente sismologica (Guidoboni et al., 1994; Boschi et al., 1995).

Una delle fonti raccolte (Di Vita A., 1972-73, pag. XXX), riporta: “almeno la Tripolitania e la Tunisia … fra il 306 ed il 310 furono squassate da un sisma di grande potenza. Ora, a mio avviso, questo sisma distrusse anche la grande villa rustica di Piazza Armerina, quella sui cui resti fu edificata la villa a mosaici.”

Giugno 361-363

Le analisi storico-sismologiche (Guidoboni et al., 1994; Boschi et al., 1995) smentiscono l’ipotesi degli archeologi di correlare la distruzione e l’abbandono della villa in età tardo imperiale romana, con il grande terremoto localizzato a Creta del 21/7/365.

In Boschi et al. (1995) si legge: “La testimonianza è un’allusione del retrore greco Libanio, contenuta nell’”Epitaffio” per la morte dell’imperatore Giuliano. Libanio, contemporaneo all’evento, risiedeva ad Antiochia, dove udì la notizia relativa alla distruzione di varie città in Sicilia. … Libanio compose l’”Epitaffio” per Giuliano nei primi mesi del 365; pertanto il terremoto della Sicilia deve essere considerato un evento sismico distinto dal grande terremoto del 21 luglio 365, localizzato a Creta. L’evento sarebbe databile tra il 361, quando Giuliano divenne imperatore, e il 26 giugno 363, giorno della sua morte (…) Alcune testimonianze archeologiche riguardanti i restauri della grande villa tardoantica di Piazza Armerina, nella Sicilia centrale, potrebbero riferirsi a questo evento sismico; (…)”.

4/2/1169

Terremoto con epicentro nell’area catanese-Sicilia orientale, con intensità epicentrale del X grado MCS, e risentito in Piazza Armerina con un’intensità del VII-VIII MCS.

In Boschi et al., (1995), relativamente a Piazza Armerina, viene riportato:

“Ricordata da alcune fonti medievali autorevoli come limite dell’area, compresa fra Catania e questo sito stesso, entro cui ci furono le distruzioni che coinvolsero 11 centri fortificati. La fonte non precisa se il sito di “Plassa” fosse comperso o escluso in quest’area. Si può tuttavia ragionevolmente ritenere che questa precisazione geografica intendesse indicare, nella mentalità medievale, un limite dei danni.”

Inoltre, in Nigrelli I. (1983) si legge “… Raffaello Delogu (Affreschi medioevali in Sicilia. Mostra degli affreschi restaurati del Gran Priorato do S. Andrea di Piazza Armerina. VII Settimana Nazionale dei Musei, 31 marzo – 7 aprile 1963, Palermo, 1963) … da questo ha ricavato la conferma dell’ipotesi che la chiesa possa essere stata ricostruita sulla pianta d’origine in seguito al grande sisma del 1169” .

11/1/1693 (INGV, s.d.)

Area epicentrale = Sicilia orientale - Intensità epicentrale = XI MCS

Intensità locale a Piazza Armerina = VIII MCS

20/2/1818 (INGV, s.d.)

Area epicentrale = Catanese - Intensità epicentrale = XI-X MCS

Intensità locale a Piazza Armerina = VI MCS

1/3/1818 (INGV, s.d.)

Area epicentrale = Monti Iblei - Intensità epicentrale = VII-VIII MCS

Intensità locale a Piazza Armerina = V MCS

5/2/1823 (INGV, s.d.)

Area epicentrale = Sicilia settentrionale - Intensità epicentrale = VIII MCS

Intensità locale a Piazza Armerina = III-IV MCS

16/11/1894 (INGV, s.d.)

Area epicentrale = Calabria meridionale - Intensità epicentrale = XI MCS

Intensità locale a Piazza Armerina = II-III MCS

15/4/1978 (INGV, s.d.)

Area epicentrale = Golgo di Patti - Intensità epicentrale = VIII MCS

Intensità locale a Piazza Armerina = III MCS

13/12/1990 (INGV, s.d.)

Area epicentrale = Sicilia sud-orientale - Intensità epicentrale = VII MCS

Intensità locale a Piazza Armerina = V-VI MCS

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4.6.  Fenomeni meteoclimatici

L’unica fonte  storica che cita esplicitamente questa categoria di eventi è Chiarandà G.P. (1654), laddove descrive una serie di funzioni religiose che hanno avuto luogo in Piazza Armerina a seguito dei periodi di siccità avvenuti negli anni 1512, 1520,1555, 1557 e dal luglio al 21 novembre 1621. Lo stesso autore riporta la notizia di un periodo di piogge abbondanti avvenuto nel 1545, senza tuttavia aggiungere indicazioni su instabilità idrogeologiche ad esso collegate.

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4.7.  Fenomeni di instabilità morfologica

Vengono di seguito elencati i principali eventi franosi, raggruppati cronologicamente, in modo da poter successivamente confrontare questi dati con i valori delle precipitazioni registrate nell’area in studio. Ad ogni periodo possono riferirsi una o più frane avvenute nel territorio di Piazza Armerina.

Tra il XV e il XVII secolo.

Per quello che riguarda il seppellimento della villa da parte di una coltre alluvionale della potenza variabile da 2 a 8 metri , le fonti analizzate non consentono di individuare uno specifico evento. Dagli scavi risulta che il definitivo abbandono dell’area è avvenuto in un periodo che varia tra il secondo quarto del XV secolo ed il XVII secolo, a seconda dei reperti archeologici rinvenuti alla base del deposito di copertura, definito “sterile “ rispetto a frammenti di manufatti.: queste informazioni sono compatibili con l’ipotesi di una tendenza dell’area ad essere soggetta a più fenomeni successivi di scivolamento superficiale o colate di detrito a seguito di precipitazioni meteoriche intense. Anche le caratteristiche geologiche e morfologiche del sito archeologico, posto a mezza costa, quasi al contatto tra il substrato costituito da arenarie, sabbie e argille sabbiose del Pliocene superiore ed il detrito di falda del versante sud-occidentale del Monte Mangone, concordano con una dinamica del versante di questo tipo.

Le fonti storiche raccolte riferiscono:

“… Ma la vita del borgo non dovette essere eccessivamente lunga, perché una forte alluvione lo cancellò sotto la gran massa sabbiosa, che seco trascinò dal sovrastante monte. La piccola monetina raccolta sotto questo spesso strato alluvionale, potente dai due agli otto metri, della zecca dei secondi Angioini, databile al secondo quarto del secolo XV, può essere un argomento, ma incerto, per la cronologia del disastro …” (Gentili G.V, 1951).

 “… Infine, una ultima fase «post-medievale» con notevole sopraelevazione del piano di calpestio (alluvionale?), datata, in base alla ceramica, al XVII secolo ...” (De Miro E.,1983).

Tra il 10/2/1804 e il 15/3/1804

In Agnello S. L. (1965), l’autore ricostruisce il carteggio intercorso tra il Cav. Lanolina, Regio Custode delle antichità del Val Demone e Val di Noto, e le autorità di Piazza Armerina al fine di indagare sui danni provocati da scavi abusivamente eseguiti in località Casale. In particolare, una delle lettere pubblicate riporta: “… Troppo tardi mi arriva la risposta di V.E. sotto il 15 del Cadente al segreto informo da me richiestole che avrei dovuto ricevere prima che l’alluvione avesse impedito di vedersi il danno fatto dal Canonico Trigona nel Musaico, che ora credo di essere stato molto dannoso. … Siracusa, 27 Marzo 1804.” .

Come si può notare, in questo stralcio si accenna ad una “alluvione” che avrebbe impedito la valutazione dello stato dei mosaici. Si ritiene che il termine “alluvione “ sia stato impiegato nella sua eccezione più generica (movimenti di terra a seguito di eventi meteorici intensi) mentre dal punto di vista geologico questo evento dovrebbe rientrare nella categoria delle frane da scivolamento o delle colate.

15/10/1951

I fenomeni idrogeologici avvenuti a seguito delle precipitazioni cadute nella Sicilia centro-orientale alla metà dell’ottobre 1951, sono descritte come tra i più gravi verificatisi nella regione “sia per i valori elevati di precipitazione e di portata raggiunti sia per gli ingenti danni” (Cannarozzo M. et al.,1993).

Per Piazza Armerina, i giornali riportano danni molto gravi sofferti dall’acquedotto cittadino e dalle colture di noccioleti. (L’Ora del Popolo, La Sicilia , Giornale di Sicilia).

La mancata descrizione di specifici movimenti franosi nel territorio di Piazza Armerina, può essere dovuta all’innesco di una franosità diffusa sul territorio, con movimenti abbastanza superficiali.

02/01/1973

Come indicato in Cannarozzo M. et al. (1993) “Negli ultimi giorni del 1972 e nei primissimi del 1973 l’area del Mediterraneo centrale fu interessata da un campo di basse pressioni che provocò piogge intense di carattere eccezionale in tutta la Sicilia ”.Ingenti danni e morti sono segnalati per i bacini idrologici del messinese e nelle province di Enna e di Agrigento. Le precipitazioni associate a questi eventi non furono particolarmente intense, ma si protrassero per parecchi giorni determinando la saturazione dei litotipi affioranti.

 

Fig. 6: Distribuzione dei fenomeni del dicembre 1972 – gennaio 1973.

La successione degli eventi avvenuti in Piazza Armerina viene descritta dalla stampa quotidiana: dopo alcuni giorni di pioggia ininterrotte, l’amministrazione comunale aveva firmato sei ordinanze di sgombero per una serie di smottamenti che avevano interessato la zona di Borgo San Giorgio. Ma alle ore 5 e 30 circa del 2 gennaio una palazzina di due piani costruita a valle di un dirupo alto una settantina di metri, veniva investita e distrutta da una frana, con la conseguente morte di 4 persone. La sciagura avveniva in via Villarosa, in un’area non interessata dagli sgomberi precedentemente imposti dall’amministrazione comunale. (Giornale di Sicilia).

Il fenomeno viene descritto (CNR/GNDCI, s.d.) come un fenomeno complesso, dato da un crollo evolvente a scorrimento superficiale, provocato dalle persistenti precipitazioni che hanno prodotto una filtrazione che ha saturato gli affioramenti.

I termini geologici coinvolti sono costituiti da sabbie quarzose sciolte e stratificate, alternate a quarzoareniti coerenti, eterogenee e stratificate, con una moderata fratturazione. Il versante interessato dal movimento, posto a nord dell’abitato, risulta esposto a nord con una inclinazione di 65°. La direzione del movimento è a 350°. La distribuzione dei principali movimenti superficiali connessi a questo periodo di precipitazioni meteoriche è stata sintetizzata nello stralcio di tavoletta topografica riportato in fig.6.

1980

L’unica fonte che indica eventi avvenuti nell’anno 1980 è la Banca Dati AVI (CNR/GNDCI, s.d.), nella quale è inserita una scheda che descrive genericamente una franosità costituita da singoli eventi di modeste dimensioni ma diffusi arealmente i quali, pur ripetendosi nell’arco di tutto l’anno, hanno generato modesti danni alla viabilità. La consultazione della stampa quotidiana locale non ha permesso di identificare singoli eventi franosi.

17/01/1985

In questa data un movimento superficiale ha interessato il bordo orientale del centro storico di Piazza Armerina, in un punto non meglio precisato del versante esposto ad ovest, da quota 710 m . s.l.m. e con una pendenza di 24°. Il movimento è proceduto in direzione 270°, per una lunghezza  massima di 300 m , una larghezza massima di 200 m ed un’area di 5.8 kmq. (CNR/GNDCI, s.d.). Il fenomeno viene definito come scorrimento su roccia e terra innescato da filtrazione e saturazione a seguito delle precipitazioni. La stampa quotidiana consultata non ha fornito ulteriori indicazioni.

1986

In quest’anno vengono indicati movimenti franosi avvenuti nell’area di Piazza Armerina con lievi danni ad edifici ed alla strada provinciale (CNR/GNDCI, s.d.). Nulla è emerso dallo spoglio della stampa quotidiana dell’epoca. Non si hanno indicazioni sul tipo di movimento.

12/10/1991

Benché la Banca Dati AVI (CNR/GNDCI, s.d.) rechi scarne informazioni relative a questo periodo, con la segnalazione di gravi danni ad edifici, alla strada comunale ed all’acquedotto, la stampa quotidiana dell’epoca consente di inquadrare meglio i fenomeni, soprattutto con la descrizione di danni subiti dal sito archeologico della villa romana del Casale.

Il Giornale di Sicilia del 14 ottobre 1991 riporta: “… Il fango e i detriti sono venuti giù dal Monte Mangone nella tarda serata di sabato (12.10.1991) e hanno ricoperto gli scavi recenti all’esterno della villa, cioè la parte rustica, e invaso l’interno con uno strato di sabbia, dai due ai sette centimetri di spessore, che ha ricoperto anche i pavimenti musivi. «La villa ha retto bene all’urto» assicura  Enza Cilia,  responsabile del settore archeologico  della  sovrintendenza di Enna « non ci sono danni, lo escludo, solo un piccolo tratto del peristilio è stato interessato; lì sono saltate una quarantina di tessere del pavimento, poco meno di un fazzoletto ...»”.

Lo stesso quotidiano, in data 15 ottobre 1991, testimonia che in Piazza Armerina si sono avute “strade divelte, voragini, tubazioni saltate, automobili travolte, crolli e frane …”, mentre nella villa romana, “… Uno strato di fanghiglia, spesso alcuni centimetri, ricopre una metà della storica residenza patrizia ..”.

Inoltre, nel Bollettino informativo dall’Associazione Internazionale di Archeologia Classica del 1995, si legge:  “… di quella parte dalla villa che era stata chiusa al pubblico a seguito dell’alluvione del 12 ottobre 1991 che provocò nell’ennese la morte di sette persone, lo straripamento di corsi d’acqua e lo spargimento di fango e detriti, in parte, anche nella celebre villa.”

Da quanto riportato si può desumere che anche in questo caso, a seguito di abbondanti apporti meteorici, si e instaurata una franosità superficiale e diffusa, con prevalenti caratteristiche si scorrimento.

28/01/1992

In questa data viene segnalato un movimento franoso avvenuto nel quartiere Monte, innescato dalle precipitazioni e avente una larghezza massima di 150 m . Il movimento ha provocato danni tali da richiedere lo sfollamento di circa 25 persone (CNR/GNDCI, s.d.). Nessun’altra informazione è stata reperita sulla stampa quotidiana dell’epoca. Non si hanno notizie sul tipo di movimento.

04/05/1995

In Contrada Serrafina, a circa 2 km a sud del centro storico di Piazza Armerina sul versante orientale del Monte Saldano, segnalato uno smottamento con cedimento di parte della strada statale (CNR/GNDCI, s.d.; La Sicilia , 05/05/1995).

1996

Tutto il 1996 appare costellato da movimenti superficiali diffusi sul territorio comunale di Piazza Armerina. Nella Zona Monte, in particolare, una scheda della Banca Dati AVI (CNR/GNDCI, s.d.) identifica una frana, senza peraltro specificare una data più precisa ne’ il tipo di movimento. Nella stampa quotidiana non è stato trovato alcun riferimento a dissesti avvenuti quest’anno nella “Zona Monte” di Piazza Armerina.

13/01/1996

Lungo la ss. n. 117 bis, la strada viene invasa da fango e detriti mobilizzati a seguito delle precipitazioni (CNR/GNDCI, s.d.). Da parte sua, il quotidiano La Sicilia del 16 gennaio 1996 annota: “Completamente allagata la carreggiata della strada statale 117 bis. Puntualmente, ad ogni precipitazione temporalesca di rilievo, il manto stradale dell’importante arteria stradale viene letteralmente invaso da fango e detriti. … Recentemente, la statale è stata fatta oggetto di interventi di adeguamento. Interventi tuttavia bruscamente interrotti, che hanno lasciato la carreggiata priva delle più elementari protezioni. Mancano i canali di defluizione delle acque e la segnaletica stradale orizzontale. …”

Le precipitazioni avrebbero quindi innescato un limitato scorrimento superficiale, favorito da lavori di ristrutturazione della sede stradale da poco tempo eseguiti.

Marzo 1996

Il marzo 1996 viene indicato dalle fonti raccolte (Banca Dati AVI, CNR/GNDCI, s.d.; quotidiano La Sicilia ), come il periodo dell’anno più intensamente colpito da precipitazioni e, conseguentemente, da una serie di movimenti superficiali. Le informazioni disponibili, pur consentendo l’individuazione di due eventi franosi avvenuti in questo periodo, non sono risultate sufficienti per una esatta valutazione delle relative date d’innesco.

Il primo evento è avvenuto nella prima decade del mese, sicuramente prima del 12 marzo, lungo la strada statale 288 tra il bivio Bellia ed Aidone. Benché alla data del 13 marzo la frana risulti rimossa, la s.s. 288 rimarrà chiusa al traffico altre due settimane per il pericolo di caduta massi sulla carreggiata. Questa frana è stata classificata come un fenomeno di crollo su roccia.

Il secondo evento per il quale non è stato possibile stabilire con precisione la data di innesco e quello che ha interessato l’abitato di Piazza Armerina, Zona Stradonello, nell’antico quartiere dei Canali. E’ da notare che per un refuso del giornale La Sicilia in data 16 marzo 1996, nella Banca Dati AVI (CNR/GNDCI, s.d.) viene indicata come colpita la località: Piazza Armerina – Quartiere Canali (zona Fradonello). L’evento pare avvenuto poco prima del 15 marzo, data in cui il Sindaco di Piazza Armerina ordina lo sgombero di 3 nuclei familiari.

Le notizie pubblicate sul giornale La Sicilia il 16 marzo 1996 indicano che la zona colpita non è nuova a fenomeni di instabilità e che il movimento si protrae da più giorni; inoltre il Comitato comunale della protezione civile, dopo una serie di sopralluoghi, stilò un documento nel quale si legge: “constatiamo che nel vico Scalo si è manifestata una frana di piccole dimensioni che interessa però un fenomeno generale che investe l’intero quartiere. Difatti un’ispezione più particolareggiata della zona ha fatto rilevare come lo stato di precarietà statica è evidente”. L’edizione del 17 marzo, segnala che nel giorno precedente si è provveduto al transennamento delle zone in prossimità della frana e che sono stati individuati gli interventi necessari per la sistemazione dell’area instabile, tra i quali vengono indicati “nuova regimentazione delle acque, eliminazione dei fabbricati che si trovano sulle pendici, e la ricostruzione del muro crollato a seguito della frana”. Anche se non si dispone di informazioni sufficienti per una definitiva classificazione del movimento franoso, i dati fanno propendere per un fenomeno protrattosi per un arco di tempo di qualche giorno e, quindi, escludono la categoria dei colamenti rapidi tipo debris flows.

27/03/1996

Il giorno 27 marzo 1996 la strada statale 117 bis,all’altezza del Parco Ronza, viene investita da un fenomeno di scorrimento superficiale innescato dalle intense precipitazioni per il quale una massa di fango e detriti invade ed ostruisce parzialmente la sede stradate con il conseguente restringimento della carreggiata. L’ostacolo verrà rimosso a partire dal 18 maggio1996. Anche in questo caso, come per il precedente evento del 13 gennaio, il quotidiano La Sicilia indica, tra le cause predisponesti del dissesto, le carenze progettuali ed esecutive relative ai lavori di ampliamento della sede stradale eseguiti poco tempo prima dei citati fenomeni. Tra le altre cose si segnala la totale assenza di opere per la regimazione ed il deflusso delle acque meteoriche, le quali tendevano a ristagnare sulla carreggiata.

09/12/1996

Le fonti raccolte riferiscono di un movimento superficiale che è avvenuto lungo la sp. n. 15 per Barrafranca, con lievi danni alla sede stradale. Anche in questo caso la causa innescante viene identificata nelle precipitazioni, mentre non è possibile stabilire il tipo di movimento.

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4.8.  Considerazioni sui fenomeni di instabilità morfologica

Benché non sia stato possibile classificare tutti gli eventi identificati nel corso di questo lavoro, sembra corretto affermare che nell’area si sono succedute sia frane di crollo, sia scorrimenti superficiali a seconda del tipo di coesione presentata dai litotipi coinvolti. I crolli sono stati più numerosi in corrispondenza dei crinali prospicenti il centro storico di Piazza Armerina, laddove sono presenti alternanze di sabbie sciolte e di areniti più coerenti. In questo caso l’azione delle acque si è concentrata sia sulla diminuzione della coesione, sia sulla riduzione della capacità portante. Per quello che riguarda gli scorrimenti superficiali le acque meteoriche, influenzando gli andamenti delle pressioni interstiziali, hanno causato la mobilitazione di masse aventi generalmente una limitata estensione areale. L’influenza degli afflussi meteorici sull’innesco delle instabilità di versante avvenute nell’area in esame risulta, quindi, determinante.

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5.      Analisi idrologica

5.1.  Caratteristiche idrologiche generali

Per una qualificazione e quantificazione degli apporti pluviometrici nell’area di Piazza Armerina, sono stati consultati gli Annali Idrologici  editi dal Ministero dei Lavori Pubblici e relativi alla Sezione autonoma del Genio Civile per il dominio del litorale della Sicilia.

In Piazza Armerina risulta funzionante una stazione pluviometrica fin dal 1919; per il periodo a partire dal primo evento franoso individuato, nell’anno 1951, la stazione è ubicata a quota 721 m s.l.m., corrispondenti alla quota del centro storico, ed è dotata di un pluviografo o pluviometro registratore, con la bocca dello strumento posta a 3.00 m dal suolo.

Per le stazioni dotate di pluviografo, negli Annali Idrologici vengono riportati “per ogni giorno, la quantità di pioggia che nel diagramma risulta caduta nelle 24 ore comprese fra le ore 9 del giorno precedente e le ore 9 del giorno di cui si tratta”. (Annali Idrologici, parte prima.)

Sulla base degli eventi ricostruiti nel corso dell’indagine storico-documentaria per il territorio di Piazza Armerina, sono state analizzate le edizioni per gli anni 1951, 1972, 1973, 1980, 1984, 1985, 1991, 1992, 1995, 1997 e 1998; purtroppo non è stata reperita l’edizione relativa all’anno 1996. La disponibilità dei dati pluviometrici è abbastanza completa, ad eccezione del 1986 durante il quale la stazione pluviometrica non era in servizio. Per il resto, le uniche lacune riscontrate, per le quali viene fornito il dato di pioggia cumulata raccolta in più giorni consecutivi, si riferiscono al settembre 1951, all’ottobre e dicembre 1991, al marzo-aprile 1992 e al dicembre 1995. I valori numerici delle precipitazioni sono riportati in Appendice I.

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5.2.  Caratteri pluviometrici e correlazioni con gli eventi storici

Gli studi sulla valutazione dei possibili meccanismi d’innesco delle instabilità dei versanti, sono riconducibili a due linee principali: i modelli completi di versante ed i modelli idrologici. Nel primo caso vengono considerati tutti i parametri geologici, idrologici, idrogeologici e geotecnica relativi all’area studiata, tentando di simulare matematicamente i fenomeni che avvengono nel pendio sotto determinate condizioni di afflusso meteorico.

Nei modelli idrologici invece, vengono ricercate le relazioni empiriche tra intensità, durata, altezza giornaliera e cumulata delle precipitazioni avvenute in concomitanza di fenomeni di instabilità, cercando di individuare possibili valori di soglia di rischio della quantità di precipitazioni al di sopra dei quali si innescano i movimenti di versante. Pertanto, in questo tipo di analisi si rendono necessarie, sia le informazioni storico-documentarie relative ai fenomeni di instabilità, sia i valori delle corrispondenti precipitazioni meteoriche.

Per valutare l’influenza della piovosità sull’innesco dei movimenti di versante, molto importante è la definizione della finestra cronologica all’interno della quale analizzare gli apporti meteorici giornalieri e cumulati.

Fig. 7: Andamento delle precipitazioni giornaliere e cumulate.

 

Vista la tipologia delle formazioni geologiche affioranti, costituite prevalentemente da depositi di arenarie, sabbie ed argille sabbiose, si ritiene corretto fissare in circa 2 mesi il periodo di tempo nel quale un eventuale apporto meteorico possa essere smaltito per filtrazione nei litotipi affioranti, senza dare luogo a fenomeni di saturazione e, conseguentemente, di incremento delle pressioni neutre.

Venendo all’analisi delle precipitazioni in corrispondenza degli eventi storici, questi ultimi sono stati raggruppati in due categorie: la prima corrispondente a movimenti prevalentemente di scorrimento superficiale o da fenomeni di scorrimento realmente diffusi sul territorio, la seconda caratterizzata da crolli e movimenti localizzati e circoscritti.

Alla prima categoria possono essere ascritti gli eventi del 15 ottobre 1951, del 2 gennaio 1973, del 17 gennaio 1985 e del 12 ottobre 1991; in fig. 7 vengono mostrati gli andamenti delle precipitazioni giornaliere e delle precipitazioni cumulate per i due mesi precedenti agli eventi franosi.

Le precipitazioni per gli eventi del 1973 e del 1985 mostrano un andamento simile, caratterizzato da una piovosità abbastanza costante nei 15-20 giorni precedenti all’evento, con un apporto complessivo nel mese precedente superione ai 200 mm di pioggia cumulata. Lo stesso andamento sembra essere mostrato dall’evento del 1951, per il quale però si possiede solo il valore cumulato del mese di settembre, nel quale si è avuta una precipitazione cumulata pari a 189.9 mm .

L’evento del 1991 mostra invece un andamento delle precipitazioni differente, con un picco di pioggia pari a 204 mm preceduto da più di 20 giorni praticamente senza apporti meteorici.

Venendo alla descrizione delle precipitazioni nei giorni immediatamente precedenti agli eventi, la fig. 8 mostra la distribuzione delle piogge nei 10 giorni precedenti agli scorrimenti superficiali.

 

Fig. 8: Altezze delle precipitazioni giornaliere per un periodo di circa 10 giorni precedenti le instabilità per scorrimento superficiale.Le colonne scure indicano i giorni in cui si sono verificati gli eventi.

Anche in questo caso si nota una differenza nella distribuzione delle piogge per l’evento del 1991, caratterizzato da un notevole apporto di precipitazione concentrato in 24 ore. La particolarità dell’evento del 1991 viene ulteriormente confermata dall’andamento orario delle precipitazioni mostrato in fig. 9.

Mentre per il 1973 ed il 1985 si ha un apporto progressivo di pioggia dalla prima ora fino alle 24 ore, nel 1991 sono caduti circa 100 mm nella prima ora e, tra la sesta e la dodicesima ora, altri 100 mm .

Fig. 9: Andamento orario delle piogge in corrispondenza di alcuni fenomeni franosi. Le curve sono identificate con la data di inizio delle relative precipitazioni.

 

Volendo valutare l’esistenza di una soglia di precipitazione che possa aver innescato gli eventi di scorrimento superficiale, sono stati confrontati gli andamenti degli afflussi cumulati, mostrati in fig. 10.

Fig. 10 :Curve della pioggia cumulata per i fenomeni da scorrimento superficiale. I triangoli indicano i fenomeni storici identificati.

Nonostante le differenze precedentemente evidenziate, sembra emergere un livello di precipitazione cumulata al di sopra del quale si sono innescati i fenomeni franosi, pari a 200 mm . di pioggia.

Passiamo ora alla seconda categoria di eventi, caratterizzata da crolli e movimenti localizzati e circoscritti. In questo caso sono stati analizzati gli andamenti delle precipitazioni nel corso dell’intero anno 1980 e 1995, così come riportato in fig. 11.

In questo caso abbiamo singoli apporti di precipitazione che non superano i 50 mm , abbastanza distribuiti durante l’anno con l’eccezione della stagione estiva. Nel 1995 poi le fonti descrivono un crollo localizzato lungo la strada statale a sud del paese; i dati pluviometrici indicano che questo smottamento è avvenuto in corrispondenza di un modesto piovasco, inferiore ai 10 mm di pioggia, cosa questa che posta a ritenere questa instabilità dovuta a cause prettamente locali.

 

 

Fig. 11: Andamento delle precipitazioni per gli anni 1980 e 1995

 

Volendo cercate conferma della possibile esistenza di un valore minimo di precipitazione al di sopra del quale si innescherebbero fenomeni di instabilità superficiale, i valori dei picchi di precipitazione individuati per gli anni 1980 e 1995 sono stati riportati nei grafici di fig. 12.

a)

b)

Fig. 12: Curve della pioggia cumulata per gli anni 1980 (a) e 1995 (b).

Come si può notare, tutti i picchi di precipitazione si mantengono al di sotto dei 100 mm di pioggia per i 10 giorni precedenti agli ipotetici eventi di instabilità idrogeologica, cosa questa che concorda con le osservazioni relative ai fenomeni di scorrimento superficiale.

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6.      Analisi degli elementi esposti a rischio

In questa fase delle attività, si è proceduto alla definizione ed alla individuazione degli elementi costituenti il sito archeologico di Piazza Armerina.

Vengono definiti “Elementi a rischio”, i più piccoli elementi architettonici dotati di caratteristiche specifiche ed uniformi, nei quali è possibile suddividere l’intero sito archeologico. Le caratteristiche che concorrono alla definizione degli elementi a rischio si riferiscono genericamente alla loro tipologia, cronologia, presenza di elementi decorativi, stato di conservazione, e così via.

Nel caso del sito archeologico della “Villa del Casale”, sono stati individuati gli Elementi a rischio mostrati in fig. 13.

 

 

Fig. 13: Suddivisione del sito archeologico di Piazza Armerina in singoli elementi a rischio.

 

Si è cercato di definire il maggior numero possibile di ambienti contenenti elementi decorativi uniformi, in modo da giungere al massimo dettaglio possibile nella descrizione del sito.

Il passo successivo è consistito nella raccolta di informazioni necessarie per la classificazione degli elementi in chiave di valutazione dei rischi ambientali. Partendo dalle definizioni stabilite dall’Istituto Centrale per il Restauro nell’ambito della redazione della “Carta del rischio” per il territorio nazionale (I.C.R.-Bonifica, 1997), sono stati identificati una serie di descrittori per la stima degli elementi esposti, da utilizzare in sito mediante una scheda di rilevamento appositamente predisposta, rappresentata in fig. 14.

In particolare, la raccolta delle informazioni si è focalizzata sulle seguenti categorie:

 

 

Fig. 14: Scheda per la classificazione degli elementi a rischio di tipo archeologico.

 

·          tipologia oggetto (religiosa, funeraria, civile, difensivo,infrastruttura e servizi, complessi urbanistico);

·          cronologia;

·          presenza di beni;

·          presenza di elementi decorativi;

·          accessibilità;

·          uso attuale;

·          rappresentatività;

·          stato di conservazione.

 

La sperimentazione in campagna scheda ha dimostrato che questa scheda è insufficiente per un uso in siti archeologici; in particolare la categoria “Tipologia” è risultata troppo generica, inutile per una descrizione dettagliata.

Se, ad esempio, adottiamo la tipologia di oggetto CIVILE – “Villa residenziale” (codice TC21), tale definizione si può applicare all’intero sito archeologico e conseguentemente l’intero sito avrà lo stesso livello di esposizione. D’altra parte, assegnando all’ala del sito relativo alle terme la corrispondente tipologia di oggetto (codice TC18), avremo almeno 6 elementi (dal n. 56 al 62) con lo stesso valore di esposizione, prescindendo dal loro contenuto in termini artistici e storico-archeologici.

Si è quindi deciso di approfondire la descrizione dei beni archeologico-artistici presenti, per consentire una descrizione che raggiungesse il dettaglio del singolo elemento esposto. Procedendo in questa direzione, si è proceduto alla valutazione qualitativa e quantitativa dei beni archeologici presenti, fino a giungere alla definizione ed alla valutazione di un “Indice di Esposizione” per tutti gli elementi a rischio. In questo modo è stata predisposta e sperimentata la metodologia di seguito descritta.

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6.1.  Metodologia

Viene definito “Indice di Esposizione” (IE) un parametro adimensionale (compreso tra 0.0 e 1.0), rappresentativo della importanza di ogni singolo elemento a rischio all’interno del sito archeologico in esame, valutabile sulla base dei beni storico-archeologici ed artistici presenti.

I dati necessari per l’elaborazione dell’Indice di Esposizione si riferiscono sia alla valutazione della “quantità” di beni archeologici presenti in ogni elemento a rischio, sia alla caratterizzazione qualitativa di ogni bene archeologico (tipo, stato di conservazione, elementi artistici, rilevanza storico-archeologica, e così via) basata su di un giudizio “esperto”. Tale giudizio, soprattutto per quello che riguarda gli elementi artistici e la rilevanza storico-archeologica, deve essere espresso confrontando il contenuto dell’intero sito archeologico e la sua validità è limitata al sito in esame. Per tale motivo l’Indice di Esposizione consente una classificazione degli elementi a rischio di tipo relativo, valida solo per singoli siti archeologici.

Per la valutazione dell’esposizione degli elementi a rischio, sulla base della classificazione definita dall’Istituto Centrale per il Restauro (I.C.R.-Bonifica, 1997), sono state ritenute significative le seguenti categorie di Beni ed elementi decorativi presenti:

  • Dipinti murari
  • Mosaici
  • Dipinti su tavola
  • Elementi decorativi esterni
  • Dipinti su altro materiale
  • Sculture indipendenti
  • Elementi decorativi metallici
  • Elementi d’arredo
  • Elementi decorativi lapidei e fregi
  • Altri elementi decorativi

 

Per esprimere la “quantità” di beni presenti, occorre considerate che alcuni di questi hanno una estensione areale, mentre altri sono numerabili. In particolare avremo:

Beni ad estensione areale

Beni numerabili

Mosaici

Dipinti su tavola

Dipinti murari

Dipinti su altro materiale

 

Elementi decorativi metallici

 

Elementi decorativi lapidei e fregi

 

Sculture indipendenti

 

Elementi d’arredo

 

Elementi decorativi esterni

 

Altri elementi decorativi

Per i Beni ad estensione AREALE (mosaici e affreschi) la “quantità” è calcolata sulla base della percentuale di superficie (del pavimento o della parete) interessata dal Bene.

In questo modo, per ogni bene di Categoria C (j-esima), contenuto nell’Elemento a rischio E (i-esimo), si calcola il valore percentuale q(BCj,Ei)

 

 


Per Beni NUMERABILI, la “quantità” viene calcolata sulla base del loro numero in un singolo elemento a rischio, in rapporto alla massima ricorrenza di elementi della stesa categoria per elemento. Definendo quindi

 
 


numero di Beni numerabili della Categoria j-esima nell’Elemento i-esimo

 

e


Massimo valore di x(BCj,Ei) per i Beni della Categoria j-esima

 

avremo il valore percentuale  pari a

 

 

 

 

 


La valutazione qualitativa dei beni presenti, viene espressa mediante il giudizio raccolto dal rilevatore sulla base del “pregio” artistico, archeologico, architettonico e dello stato di conservazione del Bene. E’ stata così definita una scala con 5 classi di “pregio”: ad ogni classe è associato un Peso p(BCj,Ei), variabile tra 0.0 e 1.0, come riportato nella seguente tabella:

 

Classe di pregio

Peso

0 – Nulla

0.00

1 – Bassa

0.25

2 – Media

0.50

3 – Alta

0.75

4 – Molto alta

1.00

Il passo successivo consiste calcolo delle “quantità pesate” di beni di ogni Categoria (Cj) presenti in un Elemento a rischio (Ei); la Quantità PesataQ(BCj,Ei)” dei Beni di ogni Categoria presenti in un Elemento a rischio viene definita come il prodotto tra la quantità q(BCj,Ei) del Bene della Categoria j-esima ed il Peso p(BCj,Ei) corrispondente all’assegnata Classe di pregio:

 
 


Le elaborazioni finora descritte consentono la sintesi dei dati nella tabella Elementi/Categorie di beni (fig. 15).

 

Categorie di beni
Elementi a rischio

1

2

j

1

Q(BC1,E1)

Q(BC2,E1)

Q(BCj,E1)

2

Q(BC1,E2)

Q(BC2,E2)

Q(BCj,E2)

i

Q(BC1,Ei)

Q(BC2,Ei)

Q(BCj,Ei)

  Fig. 15: Tabella Elementi a rischio / Categorie di beni

Occorre ora definire in quale misura le diverse categorie di beni concorrono nella valutazione dell’Indice di Esposizione. Se decidiamo di assegnare a tutte le categorie definite lo stesso peso, siano o meno effettivamente presenti nel sito in esame, corriamo il rischio di calcolare valori dell’Indice di Esposizione scarsamente dispersi e, quindi, difficilmente raggruppabili in classi di valori definite “a priori”.

Occorre quindi calcolare in quale misura le categorie di beni presenti effettivamente nel sito archeologico in esame incidono sul valore finale dell’Indice di Esposizione. Per fare questo si sommano i valori delle “Quantità pesate” di tutti gli Elementi a rischio, corrispondenti ad ogni specifica Categoria di beni (fig. 16).

 

 

Categorie di beni
Elementi a rischio

1

2

j

1

Q(BC1,E1)

Q(BC2,E1)

Q(BCj,E1)

2

Q(BC1,E2)

Q(BC2,E2)

Q(BCj,E2)

i

Q(BC1,Ei)

Q(BC2,Ei)

Q(BCj,Ei)

 

 

 

 

 

Quantità pesate TOTALI

QT(C1)

QT(C2)

QT(Cj)

Fig. 16: Calcolo delle Quantità pesate totali per ogni Categoria di beni presente nel sito in esame.

L’Incidenza di ogni Categoria di beni è data dal rapporto tra la Quantità pesata Totale della specifica Categoria QT(Cj), diviso la somma delle Quantità pesate Totali per tutte le Categorie

 
 


A questo punto può essere calcolata la frazione di Indice di Esposizione relativa ad ogni Elemento a rischio IE(Cj,Ei), corrispondente ad ogni categoria di bene in esso presente; questa sarà data dal prodotto tra la Quantità pesata dei beni in ogni Elemento a rischio Q(BCj,Ei), moltiplicato l’incidenza della relativa Categoria di beni

 


L’Indice di Esposizione TOTALE per ogni Elemento a rischio IETOTALE(Ei)sarà dato dalla somma delle frazioni di Indice di Esposizione relative a tutte le Categorie di beni in esso presenti

 
 


Infine, l’Indice di Esposizione viene NORMALIZZATO rispetto al massimo valore raggiunto dall’Indice di Esposizione Totale

 
 


La classificazione degli Elementi a rischio sulla base dell’Indice di Esposizione (Totale e Normalizzata) così calcolato, viene eseguita sulla base di una scala a 5 gradini, rappresentativi dei seguenti intervalli di valore:

Intervallo

Classe di Esposizione

0 - 20

Molto Bassa

20 - 40

Bassa

40 - 60

Media

60 - 80

Alta

80 - 100

Molto Alta

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6.2.  Applicazione al sito di Piazza Armerina

La metodologia per il calcolo dell’Indice di Esposizione è stata applicata al sito archeologico di Piazza Armerina. L’analisi è stata condotta sugli Elementi a rischio definiti nel paragrafo precedente.

La raccolta delle informazioni sui Beni presenti è stata eseguita mediante le schede di rilevamento riportate in Appendice II. Per la valutazione della componente qualitativa dei singoli beni, oltre allo stato di conservazione, è stata considerata la loro tipologia; per i beni musivi, ad esempio, è stata utilizzata la classificazione tipologica riportata nella seguente tabella.  

 

Tipo di mosaico

Classe di Pregio

Mosaico geometrico B/N

Bassa

Mosaico decorativo B/N

Media

Mosaico figurato B/N

Media

Mosaico geometrico Policromo

Alta

Mosaico decorativo Policromo

Alta

Mosaico figurato Policromo

Molto alta

.

L’elaborazione dei dati ha consentito la compilazione della Tabella Elementi a rischio / Categorie di beni riportata nelle colonne a sinistra della fig. 17. Da questa sono state valutate le incidenze delle diverse Categorie di beni, così come mostrato in tabella:

Categoria di beni

Incidenza

Mosaici

78,1496

Sculture indipendenti

3,3241

Elementi decorativi lapidei e fregi

3,4349

Dipinti murari

4,1219

Dipinti su tavola

0,0000

Dipinti su altro materiale

0,0000

Elementi decorativi metallici

0,0000

Elementi decorativi esterni

0,0000

Altri elementi decorativi

10,9695

Elementi d’arredo

0,0000

Come si può osservare, per il sito archeologico della “Villa del Casale” i mosaici presentano una incidenza sull’Indice di Esposizione pari a circa il 78%, gli elementi decorativi esterni (es. ninfei, vasche e così via) rappresentano circa l’11%, mentre le altre 3 categorie di beni presenti (sculture, elementi decorativi lapidei e dipinti murari) presentano una incidenza inferiore o uguale al 4%. Questi dati indicano come la metodologia proposta riesce ad evidenziare che, per questo sito archeologico, i beni artistico-archeologici più significativi risultano essere i mosaici.

L’elaborazione finale degli Indici di Esposizione Totale e Normalizzato ha portato ai valori inseriti nelle due colonne a destra nella fig. 17.

 

Fig. 17: Tabella Elementi a rischio / Categorie di beni per il sito di Piazza Armerina.

La classificazione degli Elementi a rischio per classi di Indice di Esposizione viene mostrata nella fig. 18 (Indice di Esposizione Totale) e fig. 19 (Indice di Esposizione Normalizzata). Dalle due figure si può notare che l’Indice di Esposizione Totale tende a ridurre il numero di Elementi che rientrano nella Classe “Molto Elevata” (nel nostro caso solo la stanza n. 36), ponendo i restanti Elementi, alcuni dei quali molto significativi, nelle classi inferiori.  

   Fig. 18: Indice di Esposizione Totale.  

 

 

   Fig. 19: Indice di Esposizione Normalizzato.  

L’adozione dell’Indice di Esposizione Normalizzato sembra risolvere il problema dal momento che, in questo modo, gli Elementi a rischio risultano essere classificati in maniera più coerente rispetto alle caratteristiche dei Beni contenuti; nelle tabelle in fig. 20 vengono mostrati gli Elementi a rischio che sono risultati appartenere alle Classi dell’Indice di Esposizione Normalizzato, da “Molto Alta” a “Media”.  

Elementi a rischio con Classe di Esposizione Normalizzata MOLTO ALTA

21

Stanza 21 - Mosaico della "piccola caccia".

26

Stanza 26 - Mosaico delle ragazze palestrite.

31

Stanza 31 - Mosaico della "Grande Caccia".

33

Stanza 33 - Mosaico di Ulisse e Poliremo.

35

Stanza 34b - Mosaico giochi di ragazzi e scena erotica, busti di stagioni e maschere.

37

Stanza 36 - Mosaico degli amorini pescatori

38

Stanza 37 - Mosaico di Arione e del Tiaso marino.

39

Stanza 38 - Mosaico raffigurante la lotta di Eros e Pan.

40

Stanza 39 - Mosaico della raccolta di rose per corone e dei fanciulli cacciatori.

41

Stanza 40 - Mosaico del "Piccolo Circo" allegoria delle quattro stagioni.

59

Stanza 57 - Mosaico Tiaso marino.

60

Stanza 58 - Mosaico dell'Aleipterion.

Elementi a rischio con Classe di Esposizione Normalizzata ALTA

8

Stanza 8 - Mosaico Protomi nel Peristilio

9

Stanza 9 - Mosaico pavimentale geometrico policromo

12

Stanza 12 - Mosaico Matrona avviata al bagno con i figli.

20

Stanza 20 - Mosaico degli "amorini pescatori".

25

Stanza 25 - Mosaico geometrico pavimentale policromo.

28

Stanza 28 - Mosaico figurato pavimentale policromo.

34

Stanza 34 - Mosaico pavimentale geometrico policromo.

36

Stanza 35 - Mosaico pavimentale geometrico policromo.

52

Stanza 50 - Mosaico degli amorini vendemmiatori.

58

Stanza 56 - Mosaico raffigurante il Circo Massimo e i ludi circensi.

62

Stanza 60 - Mosaico figurato pavimentale policromo.

Elementi a rischio con Classe di Esposizione Normalizzata MEDIA

7

Stanza 7 - Mosaico dell'Adventus.

11

Stanza 11 - Mosaico Giostra di animali.

18

Stanza 18 - Mosaico delle danze a ratto.

19

Stanza 19 - Mosaico con stagioni, volatili e pesci.

22

Stanza 22 - Mosaico geometrico pavimentale policromo.

23

Stanza 23 - Mosaico geometrico pavimentale policromo.

42

Stanza 41 - Mosaico dell'Albero Erculio e delle rappresentazioni musicali corali sceniche e declamatorie.

45

Stanza 44 - Mosaico raffigurante girali di acanto con avancorpi di animali.

49

Stanza 47 - Mosaico figurato pavimentale policromo.

50

Stanza 48 - Mosaico del trasporto e della pigiatura delle uve.

54

Stanza 52 - Mosaico degli amorini pescatori e cavalcanti delfini.

55

Stanza 53 - Mosaico degli amorini pescatori su barche e su scogli

63

Stanza 61 - Mosaico dell'Albero Erculio e delle rappresentazioni musicali corali sceniche e declamatorie.

     Fig. 20: Tabelle riassuntive degli Elementi esposti a rischio raggruppati per Classi dell’Indice di Esposizione Normalizzato  

L’applicazione del metodo al sito della “Villa del Casale” mette in evidenza come questo consenta di classificare in modo soddisfacente gli Elementi a rischio, partendo dalle informazioni relative ai Beni artistico-archeologici in essi contenuti.

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7.      Bibliografia

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